Per tutti gli appassionati del buon bere, prima di Pasqua c’è un appuntamento imperdibile che riguarda la Borgogna vitivinicola. I Grands Jours de Bourgogne, arrivata quest’anno alla decima edizione, è la manifestazione più attesa dagli amanti dello chardonnay e del pinot noir.
Le degustazioni si svolgono in diverse città francesi e durante più giorni, con la possibilità di scegliere l’appuntamento al quale si è più interessati per i giorni di martedì, mercoledì e venerdì. Fondamentale sarà l’ iscrizione, che consentirà di partecipare alle degustazioni scelte, con annessi buffets. L’ entrata alle degustazioni è completamente gratuita ed è un’ottima occasione per scoprire anche le bollicine, che in questa regione si chiamano cremant, per distinguerle da quelle della champagne.
Le cene invece sono a pagamento, ma è tutto ben specificato, in inglese ed in francese. Differenti sono i temi degli incontri, per scoprire le loro denominazioni, i vini e le moltitudini di “vignerons” che vi partecipano basta cliccare sul sito GJdB.
Purtroppo non ho aggiornamenti sulle vicende scandalose che riguardano la Toscana vitivinicola “furbetta”. Ma mentre da un lato della medaglia leggiamo di tagli con vini non permessi sia per il Chianti che per il Brunello, dall’altro ci sono aziende piccole, che lavorano con fatica e tenacia, che non hanno grande visibilità o i numeri per imporsi e che pagano ingiustamente la sfiducia del consumatore finale, che fa di tutta un’erba un fascio. Questo potrebbe essere scongiurato dichiarando chiaramente chi sono i personaggi e le aziende coinvolte, in modo da non trascinare tutti nel baratro dello scandalo.
In questo 2010 ho avuto la fortuna di conoscere artigiane di un Nobile vino, quello di Montepulciano. Due donne che respirano la vigna ed ascoltano il loro vino. Dora, è una donna con delle mani che raccontano più di quanto possa fare lei, sebbene ne abbia di cose da dire. Patrizia, parla della vita in cantina, delle fatiche dei delestages manuali, del lavoro duro che c’è da fare anche qui, se non si usano macchinari. Possibile che non riusciamo ad imporre a noi stessi esempi eroici come questi e promuoverli nel mondo? Perchè dobbiamo dar retta ad un wine writer qualunque, che con molta probabilità, un vigneto l’ha visto solo da un elicottero?
Queste ragioni mi portano a guardare con maggiore attenzione alla Toscana, e questa volta la scelta è andata all’azienda Poderi Sanguineto. Niente certificazioni, niente pratiche biodinamiche ma solo buon senso, quello che ci ha fatto conoscere nel mondo. Rapporto qualità/prezzo buono, vini senza fronzoli, puliti, eleganti, genuini senza essere rustici. La visita nella loro azienda può trasformarsi in un’esperienza meravigliosa, di quelle che ricordi a distanza di anni con affetto, e poi detto fra noi, sono famose per la loro simpatia, ospitalità e ottima cucina.
A Mezzane di Sotto in provincia di Verona è situata l’azienda vitivinicola Corte Sant’Alda. Diciannove ettari di terreno biologico certificato e coltivato secondo i principi della biodinamica. Anni di degustazione di Amaroni imponenti, con sentori di confettura di prugne, di spezie calde e di frutta molto matura, con l’ alcool che può raggiungere i 17%, mi hanno fatto tralasciare questo vino perchè troppo impegnativo.
Nella manifestazione dei vini Naturali, ho avuto modo di conoscere un amarone fedele alla sua tipologia, ma molto equilibrato, elegante e con un’acidità che non ho mai riscontrato in altri. Vino importante e non certo da tutti i giorni, ha comunque una beva più facile ed invitante. Ma la vera rivelazione di questa azienda, secondo me, è il loro Valpolicella, pulito, onesto ottimo, fruttato e speziato, come non se ne trovano in giro.
