Il Natale è forse la festa più internazionale, celebrata, con sfaccettature diverse, dal sacro al profano, ai quattro angoli del mondo. Ho pensato, quindi, che potrebbe essere interessante qualche piccola incursione nei piatti tipici che si cucinano all’estero mentre noi siamo alle prese con capitone, brodo e cappone. Iniziamo con la Francia e con un primo: bisque di gamberi al dragoncello, pardon, estragon!
Cosa vi occorre per 6 persone: 1 kg di gamberi, 90 g di burro, 3 scalogni, 3 cucchiai di concentrato di pomodoro, ½ l di brodo vegetale, 2 cucchiai di farina o di riso, 3 dl di panna fresca, 1 cucchiaio di foglie di dragoncello, 1 dl di vino bianco dolce o di cognac, sale e pepe q.b.
Come si prepara: sciogliete il burro in una casseruola, unite gli scalogni tagliati a metà e cuocete a fiamma bassa per 5 minuti. Aggiungete i gamberi, irrorateli con il vino e fateli andare per 3-4 minuti. A questo punto togliete i gamberi, sgusciateli (tranne 6)e rimetteteli sul fuoco aggiungendo la farina pian piano con il setaccio e il concentrato di pomodoro sciolto in qualche cucchiaio di brodo. Unite infine tutto il brodo, cuocete per 6-7 minuti, poi la polpa di gamberi e 2 dl di panna. Aggiustate di sale e pepe e passate al mixer. Distribuite la crema in apposite tazze e servite con al centro di ognuna un cucchiaio di panna appena montata, una spolverata di dragoncello e una delle code di gambero tenute da parte.
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Sono proprio curiosa di vedere come se la caveranno i nostri ‘cugini’ francesi, acerrimi nemici in quasi tutte le competizioni sportive, quelle calcistiche in particolare. E allora sediamoci in poltrona gustando ‘alla faccia loro’ un bel croque monsieur, una sorta di toast molto particolare. Potete preparare insieme, per le signore, il croque madame, con l’aggiunta di un uovo al tegamino su ogni toast, che sarà infornato per qualche minuto prima di servirlo.
Cosa vi occorre per 4 persone: 8 fette di pan carré, 4 fette di prosciutto cotto, 110 g di groviera, 70 di burro, 1 cucchiaio di farina, 2 dl di latte, ½ cucchiaino di senape, 1 tuorlo d’uovo, noce moscata, sale e pepe q.b.
Come si prepara: sciogliete 20 g di burro in padella, unite la farina e mescolate a fuoco dolce per 3 minuti. Aggiungete il latte a filo e la senape lasciando sobbollire finché il composto non si addenserà e si ridurrà di circa 1/3. Togliete dal fuoco, sbattetevi dentro il tuorlo, salate e pepate, condite con una grattata di noce moscata e lasciate raffreddare. Su una teglia da forno disponete 4 fette di pane, coprite ognuna con una fetta di prosciutto, parte della salsa preparata, la fetta di groviera e chiudete con l’altra fetta di pane. Friggete i toast in padella con il burro rimasto su entrambi i lati fino a dorarli. Prima di servire, tagliate ogni toast in due.
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Questa sì che è una scuola interessante! Altro che storia, matematica e geografia … In questa scuola si diventa maestri delle crepe. Naturalmente dove poteva essere situata? Ma in Francia, ovviamente!
E’ una scuola tirata su in Bretagna, circa 20 anni fa, che potrebbe interessare gli appassionati di questa delizia della pasticceria, ormai internazionale. Anche se, abbiamo scoperto, che non è poi così facile entrarci.
Innanzitutto i posti a disposizione non sono molti e poi, naturalmente, le richieste di partecipazione arrivano da tutti i continenti. La scuola può accogliere in media 250 stagisti all’anno, ma la maggior parte di essi sono di nazionalità francese. I posti riservati ad individui di altre nazionalità sono solo il 20%: coreani, canadesi, australiani e gli immancabili italiani.
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E dopo un discutibile caffè passiamo a parlare di un, questo sì appetibile, dolce della tradizione francese: il croissant, per noi, soprattutto a Roma, cornetto.
Ebbene, pare che questo simbolo della pasticceria d’oltralpe stia scomparendo da forni e panetterie di Parigi perché troppo grasso, troppo costoso, troppo impegnativo e troppo ‘longevo’. Andiamo con ordine, troppo grasso: in effetti la ricetta tradizione prevede ingredienti che apportano all’organismo che voracemente lo ingurgita, circa il 50% di grassi, decisamente troppi per un’epoca flagellata dall’obesità. Troppo costoso: l’iva francese ricarica il prezzo del dolce croissant del 19,5%, altro che protezionismo della cuisine, se si pensa che in Usa il grassissimo ma tradizionale hamburger gode di una tariffa agevolata pari al 5,5.
Troppo impegnativo: in effetti scarseggiano sempre più le ‘mani d’oro’ che sanno lavorare alla perfezione la pasta dei croissant, poi ci vuole molta perizia nella cottura e attenzione addirittura alla temperatura nei laboratori, se non si vuole che il cornetto si ‘sgonfi’ e diventi troppo soffice. Infine troppo ‘longevo’: il croissant, ahiloro, si conserva abbastanza a lungo e così non rende perché non fa girare l’economia. Chi lo salverà?
Bambini capricciosi, che alla cassa dei supermercati battono i piedi, strillano e scalpitano per accaparrarsi quell’invitante pacchetto di caramelle gommose e iperzuccherate? Genitori accondiscendenti, che per zittirli gliele comprano? Non più, almeno in Francia.
