Quattro chiacchere con... Alberto !

Q: Alberto, per favore, descriviti in 10 righe o meno

Ho 34 anni, vivo in una cittadina universitaria tedesca, Jena, con mia moglie e mio figlio.

Mi considero un italiano nomade: ho vissuto parecchi anni all’estero, sia in Europa, sia negli Stati Uniti, e penso di non essere capace di fermarmi.

Ho iniziato a farmi coinvolgere dai temi gastronomici su Internet attraverso i newsgroup e le mailing list una decina d’anni fa; il mio blog è probabilmente l’inevitabile conseguenza di questa mia passione. Cerco di non dimenticare mai che la passione per la gastronomia deve andare di pari passo con una salutare dose di divertimento spontaneo connesso al cibo; non sempre ci riesco, ma ci provo.

Q: Ed ora, descrivici il tuo blog, “Il Forno

Il Forno iniziò come una semplice registrazione dei miei esperimenti di cottura al forno, da cui il nome. Avevo appena avuto il mio primo successo con il lievito madre e sono partito da lì. L’altro motivo per cui ho iniziato il blog è per restare in contatto con le persone che condividono la mia passione.

Fin da subito ho notato che mancava una voce italiana nella blogosfera, e così ho iniziato anche a parlare dei nostri prodotti tipici, delle tradizioni e delle ricette italiane. Tutti amano la cucina italiana, ma pochissimi hanno idea di cosa davvero sia o di come si sia sviluppata, ed è fin troppo facile trovare informazioni scorrette su questi temi. E’ un errore di noi italiani; lasciamo troppo spesso agli altri il privilegio di promuovere la nostra cucina all’estero, invece di farlo noi stessi. Il Forno è anche il luogo in cui riportare le mie riflessioni su ingredienti, notizie gastronomiche, viaggi, … tutto quello che solletica la mia vena gastronomica. In effetti, è come un quaderno , un po’ confusionario, ma in fondo lo sono anch’io.

Q: Quando hai scoperto di apprezzare il cibo ?

Non saprei dirlo con precisione. Sono cresciuto in una famiglia in cui il cibo era molto importante, tema di discussione e questione di orgoglio. E, soprattutto, i miei genitori affermano che io sono stato sempre un “mangiatore critico”, fin da bambino, commentando spesso come un piatto era buono o come poteva essere migliorato. Dovevo essere davvero un rompiscatole… ! Da bambino mi piaceva cucinare, ed in particolare preparare prodotti da forno. Non ci davo molto peso però, era l’ambiente in cui sono cresciuto. Forse ho iniziato a pensare in modo conscio al cibo durante l’ultimo anno di scuola superiore. Ero lontano da casa ed ho avuto qualche problema di salute che mi ha fatto trascorrere un paio di settimane in ospedale. Dopo 10 giorni mi sono reso conto che una delle cose che mi mancavano di più era il buon cibo, e da allora ho prestato maggiore attenzione al fattore gastronomico.

Q: Sei un italiano che vive all’estero. Cosa ti piace della cucina italiana ?

Brevemente: abbiamo ingredienti fantastici ed una grande e varia tradizione con una storia affascinante. Penso che nessun’altra nazione possa offrire così tanta varietà di cucine in uno spazio così limitato, un qualcosa che lascia sempre nuove possibilità di sorprendersi. Ovunque si sia in Italia si possono trovare cibi tipici speciali, preparati usando ingredienti tipici della zona e, spesso, con storie affascinanti. Se avessi denaro abbastanza e non dovessi lavorare, vivrei volentieri viaggiando e mangiando attraverso l’Italia…

Q: E cosa, invece, non ti piace della cucina italiana ?

