
Il brodo di pollo era il rimedio di molte nonne per combattere l’influenza e qualche proprietà ce l’ha veramente. Gli ingredienti che ci occorrono per sfamare 4 persone sono: 1 pollo, 2 carote grandi, 2 spicchi d’aglio, 1 patata, 1 pomodoro, 1 cipolla, 2 chiodi di garofano, 1 po’ di peperoncino, prezzemolo, 1 foglia di alloro, 1 manciata di sale grosso, un po’ di timo, un po’ di rosmarino ed un pizzico di pepe.
Lavate e mondate gli ortaggi e tagliateli a cubetti non troppo piccoli. In una grande pentola mettete tutte le verdure e un litro abbondante di acqua. Aggiungete le spezie, gli odori, il sale ed il pollo, portate ad ebollizione, poi abbassate la fiamma, coprite la pentola con un coperchio e lasciate cuocere per circa 45 minuti.
Spengete il fuoco, disossate e spellate il pollo e fatelo a pezzetti. Togliete tutto il superfluo, come l’alloro, i chiodo di garofano, il rosmarino. Rimettete il pollo nella zuppa e fate cuocere per un altro quarto d’ora. Servite caldo e se vi va con una spolverata di formaggio. Calorica ma efficace.
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Sono usatissimi da vegani e vegetariani, anche se già le nostre nonne erano abituate a prepararli; sono i paté vegetali, o di verdure, che accompagnano moltissimi piatti e che sostituiscono, nell’alimentazione vegetariana, il più classico paté di fegato d’oca. Ne esistono di tantissimi gusti e, in base alla vedura utilizzata, sono più adatti ad accompagnare un piatto anzichè un altro.
Il paté di carciofi è ottenuto in genere dalla parte più tenera del carciofo ed è l’ideale da spalmare sul pane, sulla pizza, ma anche come accompagnamento alle uova sode e ad altre verdure. Un altro prodotto molto in voga negli ultimi anni è il paté di pomodorini secchi, che può arricchire primi piatti, come una sorta di pesto oppure essere d’abbinamento a formaggi e carni.
Infine, un classico, il paté di olive nere, da spalmare su tartine, bruschette e crostini o, abbinato a qualcosa che ne “spezzi” un po’ il gusto forte, per condire un piatto di pasta.
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Ortaggi e frutta freschi del mese; non c’è che l’imbarazzo della scelta, tra ananas, pompelmi e cardi. Ma vediamo bene nel dettaglio ognuno di loro. Per quanto riguarda l’ananas, le varietà più coltivate sono la Queen Victoria, la Cayenne liscia e la Red Spanish. Per sceglierlo maturo al punto giusto, diamogli un colpetto con la mano: deve produrre un suono sordo.
Il pompelmo è un agrume succoso, amarognolo ed acidulo, molto dissetante. E’ ricco in potassio e vitamina C, ma contiene anche fosforo e calcio. Prima di acquistarlo, assicuriamoci che la buccia sia matura e lucida, ben attaccata alla polpa.
Infine il cardo, dal gusto amarognolo, simile al carciofo. Scegliamo quelli bianchi, con le coste larghe, compatte e croccanti. Tra le varietà migliori ricordiamo il gobbo di Nizza Monferrato.
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E dopo l’insalata di rinforzo un broccolo ripassato è proprio quello che ci vuole. Gli ingredienti che ci occorrono sono: un broccolo romano, olive nere di gaeta, 3 alicette, olio extra vergine di oliva, peperoncino ed aglio italiano.
Per prima cosa lavate e tagliate il broccolo cercando di seguirne il disegno. Sbollentate in acqua salata. Private le olive del nocciolo. Prendete una padella antiaderente, mettete abbondante olio, lo spicchio di aglio ed il peperoncino. Aggiungete le alici ed il broccolo tagliato a pezzetti.
Cuocete per una ventina di minuti o comunque fino a quando il broccolo risulterà morbido, un po’ sfatto ma ancora a pezzi. Aggiustate di sale e se volete pepe e prima del termine della cottura aggiungete le olive. Potete servire caldo o freddo.
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L’indivia belga è un po’ amarognola, e su questo c’è ben poco da discutere, eppure si possono elaborare molti trucchetti per ovviare a questo piccolo difetto e apprezzare la sensazione “leggermente piccantina” che lascia sul palato. Uno dei miei preferiti è descritto qui di seguito, e deve davvero molto “all’affogata” nella besciamella, grazie alla quale le verdure acquistano un saporino tutto speciale.
Ingredienti per 4 persone: 6 indivie belga (belle sode), 6 fette spesse di prosciutto cotto, 1 l di latte (a temperatura ambiente), 200 gr di groviera grattugiato (grosso), 100 gr burro, 100 gr farina, 1 presa di sale, 2 pizzichi di noce moscata, 1 pizzico di pepe.
Preparazione. Far bollire le indivie nell’acqua appena salata fino a che il coltello entri delicatamente fino al centro. Nel frattempo preparate la salsa besciamella partendo dal roux, una miscela di burro fuso e farina da realizzare direttamente nella casseruola e alla quale aggiungere, mescolando ininterrottamente sempre nello stesso senso, inizialmente un terzo, e dopo cinque minuti il resto del latte a temperatura ambiente. Far cuocere a fuoco leggero per dieci minuti, salare pepare e cospargere di noce moscata. Una volta pronte sgocciolare accuratamente le indivie, avvolgerle una per una nelle fette di prosciutto e disporle fianco a fianco in una teglia capiente. Ricoprirle con la salsa e il formaggio grattugiato e far cuocere a 180° per 10 minuti, passando poi in modalità grill giusto il tempo di gratinare il tutto. Servire assolutamente caldissime!

