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Brunello di Montalcino: cambio di disciplinare in vista?

Pubblicato: 23 set 2008 da gianluca

Commenti dei lettori

Dopo i problemi dei mesi passati, sembra non esserci pace per il vino italiano più famoso nel mondo.

Da più parti si spinge per un cambiamento del disciplinare in nome della qualità; cambiamento che sembra però dettato più da esigenze di mercato che altro. Tempo fa era intervenuto sull’argomento Gaja, famoso produttore e ancor più famoso commerciante di vini, dicendosi a favore di eventuali modifiche. Più recentemente sentiamo Ezio Rivella, celebrato enologo ed ex amministratore delegato di Castello Banfi esprimersi in proposito. Rivella auspica l’abbandono del Sangiovese in purezza e l’introduzione di altri vitigni per un massimo del 15%; nell’intervista a Winenews considera queste modifiche necessarie al fine di un innalzamento qualitativo del Brunello ma poi parla di adeguamento al mercato e, parole testuali, dice: “Chi insiste a qualificarsi con il 100% di Sangiovese, ha ragione di farlo (SE RIESCE A VENDERLO), altrimenti si cambia”.

Parole chiare che, purtroppo, secondo il mio modesto parere, non lasciano alcun dubbio: si parla tanto di qualità, carattere, territorialità di un vino e poi, in nome del profitto, si abbandona identità e tradizione per vendere qualche bottiglia in più ad americani abituati a bere vini “mangiaebevi” al gusto di vaniglia.

E voi cosa ne pensate?

Foto: Flickr

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2 commenti

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  • fusty

    24 set 2008 - 12:41 - #1
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    Eh si sono d’accordo, penso anche che se vogliono vendere allora che creino un vino con uvaggio internazionale e che escano pure dalla docg, però chi sa perchè questa soluzione non la prendono in considerazione. Tra l’altro cambiare il disciplinare manda il messaggio subliminale che il sangiovese non è un uva che da sola può rendere grande un vino e questo mi dispiace ancora di più, perchè è grazie a questa varietà che il Brunello, il Nobile ecc sono diventati famosi nel mondo e oggetto di studio da parte degli americani che provano continuamente ad impiantarlo nei propri territori. Personalmente sono stanca di bere rossi di casa nostra che nascondono percentuali di merlot non dichiarate. Io vorrei che il disciplinare rimanesse invariato.

  • fusty

    24 set 2008 - 12:42 - #2
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    Eh si sono d’accordo, penso anche che se vogliono vendere allora che creino un vino con uvaggio internazionale e che escano pure dalla docg, però chi sa perchè questa soluzione non la prendono in considerazione. Tra l’altro cambiare il disciplinare manda il messaggio subliminale che il sangiovese non è un uva che da sola può rendere grande un vino e questo mi dispiace ancora di più, perchè è grazie a questa varietà che il Brunello, è diventato famoso nel mondo e oggetto di studio da parte degli americani che provano continuamente ad impiantarlo nei propri territori. Personalmente sono stanca di bere rossi di casa nostra che nascondono percentuali di merlot non dichiarate. Io vorrei che il disciplinare rimanesse invariato.