Flimè il ristorante cannibale è un progetto... pro Vegetariani!

pubblicato da Manila Benedetto


Come avevo sospettato era una bella guerrilla: ecco infatti svelato cos’è Flimé! Una campagna di sensibilizzazione… VEGETARIANA!

Infatti sul sito si legge che la notizia del consumo di carne umana ha fatto indignare il mondo, l’opinione pubblica ha fatto girare la notizia come una bomba esplosiva. Eppure nessuno si pone lo stesso problema quando si mangia carne di animali. Nessuno si domanda quanto mangiare carne di animali ha conseguenze sul nostro ambiente. Mangiare animali è come mangiare gli uomini. Ogni pezzo di carne è un pezzo di umanità. Sottolinea in grassetto il sito.

Il progetto Flimè è del gruppo vegetariano tedesco VEBU. Un progetto di comunicazione, devo dire, realmente riuscito. Domani, cercheremo di approfondire.

condividi condividi 0 commenti giovedì 02 settembre 2010

Ristorante cannibale Flimé: una guerrilla marketing davvero dis-gustosa

pubblicato da Manila Benedetto

Quella qui sopra è la storia video con intervista al proprietario del ristorante Flimé in merito alla cucina “cannibale” Warì. Quello che fuori dalla notizia di “cronaca” si sta analizzando è l’impatto pubblicitario di questa notizia. Gli art director di tutto il pianeta si mangiano le dita per la genialità della trovata, che ormai sembra a tutti gli effetti uno spot pubblicitario. L’orrido, in effetti, attira. Come diceva una lettrice nei commenti, se c’è un incidente tutti si fermano a guardare il sangue e se non c’è un pochino ci restano male.

Alla stessa maniera Flimé “fa rabbrividire” ma anche incuriosire. Quando l’8 settembre qualcuno dirà la verità a riguardo, anche perché nel menù si parla di “carne” in generale mica di carne umana, i primi ad essere “presi in giro” saranno tutti quelli che si sono mobilitati per protestare in piazza, dando ancor più risalto e risonanza al ristorante. Quello che mi piacerebbe scoprire, è quanta gente ha realmente compilato e spedito il modulo di adesione, e come verranno usati questi dati: se la mossa è pubblicitaria, come ormai pare evidente, allora i volontarti donatori dovrebbero perlomeno avere in premio una cena.

Perché ormai sono sicura si tratti di pubblicità? Basta dare un’occhiata al sito-guru del marketing-guerrilla per capire. Infatti, viene spiegato che

    Guerrilla Marketing è un insieme di tecniche di comunicazione non convenzionale che consente di ottenere il massimo della visibilità con il minimo degli investimenti, concorre allo sviluppo delle strategie di mercato attraverso la messa in scena di pseudo-eventi concepiti in integrazione all’immagine dell’azienda, sfrutta il bisogno di novità dei mezzi comunicazione e la permeabilità dei suoi meccanismi per promuovere idee, marchi o prodotti, programma e inocula nel sistema media virus memetici in grado di autoreplicarsi nelle menti dei consumatori.

insomma tutte caratteristiche che la diffusione della notizia di Flimé - ristorante cannibale ha. Loro lo hanno fatto con gli ufo, perché Eduardo Amado non può farlo con i cannibali?

condividi condividi 3 commenti domenica 29 agosto 2010
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Flimé, il ristorante cannibale a Berlino

pubblicato da Manila Benedetto

Bufala o realtà? Non si sa ancora, fatto sta che la notizia di questi giorni è l’apertura di un ristorante cannibale a Berlino, il Flimé. Il proprietario è Eduardo Amado, che già ne possiede uno in Brasile ed ha deciso di spostare questa tradizione Wari anche in Europa. Naturalmente l’opinione pubblica si è divisa e qualcuno sta anche pensado che forse si tratta di una trovata pubblicitaria, ma da fonti vicine all’imprenditore proprietario pare proprio che sia tutto reale.

L’apertura è prevista per l’8 settembre: nel menu carne umana (ma non solo), offerta da gente comune (sul sito è disponibile un modulo per cedere parti del proprio corpo), ma per ora nessuno si è ancora fatto avanti. L’operazione ospedaliera, inoltre, per asporate i pezzi “donati” è a carico del ristorante, che però entra in possesso della carne donata e può decidere come e se cucinarla. Sul sito, nella versione tedesca, c’è anche un appello a chirurghi dalla mentalità aperta.

