La Borgogna è una regione prettamente vitivinicola contraddistinta da sottozone di importanza mondiale per la qualità dei vini ivi prodotti. Possiamo distinguere a nord-ovest la zona dello Chablis, dove si produce l’omonimo vino dal bianco vitigno Chardonnay; nella parte centro orientale si delinea la ben nota Côt d’Or, che a sua volta si divide, a nord in Côte de Nuits e a Sud Côte de Beaune.
Procedendo più a sud arriviamo alla Côte Chalonnaise, naturale proseguimento della Côte d’Or sia per quel che riguarda la formazione geologica, sia per i vitigni utilizzati: Chardonnay e Aligotè per i bianchi, Pinot Noir e Gamay per i rossi. La lunghezza di questa costa è di 25 km e la larghezza è di 7 km, confinanti a sud con un altra zona denominata Maconnais.
I 5 crus di questa area sono: Bouzeron, Rully, Mercurey, Givry ( da non confondere con Gevrey) e Monatgny. Oggi ci occuperemo di Mercurey, l’appellazione comunale più grande della Borgogna, grazie ai sui 600 ettari ripartiti in due villaggi, Mercurey e Saint-Martin-sous-Montaigu. Le vigne, in prevalenza pinot noir, si trovano ad un’altezza compresa tra i 230 e 320 m.s.l.m.
I segreti del tenersi in forma con esercizi brevi e calibrati, ma soprattutto con un’alimentazione suddivisa in 5 pasti giornalieri a base di verdure, pesce e legumi, con in più l’allettante formula del giorno free, in cui si può cedere a qualche piccola concessione. Tutto questo lo trovate nel libro di Harley Pasternak il personal trainer delle celebrities più famose da Lady Gaga a Katy Perry, dal titolo The 5 Factor Diet. Leggete l’articolo completo su Gossipblog.it
Un libro affascinante quello di Fabio Picchi dal titolo Senza vizi e senza sprechi. La virtù in cucina e la passione degli avanzi, edito da Mondadori (pp. 114, euro 16,50). Picchi, in queste pagine dal sapore autobiografico, narra della sua passione per il cibo e della sua peculiarità per il recupero del cibo:
“Avanzi come trame di un tessuto; prezioso per un’economia domestica degli affette e del se stessi. Economia domestica dove le proprie capacità intorno al cibo prendono distanza dagli spregiosi di cattive, giustappunto, cattiverie”.
Per narrare la sua passione, Picchi fa un’operazione interessante: presente il cibo come cura contro i sette vizi capitali (accidia, avarizia, invidia, ira, superbia, lussuria, gola) e, più in generale, come cura dell’anima. La sua virtù in cucina, poi, è tangibile nel modo di presentare le ricette che non sono solo una mera spiegazione di procedimenti e liste della spesa, ma diventano un vero e proprio sentimento che sgorga dal cuore. Ne riporto due – Orecchiette al baccalà mantecato avanzato ed Eros: se fa fame fa bene, se fa sete c’è qualcosa che non va – quale cifra dello stile e dell’arte culinaria di Fabio Picchi.
Che lo si voglia o no, la luna ha un’influenza sulle maree, sul nostro comportamento ed anche sulla nostra facoltà di degustare. Un piccolo aiuto nella comprensione del perché un vino si degusta bene un giorno e male un altro, oltre ovviamente ai processi interni del vino ed i suoi cicli, ci viene dato dalla consulrazione del calendario lunare.
Durante la fase della luna crescente, che va dalla nuova luna alla luna piena, la vitalità delle piante aumenta come anche la loro capacità di difendersi da tutti i nemici, malattie, insetti ecc. Il vino risulta alla degustazione, migliore, più vitale e pronto ad essere bevuto, apportando anche più benefici al degustatore.
Nella fase della luna calante, al contrario, tutte le caratteristiche medicinali e intrinseche, come profumi, sapori e colori sono più intense. Viene quindi consigliato l’imbottigliamento e la conservazione o, per esempio, nel caso della frutta, la preparazione delle confetture.
