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E’ da un po’ di tempo ormai che faccio collezione di ricette andate a finire nel dimenticatoio; sono piatti che appartenevano alla tradizione culinaria di un determinato luogo, ma che col passare del tempo sono andate un po’ in disuso. Perciò, per “ravvivare” la loro memoria, ogni tanto, da adesso in poi, ve ne riporterò qualcuna. Quella di oggi ha origine sul lago di Como (ma anche di Garda) ed ha alla base un’associazione strana e particolare: pesce e polenta.
Il pesce in questione è l’agone, una sorta di sarda, quindi molto saporito e dal sapore molto intenso, che viene smorzato dalla polenta grigliata, dal gusto molto più delicato. Naturalmente è un pesce di lago e viene consumato quasi esclusivamente essiccato e sotto sale; a questo punto prende il nome di missoltini, o misultit in dialetto.
Il pesce viene dapprima lavato con abbondante aceto, per eliminare residui di sale e di grasso; poi viene pressato leggermente, con un batticarne e, a questo punto, viene grigliato per pochi minuti e cosparso con prezzemolo tritato. Se qualcuno di voi, ha dei ricordi legati a tale ricetta, ci faccia sapere!
Gli ingredienti per 4 persone sono: 400 gr di pizzoccheri freschi, 1/3 di verza, 1/2 bicchiere di vino rosso, 2 salsicce, 1 cipolla, 1 mozzarella, 30 gr di pecorino romano, 1 manciata di olive nere denocciolate, 1 cucchiaio di burro, 30 gr di parmigiano grattugiato, 50 gr di formaggio a scelta, sale, olio e pepe q.b.
Lavate e tagliate la verza e la cipolla. in una pentola mettete a rosolare la cipolla con il burro, dopo qualche minuto aggiungete un po’ d’olio e la verza. Aggiungete il vino rosso ed un po’ d’acqua e fate cuocere a fuoco medio con il coperchio. A parte, spellate e sbollentate le salsicce. Fatele rosolare in un padellino senza aggiungere olio, dopo averle tagliate.
Mettete il sale, poco perchè ci saranno i formaggi ad insaporire, ed il pepe nella verza, ed unite la salsiccia e le olive. Tagliate i formaggi a dadini. Prendete una teglia e copritela con la carta forno. Mettete un filo d’olio sul fondo e poi unite la verza ai formaggi a dadini. In ultimo cospargete un po’ di parmigiano ed infornate a 180-200° C per 40 minuti circa.

Cosa sono i pancakes, oramai lo sappiamo più o meno tutti: queste specie di crepes, un po’ più spesse, ora spopolano anche in Italia all’interno di brunch o colazioni particolari. Ma da dove arrivano di preciso? E come mai sono così diffusi sulle tavole della colazione in tutte le case statunitensi?
Iniziamo col dire che sono tradizionali del Nord America, appunto, ma sembra che la loro origine sia tutta tedesca: i Pfannkuchen dalla Germania, da cui i pancakes derivano, hanno storia più antica e rappresentavano il pasto mattutino degli immigrati tedeschi che si erano trasferiti negli Stati Uniti durante il diciannovesimo secolo. In America del nord i pancakes sono chiamati anche jotcakes o griddlecakes, ma anche in Inghilterra si consumano tradizionalmente in un giorno dell’anno, che è il Pancake day, ovvero il nostro martedì grasso.
Il diametro dei pancakes è di circa 12-15 cm e vengono conditi soprattutto con sciroppo d’acero, confettura e miele, nella versione “dolce”. Si consumano anche salati, preparando del burro fuso da mettere sul pancake caldo, insieme ad uova e bacon.
Foto | Flickr

Ricetta colorata per un pranzo o una cena per festeggiare il carnevale: cannelloni ripieni di ricotta e spinaci e cotti al forno con uno strato abbondante di besciamella.
