Pappe vs pezzetti, la verità sul rischio di soffocamento dei bebè

Cosa fare quando il cibo va per traverso

Nel post sull’autosvezzamento abbiamo già accennato a quanto sia importante per i bambini che si affacciano per la prima volta all’alimentazione solida, sperimentare, esplorare anche con le mani ciò che si mangia, senza preoccuparsi troppo (i genitori) di quanto effettivamente si nutrano, dal momento che – come abbiamo visto – in questa fase si autoregolano perfettamente (i bambini).

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Ecco, la più comune obiezione che le mamme pongono a questo tipo di approccio è: ho paura a dargli il cibo a pezzetti, e se si soffoca? La preoccupazione non è campata in aria: in Italia ogni anno circa 50 bambini muoiono per soffocamento e di questi circa la metà è causata dal cibo (il resto da piccoli oggetti, spesso parti di giocattoli non a norma) e nel 75% dei casi si tratta di bambini che hanno meno di 3 anni.

Innanzitutto c’è da dire che nulla – neppure lo svezzamento tradizionale – mette al riparo da certi pericoli, che sarebbe bene affrontare almeno frequentando un corso di manovre di disostruzione pediatriche anti-soffocamento, ma è bene anche conoscere quali sono i cibi più insidiosi. Su questo argomento, scopriamo subito le carte: sono per la maggior parte cibi industriali che non si trovano in natura, come piccole polpette o salsicce, caramelle dure, pop corn, marshmallows, chewingum e würstel , ma anche nocciole e noccioline, pezzi di mela o di carota crude, semi, uva. I würstel in particolare sono molto pericolosi perché tondi e con caratteristiche di veri e propri ‘tappi’ per le vie respiratorie dei più piccoli.

Se i bambini a partire dai 6 mesi sono in teoria perfettamente in grado di mangiare quasi tutto purché tagliato a pezzetti adatti a loro, va detto che a maggior rischio soffocamento sono, oltre naturalmente ai bimbi con disturbi neurologici che compromettono il controllo della deglutizione, quelli al di sotto dei 4 anni, perché prima di questa età – sebbene siano comparsi i denti – non avviene una vera e propria triturazione dei cibi; inoltre, a livello anatomico, le vie respiratorie di un bambino di 4 anni sono più piccole e la porzione tra faringe e laringe ha una forma a imbuto dove è più facile che si vada a incastrare qualcosa. A tutto questo, poi, si somma la loro naturale tendenza a portare alla bocca praticamente tutto ciò che riescono a prendere in mano, quindi: con il boccone in bocca non si corre né si cammina, non si ride, non si mangia velocemente, non si sputa e non ci si riempie la bocca fino all’inverosimile.

Avete più paura di quando avete iniziato a leggere? Allora vi consolerà sapere che dobbiamo distinguere il riflesso faringeo (più comune) dal vero e proprio soffocamento. Il primo, infatti, è un riflesso incondizionato che protegge addirittura il lattante e si presenta con contrazioni dei muscoli della bocca, conati, tosse e vomito fino all’espulsione naturale dell’elemento andato di traverso. Il soffocamento, però, è un’altra cosa e necessita l’intervento dell’adulto: il bambino si agiterà perché non può respirare, diventa viola in volto, non riesce a emettere suoni e spalanca gli occhi. Spesso capita ai bambini che sono stati forzati a mangiare contro la loro volontà.

In conclusione: nei bambini con un normale sviluppo neuromotorio che a partire dai 6 mesi vengono nutriti con un’alimentazione solida complementare al latte, episodi del genere interessano il 30% del totale e di questi in quasi tutti il bambino – più abituato! – riesce a cavarsela da solo e a risolvere autonomamente l’andata di traverso del cibo. Per stare più tranquilli, comunque, fino ai 12 mesi è consigliabile proporre alimenti in purea oppure tagliati a pezzi più piccoli; successivamente, con la stabilizzazione della mandibola, i pezzetti potranno aumentare di volume.

Come sempre, di seguito, eccovi alcune proposte di ricette ‘anti-soffocamento’ che potete sperimentare con i vostri pargoletti fin da subito. Volutamente non abbiamo inserito dosi precise perché, come dicevamo, in questa fase i bimbi sulle quantità sanno autoregolarsi da soli. Buon appetito!

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