
Il pane carasau è il pane tipico dei pastori sardi e si presta a molte preparazioni in cucina, semplici e nutrienti, come questa in cui è abbinato al pesto.
Per quattro persone occorrono: 100 gr di formaggio caprino morbido, 50 gr di ricotta vaccina, 2 fogli di pane carasau, pesto genovese, parmigiano grattugiato, 1 pomodoro.
Lavorate il caprino e la ricotta fino ad ottenere una crema omogenea (chi non amasse il sapore acidulo del caprino può invertire le dosi). Aggiungete il parmigiano e continuate a lavorare. Bagnate in acqua il pane carasau e rivestitene 4 stampini in alluminio, avendo cura di far debordare il pane. Riempite gli stampini con la crema di formaggio, alternandola a pezzi di pane carasau e pesto (il pane che metterete all’interno non deve essere ammollato). Chiudere gli stampini con i lembi di pane e infornarli per 5 minuti a 180 gradi. Quindi rovesciarli nel piatto da portata guarnendoli con del pomodoro fresco tagliato a cubetti e un po’ di pesto.
Foto | Luigi Chiesa
Questi dolci sono un po’ laboriosi da preparare, ma si conservano per molto tempo se ben chiusi in barattoli ermetici di vetro. Gli ingredienti sono: scorze d’arancia secche 350 gr; miele 350 gr e mandorle dolci 300 gr. Privare le bucce delle arance della parte bianca e lasciatele seccare. Una volta secche mettetele a bagno in acqua fredda per 24 ore, cambiando l’acqua dopo 12 ore.
Strizzatele e pestatele nel mortaio, l’acqua che uscirà ulteriormente scolatela e tenetela da parte. Le mandorle devono essere spellate e tostate, poi tritate finemente fino a ridurle in polvere. In una pentola, a bagnomaria, mettete il miele e l’acqua delle arance pestate e fate scioglierlo un po’.
Unite le scorze amalgamando ed aggiungete poi le mandorle. Quando il composto tende a staccarsi dalle pareti, toglietelo dal fuoco e fatelo intiepidire. A questo punto inizierete a prendere piccole quantità per formare, con le mani bagnate di acqua, piccoli sigari di 6 cm circa di lunghezza. Fateli asgiugare sulla carta forno e poi conservateli in barattoli di vetro.
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Dalla tradizione culinaria sarda una originale ricetta per un antipasto: le acciughe al mandarino. Per quattro persone procuratevi 800 gr di acciughe, 2 mandarini, 1 cespo di lattuga, olio extra vergine di oliva, sale, pepe.
In una terrina emulsionate l’olio con il succo dei mandarini, il sale e il pepe. Lavate bene la lattuga e ponetela in un piatto da portata a mo’ di letto. Disponetevi le acciughe – che precedentemente avrete mondato, lavato e asciugato – aperte a libretto, irrorate con l’emulsione di olio e succo di mandarino e lasciate riposare in frigo per un’ora. Per un gusto più deciso potete eliminare la lattuga.
Foto | stu_spivack
Il miele di corbezzolo è uno dei tanti prodotti tipici che la Sardegna ci offre. E’ un miele dal gusto un po’ particolare: ha un aroma pungente in gola e un retrogusto leggermente amaro e queste sono le caratteristiche peculiari del prodotto.
Anche il suo colore non è usuale; può possedere diverse gradazioni, che vanno dal bianco simile ai fiori da cui proviene, fino ad un beige più intenso. E’ ricavato, infatti, dai fiori di corbezzolo, una pianta che fiorisce in pieno cambio di stagione, da Ottobre fino a Dicembre inoltrato.
Oltre che buono, il miele di corbezzolo è anche utile per la nostra salute e possiede effetti benefici in più rispetto alle già numerose virtù degli altri tipi di mieli. E’ ottimo per le sue proprietà astringenti, diuretiche, antiasmatiche ed antisettiche per le vie urinarie. In particolare, però, questo miele è un prodotto molto efficace quando si tratta di curare mal di gola e bronchiti, sia leggere che più importanti. Insomma, un vero dono che la natura ci ha regalato.
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Esiste una vasta bibliografia sulla cucina sarda che, paradossalmente, risulta povera di prodotti del mare. La cosa può apparire quanto meno singolare vista la natura insulare della Sardegna. Non va tuttavia dimenticato che la cucina sarda è dominata fortemente della cultura pastorale tipica dell’interno. E, in effetti, eccezion fatta per le coste, i prodotti del mare presentano una minima penetrazione. Ciò detto, va rilevato che, laddove se ne fa uso, pesci, crostacei e molluschi sono di altissimo livello qualitativo. Spiccano tra l’altro prodotti di eccellenza come la bottarga di muggine, di tonno e il fegato e il cuore di tonno conservati: prodotti preziosi da usare con parsimonia.
Il libro La cucina sarda di mare di Laura Rangoni ha il merito di porre l’accento sulla cucina sarda di mare dai piatti semplici e gustosissimi che presentano un connubio tra prodotti costieri e pastorali. Un esempio a tal riguardo è la frittatina di bottarga e pecorino in cui la preziosissima bottarga di muggine si unisce al sapore denso e avvolgente del pecorino (sardo, ovviamente) in un incontro insolito tra prodotti di terra e di mare. Il risultato è un piatto certamente non leggero (e nemmeno per vegetariani!) ma originalissimo e rappresentativo di un’opera che vuole creare un continuum all’interno della cultura sarda intesa in maniera fuori dall’ordinario.
