
Siamo giunti alla quinta edizione della manifestazione dedicata al pesce, organizzata e promossa da Slow Food. La biennale che si occupa del mondo marino si terrà dal 27 al 30 maggio alla fiera di Genova.
Attraverso convegni, incontri, laboratori e degustazioni si affrontano temi legati alla produzione sostenibile di pesce e al consumo responsabile. Importante manifestazione che accende i riflettori sulle problematiche della pesca, l’inquinamento, la pesca indiscriminata per metodi e per target scelti. Come valorizzare pietanze ittiche e nuove proposte o rivisitazioni dei piatti più classici della tradizione non solo italiana.
Prezzo ingresso € 7,00 ridotto € 5,00 abbonamento ai 4 giorni € 15,00. Sono previste riduzioni per i soci Slow Food. Per prenotazioni dei convegni e laboratori ed ulteriori informazioni visitate il sito.
Vi sembrerà di trovarvi nella bottega di un rigattiere, oppure nel Paese dei balocchi, a seconda del vostro grado di romanticismo o del vostro amore per il vintage e invece sarete ‘solo’ a mangiare Al Bersagliere di Verona, dove la cura del ricordo e l’estasi del passato sono quasi una religione.
Pasteggerete, quindi, circondati da carabattole di ogni sorta, stile ed epoca: dagli attrezzi da lavoro come la scarlatta affettatrice fiammante degli anni Sessanta al juke box all’ingresso che le è più o meno coetaneo, fino ai cimeli automobilistici per veri appassionati, tra cui spicca il volante originale di Villeneuve. Ma ciò che farà la differenza, ovviamente, è quel che metterete sotto i denti.
Iniziamo col rassicurarvi che siamo nella grande famiglia Slow Food e poi col dirvi che anche se non avete tanto appetito, potete fare un salto qui per bere alla mescita al bancone e optare per i golosi stuzzichini offerti, ma noi, da veri golosoni, non ve lo consigliamo, caldeggiando, invece, un pasto tradizionale, con i piedi sotto il tavolo per intenderci, che qui si rivelerà un’esperienza davvero indimenticabile.
Appena entrati in questa enoteca-ristorante si ha davvero l’impressione di essere entrati in Cantina, ma che cantina! L’arredamento è semplice e curato, il pavimento in cotto, le volte a crociera e quell’umidità dall’odore pungente e inconfondibile che si mescola ai profumi sublimi della cucina…
D’altronde in questo ristorante suggeritoci dalla Bibbia Slow Food, si entra attraverso via della Botte, suggestiva stradina del centro storico di Scansano, paesino sdraiato sulle colline che guardano dall’alto, ma mica poi tanto, la Bassa Maremma. E soprattutto patria del Morellino.
E in effetti la prima esperienza divertente, qui, è proprio la scelta del vino: ti alzi e vai in cantina tu personalmente, prendi la bottiglia e te la porti in tavola dove l’oste, occhio attento, la registra. Così si evitano pantomime del tipo scegli un vino, poi non c’è, te ne portano uno simile, ma certamente più caro ecc.
Avete appena trascorso una bella domenica alle Grotte di Frasassi, tra stalattiti e stalagmiti vi è venuta una discreta fame: che fate? Vi fiondate a uno degli invitanti chioschetti di specialità marchigiane (ciauscolo su tutte) che affollano il parcheggio dove si fanno i biglietti d’ingresso e si aspetta la navetta?
Potrebbe essere una scelta saggia, ma certo non la migliore, che senza ombra di dubbio vi consiglio: far portare ancora qualche minuto di pazienza allo stomaco e guidare fino alla vicinissima Genga, dove pranzare da Maria, che è un’osteria tipica, peraltro presidio Slow Food, sarà un’esperienza da ricordare… forse più che stalattiti e stalagmiti!
Noi ci siamo arrivati all’ora ‘di punta’ di una gelida e piovosissima domenica d’autunno, tanto che la signora Maria si è vista costretta a ‘relegarci’ in una sala separata che sembrava un po’ quella spoglia e triste ‘dei cattivi’, ma che al bilancio finale si è rivelata piacevolmente ritirata, nonostante il locale principale sia splendido, ricavato in un’ala di un ex monastero.
Non è una novità che l’autunno sia periodo di guide, allora vediamo insieme gli appuntamenti che riguarderanno questi importanti avvenimenti, capaci di condizionare il mercato del vino. La guida dell’Espresso è uscita venerdì 1° ottobre, sembra abbia premiato con 18/20 il montepulciano d’Abruzzo di Emidio Pepe, voci di corridoio o fondate indiscrezioni?
Il Gambero rosso sarà protagonista della manifestazione per la premiazione dei tre bicchieri, domenica 17 novembre alla Città del gusto, Roma, che si svolgerà dalle 16,00 alle 20,00, ingresso € 60,00. L’Associazione Italiana Sommelier uscirà con le sue: duemilavini, la guida sull’olio di oliva, e la guida sui ristoranti, lunedì 15 novembre, all’ hotel Cavalieri Hilton, dalle ore 19,00, con una cena di gala preparata dallo chef Gianfranco Vissani, prezzo € 180,00.
