Ci sono appuntamenti col vino che proprio non si possono perdere. Uno di questi è quello dedicato all’Aglianico del Vulture, DOCG dal febbraio 2010, importante produzione che abbraccia il nord della Basilicata al confine con la Campania e che produce etichette di grande valore. L’evento dedicato a questo vino è Aglianica, in corso da oggi a domenica nella città che ha dato i natali ad Orazio, Venosa (PT).
I tre giorni di evento (qui tutto il programma) saranno l’occasione per i visitatori di scoprire tutte le declinazioni del vitigno, sia nelle degustazioni in piazza con tutti i produttori e le loro etichette, sia durante dei laboratori tematici a cura dell’ONAV di Basilicata e dell’Associazione Nazionale GO Wine. A fare da padrini all’evento, enogiornalisti internazionali come Karin Meriot (VinoPress, Concours Mondial de Bruxelles), Alexander Magrutsch (Wein.pur), Mayumi Nakagawara (Winart). Inoltre, la mescita del vino sarà affiancata alla cucina tipica lucana, interpretata dall’Associazione Cuochi del Vulture, e dai prodotti tipici artigianali dei migliori produttori della regione.
Insomma, l’evento è assai interessante, perché permette di scoprire questa - lasciatemelo dire - favolosa DOC (e da un anno anche DOCG) del sud. Per chi non lo sapesse, infatti, l’Aglianico del Vulture è considerato una perla della produzione italiana. La sua principale caratteristica è il terroir in cui affondano le radici dei vitigni, un territorio vulcanico (il Vulture è un vulcano spento) situato tra i 200 ed i 700 metri di altitudine. Questo terreno e abili pratiche in vigna ed in cantina, producono un vino che oscilla dagli 11 ai 13 gradi alcolici, dal bel colore rosso rubino brillante, con un raffinato bouquet di sentori nasali e una bocca eccezionale: sapida, calda, di buona mineralità, morbida nonostante la spiccata (ma mai fastidiosa) tannicità. E’ un vino che ben si presta all’invecchiamento, che spesso avviene in barrique, con un successivo affinamento in bottiglia. Il disciplinare prevede la sua messa in vendita dopo almeno 12 mesi dalla vendemmia, ma dà il meglio di sé sicuramente con almeno tre anni di invecchiamento alle spalle.
Questo vino rientra sia tra i vini di qualità sotto ai € 10,00, che fra quelli ottenuti da vitigni non troppo famosi. Il suo prezzo si aggira intorno agli € 8,50 a scaffale e ed è fatto con un 100 % di Vespolina.
Uva tipica del Piemonte, dove si conosce anche col nome di Ughetta, estiteva già prima della fillossera ma con una storia un po’ incerta. Normalmente è vinificata in assemblaggio con l’Uva rara e la Croatina. Questa uva a bacca rossa viene coltivata nelle zone limitrofe a Biella e Novara.
L’azienda Antichi vigneti di cantalupo, sita a Ghemme, la vinifica in purezza, regalandoci un vino dalla facile beva, fruttato di piccoli frutti rossi, ed armonioso nel suo complesso, senza troppo corpo o profumi esagerati dal nome Villa Horta.
Foto | Antichi Vigneti di Cantalupo
Inizio con lo scusarmi per la qualità di questa foto, ma sembrava esser venuta nitida. Quel che più ci interessa però è parlare di questo vitigno decisamente poco conosciuto. L’uva è a bacca rossa, ma nel bicchiere la colorazione si avvicina più ad un rosa chiaretto che non ad un rosso.
Il colore poco marcato ci riconduce subito al nord ed in effetti è un vitigno originario dell’Austria, frutto di un incrocio tra i vitigni Blaufrankisch e Saint Laurent, per opera del dottor Zweigelt appunto, nel 1922. L’azienda che lo produce e che ho assaggiato, si trova in Alto-adige tra Bressanone e Bolzano, Velturno per essere precisi, ma ce ne sono altre che lo lavorano.
Il vino che ne scaturisce è fresco, abbastanza persistente, dal corpo meno esile di quel che ci si aspetterebbe dall’esame visivo che precede quello gustativo. Dopo l’impatto di frutti quali: ciliegie, ribes, lamponi ecc, emergono perfino note di idrocarburi intriganti e non invadenti. Alla fine si tratta di un vino molto gradevole, dal corpo non possente ma flessuoso, che fa dei sui frutti rossi e del suo tannino docile, un nettare di bacco perfetto per le caldi estate.
Il Marzemino è un vitigno che ha conosciuto grande successo, tanto da esser citato nel Don Giovanni di Mozart nell’atto II, con la seguente frase: Versa il vino! Eccellente Marzimino!, nella seconda metà del 1700. Ma tante sono le storie collegate a questo vitigno, che poi come spesso accade, ha ceduto il passo a vitigni più in voga e commercialmente più redditizi.
