
Château Pommard, chi non ne ha mai sentito parlare? Fin dalla storia è stato un riferimento dell’enologia mondiale, con il suo suolo argillo-calcareo del primo giurassico, come lo si trova in tutta la Borgogna ed in parte dell’alsazia, e le sue uve di pinot nero, hanno regalato nettari preziosi, quasi leggendari. Cosa rimane oggi di tutto questo?
Il Castello è stato diviso nel corso della storia ed ora, la parte più importante è una spoetizzante macchina per fare soldi. Con €18,00 euro si può visitare la mostra, che cambia annualmente, quest anno dedicata a picasso, il piccolo, ma grazioso museo del vino, il giardino alla francese, la statua di Dalì, una visita guidata alle cantine ed un breve, brevissimo accenno alle vigne.
Ovviamente si ha anche il diritto a 3 assaggi. A me,come al resto del gruppo, sono capitati dei bicchieri sporchi, temperatura di servizio dei vini, sbagliata ed anche un insetto nello stesso. Per un simile prezzo mi sarei aspettata un altro trattamento e più informazioni su come si produce il vino,o la lavorazione in vigna.
Chissà se brindavano alla salute di qualche vescovo con questa bevanda a base di vino cotto aromatizzato… bisschop, infatti, (la ricetta è niente più che una variante del nostro vin brulè) in Olanda significa vescovo e certamente il nome di questa bibita deve avere qualche origine particolare che però non sono riuscita a trovare. Magari potrete aiutarmi voi. Intanto, anche se la stagione non è proprio adatta, possiamo fare cin cin con questa bevanda in caso di vittoria olandese.
Cosa vi occorre: ¾ di litro di vino rosso corposo, ¾ di litro d’acqua, il succo di 1 limone e ½, il succo di 2 arance, 6 chiodi di garofano, 1 pezzetto piccolo di cannella, zucchero q.b.
Come si prepara: in un recipiente mescolate il vino con il succo di limone, il succo delle arance, i chiodi di garofano e la cannella. Ponete il tegame sul fuoco e scaldate a fiamma bassa, evitando di farlo bollire. Togliete dal fuoco, aggiungete subito zucchero a piacere mescolando in modo che si sciolga e assaggiando e servite. Da provare anche freddo.
Foto | Flickr

Era di appena una settimana fa il post nel quale chiedevo più responsabilità ai produttori per non ledere la nostra immagine nel mondo, ma anzi, di rafforzarla tramite i nostri prodotti di qualità. Poi ho letto il post pubblicato sul blog dell’azienda di Poggio Argentiera, dal quale apprendo che in qualche modo misterioso è scomparso l’obbligo di imbottigliamento nella zona di produzione, per l’appellazione Morellino di scansano.
Questo vino Toscano è divenuto DOCG nel 2007, e quella norma, oltre a garantire al consumatore chiarezza e sicurezza, era stata fortemente voluta dalla maggior parte dei produttori, aggiungerei io, seri. Questa norma era scomoda a tutte quelle grandi aziende che producono vini differenti e che in questo modo possono imbottigliare dove preferiscono.
Sul sito del consorzio ci sono tutte le cantine aderenti, tanto per farvi un’idea di chi potrebbe beneferciare di questa cancellazione. La cosa che mi dispiace di più è di non essere affatto sorpresa, anche se riesco ad essere ancora indignata da un comportamento del genere. Secondo voi è normale che in Italia accada questo? Quale sicurezza offriamo agli acquirenti esteri?
Foto | Flickr
Verona si riconferma protagonista di uno dei più grandi eventi concernenti il vino, non solo italiano, ospitando la quarantaquattresima fiera del Vinitaly. Con i suoi 4213 espositori, distribuiti su 92325 mq e con 151216 presenze, il Vinitaly si conferma il luogo più importante dove si prendono il maggior numero di contatti.
Vini, distillati, degustazioni e tema, verticali, birre, cocktails e tante iniziative rendono questi 5 giorni densi di appuntamenti. Navette gratuite ed etilometri dovrebbero agevolare il povero degustatore, che proprio in queste manifestazioni dovrebbe non bere tutto quel che assaggia. Il biglietto può essere acquistato direttamente sul sito, dove si trovano anche informazioni su come raggiungere Verona, e dove alloggiare.
