
…vi abbiamo promesso un viaggio nell’atmosfera culinaria dell’antica Pompei. Eccovene un primo assaggio. Anche i romani avevano l’abitudine dell’aperitivo. Naturalmente non si trattava del “rito milanese” per eccellenza, ma di un momento di preparazione al pasto principale, che permetteva agli invitati di scambiare quattro chiacchiere in tranquillità. Segue qualche indicazione per cimentarsi nella preparazione di un vero e proprio aperitivo pompeiano dell’epoca.
Ingredienti: 1 litro di eccellente vino bianco campano (come il Lacryma Christi del Vesuvio), 1 cucchiaio di miele, 3 chiodi di garofano, 1 foglia di alloro spezzettata, 1/2 cucchiaino di salsa garum o di pasta di acciughe (facoltativo).
Mescolare tutti gli ingredienti in una caraffa, avendo cura di sciogliere bene il miele e la salsa di pesce. Lasciar riposare in frigorifero per qualche ora prima di servire con olive bianche e nere, fichi, ricotta aromatizzata con il miele e focaccia salata ricoperta con burro e acciughe.
Immagine da silkroadgourmet
Partivano dalla Grecia, dalla Siria e dall’Egitto le merci che raggiungevano la Campania Felix, e tra questi preziosi elementi c’erano anche molti potenziali ingredienti. Dalle spezie orientali al vino, moltissimi erano i componenti della gastronomia che arrivavano attraverso i floridi scambi commerciali ed entravano di diritto a far parte della cucina locale. Ma non si possono trascurare le ricchezze già presenti nella zona. Dal garum agli ottimi vini, dalla frutta saporita al pesce freschissimo. Ingredienti e preparazioni che hanno lasciato traccia nelle rappresentazioni pitturali e in mosaici di pregevole fattura, come in una specie di “libro di cucina” che ha viaggiato attraverso i secoli, per arrivare fino ai giorni nostri.
Collegamenti e commistioni di popoli, usanze religiose e storiche, influenze orientali e racconti di viaggi, sembrano confluire in una tradizione composita che fa di Pompei, una delle città che conserva al meglio le vestigia della cucina dei romani. Alcuni ristoratori hanno deciso di proporre menù ricostruiti proprio sulla base delle antiche abitudini alimentari dell’epoca. Il risultato getta nuova luce su uno spaccato quotidiano non necessariamente noto e ci permette di gustare ancora oggi, una vera e propria cena romana, come facevano gli abitanti della zona ben venti secoli fa. Abbiamo deciso di immergerci in questa antica ed affascinante atmosfera e “giocare a fare i romani”, almeno a tavola. Ne vedrete delle belle.
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Video da Il Principe Pompei

L’Europa sembra essere attanagliata in una morsa di freddo polare. E se per la maggior parte degli agricoltori, visto e considerato il repentino cambiamento di temperature di quello che si presentava fino a qualche giorno fa come un inverno eccezionalmente mite, non si tratta di una buona notizia, alcuni hanno di che gioire. Si tratta in particolare dei produttori del cosiddetto Vino di ghiaccio, un nettare ricavato dalla pressatura degli acini ancora ghiacciati.
La vendemmia per ottenere questo singolare prodotto, viene effettuata di notte tra dicembre e gennaio, quando il termometro segna almeno -10° e i grappoli sono completamente disidratati. Sembra che sia proprio la perdita d’acqua innescata dal freddo intenso ad avviare il processo che concentrazione di zuccheri ed acidi, che rende questi chicchi d’uva incredibilmente ricchi di aromi.
Una produzione di nicchia con un’altissima percentuale di scarto, che permette di ottenere vini rari e pregiatissimi dal punto di vista qualitativo. Il Canada rappresenta il primo produttore del settore, ma esistono delle varietà in molti altri paesi come l’Austria e la Germania, dove prende il nome di “Eiswein”, la Francia, il Lussemburgo, sotto la denominazione di “Vin de glace”, e naturalmente il nostro “belpaese” che conta, nella sola Val d’Aosta, sette denominazioni di zona e altrettante di vitigno, tra le quali il Blanc de Morgex et de la Sale Doc e il Chaudelune.