Un libro onesto. È questa la sensazione che si prova nel leggere il testo di Stefano Momentè dal titolo Né di carne né di pesce. Manuale del perfetto vegetariano. Dico subito che io non sono vegetariano anche se trovo sempre estremamente affascinante informarmi e conoscere i modi “altri” di nutrirsi.
Dicevo che si tratta di un libro onesto. Stefano Momentè (esperto di cucina e lifestyle vegetariani e che ho molto apprezzato anche per una sua splendida traduzione del Qoehelet) non presenta la scelta di vita vegetariana come una panacea per tutti i mali, come spesso capita di leggere in questo o quel testo sul vegetarianesimo. Ovviamente, da vegetariano, “porta acqua al suo mulino”, ma lo fa con coscienza:
Per quanto si sia convinti che scegliere un’alimentazione vegetariana sia salutare, oltre che eticamente corretto, per qualsiasi dubbio di ordine nutrizionale è sempre consigliabile consultare un medico […] Anche un’alimentazione vegetariana, infatti, per quanto ragionata e attenta, può essere sbilanciata. Per questo bisogna ponderare bene ogni passo che si desidera compiere.
Continua a leggere: Né di carne né di pesce di Stefano Momenté
Ci capita talvolta di collegare un cibo, un particolare aroma a una situazione del nostro vissuto. È una forma ancestrale di memoria indelebile. Richiamiamo, a mo’ di esempio, uno dei passaggi finali del cartoon del 2007 della Walt Disney Pictures-Pixar Ratatouille in cui il terribile critico Anton Ego si scioglie letteralmente dal sapore di un piatto di ratatouille che lo riporta all’infanzia quando mangiava quel piatto preparato dalla madre.
Nel romanzo Il club delle ricette segrete il procedimento creativo è opposto, nel senso che le due protagoniste, Lilly e Val, raccontandosi gli avvenimenti delle loro vite cercano di fissarle con un sapore, un colore, un profumo. La struttura del libro prevede in buona parte un fittissimo scambio di lettere “vecchia maniera” – magnifiche! – sostituite, quando la narrazione si avvicina ai nostri anni, con delle email. Ogni scritto si chiude e si compie in una ricetta. Se, per esempio, nella corrispondenza le due amiche si scambiano confidenze amorose, ecco che la lettera si chiuderà con una frittura saltata “pazzo di te” o con le lasagne “pene d’amore”. I biscotti “professore pazzo” – di cui riposto di la ricetta – completano il carattere bislacco delle invenzioni del padre di Val e così di seguito.
Biscotti “professore matto” – dosi per circa tre dozzine di biscotti: 110 g di zucchero di canna, 10 g di zucchero, 110 g di burro, 1 uovo, 1 cucchiaino di estratto di vaniglia, 210 g di farina, 2 cucchiaini di lievito, 1/2 cucchiaino di sale, 40 gr di noci pecan tritate finemente, burro o margarina per ungere le teglie.
Continua a leggere: Il club delle ricette segrete (e la ricetta dei biscotti “professore matto")
Con cucina etica si intende quella cucina che non fa uso di alimenti di origine animale. In altre parole, la cucina vegana. Molti di noi al sentire parlare di vegetarianesimo e di veganismo storcono il naso e si lasciano sfuggire qualche sorrisetto di compassione della serie: “Poverini, non sanno quello che si perdono nel rinunciare a carne e pesce”. Se anche voi siete tra questi, allora il libro La cucina etica dolce. Ricette golose senza latte, uova, burro e miele di Dora Grieco e Roberto Politi vi farà cambiare idea e, al contempo, leccarvi i baffi per le numerose leccornie che presenta.
I nostri dolci etici si dividono essenzialmente in due sezioni virtuali: una di ricette classiche ma “veganizzate” e una di ricette “d’autore”. Per le prime abbiamo cambiato alcuni ingredienti e alcune procedure, in modo da realizzare dolci molto simili nel sapore e nell’aspetto a quelli tradizionali cui ci siamo ispirati […] Abbiamo quindi scelto di proporre alcuni fra i classici “irrinunciabili”: per esempio, il tiramisù, la torta della nonna, il millefoglie, o ancora i cannoli siciliani e la panna cotta. Fanno tutti parte del nostro goloso immaginario gastronomico e non c’è ragione di abbandonarli solo perché non consumiamo latte e uova. Perché rinunciare a un millefoglie, se è possibile realizzarlo ugualmente buono ma anche più leggero e a zero colesterolo?