Gli ingredienti per 4 persone sono: 500 grammi di ricotta di pecora, 400 grammi di spinaci, parmigiano grattugiato, 1 litro di besciamella, 1 confezione di cannelloni, sale e pepe.
Pulite, lavate e cuocete gli spinaci in abbondante acqua salata. Scolateli bene e tritateli. Scolate per bene anche la ricotta e poi unite in una terrina la ricotta, il parmigiano e gli spinaci, amalgamando fino ad ottenere un composto molto morbido e asciutto. salate e pepate. Riempite i cannelloni con l’impasto ottenuto. Poi cospargete il fondo di una teglia con un po’ di besciamella e adagiatevi i cannelloni. Versate altra besciamella , una manciata di parmigiano e dei piccoli fiocchi di burro, ed infornate a forno caldo, facendo cuocere a 200° C per 20-30 minuti.
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Ho pensato: tra tutti i nostri lettori ci sarà pure qualche coppia vegana, o no? Perciò questo è un post dedicato a loro, con una proposta di menù per san Valentino senza alimenti di origine animale e pieno di spezie, di cui è conosciuto da sempre l’effetto afrodisiaco.
E per chi, come me, non ama moltissimo questa festa, basta considerare questa proposta di menù come un insieme di ricette utili per trascorrere una serata qualsiasi a lume di candela e con la persona che si ama accanto.
Cominciamo dagli antipasti, anzi dall’aperitivo, con un buon bicchiere di vino e delle olive taggiasche aromatizzate agli agrumi (arancia, pompelmo e limone, più un pugno di semi di finocchio). Poi si continua con dei crostini con caviale di melanzane ed un patè di lenticchie. Come piatto principale, prepariamo un buon cous cous con ratatouille di verdure e poi via ai dolci, per non appesantirci troppo: baci di dama al cioccolato e mandorle (posto la ricetta nei prossimi giorni, promesso) e zenzero candito, da accompagnare con un rinfrescante infuso di karkadè. E buona serata vegan-romantica a tutti i nostri amici amanti degli animali!
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Non me ne vogliano i paladini delle castagnole se ne utilizzo impropriamente il nome per utilizzarlo nella descrizione di quelle che in realtà castagnole non lo sono. Gli ingredienti per la realizzazione sono: 1 kg di farina, 500 gr di acqua tiepida, 1 cubetto di lievito di birra, 1 pizzico di sale, 2 cucchiai di miele. Per il ripieno e la salsa gli ingredienti sono: mozzarella o provola affumicata, 150 gr di prosciutto cotto, passata di pomodoro ed olio extra vergine di oliva ed olio di semi per friggere q.b. Potete utilizzare altri ripieni a piacimento.
Fate una fontana con la farina e mettete al centro il miele. In un po’ di acqua tiepida sciogliete il lievito che andrete a mettere al centro della fontana. Iniziate a mescolare con una forchetta ed aggiungete l’altra acqua, incorporando la farina un po’ per volta. Quando l’impasto sarà più difficile da lavorare utilizzate le mani per farlo diventare una palla compatta e liscia. Lasciate lievitare coperto per un’ora e mezza. Trascorso questo tempo dividete l’impasto in palline e fate lievitare ancora per almeno un’altra ora.
A questo punto prendete una pallina, allargatela con le mani e mettetevi del prosciutto cotto e la mozzarella o scamorza e richiudete riformando la pallina. Ripetete l’operazione tante volte quante sono le palline. Prendete un tegame e mettete l’olio di semi. Quando l’olio è a temperatura friggete le palline avendo cura di girarle per farle dorare da tutti i lati. Scolatele su carta assorbente. Potreste scegliere di lasciarne qualcuna vuota, ma ricordatevi di aggiungere il sale poiché risulteranno meno saporite. Preparate la salsa di pomodoro, stemperandola ed aggiungendo sale ed olio e se volete una foglai di basilico o dell’origano. Servite le vostre castagnole infilzate nei bastoncini o direttamente nel piatto con un po’ di salsa.
