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Pasqua 2012: 20 ricette della tradizione italiana e regionale

pubblicato da roberta in: Guide


Parafrasando lo slogan di una vecchia pubblicità, guardacaso, di un prodotto mangereccio, mi chiedo: che Pasqua sarebbe senza l’agnello? Potete chiamarlo così, oppure capretto, o magari abbacchio se siete a Roma, ma insomma, cambia poco: è lui il re della tavola pasquale, che ci ricorda, nella tradizione cristiana, il sacrificio di Gesù sulla croce per la redenzione dei peccati dell’umanità.

Altro elemento imprescindibile sono le uova, simbolo di vita e della Resurrezione dalla morte, che dalle semplici uova sode, nel tempo si sono evolute fino a quelle di cioccolata che in questo periodo regaliamo a grandi e piccini.

Ma sono molti altri i piatti della tradizione che si mettono a tavola per il pranzo di Pasqua, che da nord al sud per molti si apre con il brodo da bere o arricchito di pasta. A Roma, ad esempio, ma un po’ in tutto il centro Italia, assai più vissuta del pranzo è la colazione di Pasqua, ricca di salumi da accompagnare con la tipica pizza e tante sfiziosità che finalmente rompono il lungo digiuno quaresimale.

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Gita gastronomica a Valencia: piatti e suggerimenti

pubblicato da lorenza barletta in: Prodotti tipici Mangiare informati Food-blog Guide

paella con carne e verdure
Tre giorni di libertà da stress quotidiani e lavoro e subito la mia mente vola al cibo: dove andare di bello questa volta per un tour gastronomico di tutto rispetto? Spagna, Valencia: sole, tapas ed uno dei mercati alimentari più variegati e variopinti che io abbia mai visto! Addentriamoci insieme in questo viaggio …

La Spagna, si sa, è conosciuta soprattutto per le sue tapas, da accompagnare assolutamente con tinto de verano (un vino leggerissimo con aggiunta di gazzosa), che a me sinceramente piace poco o con le mitiche cervezas, birre leggere che vanno giù che è una meraviglia. Tra i locali per le tapas ve ne segnalo un paio in cui ho mangiato divinamente pagando pochissimo: Boatella tapas e La Pilareta. In entrambi prevaleva il pesce come ingrediente principale. Nel primo posto, notevoli il pescado fritto (piccole triglie ed altri pesci di taglia piccola), le croquetas di baccalà e i gamberi all’aglio. Il secondo è specializzato in clochinas, ovvero una sorta di impepata di cozze, i cui gusci fino a qualche anno fa venivano gettati a terra.

orzata valencianaDa provare assolutamente: coda di toro (la Tapineria, dietro la cattedrale la prepara divinamente) servita a mo’ di stufato e dalla consistenza tenerissima, la paella valenciana, che prevede tra gli ingredienti solo verdure e carne mista (pollo, coniglio e maiale) e i bunuelos, frittelle sofficissime simili ai più noti churros. Tra le bevande, due tipicità: l’agua de Valencia, cocktail a base di succo d’arancia, champagne e gin, da bere al bar San Jaume e l’horchata, una bibita da merenda, simile al nostro latte di mandorla, che però mi ha deluso un po’, da accompagnare con i farchones, brioches ricoperte da glassa zuccherata. E per colazione, non dimenticate le mitiche tostadas, da gustare solo con pomodoro o anche con jamon serrano.

Terra terra, la guida alla conduzione di un orto familiare di Vario Cambi

pubblicato da Manila Benedetto in: Letture Guide Ortaggi Ricette verdure

Copertina Terra Terra di Vario Cambi“Terra terra” è un bel libricino di formato tascabile edito da Sarnus e scritto da Vario Cambi. Ben 128 pagine al modico prezzo di 7 euro per scropire, in maniera semplice e “concreta”, come gestire un proprio orto familiare. Consigli su terreno, tipologia di semina, irrigazione, tempi e stagioni giuste, nonché naturalmente un buon prontuario per risolvere alcuni dei problemi che potrebbero insorgere durante la coltivazione.

Il libro raccoglie le schede dei principali ortaggi che si possono coltivare, dalla melanzana alla zucchina, dal pomodoro al ravanello, passando per cicorie, bietole, spinaci, insalate, legumi ed erbe aromatiche (e molto altro). Per ogni ortaggio viene spiegato come effettuare la semina, il trapianto, la messa a dimora, la cura vegetativa, la raccolta. Infine, naturalmente, consigli su consumo e conservazione, nonché due interessanti ricette di famiglia. Ve ne riporto una, consigliando la lettura del libro (ben scritto e molto agile, tra l’altro).