Per tutti i loro vini, vengono usati unicamente i lieviti indigeni e questo permette di esprimere al meglio il territorio poichè un lievito selezionato snatura il prodotto apportando profumi diversi. I vini naturali non devono per forza avere ossidazioni marcate, spunti acetici, ma possono essere equilibrati, ben fatti e buoni, come Corte Sant’Alda dimostra.
Sarà ancora la capitale romana il palcoscenico di un altro evento enologico il 12, 13 e 14 febbraio all’ Hotel del Parco dei Principi. Il Merano Wine Festival è il promotore di questa manifestazione, che vede protagonisti giornalisti di tutto il mondo, enologi nostrani ed esteri e grandi produttori.
Molti saranno i convegni con temi differenti, tenuti da proprietari di aziende vitivinicole famose e da enologi di fama internazionale, come quello sui grandi cabernet nel mondo o che parlano di riesling. Altrettanto numerose le degustazioni guidate ed i seminari sul vino.
Il prezzo per una giornata è di € 20,00 con orario di entrata alle ore 10 e di uscita alle 22. Per maggiori dettagli ed informazioni potete visitare il sito del Merano Wine Festival.
Foto | MWF
Gli ingredienti per 4 persone sono: 4 filetti di manzo del peso di circa 200 gr; 100 gr di uva sultanina; 1 carota; 1 cipolla; 50 gr di burro; 1 l di vino rosso; 3 foglie di alloro, 1 rametto di timo; 1 rametto di rosmarino; 2 tazze da tè di cognac; 1 cucchiaio di cacao amaro in polvere; sale e pepe in grani q.b. In una ciotola mettete la carota lavata, mondata e tagliata a dadini, insieme alla cipolla affettata, l’ alloro, il timo, il rosmarino, 1 tazza di cognac, il sale, il pepe in grani ed i filetti, coprendo il tutto con il vino.
Coprite con la pellicola e lasciate la carne a marinare per 12 ore. In un’ altra ciotola versate il resto del cognac e l’uva sultanina. Scolate la marinatura della carne, prelevando la carota e la cipolla. In una padella fate sciogliere 25 gr di burro e aggiungete la carota e la cipolla finchè non si caramellizzano ed aggiungete il succo della marinatura, fate cuocere a fuoco basso per 20 minuti, finchè la sanlsa non si sarà ristretta.
Togliete dal fuoco ed aggiungete il cacao mescolando bene. A questo punto unite anche l’uva sultanina. Al momento di portare in tavola, unite il burro rimasto, ed a fuoco vivo cuocete i filetti, girandoli. Impiattateli unendo la salsa di cottura.
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Sono rimasta proprio di sasso nell’apprendere la notizia del 10 dicembre: questa volta ad essere indagata per frode è la denominazione storica del chianti. Sembra che da queste parti siano un po’ recidivi nel prendere in giro il consumatore, atteggiamento strano per una regione che ha a disposizione molte risorse: culinarie, paesaggistiche, culturali…
Da quanto si desume, quest anno si è raccolto poco a causa della crisi, e la mancanza di uve è stata aggirata acquistandone altra di bassa qualità, proveniente soprattutto dal sud. Si parla di 10 milioni di litri sofisticati e venduti come docg ed igt. La storia dovrebbe insegnare ed invece siamo davanti ad un caso simile a Brunellopoli. I soggetti indagati sono 17 e 42 le aziende coinvolte, insieme ad enologi di fama internazionale di cui ancora non sappiamo i nomi.
Stiamo distruggendo la credibilità dell’unico settore attivo nella nostra bilancia dei pagamenti. Forse è davvero ora di presentare il conto a coloro che perseguono questo tipo di atteggiamento a cominciare dai Brunelli merlottizzati. Speriamo che il ministro Zaia diventi più incisivo e metta la parola fine a queste storie che poco ci fanno onore nel mondo.
A Roma, in via della Conciliazione, all’Hotel Columbus, il 30 e 31 gennaio ed il 1 febbraio si terrà la degustazione dei vini Naturali. Un evento che coinvolge tutti quei vini che sono frutto non solo dell’uva, ma di una agricoltura attenta e sostenibile, sia essa biologica, biodinamica o semplicemente riguardosa dell’ambiente e coscienziosa.
