Può essere istruttivo leggere, sul sito dell’Association of Food Journalist americana, le pagine dedicate all’etica delle critiche gastronomiche.
Si parte da un presupposto apparentemente banale:
una buona critica è buon giornalismo.
Meno scontato di quanto possa sembrare.
Si continua con
- l’anonimato, che deve contraddistinguere le recensioni
- la necessità di effettuare visite multiple prima di scrivere la critica definitiva di un locale
- la scelta delle portate, che devono spaziare sul maggior numero di proposte possibili
- il pagamento, che dev’essere sempre effettuato per intero
- la varietà nella scelta dei locali da recensire in una zona
- il tempismo che porta a non visitare localinuovi prima di un mese dall’apertura, per consentire una piena operatività
- le votazioni, che devono riflettere le reazioni al menu, all’atmosfera, al servizio e, possibilmente, anche al costo.
A questo proposito, viene proposta una possibile classificazione
- quattro stelle: straordinario, più unico che raro
- tre stelle: eccellente, ottimo meno ed altrettanto buon servizio
- due stelle: buono
- una stelle: discreto
- nessuna stella: povero, sotto la media
- le evoluzioni, che devono essere descritte, sia che siano verso il miglioramento, sia verso il peggioramento
- le recensioni negative, accettabili se corrette
- la verifica della correttezza dei dati riportati
- la capacità di separare la recensione di un pasto dalla redazione di pezzi sui ristoranti o sui ristoratori