Il bon ton sulle tavole del grande schermo, non sempre impeccabile

L’educazione a tavola: non sempre s’impara a cinema

Novecento

Teniamo molto alle buone maniere a tavola, insistiamo con i bambini affinché siano educati, ma è sempre stato così? Ci viene in aiuto il cinema, che in ogni epoca svela le abitudini degli italiani al momento del pasto.

Prima dell’ultimo conflitto mondiale, il discorso dipendeva molto dalla classe sociale: in Novecento si contrappongono una tavola contadina in cui tutti mangiano dallo stesso piatto, si parla a voce alta e i bambini addirittura salgono sul tavolo a piedi scalzi, e una tavola borghese in cui si assumono mode contemporanee, come il consumo di rane fritte che però il bambino sputa nel piatto mandando il padre su tutte le furie.

In Amarcord di Fellini non si vede mai la madre di famiglia che si siede a mangiare con gli altri, ai quali serve premurosamente la minestra, perché in quel periodo la donna era rappresentata priva di qualunque appetito. Cambierà tutto in 8 e ½, quando la pasta scompare dal cinema ed è sostituita dal pollo, che Sandra Milo mangia maliziosamente - ma non molto educatamente - con le mani.

Arriviamo rapidamente agli anni Settanta: in Ultimo tango a Parigi, Marlon Brando addirittura cena per terra, segno che ormai la buona educazione è andata a farsi benedire, e addirittura in The Dreamers i protagonisti del menage a trois arrivano e cercare qualcosa da mangiare nella spazzatura.

Infine non si può non citare la saga di Fantozzi, che ironizza su tutte le tendenze moderne, dai ristoranti cinesi alla mania delle diete; dal consumo del cibo davanti alla televisione, fino all’ignoranza, più o meno consapevole, di cosa siano le buone maniere a tavola.

Foto | listal.com

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