Sono rimasta proprio di sasso nell’apprendere la notizia del 10 dicembre: questa volta ad essere indagata per frode è la denominazione storica del chianti. Sembra che da queste parti siano un po’ recidivi nel prendere in giro il consumatore, atteggiamento strano per una regione che ha a disposizione molte risorse: culinarie, paesaggistiche, culturali…
Da quanto si desume, quest anno si è raccolto poco a causa della crisi, e la mancanza di uve è stata aggirata acquistandone altra di bassa qualità, proveniente soprattutto dal sud. Si parla di 10 milioni di litri sofisticati e venduti come docg ed igt. La storia dovrebbe insegnare ed invece siamo davanti ad un caso simile a Brunellopoli. I soggetti indagati sono 17 e 42 le aziende coinvolte, insieme ad enologi di fama internazionale di cui ancora non sappiamo i nomi.
Stiamo distruggendo la credibilità dell’unico settore attivo nella nostra bilancia dei pagamenti. Forse è davvero ora di presentare il conto a coloro che perseguono questo tipo di atteggiamento a cominciare dai Brunelli merlottizzati. Speriamo che il ministro Zaia diventi più incisivo e metta la parola fine a queste storie che poco ci fanno onore nel mondo.
drunkenboy
08 gen 2010 - 12:44 - #1Attenzione si scrive RECIDIVI e non “recitivi”
benux
08 gen 2010 - 12:45 - #2secondo me il chianti non è l’unico caso, io darei anche una controllata al prosecco la produzione mi sembra esagerata vista la ridotta zona di produzione.
cale
08 gen 2010 - 12:57 - #3Grazie drunkenboy. Io li farei un po’ ovunque, tanto per far vedere che i controlli ci sono ed andrei pure a vedere che succede nel mondo dell’olio di oliva… Purtroppo i controlli servono nel nostro paese, ma più si guarda e più si scopre…
denderu
08 gen 2010 - 14:34 - #4Assurdo. Se propongono Chianti, deve essere Chianti. Fine, non c’è storia.