Buono, pulito e giusto: questa è da sempre la filosofia di Slow Food che tra 23 e il 27 ottobre al Lingotto Fiere organizzerà la settima edizione del Salone del Gusto di Torino, in concomitanza con il terzo meeting internazionale Madre Terra.
Ed è per la prima volta che una manifestazione di tipo fieristico adotta un approccio teso a minimizzare l’impatto sull’ambiente: ecco quindi che si vedranno solo piatti e bicchieri biodegradabili, raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti, eliminazione di tutti i materiali che non possono essere riutilizzati… moquette compresa! Meno emissioni di C02, dunque, meno costi di petrolio, a favore di più gusto e salute in un cibo lavorato al giusto punto di maturazione, con meno conservanti e additivi chimici, mentre dal punto di vista della tutela, il Salone riafferma la difesa dei prodotti tradizionali e della biodiversità.
Nello stesso filone s’inseriscono i Mercati della Terra: una rete di mercati inaugurata quest’anno, e dedicata ai piccoli produttori locali, in modo da accorciare la filiera e garantire un adeguato reddito ai contadini. A proposito di questo argomento: pare che in Italia essi costituiscano solo il 3% della popolazione e di questi la metà sia anziana, fatto che evidenzia la difficoltà, per i giovani, di accostarsi ai lavori della terra.
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edoneb
28 ott 2008 - 17:12 - #1Sono stato presente all’inaugurazione della kermesse di Terra Madre e del Salone del Gusto e non ho ricevuto una bella impressione. E’ stata una celebrazione del mondo contadino dove si esaltato tutto ed il contrario di tutto, senza paura di contraddirsi. E’ stata un insieme di antichità e modernità, di ricchezza e povertà, di etica e gola. Durante la kermesse si sono mischiate celebrità che guadagnano milioni di euro e produttori del terzo mondo che mettono insieme poco più di un dollaro al giorno, le auto blu dei politici di tutte le appartenenze politiche ed i sandali bucati dei contadini di tutto il mondo, cuochi di ristoranti dove un pranzo costa più dello stipendio mensile di un normale lavoratore e gente che fa fatica a mettere insieme il pasto con la cena, la solidarietà verso i contadini del Terzo mondo e l’esibizione delle loro facce e dei loro costumi pittoreschi per il circo mediatico, l’ esaltazione del cibo a chilometri zero e quella del cibo a chilometri ventimila.
Il variegato parterre de roi che ha assistito anche quest’anno alla inaugurazione della kermesse era attentissimo ed entusiasta. C’erano attori e cantanti (Dario Fo e Franca Rame, Lella Costa, Antonio Albanese, Adriano Celentano), politici (Fassino, D’Alema, Milly Moratti, il ministro dell’agricoltura Zaia, i sindaci Chiamparino, Alemanno, Cofferati), ma anche il procuratore della Repubblica Giancarlo Caselli, Carlo De Benedetti, ambasciatori e consoli di mezzo mondo. Tutti uniti nella lotta per orientare la globalizzazione in maniera virtuosa. Nessuna preoccupazione per la recessione economica incombente, anzi molto compiacimento, perchè metterà le cose a posto togliendo di mezzo la folle economia di mercato e sarà la levatrice di un nuovo ordine mondiale dove la classe contadina assumerà un ruolo da protagonista.
Mentre i relatori parlavano mi veniva in mente che molta parte dell’umanità non ha di che mangiare ed anche nei Paesi ricchi c’è sempre più gente che deve fare i salti mortali per arrivare a fine mese, a cui va garantito il diritto ad un’alimentazione sana e sicura, possibilmente ad un prezzo accessibile. Il Direttore della Fao ha recentemente invitato tutti i Paesi, sviluppati ed in via di sviluppo, ad espandere il settore agricolo e la produzione alimentare e ad incrementare gli investimenti nell’agricoltura e nell’industria agroalimentare, tenuto conto che per l’anno 2050 la produzione alimentare mondiale dovrà raddoppiare per riuscire a sfamare una popolazione di oltre nove miliardi di persone.