Per chi non avesse troppo tempo si può andare anche un solo giorno ed a questo proposito ricordo che trenitalia ha delle tariffe agevolate per chi compra il biglietto andata e ritorno in giornata. Organizzando bene il proprio giro si riesce a degustare quei produttori ai quali si è interessati. Personalmente la trovo una manifestazione un po’ troppo caotica, ma un’ esperienza utilissima da provare almeno una volta.
Foto | Vinitaly

Si è concluso venerdì il grande evento sulla Borgogna vitivinicola. La degustazione riguardante i vini di Vougeot si è tenuta nell’omonimo castello che vedete nella foto. In generale, è stata una manifestazione ben organizzata, con navette veloci e puntuali. L’ unica grande pecca, anche in un’ottica turistica, è il mancato collegamento tra la stazione del treno di Auxerre e Chablis, che dista 20 km. Se vi dovesse capitare di andarci, le possibilità sono: l’autostop, il costoso taxi o l’ecologica bici, stagione permettendo.
Per quasi tutta la Borgogna, l’annata 2007 è considerata più minerale rispetto alla 2008, e da bere prima, al contrario, il millesimo 2008, è stato più ricco di polpa ed invecchierà meglio, poichè c’è stata una maturazione tardiva e la vendemmia è stata un po’ complicata, quindi cernita attenta degli acini. Sono tutti daccordo sulla 2005 come grande annata del decennio, ma ancora troppo giovane da bere ora. Per quel che riguarda il 2003 soprattutto per lo Chablis, grandi risultati inaspettati per alcuni grand cru, per tutte le altre denominazioni, pessima annata. Il 2009 è stato molto equilibrato, ci si aspetta grandi cose ma è ancora presto per parlare.
Ho trovato un po’ penalizzante per i vini stessi, portare in degustazione l’ultima annata, visto che quasi tutti i vini, eccezione fatta per l’aligotè, si esprimono al meglio dopo qualche anno di affinamento. Molti produttori, hanno portato i loro campioni di botte, poichè non avevano più il 2007 da far assaggiare. In conclusione direi che è una manifestazione molto interessante, che non solo offre una panoramica sull’intera Borgogna, anche spumantistica, ma permette una visione più approfondita della microzona, che qui, cambia di metro in metro.
Per tutti gli appassionati del buon bere, prima di Pasqua c’è un appuntamento imperdibile che riguarda la Borgogna vitivinicola. I Grands Jours de Bourgogne, arrivata quest’anno alla decima edizione, è la manifestazione più attesa dagli amanti dello chardonnay e del pinot noir.
Le degustazioni si svolgono in diverse città francesi e durante più giorni, con la possibilità di scegliere l’appuntamento al quale si è più interessati per i giorni di martedì, mercoledì e venerdì. Fondamentale sarà l’ iscrizione, che consentirà di partecipare alle degustazioni scelte, con annessi buffets. L’ entrata alle degustazioni è completamente gratuita ed è un’ottima occasione per scoprire anche le bollicine, che in questa regione si chiamano cremant, per distinguerle da quelle della champagne.
Le cene invece sono a pagamento, ma è tutto ben specificato, in inglese ed in francese. Differenti sono i temi degli incontri, per scoprire le loro denominazioni, i vini e le moltitudini di “vignerons” che vi partecipano basta cliccare sul sito GJdB.
Purtroppo non ho aggiornamenti sulle vicende scandalose che riguardano la Toscana vitivinicola “furbetta”. Ma mentre da un lato della medaglia leggiamo di tagli con vini non permessi sia per il Chianti che per il Brunello, dall’altro ci sono aziende piccole, che lavorano con fatica e tenacia, che non hanno grande visibilità o i numeri per imporsi e che pagano ingiustamente la sfiducia del consumatore finale, che fa di tutta un’erba un fascio. Questo potrebbe essere scongiurato dichiarando chiaramente chi sono i personaggi e le aziende coinvolte, in modo da non trascinare tutti nel baratro dello scandalo.
In questo 2010 ho avuto la fortuna di conoscere artigiane di un Nobile vino, quello di Montepulciano. Due donne che respirano la vigna ed ascoltano il loro vino. Dora, è una donna con delle mani che raccontano più di quanto possa fare lei, sebbene ne abbia di cose da dire. Patrizia, parla della vita in cantina, delle fatiche dei delestages manuali, del lavoro duro che c’è da fare anche qui, se non si usano macchinari. Possibile che non riusciamo ad imporre a noi stessi esempi eroici come questi e promuoverli nel mondo? Perchè dobbiamo dar retta ad un wine writer qualunque, che con molta probabilità, un vigneto l’ha visto solo da un elicottero?