Il nostro provincialismo, almento al momento attuale. Se si guarda alla cucina italiana attraverso i secoli, si può notare come sia sempre stata una cucina forte, che ha saputo conglobare le influenze straniere. Pensiamo ad esempio alla pasta ed agli agrumi dalla cultura araba, pomodori, fagioli e peperoni dalle Americhe, le spezie dall’Asia e così via. Oggi c’è la forte sensazione che dobbiamo difendere le nostre tradizioni altrimenti le perderemo, il che è causato da due elementi: quello economico e quello culturale. Combattere contro i fattori economici causati dalla cosiddetta globalizzazione è qualcosa di assolutamente lodevole: per esempio, non voglio rinunciare al nostro cibo di strada tradizionale perchè una catena di fast food faccia più denaro in Italia spingendo sulla legislazione legata alla sicurezza alimentare. Cosa non mi piace è il rifiuto di ogni influenza straniera, percepita come “non autentica”. Viviamo in un mondo dove posso mettermi in contatto in pochi secondi con qualcuno agli antipodi, discutere con lui o lei di com’è il cibo da loro, cosa cucinano e così via. Questo ovviamente è stimolante e dà ai cuoci nuove idee. Quello che sarebbe sbagliato sarebbe replicare queste idee in toto; piuttosto, si deve avere la sensibilità di adattare concetti nuovi al nostro contesto culturale, promuovendo in questo modo la crescita e l’evoluzione della nostra cucina.

Un’altra cosa che davvero non mi piace è che, nonostante tutti parlino di gastronomia in Italia, oggi, pochi sembrano davvero interessati. E quelli che lo sono tendono ad isolarsi in una torre d’avori dell’”alta gastronomia”, che sembra, da fuori, terribilmente noiosa e seria. Questo, ai miei occhi, aumenta il distacco. I gastronomi devono fare uno sforzo per comunicare agli “ignoranti della gastronomia”, termine con cui intendo anche le persone che conoscono solo la propria cucina locale o familiare e null’altro. Abbiamo sempre l’idea che gli italiani conoscano il cibo dalle loro famiglie e che parlare di cose semplici quali ad esempio la bollitura di un uovo sia inutile. Beh, io penso invece che sia necessario anche questo; se penso alle persone che conosco, il numero di quelli che dicono di non saper cucinare è in aumento . La famiglia tradizionale, con il proprio passare oltre le tradizioni alle generazioni giovani, sta scomparendo, e stiamo perdendo un percorso fondamentale d’educazione: dobbiamo ancora trovare il modo per ovviare a questo. Le nuove generazioni devono capire come il buon cibo sia un piacere, e come possa essere un divertimento per se stessi e per i propri amici.

Q: La tua cucina tradizionale preferita ?

Le cucine nazionali sono interessanti, tutte. Esprimono una serie di fattori socio-politici, storici e geografici. Penso che guardando ad una cucina regionale si possano capire altrettante cose quante si capirebbero leggendo la storia del territorio. Detto questo, è ovvio che alcune popolazioni abbiano dato maggior importanza sociale alla propria cucina piuttosto di altre. Io vivo in Germania e qui la cucina può essere interessante, anche se “pesante”, ma di sicuro non è in cima ai pensieri della popolazione. Piuttosto diversa la situazione che si può trovare in nazioni come Francia, Spagna, Tahilandia, Cina e così via (e Italia, ovviamente). Al momento sono affascinato dalle cucine del Sud del Mediterraneo che, sembra strano, ho conosciuto grazie ai libri di una grande scrittrice americana, Paula Wolfert, e la cucina Vietnamita, con i suoi piatti fascinosamente densi di erbe aromatiche.

Q: Relativamente ai ristoranti, cosa ti fa pensare “Questo mi piace, lo suggerirò ai miei amici”, oppure, al contrario “Questo è davvero pessimo !” ?

