Ecco come hanno fatto a guadagnarsi la palma del miglior ristorante (ma poi, rispetto che cosa ?) in una classifica di cui ci eravamo rifiutati di parlare.
L’ingrediente segreto dei loro piatti era la sporcizia…
Ad un esame dell’ufficio d’igiene è risultato “un livello insoddisfacente e al di sotto della norma di enterobatteri, listeria e staffiloccocco in tre piatti su quattro esaminati in laboratorio, e precisamente le polpettine di fegato d’oca con marmellata di idromele e contorno di granoturco al peperoncino, il lardo di maiale al cavolo e pistacchio, e le tartine di gelato di crema caramellato“.
Peccato che la notizia sia solo una mezza notizia. L’ispezione risale infatti ad un anno e passa fa, e, già dopo 6 mesi, l’ispezione aveva dato esito “soddisfacente” (embeh, che sforzo…).
Comunque, in Piemonte si dice “Crinet fa graset” (che qui in Lazio dicono “Se non ammazza ingrassa”). Crinet = porcellino, graset = grassottello. Qui si parla invece di Fat Duck (il nome del ristorante). Insomma, il circolo si chiude…
Alberto
03 mag 2005 - 09:16 - #1Peccato inoltre che chi ha scritto l’articolo abbia fatto un lavoro di ricerca da dilettante. Il cuoco di The Fat Duck si chiama infatti Heston Blumenthal e non Sidney. Ma ci voleva tanto a farsi un grio sulla pagina del ristorante?
Laura
03 mag 2005 - 09:19 - #2L’articolo stesso è “pessimo”, perchè richiama una non-notizia, e titola con un non-titolo. Vale più come curiosità che come informazione.