La proposta del Ministro della Sanità francese, Roselyne Bachelot, di eliminare caramelle e dolciumi dalle casse dei supermercati ha come ratio, chiaramente, quella di evitare le tentazioni dei bambini, mentre aspettano con i genitori in fila alle casse. Tentazioni che, guardacaso, sono sempre golosità poste ad altezza bambino. L’iniziativa è stata ampiamente condivisa. La catena E.Leclerc ha già deciso di adeguarsi: via le caramelle dal primo giugno, ma si stimano perdite ingenti, circa 5 milioni di euro l’anno.
Ci domandiamo che succederà in Italia – dove esiste un piano nazionale anti obesità solo annunciato dal Ministero della Salute e dove le iniziative anti-schifezze vengono portate avanti da singoli comuni…prenderemo esempio?
Via | Repubblica

Ho già scritto del fatto che un gruppo di chef francesi ha avanzato la richiesta di attribuire alla cucina francese il marchio di patrimonio dell’umanità. Adesso si mette di mezzo anche Sarkozy: “la gastronomia francese è la migliore del mondo e merita il riconoscimento di patrimonio dell’umanità dall’Unesco”.
Cosa dire dell’Italia allora? La Coldiretti ha subito risposto: l’Italia con 166 specialità alimentari riconosciute dall’UE batte “nettamente” la Francia che si ferma al secondo posto con 156.
Al momento è stata presentata un’analoga richiesta dalla Spagna a favore della dieta mediterranea (ultimamente un pò acciaccata!), richiesta che ovviamente riguarda anche noi. Vedremo cosa succederà con la richiesta francese, per il momento ci possiamo vantare del fatto che il nostro cibo-vino Made in Italy ha raggiunto l’ennesimo primato. Meglio di così.
Immagine | CyboRoZ
Nel corso degli anni abbiamo tutti imparato che uomini e donne sono diversi: deodoranti diversi, vestiti diversi, acconciature diverse, anche … vini?
Non so se la differenziazione per genere nell’apprezzamento del vino sia reale o creata ad opera dai tipi del marketing vinicolo, sta di fatto che esistono vini esclusivamente dedicati alle donne e guai se a berli sono anche uomini!
L’ultimo della serie è Sublimelle, un vino francese appositamente pensato e creato per un consumatore femminile: elegante, delicato, adattabile alle diverse occasioni, così dicono alcuni che ne hanno commentato il lancio su internet.
Quello che mi piacerebbe capire da voi lettori è: esiste davvero una differenza uomo/donna nel degustare un vino?
L’avreste mai detto che lo champagne, sì, proprio lui, un’icona del made in France, è, in realtà, inglese? O perlomeno lo sta diventando! Beh, andiamo con ordine…
Innanzitutto cominciamo col dire che la Gran Bretagna detiene attualmente il primato dell’importazione del vino con le bollicine: 40 milioni di bottiglie, circa l’8% dell’intera produzione.
Non solo. Il riscaldamento del pianeta ha fatto sì che il prezioso vitigno dal quale si ricava, (coltivato solo nelle 135 miglia quadrate di ‘terroir’ nella regione che gli dà il nome, valore della terra 450mila euro ad acro) possa ora attecchire anche più a nord, precisamente intorno alle “bianche scogliere di Dover”, tra Kent, Sussex e Hampshire, dove ce la si può cavare con cifre dai 3 ai 15mila euro. Il mercato inglese del settore cresce al ritmo del 40% l’anno e già il Nyetimber, il suo prodotto più illustre, ha vinto numerosi premi ed è servito sulle prestigiose tavole di Buckingham Palace e Downing Street.
E per quanto riguarda le origini? Beh, certo è che nel 1630 Sir Kenelm Digby inventò un vetro scuro robusto e sottile presto usato nelle bottiglie per conservare il vino (nel 1625 un atto del Parlamento aveva vietato l’uso del carbone di legna nelle fornaci per fare il vetro) e nel 1662 Christopher Merrett, che aveva tradotto il trattato di Antonio Neri ‘L’arte del vetro’, presentò alla Royal Society un nuovo vetro in cui, con l’aggiunta di zucchero e melassa, il vino subiva una fermentazione secondaria che causava proprio le bolle. Incredibile.
E’ stata questa la richiesta avanzata da un gruppo di chef famosi e da diversi esponenti della cultura francese: chiedere aiuto all’UNESCO per proteggere la tradizione gastronomica della nazione.
Si sà che per la Francia il cibo è importante, una parte essenziale della cultura e dei costumi di un intero popolo. Con queste motivazioni gli chef hanno chiesto a tutti di agire, tra cui i blasonati Alain Ducasse e Paul Bocuse.
Così probabilmente la domanda verrà presentata all’UNESCO nei primi mesi del 2008. Ma c’è già un precedente: circa due anni fa i messicani avanzarono una proposta simile e furono bocciati sonoramente. Ce la faranno i nostri cugini francesi? E se loro sì, cosa dire allora per la cucina italiana? Inoltre, l’articolo che ho linkato su ha data dicembre 2006, ma voi avete sentito mai in giro questa notizia da allora? Dubbi, dubbi …
Immagine | raisin bun
Anche la Francia ha la sua guida dei vini, la Guide Hachette des vins 2008. Sono 33 mila i vini degustati e 10 mila quelli proposti in guida per 1400 pagine e una spesa che si aggira in media intorno ai 25 euro.
La guida è una delle più rinomate per quanto riguarda la conoscenza dei vini francesi e la sua fama va al di là della nazione (un pò come la nostrana guida del Gambero Rosso). Qualcuno ha avuto modo di sfogliarla?