La cucina Wari nasce dalla tribù Waricaca, originaria della foresta Amazzonica brasiliana e poi decimata dagli europei, che teorizzava che “mangiare è molto più che soddisfare la fame” (la frase è presente anche sul sito di Flimé) ed usava come ingrediente la carne dei nemici uccisi in battaglia.

Chi sarà il primo cliente del ristorante?

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Ristoranti: La Scesa a Talamone (Grosseto)

pubblicato da roberta

Ha cambiato almeno tre volte gestione nella sua storia, La Scesa, ristorante ad ambientazione marinara nel bellissimo centro storico di Talamone, rinomata località balneare sulla Costa d’argento in Toscana.

Le sale del locale non sono molto grandi e i colori con cui sono dipinte richiamano le atmosfere del mare e del cielo: con gli arredi e l’apparecchiatura a tavola sembra di essere su una barca di pescatori particolarmente chic.

La scelta del menu, va dalla cucina marinara con il pesce tipico della zona, a una ben più informale pizza con gli amici, magari da gustare dopo una giornata in barca a Cala di forno o veleggiando verso l’Isola del Giglio o a rosolarsi sulla spiaggia di scoglio, in uno dei tavoli all’aperto sotto al gazebo della splendida piazza IV Novembre.

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Ristoranti: Oste scuro a Braccagni di Grosseto

pubblicato da roberta

Un locale certamente un po’ diverso da quelli della zona, questo Oste scuro che si trova a nord di Grosseto e che, con l’aiuto dei presidi di Slow food, offre una sublime cucina maremmana in particolare e toscana in generale, con qualche felicissima incursione nel pesce.

Dall’esterno, appena arrivati, viene da dire “O mio Dio, ma dove siamo capitati?!”, ma appena entrati e, soprattutto, appena seduti a tavola e dato uno sguardo al menu, ci si ricrede immediatamente.

Il locale è semplice e moderno, con delle lavagne dalle quali si può prendere spunto per la cena: lì, infatti, troverete le specialità del giorno, cucinate in base alla freschezza degli ingredienti, sempre di egregia qualità, e alla fantasia del cuoco.

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Ristoranti particolari: il “Conflict Kitchen” di Pittsburgh

pubblicato da Robo

Ristoranti particolari: il Conflict Kitchen di Pittsburgh

Gli amici di ArtsBlog segnalano un ristorante veramente particolare: si chiama Conflict Kitchen, si trova a Pittsburgh (in Pennsylvania) e serve piatti scelti dalle cucine tradizionali esclusivamente di paesi in guerra contro gli Stati Uniti. La rotazione del menù è quadrimestrale ed è l’occasione per approfondire – anche tramite eventi, performance, discussioni – la cultura del paese che poi si trova nel piatto.

Il primo appuntamento è con la cucina iraniana e il ristorante viene quindi ribattezzato come Kubideh Kitchen, dal kubideh che è

un piatto di carne grigliata, spesso agnello, servita con cipolle, spezie e aromi, succo di limone, ottima con il riso. Lo ritroviamo nel pane arabo servito con menta, basilico, limone e cipolla, in un packaging apposito: un involucro su cui sono stampate interviste di iraniani residenti a Pittsburgh e in Iran sul tema del cibo e poesie sull’attuale clima politico.

Qual è il ristorante più strano o più particolare nel quale avete mangiato? Io ne ricordo uno in Colombia, per la precisione a Cartagena de las Indias, in cui servivano delle ottime frittate a base di formiche culone e un altro, sempre in Colombia, sulle Isole del Rosario, costituito da semplicissime capanne direttamente sulla sabbia in cui veniva servito del pesce spettacolare.

Foto | Kubideh Kitchen

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Pizzerie a Roma: Mamarò.

pubblicato da Alessia

Pizzeria romana mamarò nel quartiere san lorenzo
Sita nel famoso quartiere studentesco di San Lorenzo, questa pizzeria è ormai una realtà ben affermata, grazie all’ottima attenzione delle materie prime e alla professionalità e simpatia dei proprietari. La pizza si avvale di una lievitazione naturale e lenta che la rende digeribile, le farine sono rigorosamente senza ogm, e gli impasti sono di due tipi, a seconda della preferenza tra la scuola fina alla romana o la alta napoletana.