Per farvi qualche nome vi cito alcuni produttori di cui abbiamo già parlato come Cappellano e Camillo Donati ed altri che sono conosciuti ma non anon ancora recensiti come Foradori, Radikon, Rinaldi ed Emidio Pepe.
L’ingresso per un giorno è di € 20,00 e di € 32,00 per due giornate. Sul sito è possibile visualizzare quali enoteche vendono i biglietti in prevendita ed i nomi dei produttori partecipanti. Per tutti gli amanti del genere e gli appassionati di vino questo è davvero un appuntamento imperdibile.
Le Cantine del Redi sono conosciute come le più belle d’ Europa, tanto che hanno ospitato le riprese di alcune scene del film New Moon, seguito del fortunatissimo Twilight. I cunicoli di tufo infatti si prestano benissimo, grazie al loro aspetto austero ed antico, ad essere rifugio di leggendari vampiri.
La parte centrale è costituita da tre navate dove vi si trovano le grandi botti di rovere e le barriques francesi. Vi è poi la grotta del pozzo, inaccessibile al pubblico, ma visibile dai vetri, dove vengono conservate le bottiglie in affinamento.
Oltre ad essere bella, questa cantina custodisce il nettare di bacco, quindi vino Nobile di Montepulciano, il rosso, ed il Vin Santo, particolarmente zuccherino e poco ossidato e dai prezzi concorrenziali. Se vi capita di andare a Montepulciano queste suggestive cantine sono una visita imperdibile.
La Tenuta Valdipiatta è un’ azienda che produce vino in quel di Montepulciano. Il loro Nobile è prodotto con l’ 85% di Sangiovese ed il 15 % di canaiolo, benchè il disciplinare permetta un 15% di vitigni internazionali. Ironia della sorte: c’è chi a Montepulciano crede nei vitigni autoctoni e chi a Montalcino è obbligato per disciplinare al 100% di Sangiovese ma ci mette altro…
Valdipiatta fa un uso sapiente del legno, benchè giovani, i loro vini non sanno mai di truciolato, ovviamente si giovano anche loro del lento scorrere del tempo, ma se ne doveste stappare prematuramente una, gli aromi olfattivi e gustativi, sarebbero comunque più eleganti e meglio amalgamati rispetto a quelli di altre aziende. I prezzi sono un poco più bassi, nonostante la manodopera richiesta per la produzione di questo vino sia importante. Infatti, dopo una selezione dei grappoli in vigna, avviene una seconda selezione, questa volta effettuata sugli acini, prima della pigiatura.
In questa azienda è possibile adottare una botte: cioè si può decidere di comprare una botte per crearsi il proprio vino. Si può seguirne la nascita, dalla fase della vendemmia, della vinificazione e, seguiti da consulenti ed esperti, in quella dell’ assemblaggio. Si può decidere quanto aspettare e quando imbottigliare e crearsi la propria etichetta. Un’idea originale e creativa. Una visita in queste zone ha sempre un certo fascino, e questa cantina è una tappa imprescindibile.
Critical book&wine é una manifestazione che guarda al mondo della produzione editoriale e della viticoltura: due mercati attraversati da tensioni e pulsioni molto simili tra loro, che vivono problemi analoghi pur nella loro diversità.
Due ambiti in cui la dedizione e l’amore per il proprio lavoro sono l’elemento chiave, in cui la qualità dei propri prodotti è immisurabile, in cui si guarda al pubblico non come a un soggetto da imbonire, ma come un ambiente con cui relazionarsi e un discorso comune a cui aggiungere nuovi elementi di riflessione, a cui dare stimoli e da cui riceverne.
In entrambi questi settori purtroppo, le economie di scala schiacciano progressivamente la bibliodiversità o anche enodiversità, circondando il consumatore di prodotti di scarsa qualità, sempre uguali a sè stessi, che mettono alle corde con la loro potenza distributiva e persuasiva tutto ciò che è al di fuori dei grandi circuiti. Per informazione sulle case editrici e le aziende vinicole partecipanti, potete consultare il sito.
Foto | Escatelier