Immagine da agrinotizie.com

Sul Corriere della sera, c’è un articolo riguardante soprattutto pubblicità alimentari di dubbio gusto. Avevamo parlato di quella dell’Ais per promuovere i proprio corsi ed oggi vi propongo questa sul vitigno passerina. Sul sito Dissapore c’è una classifica stilata per le pubblicità erotiche e quella delle Vigne Lepore si é aggiudicata un meritato primo posto.
Direi che questa, nello specifico, ricalca un po’ quella delle patatine che utilizzavano Rocco Siffredi come testimonial. Guardandola, a parte facili conclusioni personali, mi chiedo se qualche esperto di vino comprerà mai quella bottiglia per assaggiarne il vino, vedendone il manifesto in giro.
Voi che ne pensate al riguardo? Mi piacerebbe leggere i vostri commenti, che queste foto possono suscitare, piuttosto che darne di personali.
Foto | Corriere della sera
Per qualcuno lo è di più, ma diciamo che un po’ per tutti questo Natale in piena crisi economica è abbastanza difficile. Eppure secondo una ricerca condotta dalla Coldiretti, noi italiano siamo la nazione europea che meno rinuncia alla spesa alimentare, per la quale sborseremo circa 625 euro a famiglia, con un piccolo calo rispetto all’anno scorso, ma sopra la media del Vecchio continente.
Anzi, secondo l’indagine, gli acquisti di generi alimentari per il cenone della vigilia o quello di San Silvestro, per il pranzo di Natale o di Capodanno, per alcuni anche per le tavole del giorno di Santo Stefano o dell’Epifania, supereranno gli acquisti per i regali. Inoltre, per tutti questi appuntamenti mangerecci, alla faccia degli sprechi, tenderemo ancora di più quest’anno a metterci ai fornelli in prima persona anziché comperare piatti già pronti.
E c’è anche chi unisce le due tendenze, scegliendo come regalo prodotti biologici o provenienti da aziende agricole che possano garantire non solo originalità, ma pure genuinità e freschezza. Nel frattempo nei supermercati si vedono già offerte e maxisconti, con panettoni e pandori venduti a due euro e torroni superscontati. L’obiettivo? Arginare la contrazione dei consumi. E voi? C’è qualcosa alla quale non potreste mai rinunciare sulla tavola delle Feste? Fatecelo sapere partecipando al sondaggio.
Foto | Flickr

La notizia era troppo curiosa perché passasse inosservata, così eccola qui: il servizio sanitario nazionale di Sua Maestà sta studiando se adottare o meno il cosiddetto piatto anti-obesità che in realtà è stato inventato in Svezia.
Si chiama Mandometer, costerà 1500 sterline ed è in grado di misurare la quantità di cibo che si ha nel piatto. Non solo: se vi state strafogando troppo velocemente, il piatto vi avvertirà raccomandandovi di mangiare più piano.
Secondo gli esperti che lo stanno valutando, questo piatto potrebbe aiutare le persone affette da sovrappeso clinico e che non riescono a provare il senso di sazietà, contribuendo, pur nel lungo periodo, alla perdita di peso. Mandometer, dunque, sarà presto sperimentato su 600 famiglie di Bristol con almeno un genitore e un figlio obesi.
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Chi di voi si sta depurando con una dieta pre-natalizia alzi la mano! Spesso, quando si adotta un regime alimentare ipocalorico, parlo per esperienza personale, è difficile trovare cotture alternative al vapore o al lesso che diano sapore al già povero cibo che si mangia. In altre parole, è difficile trovare un liquido in cui poter cuocere le pietanze che possa essere utilizzato ‘a volontà’ e non drammaticamente ‘cucchiainato’ come l’olio.