Il libro – edito dalla Newton Compton nel 2007 - è suddiviso in tre sezioni: antipasti e piatti unici, primi piatti, secondi piatti ed è corredato da un utilissimo indice alfabetico delle ricette. Interessanti sono anche le immagini - alcune grafiche (come da tradizione della Newton Compton) altre fotografiche (tavole fuori testo) che raffigurano alcuni dei piatti descritti nel libro.
Laura Rangoni
La cucina sarda di mare
Newton Compton, Roma 2007
pp. 255, euro
Della torta di ricotta esistono diverse versioni: questa è quella della Sardegna. Per sei persone occorrono: 600 gr di ricotta mista, 150 gr di zucchero, 3 uova, una bustina di zafferano.
In un recipiente lavorate a crema la ricotta con 75 gr di zucchero e lo zafferano. Con gli altri 75 gr di zucchero lavorate i tuorli. Gli albumi, invece, li monterete a neve ferma con un pizzico di sale. Quindi prendete la crema di ricotta e unitevi prima i tuorli e poi gli albumi mescolando dal basso verso l’alto. Versate il composto in una tortiera imburrata ed infarinata e cuocete in forno a 180 gradi per tre quarti d’ora e comunque fino a quando non sarà ben dorata.
Se volete un sapore più deciso potete usare solo ricotta di pecora.
Tutti conosciamo i savoiardi, vero? Questa che propongo è la ricetta che ho trovato in un libro di cucina sarda e che è stata confermata da alcune amiche della Sardegna. Se conoscete altre versioni scrivetele nei commenti.
Per quattro persone occorrono: 4 uova fresche, 250 gr di zucchero semolato, 120 gr di farina, succo di un limone, 50 gr di zucchero a velo. Inoltre occorre una tasca da pasticcere (sac à poche).
Rompete le uova e separate i tuorli dagli albumi. Lavorate per bene i tuorli con lo zucchero semolato, fino ad ottenere una crema bianca e spumosa. A parte, montate a neve gli albumi versandovi lentamente il succo di un limone. A questo punto unite gli albumi alla crema di tuorli, avendo cura di utilizzare un cucchiaio di legno inodore e di compiere movimenti dal basso verso l’alto per non smontare il tutto. Aggiungete pian pianino la farina facendola scendere da un colino. Riempite una tasca da pasticcere con bocchetta a stella e su una teglia rivestita di carta forno disegnate dei biscotti. Spolverizzate di zucchero a velo. Infornate in forno preriscaldato a 180 gradi per un quarto d’ora, oppure fino a quando il savoiardo non si sarà gonfiato e rassodato.
Foto | Cookaround
Una ricetta di un primo piatto dalla Sardegna. Per quattro persone occorrono: 400 gr di maccheroni, 200 gr di gherigli di noci, 100 gr di pane casalingo grattugiato, 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva, sale e pepe.
Mettete l’olio in una padella e fatevi tostare leggermente sia le noci che il pane. Nel frattempo mettete a bollire l’acqua salata nella quale cuocerete la pasta. Prima di scolare la pasta al dente, prendete due mestoli dell’acqua di cottura e aggiungeteli alle noci tostate. Versate, quindi, la paste nella padella con le noci e amalgamate per bene, ponendo attenzione a non farla asciugare troppo. Completate con una macinata di pepe fresco.
Un piatto per le “vigilie”, come oggi, che è la vigilia di ferragosto.
La seguente ricetta dei calamari alla rucola me l’ha consigliata una mia amica di Olbia. L’ho provata e devo dire che è buona sul serio. Per le dosi regolatevi a occhio.
Fate bollire dell’acqua salata con 1 dl di vino bianco, un po’ di prezzemolo, qualche granello di pepe e una foglia di alloro. Quando bolle cuocetevi i calamari per meno di mezz’ora, quindi scolateli e tagliateli ad anelli (oppure potete prendere direttamente degli anelli di calamari). A parte tritate aglio e prezzemolo, e unitevi un cucchiaio di pasta di acciughe, un cucchiaio d’olio e del succo di limone. Salate e pepate, quindi versate il composto sui calamari e cospargete il tutto di rucola. Buon appetito!
Una ricetta gustosa per preparare la fregola. Per quattro persone occorrono: un pacco di fregola grossa, 250 gr di yogurt naturale, olio, succo di limone, sale, pepe, timo, bottarga a fettine sottili (qb), pomodorini (qb), formaggio dolcesardo (qb), un cetriolo non sbucciato.
Cucinate la fregola in acqua salata e fatela raffreddare velocemente. A parte preparate una salsina con lo yogurt, il limone (poco, per insaporire), sale, pepe e timo. Condite la fregola con la salsa, quindi aggiungete il formaggio a cubetti, delle fettine di bottarga e i pomodorini a cubetti. Decorate con rotelle di cetriolo e portate in tavola.
Ringrazio la mia amica Susanna di Carbonia per il suggerimento.