Anche se si tratta di un vitigno famoso, citato e dalla storia invidiabile, rimane comunque poco conosciuto, e per questa ragione l’ho scelto per parlarne in questa rubrica. I cloni di Marzemino sono tanti e vengono distinti fondamentalemente in due categorie, a seconda della presenza o meno della peluria nella pagina inferiore della foglia di vite. Il suo habitat da secoli risiede nella Vallagarina in Trentino, presso il comune di Rovereto. Vitigno gentile ma dal carattere scontroso se preso nel verso sbagliato.
Ricco e fruttato si presta bene sia alla versione secca, che in quella da uve stramature proposta dal viticoltore artigiano Eugenio Rosi. Il vino fermenta ed affina in legno grande e piccolo di ciliegio. Bocca morbida, ricca con un tannino presente ed equilibrato. Un vino che fa dei sentori di frutti rossi e della sua finezza il suo marchio inconfondibile. Da provare se non lo si è mai apprezzato nella versione dolce. Abbinamenti possibili con crostate di frutta rossa: prugne, frutti di bosco o con marmellate di ciliegie. Ottimo da meditazione.
Il grattacielo Pirelli a Milano è un ambiente suggestivo per l’anteprima dei vini lombardi Vinitaly 2011, evento che si terrà a Verona Fiera dal 7 all’11 aprile. Al Vinitaly 2011, la Lombardia sarà presente con i suoi 5 DOCG, 14 consorzi vitivinicoli e ben 70 aziende produttrici. Come tutti gli anni, la Franciacorta fa da portabandiera per i vini lombardi; per la sua qualità, la sua particolarità e la sua fama anche a livello internazionale.
Con una degustazione partendo dalla Franciacorta, è facile capire perché questa zona sia diventata uno dei beni più preziosi nel mondo del vino lombardo, nonché quello nazionale italiano. Da lì, c’è opportunità per scoprire cosa fanno nel Oltrepò Pavese. Sempre individuale e indipendente, e sempre legato al suo amatissimo Pinot Nero, da questa zona abbiamo assaggiato la Cruasé: versione rosé del DOCG Oltrepò Pavese Metodo Classico.
C’è stato tempo per ‘riscoprire’ anche il Lambrusco – vino spesso sottovalutato per la sua semplicità. Ma è proprio questa semplicità che gli dona un’adattabilità a tanti piatti, soprattutto i famosi salumi di questa zona. Con l’estate che si avvicina, sono tempi di bevibilità e piacevolezza – e sono queste le doti del Lambrusco.
Con la rappresentanza di 14 consorzi lombardi al grattacielo Pirelli sarebbe stato impegnativo assaggiare tutto. Ma abbiamo deciso di finire con il più recente DOCG lombardo, nonché vino da meditazione, il Moscato di Scanzo. Nonostante abbia preso il suo riconoscimento da DOCG solo nel 2009, è noto come uno dei vini più antichi d’Italia. Assaggiare un vino da dessert verso l’ora di pranzo non fa per tutti, ma siamo riusciti a trovare un esempio comunque fresco e con una bella acidità. Sicuramente un prodotto più che valido e meritevole del suo DOCG, che si presta a piatti di formaggio, pasticceria e cioccolato.
Cosa troveremo al Vinitaly 2011 dalla Lombardia? C’è un nuovo sito in arrivo per il vino lombardo: Lombardiavini.it che dovrebbe essere attivo nei prossimi giorni.

Andando in giro per degustazioni sembra proprio emergere che un Brunello di Montalcino di pregevole qualità possa esistere anche senza la rotondità del merlot. Noi questo lo sapevamo già, e per sostenerlo, portiamo prove di assaggi di aziende i cui vini rimangono incontaminati dal vitigno internazionale. Questa di oggi è un’azienda acquistata dalla famiglia Mori nel 1974. Gli ettari ad oggi sono 10 ed il Brunello è uno dei più storici e tradizionali.
Le cronache parlano di grandi successi sin dagli esordi, tanto da meritarsi il nome di Pinot Nero di Montalcino. Personalmente non credo che questi paragoni facciano bene al vino nostrano, e credo che sminuiscano la nostra tipicità a favore di quella francese riconosciuta a livello mondiale. L’invecchiamento avviene in botti grandi e la vinificazione è fatta senza controllo delle temperature. In vigna non vengono utilizzati né erbicidi né fitofarmaci, ma i vecchi rimedi tramandati di generazione in generazione.
