Quante volte, durante la preparazione di un piatto, vi sarete trovati di fronte al bivio cipolla o aglio? Ed è difficile dare una risposta precisa alla domanda, in genere ci si regola in base all’esperienza, ma anche ai proprio gusti personali. Ma vediamo almeno di utilizzarli e trattarli in modo corretto.
La cipolla andrebbe sbucciata dall’alto verso il basso, a mo’ di banana, togliendo bucce e barba terminale. Poi va tagliata per il lungo, prima per metà e poi in quarti, che andranno affettati sottili. Dopodiché la si potrà tritare, col coltello o la mezzaluna. Per non piangere durante l’operazione, sciacquate prima la cipolla intera abbondantemente sotto l’acqua, per eliminare un po’ di zolfo.
Riguardo alla’aglio, possiamo sbucciarlo o utilizzarlo in camicia. Nel primo caso il sapore sarà un po’ più forte e deciso, mentre nel secondo caso, l’aglio andrà aggiunto alla pietanza con la sua buccia, dopo averlo leggermente schiacciato però, in modo che emani comunque il suo aroma caratteristico.
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Se lunedì scorso avere letto e provato l’insalata di prezzemolo e vi è piaciuta, continuate a seguire i nostri appuntamenti con la cucina greca: oggi prepariamo la crema di sesamo, che è un altro tipico antipasto che troverete sulle tavole del Paese mediterraneo.
Cosa vi occorre: 3 cucchiai di pasta di sesamo, 2 limoni, ½ bicchiere d’acqua, 1 spicchio d’aglio, sale e pepe q.b., prezzemolo per guarnire.
Come si prepara: in una salsiera mischiate la pasta di sesamo, l’acqua, l’aglio pestato. Intanto spremete i limoni e aggiungete il succo al composto. Salate e pepate, quindi mescolate energicamente fino a ottenere una crema omogenea. Servite la salsa cospargendola di prezzemolo tritato.
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Oggi inizio un ciclo di ricette di cucina greca che ci accompagneranno per molti lunedì. L’ispirazione mi è venuta quando mi è tornato in mano un romanzo che ho letto anni fa e che s’intitola ‘Le relazioni culinarie’, una storia romantica ambientata in Grecia, appunto, che parla di una giovane donna contesa da due pretendenti a suon di manicaretti, che vengono spiegati con tanto di ricette. Per i dettagli della trama potete leggere qui, nel frattempo noi proveremo a sperimentare i segreti afrodisiaci della cucina greca iniziando da un tipico antipasto: l’insalata di prezzemolo.
Cosa vi occorre: 2 ciuffi di prezzemolo, 2 spicchi d’aglio, 1 pizzico di sale, 3 cucchiai d’olio d’oliva, il succo di un limone.
Come si prepara: mondate il prezzemolo lavandolo bene sotto l’acqua corrente e separando le foglioline dai gambi, quindi tagliuzzatelo finemente. Aggiungete l’aglio pestato o tritato accuratamente, condite con olio, sale e limone. In Grecia questa insalata si usa per accompagnare altri antipasti, ma se non avete pazienza di aspettare le prossime settimane, intanto fate pratica con crostini di pane o utilizzatela come condimento per verdure alla griglia, comunque, se siete in dolce compagnia, occhio all’alito!
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Stufi di mangiare carne d’agnello? Non vi preoccupate: ecco un’alternativa semplice e saporita che potrete trovare in tutta la Turchia, nella parte europea e in quella asiatica, sulla costa come sugli altopiani centrali.
Per preparare il menemen, che per i turchi rappresenta un’offerta di benvenuto alla propria tavola, vi servono: olio, peperoncino, aglio, uova, pomodori, prezzemolo. Se volete dare a un piatto facile facile un tocco d’aristocrazia, allora procuratevi uno di quei fornelli tradizionali in cui la fiamma è sempre accesa per mantenere la pietanza sempre calda e servitelo così.
Il procedimento: scaldate l’olio con il peperoncino e l’aglio schiacciato in modo che trasferisca per bene il suo profumo, quindi fatevi rosolare i pomodori maturi tagliati a pezzetti. Quando saranno ben cotti, aggiungete l’uovo intero che lavorerete direttamente sul fuoco con un cucchiaio di legno fino a farlo ‘strapazzare’. Completate il tutto con una manciata di prezzemolo tritato a crudo.
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L’altro giorno mi è venuto in mente di cucinare una pasta con un abbinamento abbastanza insolito per la nostra cucina: peperoni e cozze. Qualcuno penserà che il piatto non sia dei più leggeri, e non sbaglia, però devo dire che l’abbinamento è stato vincente e la digestione nemmeno troppo difficoltosa. Provate anche voi!
