ISAAC, Birrificio Baladin
Birra blanche di frumento e orzo. Schiuma presente di media persistenza, con aspetto pannoso e grana bolle fine. La birra si presenta di un colore vivo, giallo quasi aranciato (albicocca), velata e di ottima consistenza. Al naso è intensa, si riconosce un bel fruttato e una spiccata nota agrumata, si riconosce una nota speziata, con un riconoscibile coriandolo. Alla bocca è intensa, le sensazioni boccali esaltano la morbidezza e la dolcezza, la frizzantezza è delicata e piacevole, il corpo c’è, anche se si presenta come una birra beverina e facile da bere. Il retrogusto è avvolgente e di media persistenza.
Una bella birra armonica ed equilibrata, di 5% vol. alc. Bottiglia da 75 cl, prodotta con alta fermentazione, temperatura di servizio 8-10°

Per ben completare il nostro speciale sulle birre, dobbiamo parlare anche di temperature di servizio. Una cosa da scordare, infatti, al pari del non fare schiuma, è di servire una birra ghiacciata. Che orrore! Servireste un vino rosso a 3°? No? E allora perché lo si fa con le birre?
Prima cosa da imparare è che ogni stile di birra ha la propria temperatura di servizio. Indicativamente, queste sono le temperature collegate agli stili
Per capire se la temperatura di servizio di una birra è quella giusta, affidatevi alla schiuma: tenendo conto la tipologia di birra, se notate una schiuma decisamente eccessiva la colpa potrebbe essere di una temperatura di servizio troppo alta (è troppo calda!), se invece la schiuma è assente, la temperatura di servizio è troppo bassa!
Se non state bevendo una birra solo per piacere, ma anche per farne una degustazione, allora ricordate che la temperatura di servizio può essere aumentata di un grado, al fine di favorire la percezione dei sentori della birra: il freddo, infatti, inibisce lo sprigionamento delle sensazioni boccali e soprattutto quelle nasali.
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Birra inglese in perfetto stile India Pale Ale, la IPA Meantime esprime bene il suo stile, seppur reinterpretato dalla birreria.
Nel bicchiere si presenta con una bella schiuma bianca e con una grana bolle fine, che accompagna per un discreto tempo la degustazioen. Di colore biondo dorato, al naso ha una bella intensità che sprigiona sentori di erba, una bella aromaticità e luppolatura fresca, spiccano delle inusuali note fruttate, non tipiche dello stile, ma assai gradevoli.
Alla bocca è intensa, con una lunga persistenza che viene accompagnata inizialmente da una quasi inaspettata morbidezza, per poi lasciar spazio alla forte luppolatura e alle intense sensazioni amare (ma mai sgradevoli), di medio corpo e buona beva, la frizzantezza è l’astringenza non sono invadenti, e il retrogusto amaro del luppolo si evolge gentilmente in un piacevole agrumato che lascia bene la bocca alla fine della degustazione.
Alcool 7,5%, bottiglia da 75 cl. Temperatura di servizio 8-10°.
Ah le Birre Trappiste! Che birre meravigliose. E che dobbiamo dire della signora Orval? Una birra trappista dalla grande tradizione, che nasce nell’abbazia di Orval (Abdij Notre-Dame d’Orval) in Belgio, è una delle 7 birre trappiste esistenti.
Schiuma abbondante e durevole, di colore avorio e grana bolle fine, la birra Orval è caratterizzata da un colore ramato con una leggera velatura. Al naso è intensa, le percezioni del bouquet dei profumi restano nella memoria per un tempo sufficiente a far venir voglia di metterci di nuovo il naso dentro e berne ancora. Si riconosce un netto sentore maltato, un carattere vinoso deciso e quasi prepotente, una frutta matura caramellata, del miele. Al gusto esplode e tutto quello che avevamo pensato (e sperato) si avvera: intensa e persistente, in bocca è asciutta e con gran corpo. Un’ottima effervescenza riempie il palato, esaltando le sensazioni vinose ed un amaro lieve, inizialmente “soffocato” da una netta sensazione dolciastra, che invece diviene forte nel retrogusto.
