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Italia sotto la neve: la dieta consigliata contro il gelo

pubblicato da roberta in: Mangiare informati Curiosità Guide

Dalle Alpi alla Sicilia, questi primi di febbraio sono giorni di gelo, neve e ghiaccio per tutti gli italiani, o almeno, stando alle previsioni, se ancora qualcuno si è salvato dal freddo eccezionale, presto lo saranno.

È importante, dunque, soprattutto per anziani e bambini e per coloro i quali stanno soffrendo la mancanza di corrente e di acqua, mantenere un’alimentazione il più possibile corretta, scorte permettendo (qui a Roma sembra di stare in tempo di guerra).

La prima raccomandazione è quella di mantenersi idratati e di bere cose cade molto spesso: sì, quindi, a tè, infusi, cioccolate e, soprattutto la sera prima di andare a dormire, in modo da conciliare un bel sonno caldo, camomille e tisane. Meglio non abusare, invece, con l’alcol.

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Il paese dei Ghiottoni, di Michele Marziani

pubblicato da Roberto Russo in: Letture Mangiare informati Guide

Il paese dei Ghiottoni, di Michele MarzianiAvete presente quella bella sensazione che si prova quando si va a casa di amici/parenti e si sente un profumino che proviene dalla cucine di cose veramente buone? O quando in maniera del tutto inaspettata – magari camminando per strada – si sente un odore di cibo che immediatamente riporta la memoria a quel particolare piatto che ci preparava la nonna o che ci piaceva tanto? È una sensazione di benessere e di nostalgia allo stesso tempo. Ed è quanto succede – almeno a me è successo – leggendo il libro Il paese dei Ghiottoni di Michele Marziani, in libreria per Guido Tommasi Editore.

Marziani con la sua penna – che, per quel che riguarda l’aspetto culinario, abbiamo già apprezzato con I sapori della terra di mezzo o I sovversivi del gusto (ma vi consiglio anche i suoi romanzi Barafonda o La signora del caviale) – ci porta nel Montefeltro sulle orme di Fabio Tombari, “forse lo scrittore italiano più famoso degli anni Trenta”. Ma, al di là della contestualizzazione geografica propria del libro (il Montefeltro, ma con elencati esattamente i comuni entro cui l’autore si muove), è anche un invito a ricercare il proprio paese dei Ghiottoni, la propria cultura gastronomica che affonda le radici proprio in quel sapore che credevamo dimenticato e all’improvviso ci riesplode nella memoria.

Michele Marziani, quindi, racconta le ricette del Montefeltro e della sua infanzia. Ma lo fa in maniera molto personale e a mo’ di diario di viaggio (tanto fisico – quello di percorrere delle strade che realmente esistono – quanto interiore, per assaporare con la memoria i piatti che furono e, in alcuni fortunati casi, ancora ci sono).

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Ora il vino lo giudichi tu su facebook.

pubblicato da Alessia in: Letture News Guide

guida dei vini popolare
Appassionati di tutto il mondo riunitevi in quel che sembra un’iniziativa stimolante per noi amanti del vino. Da quando questo è prepotentemente saltato alla ribalta ed il giro di affari che gli gravita intorno è sempre più consistente, qualcuno ha deciso che si potrebbe non aver più bisogno delle guide e dei loro scandali, creandone una su facebook, dove tutti possono esprimere la propria.

Hanno fissato dei parametri che riporto fedelmente qui di seguito: Un vino si giudica in base a quattro parametri che restituiscono un punteggio che va da 1 a 5 e che, sommato, restituisce il valore complessivo del vino, in ventesimi. Prodotto: una sintesi della valutazione visiva, olfattiva e gustativa. Vestito: uno sguardo attento alla bottiglia, l’etichetta la capsula e la loro capacità di esprimere quella tipologia di prodotto e il suo target.

Percezione del consumatore: la capacità di quel vino di essere capito e scelto dal mercato di riferimento. Pricing: il prezzo del prodotto non in sé, ma in riferimento a tutti gli altri parametri. Ora bisognerebbe capire se le bottiglie venissero acquistate o mandate come campioni come si è soliti fare. Mi sembra un’iniziativa interessante che, qualora prendesse piede, potrebbe essere anche molto attendibile. Staremo a vedere…

Fptp | Valutazioni DiVini

Conoscere le erbe: il guaranà

pubblicato da roberta in: Mangiare informati Guide

All’inizio dei tempi vivevano nella terra incantata di Noçoquém due fratelli e la loro sorella Uniaì che era molto saggia e scaltra e sapeva provvedere ai fratelli perché conosceva alla perfezione tutte le piante e gli alberi del mondo, come lo splendido castagno che arrivava fino al cielo.