Da provare assolutamente sono le pagnottelle in tutte le loro declinazioni, dalla classica a quella con le verdure. Ottime anche le bruschette, meno degni di nota sono i fritti. Le birre alla spina sono del friulano e moderno birrificio Castello. Mamarò non ha un parcheggio di proprietà, ma è convenzionato con uno sito nella stessa via al civico 104 ed è gratuito per i clienti.

Dal martedì alla domenica si ha la possibilità di mangiare a € 10, 00 con l’offerta pizza a volontà, rispettando così l’anima del popoloso quartiere e dei suoi frequentatori. Il locale è informale ed accogliente. Vi consiglio vivamente di prenotare, poichè è spesso pieno.

Pizzeria Mamarò
Via dei Sabelli 26/a
tel. 06.44340944

Foto |Mamarò

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Ristoranti giapponesi a Bologna: Haiku

pubblicato da Valeria

Haiku: ristorante giapponese

L’Haiku è un ristorante carino e senza troppe pretese. L’ambiente è molto piacevole e rilassante: dispone di due sale di medie dimensioni, ognuna con circa 40 coperti. Ideale per pranzi di lavoro o cene tra amici.

Interessante il tavolo coi cuscini a terra che vuole richiamare vagamente il ristorante tradizionale giapponese. Facilmente raggiungibile in macchina, non ci sono assolutamente problemi di parcheggio.

La cucina è decisamente fusion, con alcuni piatti giapponesi: su tutti il sushi. Ho assaggiato la classica barca e non sono rimasta troppo delusa. I trancetti di salmone fresco erano veramente ottimi, purtroppo non posso dire lo stesso del tonno ma, del resto, trovare la ventresca fresca di ottima qualità in Italia è piuttosto difficile e costoso: mi rendo conto quasi tutti i ristoranti usino semplici tranci di tonno fresco.

Haiku: ristorante giapponeseHaiku: ristorante giapponese

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Ristoranti: Coco Pazzo a Torino

pubblicato da roberta

Così come ci sono locali che, nonostante le proposte in menu, uno le considera sempre solo come pizzerie, così ci sono giorni in cui, ripeto, nonostante le golosità che fanno l’occhiolino dalla carta, non si vuole mangiare altro che pizza.

Era una domenica sera di quel tipo, quella in cui sono andata da Coco Pazzo a Torino, un nome, pare, diffuso in tutte le parti del mondo per un ristorante, proprio come Fido per un cane. Saranno stati gli arredi spartani e colorati o l’enorme forno a legna che ha cancellato dalla mia fantasia le carni e i pesci in bella mostra, ma io mi sono seduta che volevo la pizza e sono stata irremovibile.

Evidente la delusione del cameriere che invano aveva cercato di pubblicizzare il piatto del giorno, strascinati al sugo di pesce (e qui c’è stata una disputa tra me, che sostenevo fosse una pasta lucana, e lui che la considerava a tutti gli effetti pugliese), ma è andata così anche grazie alle sue confidenze sul fatto che metà del personale è meridionale, informazione che ha contribuito a incrinare le mie reticenze sull’ordinare una pizza a nord di Roma.

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Ristoranti: La Dentera a Torino

pubblicato da roberta

È dalla storica tranvia ‘a dentiera’ Torino-Superga, unica nel suo genere in Italia e attiva dal 1884, ai piedi dell’omonima collina tristemente famosa per lo schianto aereo che decimò il Grande Torino nel 1949, che prende il nome il ristorante-pizzeria La Dentera, un po’ piemontese un po’ panitalico.

L’ambiente è grande e articolato, arredato con semplicità. Visto che la numerazione dei tavoli è indicata con antiche palette ferroviarie, c’era da aspettarsi qualcosa di più sul tema anche nel resto della sala o nelle vettovaglie, ma in questo siamo rimasti delusi.

Non ci lasciamo tentare dall’enorme forno a legna che campeggia oltre l’entrata, e optiamo per un menu sobrio che si apre con un antipasto a base di insalata cruda di carciofi al limone ben condita e fresca: i carciofi non avevano ‘barba’, non erano anneriti ed erano teneri. La qualità è quella di Albenga, come insegna la filosofia del km 0.

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