Continuiamo il nostro viaggio nella birra! Ci eravamo lasciati qualche giorno fa con una curiosa quanto “inquietante” domanda: in quale stile birraio rientrano le birre artigianali italiane?
Al quesito non sempre è facile rispondere, sia perché la legge italiana non è di molto aiuto al consumatore per la classificazione, in quanto impone una gerarchia solo nel riferimento del contenuto alcolico (leggera, birra, doppio malto, speciale…), tralasciando lo stile e non regolando nessun disciplinare di produzione, sia perché in Italia l’assenza di una tradizione birraia – di produzione e consumazione – sta portando i birrai artigianali anche alla sperimentazione di nuove “ricette” di birra, ispirate ad uno stile esistente, ma arricchite della cultura e dell’estro del produttore. Per questo le birre artigianali italiane seppur ispirate a stili esistenti, stanno creando un loro personale stile.
Partendo da una ricetta standard, da uno stile già esistente, i quasi 300 birrifici artigianali italiani hanno tutto sviluppato al loro interno delle ricette originali e caratterizzanti, che esprimono terroir (penso alle birre con mosto dei vitigni autoctoni, o birre aromatizzate con erbe aromatiche o confetture di frutta del territorio) e anima della regione (ma di questo approfondiremo prossimamente con un’intervista speciale…).
Allora, assodato che non possiamo classificare le birre artigianali, possiamo imparare a distinguere i principali stili per le loro caratteristiche. Cercherò di selezionare quelli più popolari, dandovi delle indicazioni sulle loro principali caratteristiche.
continua…
Ancora una volta siamo di fronte ad un abbinamento inconsueto: le birre artigianali ed i sigari. Protagonisti di questa degustazione sono state le birre del birrificio del Borgo ed i sigari Amazon.
Le birre scelte per l’abbianamento sono: la delicata enkir, fatta con l’omonimo cereale al 55%, simile, ma precedente per addomesticazione, al kamut. E la più corposa ketoreporter, ovvero la reporter con infusione di foglie di tabacco kentuky toscano. Sono rimasta sorpresa soprattutto dall’abbinamento con la birra enkir, la quale non riusciva ad essere in perfetta armonia con il sigaro per mancanza di corpo, ma comunque lasciava un palato abbastanza pulito e pronto a continuare a fumare.
La ketoreport, invece, era più in armonia, ma a mio parere, rafforzava troppo il gusto del sigaro per via dell’aromatizzazione. Può essere un’idea da non sottovalutare visto la calura estiva, quella di combinare birre artigianali ai sigari che normalmente si accompagnano a distillati quali rum, whiskey e cognac. Tutt’altro che facili, questi abbinamenti sono da sperimentare.

Abbiamo finito la prima parte di questa guida, ieri, spiegando come per convenzione le birre si siano divise in tre grandi categorie: bassa fermentazione, alta fermentazione e fermentazione spontanea a seconda dei lieviti che attivano il processo. Ma a parte i lieviti, cosa le distingue? Vediamolo.
Le Birre ad Alta fermentazione rappresentano una produzione più di nicchia, se parliamo di grandi numeri, ma dal putto di vista della varietà degli stili vantano numerosissime tipologie e sottotipologie sparse in tutto il mondo. Vengono identificate soprattutto con le Ale, ma fanno parte della produzione ad alta fermentazione le belgian ale, bitter & english ale, indian pale ale, weizen, porter, stout, barley wine, trappiste, etc.
Le birre a fermentazione spontanea sono principalmente le Lambic e le Gueuze, prodotte secondo un determinato disciplinare in una ristretta zona del Belgio.
Come già accennato, oltre al tipo di fermentazione, la birra si differenzia a seconda dell’utilizzo dei diversi tipi di malti, di luppoli, della tipologia di acqua del territorio di produzione (nonché dei fattori ambientali-climatici), e dell’uso di ingredienti locali come spezie, erbe e frutti. In generale la maggior parte delle birre sono prodotte da malto d’orzo (che può essere tostato, caramellato, chiaro…), ma per alcune tipologie, come la famosa Weizen, si adopera il frumento.
