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Brunello, un altro disastro italiano

Pubblicato: 14 mag 2008 da fabio

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Cassa di vino Brunello di Castello Banfi

Si è parlato tanto dello scandalo del Brunello taroccato, qualcuno ha coniato il nome di Brunellopoli. Per chi ancora non lo sapesse si tratta dell’utilizzo di vitigni come merlot, cabernet sauvignon, petit verdot e syrah (circa il 10%) nella produzione del Brunello. Teniamo presente che questo vino andrebbe fatto solo con il sangiovese.

Le aziende coinvolte nell’inchiesta sono tra le più rinomate della zona di Montalcino e adesso si cominciano a vedere le prime conseguenze negativissime: gli Stati Uniti vogliono bloccare le importazioni di Brunello! Una vera e propria disfatta per il vino Made in Italy.

Precisamente, ogni bottiglia di Brunello che entrerà in America dovrà avere una “dichiarazione completa e accurata del contenuto verificata da analisi di laboratorio, o una dichiarazione del governo italiano a dimostrazione che il prodotto sia fatto con il 100% di uva sangiovese”

Queste parole sono state inviate in una lettera all’ambasciata italiana di Washington da parte del TTB, l’ufficio per il Commercio e la tassazione di alcol e tabacco. Giusto per avere un’idea del disastro che si sta profilando, parliamo di un danno economico fra i 20 e i 30 milioni di euro, mentre quello di immagine credo si incalcolabile.

A supporto di ciò basti pensare che è praticamente impossibile fare analisi in laboratorio una volta che il vino è stato imbottigliato, lo dice il direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino, Stefano Campatelli. Non esistono mezzi e strumenti per stabilire le quantità di merlot o sangiovese in una bottiglia. Quindi: dove prenderemo queste certificazioni che ci chiedono gli americani?

Un’altra brutta storia che riguarda il nostro settore del vino e del cibo, tutta italiana.

Immagine | travelingmcmahans

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7 commenti

Commenti dei lettori

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  • gian_luca

    14 mag 2008 - 17:57 - #1
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    la cosa più deprimente è che le aziende coinvolte(casanova di neri,antinori,banfi,frescobaldi…),pare abbiano fatto “magie di cantina” proprio per compiacere un gusto e un modo di bere più “americano” e internazionale…tant’è che lo stesso Brunello di punta di Casanova di Neri l’anno passato venne eletto Miglior Vino del Mondo dal “famigerato” Wine Spectator…quella che io chiamo la bibbia dei vini ammmericani e vanigliati…

  • spirito

    14 mag 2008 - 18:11 - #2
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    non ne capisco il senso di usare un altro vitigno, a questo punto meglio importare un po’ di sangiovese dall’emilia o dalle marche.

  • spirito

    14 mag 2008 - 18:13 - #3
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    aggiungo questa chicca:

    il mese scorso ho trovato in una “macelleria” bottiglie di brunello a 5 euro l’una.
    Ho comprato tutti e tre i cartoni che aveva il negozio, il vino era ottimo secondo voi cosa c’e’ sotto?

  • Profilo di Fabio Ingrosso

    Fabio Ingrosso

    14 mag 2008 - 22:40 - #4
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    Credo che finchè non c’è una sentenza definitiva non possiamo dire nulla. Tuttavia, ciò non toglie che il danno di immagine ed economico si sta già verificando. E, se fosse vero che queste aziende hanno ottenuto un Brunello di Montalcino con piccole aggiunte di altri vitigni, non avrò più parole per esprimere il mio rammarico: sono cantine famosissime e rispettabilissime in ogni angolo del mondo per cui penso che non avevano alcun bisogno di “taroccare”. Per il momento stiamo a vedere, ma prendiamo già atto che ce le siamo suonate di nuovo da soli.

  • Profilo di Fabio Ingrosso

    Fabio Ingrosso

    14 mag 2008 - 22:40 - #5
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    @spirito: davvero in una macelleria?

  • Valerio Baron

    14 mag 2008 - 23:19 - #6
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    Scusatemi, ma nella mia Trattoria non tengo questi famosi vini, alla fine è meglio un’ottimo merlot o cabernet (magari in damigiana sfuso) al costo di pochi €, che bottiglie importanti e dai costi proibitivi. Male che uno vuole non duole. www.elbrigante.it

  • uau

    15 mag 2008 - 08:44 - #7
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    cosi’ impariamo ad andar dietro agli americani e a wine specator e ai suoi cacchio di vini da falegnameria