L’avreste mai detto che un piatto di bucatini all’amatriciana può essere galeotto, in barba a tutti i tradizionali cibi afrodisiaci conosciuti? E che sono il piatto ideale per ritrovarsi con i vecchi amici, lasciarsi andare alle confidenze e alle dichiarazioni d’affetto? È quello che succede in Immaturi, film di Paolo Genovesi con cast, come si dice oggi, all star.
Infatti è insegnando come preparare un’amatriciana da manuale che Francesca (Ambra Angiolini), una chef che da anni tenta di disintossicarsi dalla sua ninfomania ritrova il gusto dell’amore e sempre davanti a questo mitico piatto della tradizione laziale, inserito nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali, i protagonisti della pellicola si dicono reciprocamente di volersi bene e di essere felici di essersi ritrovati dopo 20 anni. Non svelo altro, perché il film è ancora nelle sale e vale la pena di vederlo.
Tralascerò anche la ricetta tradizionale dell’amatriciana, che ormai conoscete tutti, ma ci tengo a ricordare che il segreto di questo piatto sta nella genuinità degli ingredienti. Quindi, ancora una volta, ripassiamo la lezione: guanciale e non pancetta (se siete lontani da Roma avrete difficoltà a reperirlo, ma un’alternativa decorosa può essere la salama da sugo fresca del contadino) e pecorino dei Monti Sibillini, zona del Reatino dove si trova anche Amatrice, cittadina da cui ruba il nome.
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Da tempo volevo provare questo ristorante in pieno centro, a pochi passi da una redazione dove ho lavorato per un paio d’anni, ma non c’ero mai riuscita. Il mio consiglio, dunque, è questo: mai provare ad andare da Matricianella senza prima telefonare e prenotare un tavolo. È capitato tuttavia, un mesetto fa, che passassimo da quelle parti un venerdì sera molto presto per l’ora di cena della Capitale e che riuscissimo a sederci.
I bucatini all’amatriciana per cui questo ristorante sono i migliori che io abbia mai mangiato nella vita, migliori ancorché di quelli spadellati dai cuochi di Amatrice a Campo de’Fiori qualche anno fa. La lunga attesa è stata più che premiata: perfetta la cottura al dente, perfetto il sugo di pomodoro fresco, il guanciale, il pecorino grattugiato, sopra… un’esperienza paradisiaca, insomma. Dal momento che non ci facciamo mancare nulla, concludiamo la cena con un carciofo alla Giudìa, buono, e un fritto misto originale che mischiava le classiche verdure (zucchine e cavolfiore) a pezzetti di mela, di formaggio fuso e pastella zuccherata. Annaffiato il tutto con un vino Le Difese di Bolgheri, ce ne siamo soddisfatti e contenti, anche della cifra spesa: 25 euro a persona.
Ma non è tutto oro quello che luccica: purtroppo devo segnalare un servizio certo non dei migliori, purtroppo sfociato in vera e propria maleducazione nei confronti di un mendicante venuto a chiedere l’elemosina. Ora, ognuno può pensarla come gli pare in proposito, ma dà fastidio veder cacciare una persona in quel modo, seppur molesta, e soprattutto non mi è sembrato molto professionale farlo in modo teatrale davanti ai clienti. Dovevo dirlo, scusate.
Ristorante Matricianella
Via del Leone, 4 - Roma
Tel 066832100
Foto | Flickr
A volte si fanno degli errori, e il fatto che ci si trovava a passare di là e che era l’ora di pranzo della vigilia di Ferragosto, non sono giustificazioni sufficienti. Eppure a volte ci si casca, ed è quello che mi è successo all’osteria La Lanterna a Torrevecchia. Certo, trovare un locale aperto a pranzo a Roma il 14 agosto può essere un’impresa disperata, e a volte dalle imprese disperate, è meglio desistere.
Il ristorante si presenta come un’osteria di campagna, di quelle che si potrebbero trovare in qualunque paese della provincia in cui gli avventori passano per caso: stile rustico, come l’approccio dei camerieri, arredamento alla buona. Ma il cibo non mantiene le promesse di genuinità: accettabili sono solo gli spaghetti alla carbonara, mentre l’amatriciana è preparata con appena un’ombra, un’essenza di quello che dovrebbe essere guanciale e le penne all’arrabbiata sono piccanti da far uscire gli occhi fuori dalle orbite.