La bocca, alla fine del sorso rimane pulita e ricca, con un’intensa voglia di un altro bicchiere.
Caratteristica di questa birra è la fermentazione: inizia, infatti, con una fermentazione guidata (lievito Orval, usato solo per questa birra) per continuare con una fermentazione spontanea. Si conclude con una rifermentazione in bottiglia. Birra da meditazione? Birra che ci fa meditare su quanto siam stupidi a volte a bere certi orrori da supermercato… Che volere di più?

Stiamo giugnedo alla fine della nostra guida. Non possiamo che decidere adesso come abbinare le birre che abbiamo imparato a conoscere. Che metodo si usa, vi chiederete voi, per abbinare una birra? Il principio di abbinamento a tavola per cibo-bevanda è quello della contrapposizione e la concordanza. Vanno per concordanza sapori dolci, per contrapposizione le sensazioni grasse e oleose.
Naturalmente quando parliamo di abbinamento entriamo in un campo assai delicato: le teorie sono diverse, ogni libro riporta abbinamenti diversi, ogni degustatore vi dirà il suo abbinamento. La teoria della concordanza e della contrapposizione è quella usata di solito per il vino che trova in parte il suo riscontro nella birra. Poi, come dicono i più saggi: è giusto e buono quello che vi piace. Di seguito vi do i miei consigli, nati dalla passione e dall’esperienza personale. Prendeteli come spunti, e create con l’esperienza il vostro abbinamento ideale.
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La birra ormai non è più una sconosciuta per noi. Anche se non possiamo approfondire tutto, adesso abbiamo idea di quanto interessante è il suo mondo e quanto è variegato il panorama degli stili. Sappiamo anche come degustarla. Cosa ci resta? Naturalmente saperla servire, conservare e… abbinare.
Vediamo oggi come si serve una birra. Prima di tutto diffidiamo da chi ci dice che una birra va bene in qualsiasi bicchiere, anche di plastica. Ha senso questa affermazione sono nel caso in cui ci troviamo davanti ad un “tracannatore”, di quelli che anche la bottiglia va bene. Ma se vogliamo - come è giusto e va fatto - dare l’importanza che merita alla birra, allora dobbiamo prima di tutto procurarci il bicchiere giusto a seconda della tipologia. Birre con grande corpo e bagaglio aromatico hanno bisogno bicchieri più capienti e di apertura ampia e generosa, come i baloon del vino, le coppe. Scegliamo coppe, tulipani svasati, tulipani grandi. Così la birra avrà modo di toccare l’aria e faciliteremo l’ascensione dei profumi. Per le birre meno complesse, procuriamoci bicchiere più piccoli, colonne, flute, boccali cilindrici, che ci aiuteranno a “tenere a bada” e ad indirizzare meglio in una sola direzione le sensazioni olfattive senza perderle subito.
Potrei qui elencare tutti i bicchieri che si abbinano ad uno stile, ma ci dilungheremmo a tal punto da dover dedicare almeno tre puntate di questa guida solo a questo argomento. Così, giusto per darvi un’indicazione di massima, vi faccio qualche esempio:
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Abbiamo, quindi, imparato le cose fondamentali della birra. Adesso, sedendoci davanti ad un bicchiere di birra, sappiamo cosa contiene quello che ci stiamo per portare alla bocca… ma come facciamo a valutarlo? Prima di tutto, vi sconsiglio di pensare alla degustazione della birra come una cosa da sommelier dalle poetiche parole (e ve lo dice una degustatrice ufficiale AIS…), bensì come un piacere da ricordare. Fin’ora non esiste una vera ed ufficiale scheda di degustazione delle birre, ma molto utile e simpatica trovo quella di Unionbirrai, dove oltre i riconoscimenti organolettici, vi è una sezione dedicata al “momento della degustazione” dove poter segnare l’occasione di assaggio, la compagnia, le emozioni provate e lo stato d’animo.