Queste ragioni mi portano a guardare con maggiore attenzione alla Toscana, e questa volta la scelta è andata all’azienda Poderi Sanguineto. Niente certificazioni, niente pratiche biodinamiche ma solo buon senso, quello che ci ha fatto conoscere nel mondo. Rapporto qualità/prezzo buono, vini senza fronzoli, puliti, eleganti, genuini senza essere rustici. La visita nella loro azienda può trasformarsi in un’esperienza meravigliosa, di quelle che ricordi a distanza di anni con affetto, e poi detto fra noi, sono famose per la loro simpatia, ospitalità e ottima cucina.
A Mezzane di Sotto in provincia di Verona è situata l’azienda vitivinicola Corte Sant’Alda. Diciannove ettari di terreno biologico certificato e coltivato secondo i principi della biodinamica. Anni di degustazione di Amaroni imponenti, con sentori di confettura di prugne, di spezie calde e di frutta molto matura, con l’ alcool che può raggiungere i 17%, mi hanno fatto tralasciare questo vino perchè troppo impegnativo.
Nella manifestazione dei vini Naturali, ho avuto modo di conoscere un amarone fedele alla sua tipologia, ma molto equilibrato, elegante e con un’acidità che non ho mai riscontrato in altri. Vino importante e non certo da tutti i giorni, ha comunque una beva più facile ed invitante. Ma la vera rivelazione di questa azienda, secondo me, è il loro Valpolicella, pulito, onesto ottimo, fruttato e speziato, come non se ne trovano in giro.
Per tutti i loro vini, vengono usati unicamente i lieviti indigeni e questo permette di esprimere al meglio il territorio poichè un lievito selezionato snatura il prodotto apportando profumi diversi. I vini naturali non devono per forza avere ossidazioni marcate, spunti acetici, ma possono essere equilibrati, ben fatti e buoni, come Corte Sant’Alda dimostra.
Sarà ancora la capitale romana il palcoscenico di un altro evento enologico il 12, 13 e 14 febbraio all’ Hotel del Parco dei Principi. Il Merano Wine Festival è il promotore di questa manifestazione, che vede protagonisti giornalisti di tutto il mondo, enologi nostrani ed esteri e grandi produttori.
Molti saranno i convegni con temi differenti, tenuti da proprietari di aziende vitivinicole famose e da enologi di fama internazionale, come quello sui grandi cabernet nel mondo o che parlano di riesling. Altrettanto numerose le degustazioni guidate ed i seminari sul vino.
Il prezzo per una giornata è di € 20,00 con orario di entrata alle ore 10 e di uscita alle 22. Per maggiori dettagli ed informazioni potete visitare il sito del Merano Wine Festival.
Foto | MWF
Gli ingredienti per 4 persone sono: 4 filetti di manzo del peso di circa 200 gr; 100 gr di uva sultanina; 1 carota; 1 cipolla; 50 gr di burro; 1 l di vino rosso; 3 foglie di alloro, 1 rametto di timo; 1 rametto di rosmarino; 2 tazze da tè di cognac; 1 cucchiaio di cacao amaro in polvere; sale e pepe in grani q.b. In una ciotola mettete la carota lavata, mondata e tagliata a dadini, insieme alla cipolla affettata, l’ alloro, il timo, il rosmarino, 1 tazza di cognac, il sale, il pepe in grani ed i filetti, coprendo il tutto con il vino.
Coprite con la pellicola e lasciate la carne a marinare per 12 ore. In un’ altra ciotola versate il resto del cognac e l’uva sultanina. Scolate la marinatura della carne, prelevando la carota e la cipolla. In una padella fate sciogliere 25 gr di burro e aggiungete la carota e la cipolla finchè non si caramellizzano ed aggiungete il succo della marinatura, fate cuocere a fuoco basso per 20 minuti, finchè la sanlsa non si sarà ristretta.
Togliete dal fuoco ed aggiungete il cacao mescolando bene. A questo punto unite anche l’uva sultanina. Al momento di portare in tavola, unite il burro rimasto, ed a fuoco vivo cuocete i filetti, girandoli. Impiattateli unendo la salsa di cottura.
Foto | Flickr