Margherita Hack non ha fatto mai mistero di essere vegetariana. Ora spiega i motivi di questo stile di vita in un interessantissimo libro dal titolo Perché sono vegetariana (128 pagine, euro 12) pubblicato dalle Edizioni dell’Altana. Si tratta di un libro che si fa leggere e che, in taluni passi, è un vero e proprio pugno allo stomaco. Come ripetuto in altre occasioni in cui ho scritto di libri di cucina vegetariana, vegana, fruttariana e via dicendo credo che sia importante conoscere le motivazioni che portano le persone a una ben precisa scelta alimentare. Non è che tutti si debba essere vegetariani, ma è anche infantile l’atteggiamento che liquida con un sorrisino beffardo la scelta vegetariana. Da un punto di vista culinario, poi, è fondamentale (almeno per me), dedicarsi per un certo periodo a una cucina diversa, perché così facendo si potranno gustare pienamente le pietanze, oltre a scoprirne di nuove.
Margherita Hack inizia il suo libro con una explicatio terminorum semplice e necessaria:
Si chiamano vegetariani coloro che non mangiano esseri viventi, quindi né carne né pesce. Una forma più estrema di vegetariani sono i vegani, che non mangiano nemmeno uova, latte, formaggio, insomma qualsiasi prodotto di origine animale. Quando invitata ad un pranzo informo che non mangio carne, subito mi viene offerto il pesce, come se anche i pesci non fossero animali.

La Hack parla della sua esperienza: nata e cresciuta in una famiglia vegetariana, non si attribuisce alcun merito per questa scelta alimentare. Ma il fatto di essersi sempre nutrita in maniera vegetariana non solo non l’ha provata/privata fisicamente, ma le ha anche permesso di vedere la realtà dell’alimentazione in una maniera peculiare. Scrive la Hack:
Nemmeno ho mai provato il desiderio di mangiare carne o pesce. La carne mi ripugna, non tanto per l’odore, ma per il pensare da dove viene, quali sofferenze ha sopportato l’essere vivente, un mammifero come me, a cui apparteneva. Il pesce poi, oltre al pensiero che è stato tolto al suo ambiente per diventare cibo, ha per me un odore così disgustoso, che anche quando occasionalmente mi capita di mangiare qualcosa che era stato a contatto col pesce, o anche con frutti di mare, lo avverto immediatamente e mi vengono urti di vomito.
Con questo suo libro la Hack vuole anche invitare le persone a riflettere su quello che mangiano (e lo sappiamo bene che la consapevolezza è uno dei cardini per un’alimentazione proficua):
Io credo che se le persone si fermassero a riflettere a quante sofferenze e a che vita innaturale sono sottoposti gli animali, forse a molti la carne ripugnerebbe.
Inizia quindi un triste elenco di animali maltrattati per essere trasformati in cibo:
Il libro non è certo una galleria degli orrori (non parla solo di questi argomenti che ho presentato, ma anche, per esempio, dei grandi vegetariani della storia, dell’origine della vita umana e così via), ma a volte è necessario scioccare per poter far aprire gli occhi. Poi, ovviamente, ognuno potrà continuare a nutrirsi come meglio crede. Ma sapere cosa (o meglio chi) si sta mangiando è un fattore di civiltà e di cultura. E, lo sappiamo bene, il cibo è cultura.
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