Continua a leggere: Le birre: un grande mondo da scoprire /2

Dopo aver parlato di Frutta, Verdura, Olio, Cereali qualcuno so già che s’aspetta che la prossima guida sia indirizzata al Formaggio: non avrebbe tutti i torti! Ed infatti in programma una bella guida sui formaggi c’è, ma lasciatemi cedere alla mia più grande passione, affinché nel cuore dell’estate possa parlarvi delle Birre. Sì, avete letto bene, non ho scritto “la birra” bensì “le birre”… Parlare di “birra”, infatti, non è possibile. Perché parlare di “birra”, al singolare, è davvero riduttivo, considerando la quantità di stili e produzioni in cui si declina l’antichissima bevanda.
La birra ha origini antichissime, i Sumeri e gli Egizi la producevano e la consumavano in quantità tali da “venerarla” e farla proteggere dalla dea Ninkasi.
Gli Egizi la utilizzavano nei riti religiosi, nelle cerimonie laiche e persino come moneta, con cui pagavano tasse e salario degli operai delle piramidi. La successiva diffusione fu poi cosa normale, e quando secoli dopo la birra arrivò nel nord Europa, proliferarono subito birrerie e pub dove veniva prodotta e servita, a tal punto che un editto di “purezza” fu emanato affinché non fosse prodotta birra di cattiva qualità (pena l’esser “gettato nel letame”) e in seguito perfezionato affinché la birra non fosse prodotta che solo con malto d’orzo, luppolo e acqua, senza aggiunta di correzioni.
Continua a leggere: Le birre: un grande mondo da scoprire /1
Non è sicuramente facile scegliere una buona birra da abbinare ad un formaggio: bisogna certamente conoscere bene entrambi. Oggi comunque cercheremo di darvi un’idea generale riguardante gli abbinamenti più adatti.
Le birre chiare, ed a basso contenuto alcolico, servite a 5-7° C, si sposano bene con il Parmigiano Reggiano, Grana Padano e tutti questi formaggi simili e stagionati. Le pils invece, che sanno abbastanza di luppolo, si accompagnano perfettamente coi formaggi saporiti e dal gusto spiccato e deciso, come il taleggio di media stagionatura o il provolone.
I formaggi erborinati, come morbier, o il nostro italiano gorgonzola e tutti i formaggi a lunga stagionatura si accompagnano in maniera deliziosa con le birre doppio malto e le birre d’abbazia chiare.
Foto | Flickr
Gli ultimi anni sono stati di notevole sviluppo per il mercato delle birre artigianali, che ha visto crescere fatturati, manifestazioni e punti vendita, di questa bevanda tutt’altro che scontata. Dal predecessore ma che siete venuti a fa, sito in via Benedetta, ne sono seguiti molti altri.
Tra i vari beer shops aperti un po’ in tutta Roma, alcuni con il solo scopo di cavalcare l’onda modaiola e gestiti da chi di birra ne sa veramente poco, vorrei citarne uno nel popolare quartiere del Pigneto a Roma, tanto caro a Pasolini. Birra+ non ha una fornitura vastissima, ma è soprattutto specializzato in birre americane, con chicche difficili da reperire altrove.
Ne parlo poichè mi sembra che, a differenza di altri, abbia mantenuto una politica dei prezzi adeguata e soprattutto per la passione del proprietario nello spiegare ai clienti le differenze che caratterizzano le varie tipologie di birre. Sito in Via del Pigneto 105 è aperto dalle 11.00-16.30 e dalle 16.30-22.00 e chiuso solo il lunedì mattina.
Mo.Bi., movimento birraio italiano, è un’associazione nata per unire tutti gli appassionati di birra, i consumatori consapevoli, gli homebrewers italiani, che, oltre a far incontrare gente con questa passione, promuove corsi di degustazione, di homebrewing (produzione di birra in casa), serate a tema, concorsi e rassegne, ha lanciato, durante Sapore Rimini - Pianeta Birra un progetto di chiarezza di informazione per le etichette della birra.
“Birra chiara”, così si chiama l’inizativa, “nasce dalla volontà di trovare il modo per rendere più chiare le informazioni basilari che il consumatore deve trovare su un’etichetta - ci spiega Carlo Canegallo presidente di Mo.Bi. - solo così si potrà compiere una scelta motivata e consapevole verso il prodotto. Un’etichetta chiara potenzia il rapporto tra produttore e consumatore, le etichette devono rispondere alle domande, non far sorgere interrogativi.”.