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Festa del papà: 10 ricette per quelli… in attesa di diventarlo

pubblicato da roberta in: Eventi Guide


Concludiamo oggi le nostre proposte di menu per l’imminente festa del papà con coloro che papà non sono ancora o almeno non sanno di esserlo. Mi rivolgo a voi, donne che siete in attesa di un bimbo: se ancora non lo avete detto ai vostri partner il 19 marzo potrebbe essere un’occasione da far diventare indimenticabile, oppure, se glielo avete già detto, beh, nulla vi vieta di festeggiare un papà che di fatto lo è già anche se non può ancora stringere un frugoletto tra le braccia!

Il menu, in questo caso, dovrà per forza di cose rispettare il vostro stato di attesa (non di malattia): meglio, quindi, lasciar perdere salumi e formaggi fatti con latte crudo e ottimi insaporitori che, ahimè, non vanno molto d’accordo con la gravidanza, come il prezzemolo e il peperoncino, mentre libero sfogo a verdure ricche di vitamine, meglio ancora se di stagione: su creme e vellutate avete solo l’imbarazzo della scelta della ricetta, ma andrà benissimo anche un classico minestrone.

Se ritenete che questi piatti siano troppo punitivi per il vostro lui, allora vi propongo un piatto unico in equilibrio tra gusto e salute: la quiche di carciofi e patate novelle, oppure, se preferite cimentarvi con un primo, il risotto agli asparagi (che sono primizie) e burrata.

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Festa del papà: 10 ricette per i single

pubblicato da roberta in: Eventi Guide


Purtroppo si sente sempre più parlare del fenomeno dei papà single, che per la maggior parte sono separati o divorziati e spesso versano in gravissime condizioni economiche tanto da dover ricorrere alla Caritas. Per alcuni di loro, invece, il problema cruciale è la difficoltà di vedere i propri figli, quasi sempre affidati alle madri.

Il mio consiglio è ovviamente di non abbattervi (facile a dirsi!) e di ricordare che single o no, la festa del papà è comunque la vostra festa e se anche non riuscite proprio il 19 a stare con i vostri bimbi, non rinunciate a sentirvi papà e organizzate una festa tra uomini, magari nella vostra stessa situazione: fate rete!

Per una serata del genere il menu deve essere molto maschile, semplice da preparare e gustoso: con questa idea si sposano bene praticamente tutti i tipi di omelette e frittate; particolarmente saporita quella alla salsiccia con erbette, ma anche quella ai carciofi, che tra l’altro sono in piena stagionalità.

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Festa del papà: 10 ricette per una tradizionale cena in famiglia

pubblicato da roberta in: Eventi Guide


Un foglietto del calendario dopo l’altro, sta arrivando a grandi passi anche la festa del papà, che secondo la tradizione, dovrebbe essere trascorsa in famiglia, ovviamente, con i propri figli. Per chi ancora li ha non troppo grandi, un ottimo modo per stare insieme sarebbe cucinare a 4 mani (o 6, 8, 10… ma quanti figli avete?) una bella cenetta da divorare poi con altrettante fauci.
Se siete, perciò, tra coloro che considerano sacre le tradizioni, badate bene che non possono mancare i dolci che ogni figlio che si rispetti deve regalare al papà: dai bignè di San Giuseppe se vi trovate a Roma (ma sono tipici di tutto il centro Italia), alle frittelle che invece si cucinano soprattutto in Toscana e al nord, mentre al sud i papà vengono festeggiati con crespelle di riso.

Per quanto riguarda il menu, anche su quello vi suggerirei di mantenervi sul classico: una bella carbonara come la proponiamo qui, in versione ‘accademica’ è l’ideale, ma anche l’amatriciana vera, senza indulgere in varianti moderne, andrà benissimo, anche perché sono primi piatti che a volte noi donne, sempre con la paura di ingrassare, facciamo difficoltà a preparare. Se, invece, preferite qualsiasi altro primo, non sottovalutate l’idea di mettervi in gioco in prima persona magari con la pasta fatta in casa: i bambini si divertono tantissimo a impastare!