Il Brunello selezione Madonna delle grazie, prende il nome della piccola chiesa vicina, è importante, setoso e vellutato, elegante e tipico nei suoi aromi di viola, rosa appassita, spezie dolci e piccoli frutti rossi. I lieviti sono indigeni, e l’invecchiamento in botti di rovere da 25 hl dura 41 mesi più 10 di affinamento in bottiglia. Che aggiungere? Il Brunello di Montalcino è un grandissimo vino, figlio del suo territorio e di un’antica sapienza, basterebbe rispettarlo.
Nella deliziosa ed accogliente cornice di Set’ Spazio libreria in via Ciro Menotti 38-42, si è svolto, quel che possiamo definire più propriamente, un incontro che non una degustazione. Gli ingredienti sono semplici e pur non facilmente replicabili: un ottimo vino, l’ Etna rosso 200; un buon relatore, appassionato e, decisamente rimarchevole enologo di carattere, Salvo Foti; poche persone, non selezionate, che non si conoscevano tra di loro, ma che hanno approfittato dell’ingresso libero in questa libreria per poter ascoltare il racconto di una terra della quale si subisce inconsapevolmente il fascino.
Così venerdì pomeriggio è cominciato un viaggio alla scoperta di quell’Etna che non ho mai visto e di cui immagino ritmi e profumi, dai diversi racconti raccolti in giro. Testimonianze di lavoro duro, di fatica per la salvaguardia del territorio tanto ricco quanto aspro, dove l’uomo si è dovuto adeguare con intelligenza per ricavarne ciò che voleva.
É in questo luogo che il nerello mascalese ci dona dei vini eleganti, minerali e profumati, ed è sempre qui che, Salvo Foti, investe il suo tempo a formare artigiani capaci di provare l’attaccamento al territorio. Una dedizione naturale che di questi tempi è considerata una follia per le logiche di mercato, dove tutto è globalizzato e dove le persone sono dei numeri facilmente rimpiazzabili. Il tempo è denaro e non va sprecato nel tramandare un sapere antico che in qualche modo non valorizza la new economy, ma alla quale poi, si deve sempre tornare poichè sostenibile e giusta.


Vi è mai successo di veder realizzate nel lavoro di un’altra persona l’interpretazione di tutte o quasi le vostre convinzioni? A me è accaduto martedì 18 gennaio alla degustazione di Slow Food Roma, che ha visto protagonisti i vini d’ Artigianato di Gaspare Buscemi. E’ da tempo che sto pensando a come poter definire un buon vino e a quali dovrebbero essere i parametri indiscutibili, accettati sia dall’esperto che dal neofita. Il pensiero che più ricorre è l’interpretazione del territorio e della riscontrabilità della materia prima e l’avallo e la testimonianza del tempo sul prodotto finito.
Come a dire, che si deve capire che il vino è frutto della spremitura d’uva e che se fatta in un posto, piuttosto che in un altro e da tipologie di uve differenti, il risultato non può essere lo stesso, ma che si parla pur sempre di vino. Potreste allora comprendere il mio stupore per la scoperta, certamente tardiva, del lavoro di Gaspare Buscemi appunto.
Questo artigiano, ben più lungimirante di tutti quegli imprenditori prestati all’agricoltura, che vedono nel vino un business da inseguire anche passando attraverso le mode, è così totalmente immerso in questo mondo, da applicarsi non solo in vigna e in cantina, ma all’occorrenza anche in officina, per poter realizzare dei macchinari che, meglio si adattino alla sua filosofia o semplicemente alla sua visione di vino.
Cosa abbinare con i tortellini in brodo del pranzo di Natale? Gli abbinamenti possibili sono vari e per tutte le tasche. Servono dei vini che abbiano un buon grado alcolico un tannino ben strutturato ma anche una buona morbidezza. Un buon abbinamento economico è rappresentato dal Lambrusco frizzante, il prezzo va dai 5 euro ai 10.
Vanno bene anche Gutturnio e Bonarda. Se invece preferite le bollicine propriamente dette allora un buon Champagne blanc de noirs sarebbe perfetto. Ricordate che gli spumanti da metodo classico a seconda delle loro caratteristiche riescono ad abbinarsi con molte pietanza. Il prezzo in questo caso sale un po’.
Ancora tempi di crisi ed instabilità economica condizionano i nostri acquisti, che oggi più che mai, si fanno oculati. Per questa ragione, credo sia il caso di riprendere la rubrica dei vini di qualità sotto i10 euro.
Oggi parliamo del refosco dal peduncolo rosso, vitigno antico e vigoroso, non troppo conosciuto. Questa varietà di uva da dei vini tannici e dalla buona acidità, caratteristiche che vengono ingentilite col tempo.
Il vino di quest’azienda friulana è speziato, intenso, con una bocca ricca ed un corpo ben strutturato, vede in piatti, come selvaggina e brasati, il giusto abbinamento. Dovremmo poter pagare il refosco dell’azienda Feudi di Romans in enoteca intorno ai nove euro.