In ogni caso per degustare una birra, bisogna assaporarla a piccoli sorsi e non tracannarla giù come fosse un bicchier d’acqua nel deserto. Esiste un bicchiere di degustazione studiato da Teo Musso (padre inventore di Baladin) e Lorenzo “Kuaska” Dabove (il più esperto degustatore attualmente in Europa), che prende il nome di Teku, e che può essere usato per tutti i tipi di birra, anche se ogni stile ha un bicchiere proprio, capace di esaltarne le caratteristiche.
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Naturalmente, dopo aver parlato di malto, non possiamo che soffermarci un attimo sul luppolo… questo sconosciuto. Si sente parlare spesso del luppolo, ma in pochi ne hanno mai visto la pianta o conoscono il suo odore da fresco. Dopo aver mischiato malto ed acqua per comporre quello che in gergo viene definito mash, il birraio produce un’infusione fermentata che, dopo essere stata giltrata dalla materia solida, viene versata in un bollitore di metallo dove viene riportata ad ebollizione e viene aggiunto il luppolo.
Il luppolo (humulus lupulus) fa parte della famiglia delle canapee, possiede qualità sedative e conservanti. E’ di sapore amaro e contiene al suo interno molti tannini. Viene usato in forma di pellet (pastiglia) o con fiori interi esiccati. A seconda della zona di produzione, quindi del terroir - ovvero le condizioni pedoclimatiche - in cui viene coltivato, il luppolo cambia di intensità. Esistono luppoli europei, coltivati soprattutto tra Germania e Belgio, luppoli americani, luppoli neozelandesi.
L’amaro di un luppolo viene stimato in IBU, una frazione matematica che mette insieme quantità di utilizzo, percentuale di estrazione e Alfa acidi diviso la quantità di mosto prodotto (un bel rompicapo per i non birrai!). Ecco alcuni dei principali luppoli usati:
Ed ancora Tettnanger, Spalt Select, Northern Brewer, East Kent Golding, Bramling Cross, Challenger, Northdown, Styrian goldings, Cascade, Amarillo, Willamette, Celeia…
Ma come si degusta una birra? Lo scopriremo domani!

Continuiamo il nostro giro nel favoloso mondo della birra. Abbiamo già detto come suddividerla, come riconoscerla, e come “capire” la birra. Oggi, cerchiamo di approfondire un poco come quattro soli elementi, acqua, malto, lievito e luppolo, possano dare una varietà così ampia di stili birrai. Vi ho già accennato a riguardo che basta anche un solo elemento che varia da una ricetta ad un’altra, che la birra è diversa. Una storia che a riguardo viene spesso raccontata è quella dell’arrivo in Italia della Bud: la famosa birra prodotta sul territorio italiano non riusciva ad essere la stessa prodotta in America. Perché? era colpa dell’acqua. L’unica cosa che non potevano importare era l’acqua! Così la birra risultava diversa.
Questo per spiegare quanto sia difficile ed affascinante l’arte di fare birra. La produzione richiede accurata selezione delle materie prime, ogni ingrediente come una ricetta in cucina deve essere dosato, misurato, perfettamente combinato. Una delle componenti principali è quella del malto: possiamo filtrare l’acqua, possiamo fare a meno del luppolo, possiamo non aggiungere lieviti e aspettare la fermentazione spontanea, ma non possiamo fare a meno del malto per la produzione della birra.
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Abbiamo un po’ descritto quali sono le principali birre ad alta fermentazione, passiamo ora a sviscerare qualche caratteristica di quelle a bassa fermentazione, comunemente dette in stile “lager”.
Esistono poi delle birre dalla fermentazione “speciale”, ovvero quella spontanea, e sono le
Infine abbiamo
Restate collegati: la prossima puntata parleremo di malti e luppoli, poi passeremo alla degustazione!
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