Qualora il vostro programma con figli, invece, non avesse come teatro la cucina, bensì il divano davanti alla televisione per gustare insieme un film o qualche ben documentario naturalistico, forse sarà il caso di optare per un hambuger da consumare velocemente, ma senza rinunciare al gusto, magari scegliendo ricette di chef ‘collaudati’ come Gualtiero Marchesi, e poi via con salse a volontà, come ketchup e senape.

E torniamo un attimo ai dolci: se quelli della tradizione non vi soddisfano, allora potete preparare delle ottime ciambelline che per voi saranno da inzuppare nel vino, mentre i vostri bimbi le accompagneranno al massimo con una fumante tazza di latte. Infine, se proprio volete cedere alle tentazioni, potete provare addirittura a farvi in casa la nutella

Foto | Flickr

A tavola con i colori. Intervista a Mariella D'Amico autrice del libro Color Power

pubblicato da Roberto Russo in: Letture Mangiare informati Guide

A tavola con i colori. Intervista a Mariella D'Amico autrice del libro Color PowerViviamo in un mondo colorato e, l’esperienza ce lo insegna, ci sono alcuni colori che ci attirano e altri che ci piacciono meno. Il giusto utilizzo dei colori è importante non solo per l’accostamento dei vestiti o dell’arredamento, ma anche in cucina, sia questa intesa come ambiente di casa che come arte culinaria. È per questo motivo che ho trovato molto interessante il libro di Mariella D’Amico dal titolo Color Power. Come puoi migliorare salute, relazioni e lavoro con il giusto utilizzo dei colori. Il libro è pubblicato da L’Età dell’Acquario ed è un profondo e documentato studio sull’uso dei colori e sull’effetto che hanno nella nostra vita.

Qui su Gustoblog ne parliamo dal punto di vista dei colori in cucina: un capitolo del libro, infatti, è intitolato 5 colori al giorno levano il medico di torno. In questa sezione l’autrice parla del colore del cibo e di come ne influenza il sapore, esamina la nocività di alcuni additivi e propone idee per stare a tavola con i colori. Se è vero che ognuno ha i propri colori preferiti, è pur vero che ci sono alcuni colori – anche sulla tavola! – che trasmettono delle sensazioni. Per approfondire l’argomento, e per evitare di scrivere di Color Power in maniera troppo tecnica, noi di Gustoblog abbiamo posto alcune domande all’autrice che, gentilmente, ci ha risposto.

Partiamo dalla cucina come ambiente: quali sono i colori (pareti, mobili, suppellettili) che rendono lo stare tra i fornelli più piacevole?
La cucina è un luogo polifunzionale dove si svolgono diversi tipi di attività, ognuna delle quali ha delle sue specifiche necessità: è il luogo in cui si prepara e si consuma il cibo. Nell’atto della preparazione si utilizzano gas, corrente elettrica, coltelli, liquidi bollenti. È quindi necessario avere una buona illuminazione e colori degli oggetti contundenti per esempio gialli. I colori dell’ambiente non dovrebbero essere troppo scuri per non inficiare l’esame visivo degli alimenti che prepariamo. Il giallo si presta bene a soddisfare l’esigenza di dare maggiore attenzione alle attività che si svolgono soprattutto nella zona di preparazione. Inoltre è un colore allegro che ben si adatta a creare un ambiente conviviale e spensierato. L’arancione è il più positivo dei colori, stimola l’appetito e sarebbe sicuramente opportuno nella zona pranzo. Il rosso incoraggia a consumare i pasti velocemente: non a caso è molto usato nei fast-food: da evitare se si ha la tendenza a consumare compulsivamente il cibo. In questo caso, o se vogliamo agevolare la nostra dieta, potremmo efficacemente usare il blu-viola, che ci calmerebbe e inibirebbe le nostre abbuffate. Il verde, specie se molto intenso e nell’illuminazione, sarebbe da evitare nella zona pranzo perché potrebbe dare ai nostri commensali un incarnato verdognolo, davvero poco adatto a stimolare una piacevole conversazione.