Ingredienti per circa 4 persone: 2 kg di cozze (meglio del tirreno o della puglia, insomma dove ci sono gli scogli), 1 peperone abbastanza grande, rosso o giallo, 1 spicchio d’aglio, olio extravergine d’oliva, prezzemolo.
Procedimento: pulite le cozze e poi fatele aprire in una casseruola, come al solito filtrate e tenete da parte l’acqua, ingrediente fondamentale.
Ingredienti: 1 carota, una zucchina, due pomodori, 1 cipolla, 1 melanzana piuttosto piccola, 1 peperone, 1 spicchio d’aglio, olio extravergine d’oliva, vino bianco.
Procedimento: tagliate tutte le verdure a tocchetti tutti più o meno delle stesse dimensioni. I pomodori metteteli da parte.
Fate soffriggere uno spicchio d’aglio intero in una padella (meglio tipo wok, con i bordi un po’ alti) e poi calate tutte le verdure, tranne i pomodori. Fate andare un po’ le verdure a fuoco alto, sfumate con il vino, fatelo evaporare e poi mettete giù anche i pomodori, che farete andare, a fiamma sempre alta, per qualche minuto.
Non sarà certo felice il/la vostro/a partner quando andrete a dormire, ma se per essere belli bisogna soffrire, per essere sani si è disposti a qualcosa ancora in più: ad esempio mangiare un po’ d’aglio crudo tutti i giorni.
Eh sì, perché in Australia (ultimamente stanno raggiungendo risultati sorprendenti laggiù) i ricercatori dell’università di Adelaide hanno verificato che assumere polvere di aglio per 3-5 mesi l’anno sarebbe un vero toccasana per la pressione.
Una cura tutta naturale per l’ipertensione e a vantaggio di cuore e arterie, insomma, come potete leggere dettagliatamente sulla rivista Bmc Cardiovascular Disorders, del tutto uguale all’azione di terapie farmacologiche. Stavolta bisogna dire grazie all’allicina (sostanza che dà all’aglio il tipico sapore pungente): se riuscite a mangiare tra i 600 e i 900 mg di aglio al giorno ne assumerete abbastanza per avere la pressione perfetta.
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Dura la vita quando si è affetti da alitosi! Occorre distinguere: ci sono momenti della giornata in cui tutti abbiamo l’alito cattivo (alitosi fisiologica), ma quando persiste, allora ci troviamo davanti a un fenomeno patologico inerente alla pulizia del cavo orale e può avere effetti negativi addirittura sulla psiche.
Già, la psiche, perché pare che esista anche l’‘alitofobia’, cioè la costante paura di avere l’alito pesante, con conseguenze immaginabili in fatto di rapporti umani. Cosa c’entra l’alimentazione? C’entra eccome! Innanzitutto perché in buona sostanza l’odore dell’alito dipende da questa, ma anche perché seguendo pochi semplici accorgimenti si può evitare questo fastidio.
Aglio, cipolla e superalcolici sono le prime cose da fuggire come la peste se si vuole avere un alito fresco. Tra i piccoli trucchi, oltre a spazzolare bene denti e lingua e all’uso costante del filo interdentale, può essere utile, dopo i pasti, masticare un rametto di prezzemolo o alcuni semi di cardamomo come quelli nella foto qui accanto. Fateci sapere se funziona.
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Quali sono? Vino australiano, prugne cilene e carne argentina. Perchè? Perchè per arrivare sulle nostre tavole percorrono ben 10 mila chilometri, quindi consumano un sacco di energia.
Lo dice la Coldiretti al Forum Internazionale sull’energia di Venezia. Ma non solo questi, anche: il mango del Perù, l’anguria da Panama, la carne dal Brasile, l’aglio dalla Cina, l’uva da tavola dal Sud Africa, i meloni da Guadalupe e il riso dagli Stati Uniti.
Vediamo qualche numero: la carne argentina viaggia per 11 mila chilometri, brucia 6,7 chili di petrolio e libera 20,8 chili di Co2 (pensate a quanto buona carne abbiamo in Italia); il vino australiano, invece, viaggia per 16 mila chilometri, brucia 9,4 chili di petrolio e libera 29,3 chili di anidride carbonica (pensate a quanto buon vino abbiamo in Italia). Per vedere uno studio sulla carbon footprint del vino in America cliccare qui
I numeri valgono anche per gli altri alimenti. Cosa fare dunque? Basta scegliere le produzioni locali che garantiscono oltre alla freschezza del prodotto anche il tanto amato risparmio. A meno che non possiate proprio fare a meno in inverno dell’uva bianca del Sud Africa …
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