Slow food esce con la guida dei vini slow wine verrà presentata mercoledì 20 ottobre dalle ore 10, presso il PalaOlimpico di Torino, ma é già possibile vederla in anteprima sul loro sito internet. La degustazione dei vini insignite della Chiocciola si terrà nella Reggia di Venaria presso la Galleria di Diana,dalle 15 alle 20, costo del biglietto comprensivo di una copia della guida: 65 euro, 40 euro per i soci Slow Food. La guida dei vini di Veronelli sarà presentata il 26 ottobre, ore 11 a Bergamo. Ricordiamo inoltre, la guida dei vini di Luca Maroni e sicuramente altre, dedicate esclusivamente al biologico e/o biodinamico, che, in questo momento, la mia ignoranza mi impedisce di citare. Allora cincin, sempre che vi rimangano dei soldi per l’acquisto di qualche bottiglia di vino.
Famosissimo nei ricordi di tutti per la bevanda che a lui si ispira, il chinotto di Savona è ormai diventato un vero prodotto di nicchia. Ma che cos’è di preciso? Si tratta di un frutto tipico ligure prodotto da un alberello di circa 1,5 m di alterzza, sempreverde, originario della Cina. I frutti sono piccoli e sferici, disposti a grappoli, la buccia sottile è verde durante la crescita e diventa giallo-arancio alla maturazione, sin dalla buccia il frutto è molto profumato, e rilascia nell’aria quel caratteristico odore agrumato ma delicato, che poi si percepisce nel prodotto candito che deriva dalla loro lavorazione. All’interno la polpa è gialla, poco sugosa ma profumata, un poco amara e con circa una decina di spicchi. La produzione è concentrata lungo la costa e nel primo entroterra nella zona compresa tra Varazze e Finale Ligure (provincia di Savona),tra i 2 ai 300 m s.l.m, la raccolta avviene tra fine settembre e fine novembre.
Dal frutto del chinotto possono essere ricavati canditi, mostarde, marmellate, ma anche la famosa bevanda. Di quest’ultima avevamo già parlato qui su Gustoblog raccontando del vero Chinotto prodotto da Lurisia, certificato Slow Food. Esistono, infatti, diversi “chinotto” in circolazione, ma per poter essere definito il “vero” chinotto, la bevanda deve essere preparata realmente con i frutti di Savona e non solo aromatizzata. Per quel che riguarda la produzione di canditi (il vero consumo di questi frutti, che difficilmente andremo ad assaggiare tal quali), si trovano ancora poche pasticcerie che li producono in quel di Savona. La lavorazione è, infatti, complicata e dispersiva di tempo e non sempre i pasticceri moderni hanno voglia di perderci del tempo. Il frutto viene immerso in acqua salata (elaborata, un tempo si utilizzava quella di mare) per tre settimane, in seguito si toglie lo strato di buccia e viene ripassato in salamoia per qualche giorno, quindi si prosegue con le bolliture a base di sciroppi dolci a concentrazione crescente. Quando i frutti sono pronti possono essere consumati canditi o conservati nel liquore Maraschino.
Per chi volesse scoprire il Chinotto di Savona nelle sue varie elaborazioni, e non è ligure, potrà trovarlo al prossimo Salone del Gusto a Torino dal 21 al 25 ottobre. Ci saremo anche noi di Gustoblog.
È più facile prendere un appuntamento con il Presidente della Repubblica, che riuscire a cenare in questo ristorante affacciato sotto i portici di piazza Vittorio Veneto, a pochi passi dal Po. Se non avete prenotato, poi, (Chiambretti, aiutaci tu!!) è addirittura impossibile, salvo sedersi nel dehors quando piove e fa ancora freddo.
Il Porto di Savona è uno dei 5 locali della Food & Company, impresa del settore ristorazione di proprietà del Pierino nazionale. Segnalato dalle Osterie d’Italia di Slow Food e inserito nei locali storici del Belpaese, in realtà, questo ristorante esiste dal 1863, quando ancora da qui partivano le diligenze dirette agli imbarchi di Savona (da cui il nome), ma se date un’occhiata in rete, riceve commenti assai poco lusinghieri.
La cosa mi ha alquanto stupito, anche perché la mia esperienza in loco si è rivelata abbastanza diversa: folla sì, quella tanta, ma niente camerieri scorbutici (sbrigativi d’accordo, ma, ahimé, era sabato sera), nulla da ridire sulla tavola o sull’ambiente, che, invece, a parer mio è rustico e accogliente, e, soprattutto, nessuna brutta sorpresa nel piatto.

L’evento SuperWhites Milano compie dieci anni e li ha festeggiati con un nutrito raduno di produttori friulani selezionati dagli esperti di Slow Food. Dribblando le fashionistas in zona Montenapoleone, arrivo al Four Seasons incuriosita dalla presenza di oltre 40 brands di vini che hanno ottenuto punteggi elevatissimi e che sono reduci dall’ edizione romana tenutasi lo scorso febbraio.