Si deve prestare molta attenzione ai prodotti tipici, alla tutela della biodiversità, alla salvaguardia dell’ambiente, ma altrettanta attenzione alle esigenze alimentari delle persone, nel Primo e nel Terzo mondo. Cè una richiesta di quantità oltre che di qualità e di sostenibilità ambientale.
La sfida che ci attende è quella, come ha affermato Theodor Friedrich, esperto senior della FAO, di “riuscire a coltivare la terra sia in modo intensivo che sostenibile”. Sarebbe grave compromettere l’ambiente del nostro pianeta, ma un delitto, nel vero senso della parola, non produrre abbastanza per nutrire la sua popolazione.
Che sia necessario produrre di più lo ha detto anche il Ministro Zaia nel discorso di inaugurazione della kermesse, quando ha sottolineato che la questione della produzione deve essere messa al centro dell’attenzione globale, salvo poi non sviluppare il concetto e rifugiarsi nelle solite affermazioni, giuste, ma scontate, sulla riscoperta della stagionalità dei prodotti, della territorialità, del cibo a “chilometri zero”, dei last minute market e dei farmers market in cui i consumatori devono incontrare i produttori “che non solo producono il loro cibo, ma si occupano della loro salute”. Zaia ha ribadito ancora una volta la sua opposizione agli ogm “perché dove i prodotti ogm ci sono già, all’estero, si è visto che quelli naturali diventano un lusso per i più abbienti, mentre gli indigenti vanno sempre più agli scaffali Ogm, e questa non è la strada giusta”. Ma è rimasto molto nel vago nell’indicare quale possa essere la strada giusta. Ha proposto un generico piano contro gli sprechi perchè in Italia, ha detto Zaia, si perdono 4 miliardi di euro di prodotti alimentari che finiscono nella spazzatura, 3 miliardi dei quali però riguardano prodotti scaduti o deteriorati e quindi non più commestibili.
Carlin Petrini, nel suo intervento, ha preso spunto dal difficile momento finanziario globale per proclamare: “nel tempo della crisi il cibo deve essere sobrio ma di qualità, perché la qualità non è un lusso, ma un diritto”. Mistero però sul modo in cui i milioni di pensionati e di cittadini, sobri per forza perchè le loro entrate non permettono di arrivare a fine mese, potranno esercitare il diritto alla qualità.
Petrini ha chiesto più attenzione per i poveri da parte delle istituzioni internazionali: “Per la lotta alla fame nel mondo la Fao nel 2008 non è riuscita ad ottenere che 30 miliardi di euro, ma l’Unione Europea per salvare le banche ne ha messi prontamente 2000 sul piatto: sono dunque più importanti le banche o gli affamati?” e poi, trascinato dalla foga oratoria, ha esaltato il valore salvifico del lavoro manuale e dell’economia di sussistenza, applauditissimo anche dalla folla di politici di lungo corso, di banchieri, di avvocati d’affari e di signore griffate Armani presenti in sala, che si stenta a credere abbiano intenzione di mettersi a zappare e di vivere solamente dei frutti della terra, rinunciando del tutto a fare un giretto da Bulgari per acquistare un gioiellino.
Le cadute nella retorica contadinista e terzomondiale e gli eccessi di critica alla modernità sono comunque apparse perfettamente in sintonia con il clima di celebrazione della kermesse, dove aleggiavano molto buonismo e grande solidarietà verso i contadini del primo e del terzo mondo e non poteva esserci posto per la coerenza ed il ragionamento critico. Adriano Celentano, seduto in platea con la moglie, ha lasciato la manifestazione entusiasta. Il Sindaco Chiamparino ha detto di avere due sogni: organizzare uno dei 45 mercati rionali di Torino con i prodotti delle comunità del cibo e allestire una mensa scolastica con le stesse produzioni (ma come la mettiamo con il cibo a chilometri zero?). Mercedes Bresso ha ricordato che il Piemonte è terra industriale, ma anche di agricoltori: speriamo che se ne ricordi anche nella sua futura attività amministrativa.