Il libro è suddiviso in sette parti: dalle preparazioni di base alle torte e crostate, dai dolci al cucchiaio ai biscotti, paste e pasticcini, dai gelati e semifreddi, dai dolci da chef (sezione curata da Giuseppe Morra) e ai dolci naturali (a cura di Silvia Tonelli) per un totale di oltre cento ricette. Curatissima la veste grafica con molte foto; la copertina cartonata lo rende un libro adattissimo a stare in cucina senza pericolo che si rovini.
Continua a leggere: La cucina etica dolce. Ricette golose senza latte, uova, burro e miele
Una volta i pomodori erano rossi, poi li abbiamo visti di un viola scuro, poichè derivanti da una manipolazione genetica operata dall’ Università della Tuscia ed ora possiamo trovarli al supermercato anche gialli ed arancioni. In realtà questi ultimi sono precedenti ai violacei e sono frutto di una mutazione naturale della varietà Mexican Ribbed, poi selezionata.
La particolarità di questi due tipi di pomodori, oltre all’evidente colorazione, è di non provocare allergie alle persone intolleranti ed allergiche. Infatti, a differenza dei pomodori rossi, sono meno acidi e non contengono i licopeni, ma sono ricchi di polifenoli e flavonoidi, elementi anti-ossidanti.
Il loro nome è Golden Gazzi e ce ne sono più varietà, gialli, arancio e color albicocca che si differenziano per peso e tipologia di polpa. Sinceramente non li ho mai provati, devo dire che mi fa un effetto strano vederli. Qualcuno li ha provati? Son Buoni?
Il motto sulla copertina – La cucina è… attenzione – ha catturato, in libreria, il mio interesse per questo libro dal titolo Ricette per la salute. Tanti piatti gustosi senza glutine, senza latticini e senza uova. Le ricette presenti nel libro, oltre ad essere suddivise classicamente tra primi, secondi e via dicendo, sono organizzate a seconda degli ingredienti (o della mancanza di tali ingredienti): senza glutine, senza latticini e senza uova senza rinunciare alla gustosità e alla bontà dei piatti stessi.
L’augurio è che le ricette pensate per la salute diventino anche un utile strumento per chi vuole concedersi manicaretti gustosi, diversi dal solito, variando la dieta quotidiana ma escludendo rigorosamente i cibi “a rischio”.
Bene fanno gli autori del libro a specificare cosa siano le allergie e cosa le intolleranze, vista la quasi sovrapponibilità dei termini secondo il comune pensare.
Continua a leggere: Ricette per la salute: piatti senza glutine, senza latticini e senza uova

Era di appena una settimana fa il post nel quale chiedevo più responsabilità ai produttori per non ledere la nostra immagine nel mondo, ma anzi, di rafforzarla tramite i nostri prodotti di qualità. Poi ho letto il post pubblicato sul blog dell’azienda di Poggio Argentiera, dal quale apprendo che in qualche modo misterioso è scomparso l’obbligo di imbottigliamento nella zona di produzione, per l’appellazione Morellino di scansano.
Questo vino Toscano è divenuto DOCG nel 2007, e quella norma, oltre a garantire al consumatore chiarezza e sicurezza, era stata fortemente voluta dalla maggior parte dei produttori, aggiungerei io, seri. Questa norma era scomoda a tutte quelle grandi aziende che producono vini differenti e che in questo modo possono imbottigliare dove preferiscono.
Sul sito del consorzio ci sono tutte le cantine aderenti, tanto per farvi un’idea di chi potrebbe beneferciare di questa cancellazione. La cosa che mi dispiace di più è di non essere affatto sorpresa, anche se riesco ad essere ancora indignata da un comportamento del genere. Secondo voi è normale che in Italia accada questo? Quale sicurezza offriamo agli acquirenti esteri?
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