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La cucina etica regionale

pubblicato da Roberto Russo in: Vegetariani Letture Mangiare informati Guide

La cucina etica regionaleL’Italia è il paese dei mille campanili. E, aggiungiamo, dei mille piatti che rendono uniche le nostre tavole. Non si tratta di campanilismo, ma di pura realtà e lo sa bene chi si sposta in lungo e in largo per il nostro Paese e ha la fortuna di gustare piatti sempre nuovi e gustosi. Una tradizione culinaria come la nostra, però, ha in sé una sfida che potremo definirla della fedeltà creativa. Riproporre le ricette così come le facevano i nostri nonni non è possibile, sia per la mancanza di alcuni ingredienti, sia perché, diciamolo chiaramente, alcune ricette sono improponibili per via della quantità di grassi presenti. Rispettando lo spirito dei piatti è, invece, interessante notare come alcuni capisaldi della nostra cucina regionale vengono rivisitati.

Una rilettura creativa – e appassionante – della varie ricette delle regioni italiano è contenuta nel bel volume La cucina etica regionale. La vera cucina italiana vegana scritto da Nives Arosio in collaborazione con Paola Costanzo e pubblicato da Sonda. Leggiamo nell’introduzione:

… in chi si accosta alla cucina vegan subentra il timore di non essere in grado di cucinare ingredienti nuovi come tofu, seitan, muscolo di grano (e recentemente anche i vegformaggi), per non parlare delle preoccupazioni riguardo al loro costo e alla loro facilità di reperimento. Inoltre, poiché il vegetarismo in generale si ispira alla cucina mediorientale o asiatica, per l’ovvia varietà di ricette che questi Paesi offrono, spesso i ricettari di cucina vegetariana o vegan presentano cibi dagli ingredienti e dagli abbinamenti insoliti o il classico piatto unico così distante dal nostro modo tradizionale di concepire un pranzo.

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Italia sotto la neve: la dieta consigliata contro il gelo

pubblicato da roberta in: Mangiare informati Curiosità Guide

Dalle Alpi alla Sicilia, questi primi di febbraio sono giorni di gelo, neve e ghiaccio per tutti gli italiani, o almeno, stando alle previsioni, se ancora qualcuno si è salvato dal freddo eccezionale, presto lo saranno.

È importante, dunque, soprattutto per anziani e bambini e per coloro i quali stanno soffrendo la mancanza di corrente e di acqua, mantenere un’alimentazione il più possibile corretta, scorte permettendo (qui a Roma sembra di stare in tempo di guerra).

La prima raccomandazione è quella di mantenersi idratati e di bere cose cade molto spesso: sì, quindi, a tè, infusi, cioccolate e, soprattutto la sera prima di andare a dormire, in modo da conciliare un bel sonno caldo, camomille e tisane. Meglio non abusare, invece, con l’alcol.

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Il paese dei Ghiottoni, di Michele Marziani

pubblicato da Roberto Russo in: Letture Mangiare informati Guide

Il paese dei Ghiottoni, di Michele MarzianiAvete presente quella bella sensazione che si prova quando si va a casa di amici/parenti e si sente un profumino che proviene dalla cucine di cose veramente buone? O quando in maniera del tutto inaspettata – magari camminando per strada – si sente un odore di cibo che immediatamente riporta la memoria a quel particolare piatto che ci preparava la nonna o che ci piaceva tanto? È una sensazione di benessere e di nostalgia allo stesso tempo. Ed è quanto succede – almeno a me è successo – leggendo il libro Il paese dei Ghiottoni di Michele Marziani, in libreria per Guido Tommasi Editore.

Marziani con la sua penna – che, per quel che riguarda l’aspetto culinario, abbiamo già apprezzato con I sapori della terra di mezzo o I sovversivi del gusto (ma vi consiglio anche i suoi romanzi Barafonda o La signora del caviale) – ci porta nel Montefeltro sulle orme di Fabio Tombari, “forse lo scrittore italiano più famoso degli anni Trenta”. Ma, al di là della contestualizzazione geografica propria del libro (il Montefeltro, ma con elencati esattamente i comuni entro cui l’autore si muove), è anche un invito a ricercare il proprio paese dei Ghiottoni, la propria cultura gastronomica che affonda le radici proprio in quel sapore che credevamo dimenticato e all’improvviso ci riesplode nella memoria.

Michele Marziani, quindi, racconta le ricette del Montefeltro e della sua infanzia. Ma lo fa in maniera molto personale e a mo’ di diario di viaggio (tanto fisico – quello di percorrere delle strade che realmente esistono – quanto interiore, per assaporare con la memoria i piatti che furono e, in alcuni fortunati casi, ancora ci sono).

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