All’ingresso vengo prontamente dotata di tracolla porta calice e mi avvio per l’ampio salone gremito di appassionati e supertecnici del vino. L’atmosfera è pensosa e solenne, volano domande a bruciapelo sulla data di imbottigliamento o sulla natura del terreno: prevalenza di sabbia, ghiaia o argilla? Gli operatori sono tutti molto preparati e generosamente elargiscono dettagli, ma soprattutto impressioni personali sui vari vitigni. Anche se poi alla fine i figli so’ tutti piezz e core ed è difficile strappare una preferenza, siano essi Chardonnay, Traminer, Collio, Sauvignon, Friulano (ex Tocai), Pinot Grigio o Ribolla Gialla. Riguardo alla distribuzione è facile trovarli in enoteche e ristoranti, un po’ meno nei supermercati, ma i prezzi sono spesso ragionevoli e si aggirano mediamente intorno ai 12€.
Insomma quale scegliere? Qual’è la star tra le star? La varietà è notevole, anche perchè alcune cantine, dopo l’esplosione tecnologica degli anni ‘90, fanno del loro punto di forza le tecniche più naturali. Poi c’è chi utilizza vasche di solo acciaio e chi in cemento vetrificato per mantenere una nitidezza aromatica di base. E infatti sono vini di spesso dotati di un bell’equilibrio, oltre a una certa versatilità e morbidezza che permette di accompagnarli agli antipasti, come ai piatti di pesce e alle uova, ma soprattutto al prodotto principe, a cui vola subito il pensiero quando dici Friuli Venezia Giulia.
Il prosciutto: possente e incastonato in una morsa di legno (mi perdoneranno i vegetariani). Tra un banco di vini e l’altro spuntano oasi con provetti tagliatori di succosi prosciutti DOP e leste aiutanti giù a preparare una tartina dietro l’altra e a sistemarle su vassoi argentati. A questo punto tutti si rilassano, nell’indecisione tra il crudo e il cotto. Di sicuro entrambi decisivi nel produrre un grande effetto di armonia a questo tour vinicolo regionale.
Per gli appassionati di enogastronomia friulana che si fossero persi l’evento, segnalo domenica 30 maggio la diciottesima edizione di Cantine Aperte che prevede anche uno winebus, pedalate enoturistiche nella natura e degustazioni gourmet in molti agriturismi della zona.
L’idea Superwhites nacque durante un incontro tra il gruppo dirigente di Slow Food-Arcigola ed alcuni produttori di vino di qualità friulani. Il piano Superwhites intende lanciare l’ immagine del territorio del Friuli Venezia Giulia, strettamente collegato alla produzione di vini bianchi di eccellenza, cui si affiancano specialità gastronomiche di pari valore.
Sabato 20 febbraio, dalle 17 alle 20, tredici enoteche di Roma e quattro nel resto della regione ospitano 58 produttori SuperWhites per una presentazione e degustazione, libera e gratuita, delle ultime annate di alcuni loro vini. Domenica 21 febbraio, dalle 15 alle 19.30, nelle affascinanti sale del Rome Cavalieri si tiene la grande degustazione collettiva, alla presenza dei produttori, per conoscere i vini bianchi di eccellenza del Friuli. L’ingresso ha un costo di 10 Euro per i soci Slow Food e 15 Euro per i non soci.
In abbinamento ai SuperWhites il pubblico potrà assaggiare alcune eccellenze gastronomiche della regione: prosciutto crudo del Consorzio di San Daniele, salame del Collio friulano e prosciutto Praga con osso di Morgante e il formaggio Montasio del Consorzio che ne tutela la tipicità.
Per ulteriori informazioni consultate il sito.
Foto | SW
Il tema della qualità di ciò che mangiamo é in questi giorni un argomento battuto da molti programmi televisivi. Pare proprio che la scienza modificando i cibi non aiuti affatto la genuinità, gli ogm sembrano essere responsabili di obesità, allergie ed intolleranze alimentari.
Da anni in Italia c’è un associazione che si occupa di preservare le biodiversità, l’importanza del mangiar sano e lentamente, dell’ambiente e dei tipi di agricoltura ed allevamento. Impegno questo che ha portato Carlo Petrini ed Ermanno Olmi alla realizzazione del documentario Terra Madre per il quale ci sono voluti due anni di lavoro.
Slow Food e l’enoteca regionale Palatium collaborano insieme per offrirci un ciclo di degustazioni, conferenze e cene per esaltare Le tipicità del Lazio. Le tre conferenze gratuite ma a prenotazione obbligatoria verteranno: sui prodotti locali e la possibilità di reperire i cibi a km zero tramite le filiere brevi. Sulla situazione delle acque italiane e delle relative risorse ittiche con specifici riferimenti ai laghi laziali. Conferenza di Carlo Petrini nell’ ambito della X Edizione del premio Slow Food Lazio.
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