Dal momento che, come dicevo, una certa esperienza, mai davvero esaurita, in questo campo ce l’ho, spero di riuscire a elargire consigli utili. Partiamo da un dato assodato: oltre ai ‘liquidi’ di cui parliamo in questa sede, il segreto neppure troppo segreto ormai, per una vera cucina light saporita sono l’utilizzo di erbe e spezie, per le quali non ci sono controindicazioni quando si sta a dieta.
Ma veniamo a noi: un ottimo sostituto dell’olio in molti tipi di cotture è il vino, specialmente quello bianco, ma se vi piace anche il rosso. Infatti, pur avendo il vino da bere molte controindicazioni per l’alto contenuto di zucchero, in cottura questo evapora assieme all’alcol, rendendolo forse il miglior sostituto dell’olio, specie per la carne.
Continua a leggere: Cucina light: tutte le alternative all’olio

I formaggi sono tra i cibi che maggiormente consentono gli accostamenti più diversificati, curiosi ed affascinanti. Se volete stupire i vostri amici con una cenetta poco convenzionale, procuratevi una decina di formaggi di diversa stagionatura e mettete in tavola 2-3 bottiglie di vino diverse.
Una noce di Parmigiano invecchiato, ad esempio, è l’ideale per far risaltare la pienezza di un rosso di lungo invecchiamento o di un eccellente spumante brut, così come un gorgonzola naturale si abbina in maniera strepitosa con i migliori passiti.
Sicuramente vige una regola di base: al crescere della stagionatura del formaggio, deve aumentare anche la struttura del vino: dal bianco leggermente frizzante al bianco più impegnativo, dal rosato al rosso giovane, sino a quelli di medio invecchiamento, per finire coi grandi rossi e coi passiti.
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Un libro che è al contempo una guida ai vini italiani e una guida all’Italia che quei vini produce. Il vino in Italia, infatti, scritto da Slawka G. Scarso – consulente di comunicazione enogastronomica e docente di marketing del vino presso la LUISS Business School e già autrice di un libro sul vino a Roma – è sì una guida ai vini delle varie regioni italiane, ma è anche una “guida narrata al turismo” del vino, come leggiamo nel sottotitolo. Scrive l’autrice:
Questo libro è il risultato dei viaggi fatti in giro per l’Italia negli ultimi sei mesi prima della sua uscita […] Chi ho incluso in questo libro? Salvo rarissime eccezioni ho puntato alle piccole aziende a conduzione familiare, quelle in cui, se prenoti una visita, torvi il titolare a farti da guida. Questo perché credo che soprattutto nelle piccole realtà il vino finisca per esse la rappresentazione di una persona, del suo carattere, la sua interpretazione del territorio circostante, del vitigno.
Una guida, dunque, in cui si raccontano le storie di un centinaio di produttori visitati durante il 2011 in giro per l’Italia. Una guida narrata che definirei onesta anche nei confronti del lettore.
Continua a leggere: Il vino in Italia. Una guida al turismo del vino
C’è chi dice che col riso si debba bere solo della gran acqua, ma sinceramente non sono molto d’accordo. Credo sia meglio, invece, rispettare il motto che dice “il riso nasce nell’acqua e muore nel vino”. Anzi, visto che il riso è un ottimo companatico per moltissimi ingredienti, dalla carne, al pesce, alle verdure, si presta più che bene all’abbinamento con i vini più svariati.
Iniziamo coi risotti: se hanno una base di vino (es. risotto al Lambrusco) va portato a tavola lo stesso vino che si è adoperato in cucina. Per i risotti con verdure o legumi, bisogna abbinare un bianco poco aromatico e non particolarmente impegnativo.
I risotti più rustici, invece, come quelli con carne o salumi richiedono vini rossi d’un certo carattere, anche se abbastanza giovani. Il riso col pesce o coi frutti di mare, infine, fa pensare ad un vino bianco d’una certa struttura.
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