I ristoranti per me sono il bilancio di (almeno) tre elementi ugualmente importanti: il cibo (ed il vino, dove si applichi), l’ambiente ed il servizio. Per me un ristorante è speciale, indipendentemente dal tipo (pizzeria, trattoria, o anche ristorante da tre stelle) quando tutti e tre i fattori sono commisurati al tipo di locale giocano insieme per creare un’alchimia speciale. Quando questo succede, si è in un luogo in cui ci si sente a casa e se ne esce felici di cosa si ha mangiato e bevuto. E sono questi i luoghi che consiglierei agli amici - non troppi amici però, dato che luoghi così li vorrei mantenere “per me”. Parlando di ristoranti pessimi, la causa solo occasionalmente è il cibo, anche se quando lo è riesce ad esserlo in maniera drammatica. Cosa davvero non sopporto è il servizio sgradevole o snob, o l’atmosfera fredda: chi vorrebbe mangiare in una sala operatoria, servito da un cameriere maleducato che ti guarda dall’alto in basso perchè la tua cravatta non si abbina alla camicia ?

Il prezzo è un fattore importante solo come elemento negativo. Per esempio se il conto non è commisurato alla struttura. Una pizzeria che chiede 30 euro per una pizza ed una bevanda è infinitamente più caro di un locale d’elite che chiede 200 euro.

Q: In Italia non ci sono molti food-blog, anzi, ce ne sono meno di altre nazioni, magari dove la cultura culinaria è meno sentita. Secondo te, qual è il motivo ?

Sono vari i fattori in gioco. Per prima cosa, ho la sensazione che, nonostante ci siano molti utenti Internet in Italia, ci siano ancora pochi coinvolgimenti attivi individuali sulla rete, rispetto ad altre nazioni. Molti utenti rimangono passivi. Un altro fattore è l’evoluzione indipendente della “moda” di Internet in Italia, forse causata dalla diffidenza nei confronti della maggioranza di siti anglofoni, dovuta anche alla scarsa educazione alla lingua inglese delle nostre scuole. In Italia i newsgroup ed altri elementi di Internet che all’estero sono considerati obsoleti, sono ancora alla moda. Inoltre, ultimo, ma non meno importante, è anche un fattore legato al modo in cui ci si avvicina ai blog in Italia. Se si esclude una minoranza, molti hanno conosciuto i blog attraverso i siti di giornali e le riviste, scritti da giornalisti ed esperti che hanno cavalcato l’onda della moda proveniente da oltre oceano. Il fatto che i blog sono principalmente sforzi individuali, indipendenti ed autoprodotti è passato in secondo piano. Quindi, se tutti i blog che conosciamo sono solo di personalità, beh, ci va un bel coraggio a dire “Però, ne voglio aprire uno anch’io… !”.

Q: Il tuo food-blog è in inglese. Hai mai pensato di tenerne uno in italiano ?

Si, e spero che prima o poi… Se mai avrò il tempo. La ragione che mi ha spinto a scegliere l’Inglese è che la blogosfera italiana di quei tempi era piuttosto ferma, e la mia intenzione era quella di essere in contatto con persone da tutto il mondo. Un altro motivo è legato strettamente alla mia critica alla cucina italiana, ossia alla chiusura mentale ed all’arroganza di alcuni suoi “protagonisti”.

Q: Sei coinvolto in altri progetti che hanno a che fare con il cibo su Internet ?

Sono coinvolto nell’eGullet Society for the Culinary Arts and Letters. Il sito eGullet ospita un magazine on line, una raccolta di ricette, un istituto culinario virtuale ed un gran numero di forum di discussione, di cui io coordino quello dedicato all’Italia.

Oltre a questo, ho avviato l’evento che unisce la comunità di food blogger dal nome Is My Blog Burning “, un momento virtuale di cucina che ogni mese si concentra su un tema specifico. E’ stato un successo. Ha ispirato vari altri eventi simili, sui dolci, i vini e così via, ed è pure stato candidato ai Bloggies 2005 (gli Oscar dei blog) nella categoria “best meme”. Grazie a Ronald, di Lovesicily e di Via Ritiro n.7, c’è anche un sito dedicato a IMBB ed agli eventi “figli”


Alberto, grazie davvero per l’intervista… !

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