La verza fa parte della famiglia dei cavoli (Brassicacee) e di tutta la famiglia è sicuramente quella più vulnearbile in cucina. Ha grandi foglie verdi di varie sfumature, carnose e piene di grinze; le foglie più esterne si ripiegano in fuori, mentre quelle interne si richiudono a formare un globo centrale.
Si raccoglie prevalentemente da Ottobre a Maggio, tranne poche varietà, che hanno raccolta estiva, come ad esempio il Precocissimo d’Asti. Si consuma cruda, stufata e brasata e le sue foglie sono ottime per fare degli involtini.
Tra le tante varietà esistenti, si ricordano il Tardivo di Milano, la Violacea di Verona, il cavolo verza di Vetus e quello di Settimo Torinese. Le verze migliori sono quelle che hanno subito la prima gelata dell’inverno. Tutte le varietà derivano da una specie selvatica originaria delle regioni costiere del Mediterraneo e dell’Atlantico.
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Per quattro persone ci occorrono: metà verza di dimensioni grandi o una verza liscia piccola, un cucchiaio di semi di finocchio, olio extra vergine di oliva, 1 cipolla se vi piace; 1/2 bicchiere di vino bianco; 3 chiodi di garofano; aceto di vino o di mele; 1 cucchiaio di miele, sale e pepe q.b.
Tagliate a listarelle la verza e lavatela bene. Se vi piace tagliate la cipolla finemente. In una padella mettete l’olio la cipolla, la verza, i semi di finocchio e i chiodi di garofano. Coprite con un coperchio. Sfumate con il vino bianco coprite e fate cuocere per una decina di minuti.
Aggiungete l’aceto ed il miele e terminate la cottura aggiungendo sale e pepe e facendo evaporare tutti i liquidi. Semplice dal gusto lievemente agro-dolce. Se vi piace questa sensazione basta accentuare le dosi di miele e di aceto. Ottimo contorno da accompagnare con una salsiccia alla griglia e magari due patate al forno.

Ho deciso finalmente di ammetterlo, tiro fuori tutto e lo faccio tutto d’un fiato: nonavevomaimangiatoicavolettidiBruxelles! Eccoci qui, ora che l’ho detto posso affrontare con un po’ più di serenità l’argomento. Partendo dal presupposto che “il cavoletto di Bruxelles” è uno dei principali protagonisti di “quell’amabile specie di terrorismo verduriero” che ha tormentato più di un’infanzia, alla veneranda età di ventisei anni, ho deciso di affrontare uno dei miei più grandi fantasmi alimentari. Ed eccomi qui, ne sono uscita diciamo quasi vittoriosa!
Patetismi a parte, i cavoletti non sono poi così male, se non mi avessero guastato l’appetito con tante minacce, forse li avrei assaggiati anche prima, in fondo sono carini e apparentemente inoffensivi con la loro delicata forma sferica. Bisogna ammettere che hanno un gusto deciso, ma niente di troppo terribile… e pensare che li consideravo delle “autentiche bombe a mano”. Devo dire che ci sono tre ricette che li rendono adatti al mio “difficile palato”, la prima è la quiche con salsiccia proposta da Roberta, le altre due ve le riassumo qui sotto:
Che tregua sia, ciò non toglie che mi piacerebbe davvero conoscere altri “traumatizzati da Cavoletto di Bruxelles” chissà che racconti leggendari ne verrebbero fuori.
Immagine da repasenfants.unblog.fr

L’asparago di Altedo appartiene alla famiglia delle Liliacee e se ne conltivano quattro diverse varietà: il più diffuso è il Precoce di Argenteuil, poi ci sono Eros, Marte e Ringo. Ha un colore verde vivace, la polpa soda e croccante e la punta ben compatta. L’odore ed il sapore sono molto delicati.
La zona di produzione riguarda le province di Ferrara e Bologna. In queste zone si è soliti consumarli lessi, conditi con un filo d’olio e con una manciata di Parmigiano Reggiano. Si servono anche con uova alla coque, in cui intingerli, oppure al forno.
Si abbinano a dei vini bianchi intensi, giovani e secchi, di media corposità e con un’adeguata intensità gusto-olfattiva in base alla modalità di cottura.
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Cosa mettiamo nel carrella della spesa a Novembre? Quali sono gli alimenti di stagione di questo periodo? Iniziando con la frutta, ve ne cito soprattutto due: arance e cachi. Le prime devono avere una buccia ben soda e colorata d’arancio ed avere un profumo più intenso rispetto ai restanti mesi dell’anno. I cachi, nelle due varianti comuni e alla vaniglia, devono essere perfettamente integri, non cedevoli, ma allo stesso tempo molto teneri.
Per quanto riguarda gli ortaggi, abbiamo già ampliamente parlato di zucca, ma il vero ortaggio novembrino è il finocchio. Quello che arriva sulle nostre tavole è in genere la versione cosiddetta dolce, “sorella” del finocchio selvatico. I finocchi tondi, cioè quelli bombati, sono ideali per le insalate ed i pinzimoni, Quelli più allungati, invece, sono da preferire cotti.
Infine parliamo di pesce: nei nostri mari, in questo periodo, è facile trovare in abbondanza la gallinella di mare, pesce ottimo sia lessato che nelle zuppe miste di mare. Al momento dell’acquisto deve essere inodore, con pelle lucente.
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