Al Salone del Gusto di Torino, per la precisione in zona Terra madre, ho avuto finalmente modo di assaggiare la bottarga delle donne Imraguen.
Gli Imraguen sono una comunità di pescatori nomadi che vivono sulla costa settentrionale della Mauritania, spostando i propri piccoli villaggi provvisori fatti di capanne, a seconda dei movimenti dei grandi banchi di cefali dorati e di ombrine lungo il Banc d’Arguin.
Questa bottarga, oltre ad essere ottima e delicatissima, ha una storia particolare. La sopravvivenza di questa popolazione è legata alla pesca dei muggini. La produzione è infatti limitatissima, e per tutelarla Slow Food ha creato un presidio.
Il Presidio si fonda su una cooperativa di donne Imraguen, seguite dalla Ong locale Mauritanie 2000, che vivono nella città di Nouhadibou. Queste donne comprano i muggini dai pescatori e li trasformano in bottarga.
Il loro lavoro è sottopagato al momento, infatti il prodotto viene acquistato ad un prezzo irrisorio da un intermediario e commercializzato all’estero.
Slow Food, in collaborazione con i produttori del Presidio della bottarga di Orbetello, sta cercando di aiutare questa cooperativa a migliorare qualitativamente la produzione, con l’obiettivo di trovare mercati alternativi così da permettergli di gestire autonomamente le vendite e le esportazioni.
Qualche risultato piano piano si vede, questa bottarga Imraguen ha infatti ottenuto un grande successo allo Slow Fish 2007 di Genova. L’unico consiglio che posso darvi è quello di cercarla e assaggiarla, merita davvero.
Foto | Flickr
Mariasy
29 ott 2008 - 16:03 - #1Mmmmh…buona! Ma si trova in commercio normalmente?
Ann@
29 ott 2008 - 18:33 - #2vabhè, capisco la proposta umanitaria, e sono d’accordo, ma sinceramente in tialia, più precisamente a CABRAS si produce l’oro di sardegna, una prelibatissima bottarga di muggine o cefalo che dir si voglia.
non vorrei che questi spacciassero la loro bottarga per quella di cabras… :(
Comunque, mangia quella di Cabras, poi dimmi come la trovi…e non comprare quella macinata che non vale una moneta falsa!
Bad Moon
29 ott 2008 - 19:00 - #3Buono a sapersi Ann@ :)
dani2
30 ott 2008 - 13:11 - #4Cara @nna, d’accordissimo con la tua ultima affermazione. meno sulle altre.
Come saprai Slow Food è una associazione che, tra le tante cose, si occupa della tutela delle piccole produzioni e della diversità o biodiversità, i Presidi servono appunto a questo, e non a inventare prodotti come surrogato o tarocco di altri. Stai serena che la bottarga di Cabras non la tocca nessuno! O meglio, non sicuramente Slow Food o le donne Imraguen.
Ann@
30 ott 2008 - 15:21 - #5è che preferisco il vecchio e caro buon made in Italy ;)
qui lo si presenta come un prodotto esotico, quando invece è molto nostrano ;)
dani2
30 ott 2008 - 15:39 - #6perdonami, ma questa la sto prendendo particolarmente a cuore. la bottarga è anche un loro prodotto tipico, come lo è per noi. ribadisco il concetto: non hanno copiato nulla, è un prodotto loro. leggilo bene il post.
vorrei fare un discorso più ampio sui prodotti tipici, mi hai dato un’ idea per un post!
stever
30 ott 2008 - 15:43 - #75 minuti fa ho mangiato un bel piatto di gnocchetti con la bottarga presa quest’estate in Sardegna ! Gnum ! fa lo stesso ? :-P
violin
03 mar 2009 - 20:15 - #8Peccato che il 90% (forse anche il 95) della bottarga prodotta in Italia (quindi anche in Sardegna) derivi dalla lavorazione di ovari di muggine pescato in mauritania, brasile e altri stati del centro sud-america. Poi, per quanto riguarda la tecnica di lavorazione, nulla da eccepire, anche se ha un pò il sapore del più classico “segreto di Pulcinella”. Il sale per quanto sò io è salato uguale ovunque. Rimane l’aria. La qualità dell’aria attorno al prodotto in fase di maturazione o stagionatura. Beh, forse la differenza sta solo in questo impalpabile ma importantissimo parametro…….per tanto pagato a caro prezzo dai vacanzieri, anch’essi bisognosi di aria salubre per i propri polmoni.