Uniaì non aveva marito e a quel tempo uomini e animali erano uguali, così tutti la volevano, ma riuscì a unirsi a lei solo il serpente che l’aveva corteggiata per giorni, lasciando dietro di sé un profumo soave. Quando i fratelli si accorsero che Uniaì aspettava un figlio, per paura che ella non provvedesse più a loro, cacciarono lei e il bambino.

Questo crebbe bello, sano e robusto, con le storie che la madre gli raccontava sulle terre di Noçoquém, gli animali, le piante, gli zii e il magnifico castagno. Il bambino aveva tanta voglia di mangiare i frutti di quell’albero, ma Uniaì gli rispondeva che non era possibile perché ormai la terra era degli zii che non volevano più vederla.

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Conoscere le erbe: il ginkgo biloba

pubblicato da roberta in: Mangiare informati Guide


C’era una volta nella Cina degli imperatori una fanciulla, che dalla sua famiglia era stata promessa in sposa a un uomo molto anziano. La ragazza, per questo motivo, era tanto triste, ma un giorno ricevette il consiglio di un monaco buddista: preparare un infuso di ginkgo biloba e farlo bere al suo fidanzato. La donna lo fece e così il suo futuro marito improvvisamente ringiovanì, si sposarono e vissero felici e contenti.

Non credo che riesca proprio a fare miracoli, questa importantissima pianta utilizzata dalle popolazioni orientali (e non solo) come cura per la memoria, sperimentato quindi nella regressione dell’Alzheimer, ma anche contro le vertigini e le cefalee. Toccasana per le persone debilitate e per gli anziani, il ginkgo biloba è, di suo, un anziano: i botanici lo considerano una specie di fossile vivente, essendo comparso sulla Terra già 150 milioni di anni fa.

Oggi viene comunemente usato contro le emorroidi, i geloni, la fragilità capillare e le affezioni dell’orecchio. Antiossidante, tonificante, idratante e ristrutturante, è un ottimo alleato nella lotta ai radicali liberi che sono la principale causa dell’invecchiamento e non deve stupire, essendo il ginkgo, che i giapponesi considerano una sorta di pianta sacra, rimasto pressoché inalterato dal giurassico (quando ricopriva quasi tutta la superficie terrestre) a oggi.

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Conoscere le erbe: la maca

pubblicato da roberta in: Mangiare informati Guide


Forse abbiamo scoperto i segreto afrodisiaco degli Inca: la maca, questa pianta semimiracolosa che pare sia una specie di bomba della fertilità. Trattasi di un tubero che cresce spontaneamente solo nella regione andina, tra l’altro in condizioni pressoché impossibili per qualunque altro vegetale, come terreni poverissimi, luce solare intensissima e, come se non bastasse, temperature polari e venti esagerati.

Eppure, questo piccolo arbusto dai fiori grigiastri o giallini nasconde nella terra un tesoro prezioso: una radice rotonda che date le sue proprietà toniche e rivitalizzanti è soprannominata ‘il ginseng del Perù’, anche se con questo non ha nulla a che fare.

Ricca di vitamine, proteine zuccheri e sali minerali, già le civiltà precolombiane la usavano come ‘rancio’ dei soldati cui veniva somministrata nel vino dopo essere stata ridotta in farina, ma essendo considerato un cibo divino, il suo consumo era riservato solo ad essi e ai sacerdoti.

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Conoscere le erbe: la soia

pubblicato da roberta in: Mangiare informati Guide

Cina, anno mille d.C, dinastia Chou. La soia è considerata uno dei 5 ‘grani sacri’ assieme a orzo, miglio, riso e frumento, però, come dimostra anche il pittogramma usato per indicarla, non viene utilizzata come alimento. Per questo bisognerà aspettare ancora un po’, prima che questa pianta dai baccelli ‘pelosi’ si diffonda, dapprima in Cina, Giappone, Indonesia, poi in tutto l’Oriente e infine nel mondo, come un cibo versatile e dai molti impieghi.

I primi che vennero ‘scoperti’ come il tempeh, il natto, il miso o la salsa di soia derivano dalla fermentazione della soia stessa, mentre dal II secolo si cominciò a produrre il tofu, ricavato da una purea di soia cotta unita al solfato di calcio o di magnesio, dal quale si otteneva una sorta di caglio bianco e liscio.