Chissà quanta roba avremo fritto in questi giorni: dalle verdure al pesce, per finire con i formaggi… Ma siamo sicuri di avere fatto una frittura a regola d’arte? Se non l’abbiamo fatto, ecco alcuni suggerimenti per avere un risultato migliore le prossime volte.
Innanzitutto va scelto l’olio giusto, che è quello che ha un alto “punto di fumo” e che, quindi, non bruci facilmente. Poi vanno usate padelle profonde e dal fondo pesante, preferibilmente in ferro o acciaio. E poi: evitiamo di riempire al padella con troppo cibo, ma friggiamo poco per volta, lasciando abbondante spazio tra gli alimenti.
Regoliamo la fiamma per mantenere la temperatura adeguata ed evitare che il cibo si bruci. Infine, adagiamo il cibo fritto su abbondante carta assorbente, per allontanare l’olio in eccesso. Dulcis in fundo, smaltiamo bene l’olio usato, evitando di gettarlo nel water o nel lavandino!
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Zampone, cappello del prete, cotechino, salama da sugo … Questi sono solo alcuni tra i cosiddetti salumi da cuocere che si mangiano, anche ma non solo, durante le feste di Natale. Rappresentano una leccornia della salumeria made in Italy, e trovano la loro massima espressione durante le feste natalizie.
In genere vengono venduti freschi, perciò vanno tenuti a bagno almeno un’ora prima di essere cotti. I tempi di cottura variano a seconda del peso: circa 2 ore per un salume da 500 grammi e 3 per uno da un kilo. Una volta acquistati si conservano per una settimana, in frigo, avvolti in un telo, per evitare che l’involucro si secchi eccessivamente.
Prima della cottura vanno bucherellati e poi vanno cotti in acqua fredda, avvolti sempre da un telo. Quelli precotti richiedono una cottura più breve, dai 30 ai 40 minuti.
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L’abbinamento capesante, o cappesante, con il tartufo è eccezionale e con questa ricetta farete un figurone durante il cenone della vigilia di Natale, perchè si tratta di un piatto molto raffinato, ma altrettanto facile da preparare.
Gli ingredienti per 4 persone sono: 12 capesante, 100 grammi di burro, 1 cipolla, 1 bicchiere di vino bianco, 35 grammi di farina, mezzo bicchiere di panna, tartufo, sale e pepe.
Come prima cosa estraete le capesante dal loro guscio. Poi fate sciogliere metà del burro in una casseruola e fatevi appassire la cipolla tritata. Unite al soffritto le capesante sgocciolate e bagnate col vino, facendo evaporare. Coprite con acqua, salate e pepate e fate cuocere per 10 minuti. Fate fondere il resto del burro e stemperatevi la farina. Togliete le capesante dal fondo di cottura, filtratelo e versatelo nel composto di burro e farina, mescolando. Incorporate poi la panna e fate cuocere per 2 minuti. Aggiungete le capesante e fatele gratinare. Servite con scaglie di tartufo ed insalatina.
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Quando si parla di capitone, a me viene in mente subito il Capodanno. Dalle mie parti, infatti, sia per il cenone che per il pranzo del giorno successivo, questo pesce un po’ particolare non mancava mai nei giorni di festa.
Il capitone altro non è che un’anguilla che raggiunge il massimo del suo sviluppo. La pesca si concentra soprattutto in alcune zone dell’Italia, in genere le più paludose, come la Toscana e l’Emilia Romagna, ma viene anche importata dalla Francia e dalla Spagna. Si pesca tra l’estate e l’autunno, mentre quelle d’allevamento si trovano tutto l’anno.
In commercio si trova facilmente fresca, affumicata e/o sottovuoto. Se viene acquistata fresca, si deve fare attenzione che sia ancora viva, che le carni siano sode al tatto ed il colore sia brillante. Va consumato subito, per la facile deperibilità delle sue carni, dovuta all’alta percentuale di grassi.
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