
Quali sono? Vino australiano, prugne cilene e carne argentina. Perchè? Perchè per arrivare sulle nostre tavole percorrono ben 10 mila chilometri, quindi consumano un sacco di energia.
Lo dice la Coldiretti al Forum Internazionale sull’energia di Venezia. Ma non solo questi, anche: il mango del Perù, l’anguria da Panama, la carne dal Brasile, l’aglio dalla Cina, l’uva da tavola dal Sud Africa, i meloni da Guadalupe e il riso dagli Stati Uniti.
Vediamo qualche numero: la carne argentina viaggia per 11 mila chilometri, brucia 6,7 chili di petrolio e libera 20,8 chili di Co2 (pensate a quanto buona carne abbiamo in Italia); il vino australiano, invece, viaggia per 16 mila chilometri, brucia 9,4 chili di petrolio e libera 29,3 chili di anidride carbonica (pensate a quanto buon vino abbiamo in Italia). Per vedere uno studio sulla carbon footprint del vino in America cliccare qui
I numeri valgono anche per gli altri alimenti. Cosa fare dunque? Basta scegliere le produzioni locali che garantiscono oltre alla freschezza del prodotto anche il tanto amato risparmio. A meno che non possiate proprio fare a meno in inverno dell’uva bianca del Sud Africa …
Immagine | Anders Ljungberg
adobio
20 apr 2008 - 14:07 - #1Evviva il chilometro zero. Certo senza esagerazioni, ma credo che le prugne argentine o il ravanello cileno, o l’aglio cinese siano follie alimentari evitabili. Un’ idea potrebbe essere quella del simbolo dell’aereo sui prodotti che volano per migliaia di chilometri; qualcuno si sta pensando?. Una indicazione di facile ed immediata visione farebbe evitare lunghe letture di complicate etichette per capire da dove vengono certi alimenti. Poi c’è anche però chi scrive sui cartellini- prodotto italiano-, e già questo è ridicolo perchè l’talia è lunga più di mille chilometri e Palermo non è, prendendo come rifgerimento Milano, uguale a Verona ovviamente, ma tornando ai cartellini ,e leggendo attentamente tra le righe di una etichetta scritta in corpo tipografico invisibile, si legge, magari: provenienza Cile o Nuova Zelanda che è peggio ancora.
Tempi e cibi. Potrebbe essere il titolo di un nuovo libro. Voglio dire : credo che nessuno di noi alzandosi al mattino abbia la immensa voglia di mangiare, a colazione ,una bella fetta di brasato al barolo con la polenta. Allora mi chiedo perchè ci ostiniamo a mangiare fragole a dicembre, meloni a febbraio, angurie a marzo e fichi in aprile. Non sarebbe meglio e più eticamente corretto seguire i cicli delle stagioni. Forse è il passare inesorabile del tempo che ci fa paura e ci invita a vivere spensieratamente senza stagioni e con l’illusione che il tempo si fermi a nostro piacimento con la complicità delle fragole senza tempo e i meloni sempre maturi in una illusoria estate infinita? Io non pago, mi dispiace, il biglietto aereo alle mie fragole, se del caso preferisco volare io stesso verso di loro. E’ più divertente ed interessante e magari alla fine ti fa più felice che una fraghola rossa in bocca a dicembre che sa’ di poco, non fa un gran che bene alla nostra salute e in compenso fa certamente male ad un ambiente già compromesso, non credete?