Oggi quella che comunemente mangiamo sulle nostre tavole è la soia gialla, la varietà di questa pianta erbacea della famiglia delle leguminose, più commercializzata ed esportata, mentre la soia nera è consumata ‘in loco’ dalle popolazioni orientali. Vengono chiamate soia anche altre due qualità, la rossa e la verde, che in realtà sono fagioli del tipo azuki e mung.

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Conoscere le erbe: il ginseng

pubblicato da roberta in: Mangiare informati Guide

C’era una volta un villaggio cinese nella provincia di Shensi, chiamato Shantang. Qui, la notte, il riposo degli abitanti era impedito da uno strano lamento, lungo e continuo, di cui tutti ignoravano la provenienza. Una volta, i cittadini decisero di riunirsi in spedizione e di scoprire l’origine di questi versi; cercando cercando, trovarono sotto un immenso masso, una strana radice dalla forma umana che gridava per attirare l’attenzione. Era la radice del ginseng, dal termine ‘resheng’ che significa, appunto, uomo.

Secondo un’altra leggenda, invece, questa fu scoperta in sogno, ma fu sempre lei ad attrarre e avvicinarsi all’uomo, non viceversa. Questi miti dimostrano quanto antico sia l’uso del ginseng nella medicina tradizionale cinese, in cui viene citato già nel I secolo d.C., al tempo della dinastia Han, in un prezioso trattato di farmacopea giunto fino a noi.

Già allora, infatti, si sapeva che questa radice (che tra l’altro offre un fiore bellissimo come vedete in foto) è ottima contro l’invecchiamento e i disturbi gastrointestinali e ha proprietà rivitalizzanti, toniche e addirittura afrodisiache. Data la sua rarità, non deve stupire che in suo nome, o meglio, per il suo possesso, sono state combattute diverse guerre e, da chi lo possedeva, era venduto a peso d’oro.

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Il mio week end gastronomico a Savona

pubblicato da lorenza barletta in: Ristoranti Prodotti tipici Mangiare informati Guide

frittata di baccalà ligureOggi volevo condividere con voi questa mia esperienza gastronomica savonese: vi darò dei consigli utili su dove andare a mangiare un buon piatto di pesce o qualcosa di meno impegnativo, ma di un sapore inconfondibile e caratteristico.

L’unica tappa che mi ero prefissata di fare è saltata a causa delle lunghe code d’attesa (la pazienza non è la mia virtù principale) ed era da Vino&Farinata, il locale più antico di Savona, che prepara farinata ma non solo. E la peculiarità di quest posto d’altri tempi non è solo gastronomica; pensate che non hanno il telefono ed accettano prenotazioni solo via telegramma!

Qualcosa di simile l’ho assaporato in una delle “friggitorie” del centro città (una trasversale di via Pia): menù totalmente in dialetto, con panini con le fette (ovvero pezzi di farinata fritta, però) e frittele di baccalà e borragine (frisceu). Infine, suggestivissima cena a base di pesce al Ristorante Da Bacco: il menù è inesistente ed, in pratica, mangiate ciò che Bacco decide di farvi mangiare!

Conoscere le erbe: le alghe marine

pubblicato da roberta in: Mangiare informati Guide


Ci è piaciuto spesso iniziare, dove possibile, questi nostri appuntamenti con la conoscenza delle erbe in cucina, con storie e favole che ci introducono in un’atmosfera magica, incantata. Oggi, dal momento che parliamo di alghe marine, vi raccontiamo una leggenda metropolitana emblematica dei pregiudizi che da troppo tempo accompagnano l’impiego delle cosiddette ‘verdure di mare’ nell’alimentazione.

La diffusione di questo mito risale al periodo dell’ ‘invasione’ delle nostre città operato qualche anno fa dai ristoranti giapponesi: i più attaccati alla cucina nostrana non riuscivano a credere che il sushi fosse avvolto e tenuto insieme da un’alga (per la cronaca, del tipo nori), e si cominciò a dire che in realtà erano le lingue, piatte e verdi, che cadevano ai clienti il giorno dopo aver pasteggiato alla maniera nipponica.

Scherzi a parte, le alghe effettivamente hanno fatto il loro ingresso nelle nostre fauci grazie alla globalizzazione e alla moda esterofila nel mangiare, ma a onor del vero i giapponesi, che pur ne detengono il primato, consumandone 300mila tonnellate l’anno, non sono gli unici che ne fanno gran uso: in Scozia e in Norvegia, ad esempio, si prepara il prelibato pane d’alghe, mentre nelle cittadine costiere del Galles non è insolito trovarle vendute nei mercatini del pesce.

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