Cosa troviamo adesso sulle etichette?
“Sull’etichetta attualmente la legge prevede la presenza di nome e ragione sociale del produttore, stabilimento e sede di produzione, nome commerciale del prodotto, tipologia merceologica, il volume contenuto, il titolo alcolometrico, data di scadenza e lotto di produzione, invito a non disperdere nell’ambiente”.
Continua a leggere: "Birra chiara", un'iniziativa del Mo.Bi. per le etichette delle birre
Si è concluso alle 18 di ieri Sapore Rimini, l’annuale fiera dedicata al beverage e alla ristorazione, uno degli eventi espositivi più grandi europei. All’interno della manifestazione anche Pianeta Birra, un padiglione dedicato alla nascente cultura della birra artigianale, che in questa edizione 2010 ha ospitato oltre 40 birrifici artigianali.
“Seppur ancora un settore di nicchia, la produzione della birra artigianale attira l’interesse di consumatori e distributori, facendo cultura e muovendo economia” affermano i rappresentanti di Unionbirrai, che per l’occasione hanno diffuso i nomi delle etichette vincitrici dei premi di qualità per l’anno 2010.
Il concorso, giunto alla sua 6a edizione, è riservato alle birre artigianali italiane con una produzione inferiore ai 10mila ettoliri. La giuria, formata da esperti internazionali, ha valutato una selezione di 308 tipologie di birra, divise in 11 categorie. “E’ stato un duro e piacevole lavoro - ha affermato durante la premiazione Marco Giannasso, presidente della giuria e responsabile dei corsi di Unionbirrai - dal concorso è emerso che la qualità della birra artigianale prodotta in Italia sta aumentando moltissimo”.
Continua a leggere: A Rimini premiate le migliori birre artigianali
Un cereale spesso sottovalutato, al giorno d’oggi, almeno nella cucina italiana. Eppure l’orzo ha origini antichissime perse tra il Vicino Oriente (l’attuale area compresa fra Israele, Giordania, Siria e il sud dell’Anatolia) l’Egitto e la Cina dove veniva utilizzato principalmente per la panificazione, almeno finché non furono scoperte le caratteristiche della sua fermentazione ed ebbe inizio l’arte della birra.
In commercio lo si trova perlato, con i chicchi precotti, in pacchi di diversi formati e delle principali marche di pasta, che lo consigliano per la preparazione di insalate fredde e di minestre, ma non solo. Ottimo da consumare caldo nella stagione fredda, potrete cuocerlo in acqua bollente (circa 12 minuti) come la pasta e poi condirlo a piacere, oppure come un risotto, con il tradizionale ‘allungo’ di brodo. La porzione consigliata è di 70 g a persona.
E veniamo alle sue proprietà medicinali: facile da digerire e altamente energetico, agevola la concentrazione, fa bene alle ossa e previene malattie cardiovascolari e polmonari. Usato come antinfiammatorio a causa delle sue notevoli proprietà emollienti, si trova spesso in caramelle, utili contro il mal di gola. Esercita, infine, un’azione antisettica sull’intestino e il decotto che se ne può ricavare è ottimo per impacchi su occhi arrossati.
Foto | Flickr
Le Birre di Natale hanno avuto origine nei paesi del nord Europa, soprattutto in Belgio, dove ogni famiglia creava la propria birra artigianale a seconda della stagione. A Natale, si aveva necessità di una birra più strutturata, che scaldasse e da abbinare a piatti più ricchi di sapori, e soprattutto ai dolci.
Per questo motivo entrano a far parte delle ricette moltissime spezie come: la cannella, il cardamomo, il coriandolo, i chiodi di garofano e altri prodotti quale il miele, il cioccolato ecc. Queste vengono considerate birre speciali, con gradazioni alcoliche sempre molto elevate, tanto che alcune vengono definite da meditazione.
Visto il crescente interesse da parte degli appassionati, e la voglia di sperimentazione dei mastri birrai italiani, anche i birrifici nostrani si stanno cimentando con successo in questa produzione. Ricordiamo la Noel della Baladin, la 24/12 del Birrificio del Borgo e tante altre da scoprire.![]()

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