Non tutti hanno il coraggio di ordinare il secondo, sarà la calura che esige pasti leggeri, ma gli involtini alla romana sono senza infamia e senza lode, con il sugo di pomodoro che affoga nell’olio. Bocciati anche i contorni più semplici: l’insalata e la cicoria all’agro che vengono servite già condite (ma allora uno che le chiede a fare all’agro?!). Anguria e ananas nella media, almeno la frutta la sanno scegliere.
Osteria La Lanterna
Via di Torrevecchia, 565
Foto | Flickr
Quando scelgo un ristorante dove passare una piacevole serata con la mia metà o con gli amici, mi piace immaginarlo come un posto tranquillo, capace di stupirti sotto il palato, e non solo, anche per l’accoglienza, lo stile, l’apparecchiatura della tavola. Ma soprattutto deve farmi scoprire un gusto nuovo, un accostamento inusuale che lo farà assurgere a degno di essere ricordato e, perché no, visitato una seconda volta. I 12 Apostoli non è proprio così, ma è un indirizzo da ricordare se volete fare un pasto veloce, una breve pausa durante una giornata di meraviglie in centro, o se lavorate lì vicino e non avete voglia di tornare a casa a cucinare né avete mille pretese.
Affacciato su una piazza tra le più ‘lunghe e strette’ della città, a due passi dalla ben più famosa piazza Venezia, è un ristorante grande, con oltre 200 coperti distribuiti in più sale in un palazzo d’epoca, disponibile per feste private e munito di sala discoteca. A un primo sguardo al menu, scritto nelle lingue più disparate, la cosa fa temere per la qualità di quello che si mangerà, ma le paure sono fortunatamente annullate dalle paste e dai dolci, rigorosamente fatti in casa. Tuttavia il menu è tra i più banali, e si gioca tutto tra i piatti della tradizione romana e quelli della cucina italiana più conosciuta all’estero.
Per antipasto scegliamo un classico piatto di salumi, scarsamente assortito, una deliziosa insalata di mare in cui prevaleva il gusto del polpo, e un’insalata di pollo in cui la carne navigava un po’ troppo nella maionese. Il migliore è stato senz’altro l’antipasto misto di verdure, abbondante e dai sapori ben miscelati dalle zucchine grigliate e ben condite, alle melanzane gratinate con mozzarella e pomodoro. Con i primi c’è poco da sbizzarrirsi: tra spaghetti all’amatriciana e gricia, l’unico tocco di originalità sembrano essere i tortellini panna e funghi, ma almeno, dalle porzioni ci si ricorda di essere a Roma. Saltiamo il secondo, e per dessert prendiamo tutti una cantonata: all’unanimità crema catalana, poca, in uno stampino troppo grande e con il caramello eccessivamente bruciato. Siete raccomandati di concludere il pasto con qualcos’altro.
Foto | cartaperdue
Ristorante i 12 Apostoli
Piazza dei Santi Apostoli, 52
00187 – Roma
Tel. 0669925442
Io sinceramente, da buona romana, avrei bisogno di un po’ di tempo per decidere, ma sembra che invece gli italiani abbiano le idee chiare, dal momento che il 55% ha incoronato gli spaghetti alla carbonara il primo piato più amato d’Italia, contro il 34,5 che ha votato per l’amatriciana.
In realtà la disputa è allargata: si tratta di schierarsi dalla parte di quelli che preferiscono condire la pasta con il pomodoro o, viceversa, con quelli che la preferiscono in bianco (la pancetta c’è comunque ed è una garanzia). La carbonara, comunque, tornando ai dati della Montorsi Axis research, la amano ovunque, anche al nord e nelle isole (alla faccia della polenta), prediletta soprattutto dagli uomini e dai giovani (perché a digerirsi a volte ce ne vuole).
Se volete fare un ripassino di amatriciana, comunque, la 42esima sagra a lei dedicata è in corso ad Amatrice, provincia di Rieti. Se non fate in tempo, potete sempre ripiegare, dal 25 al 28 settembre, su “I primi d’Italia”, manifestazione che a Foligno celebrerà la pasta con villaggi del gusto sparsi per tutta la città.
Foto / Flickr
Avrò sentito almeno dieci diverse versioni sull’origine della Pasta alla Matriciana e, onestamente, alcune mi sembrano completamente prive di ogni fondamento. Senza sembrare presuntuosi, basta andarsi a rileggere qualche vecchio testo di tradizioni culinarie romanesche.
La Matriciana nasce a Roma; da Amatrice eredita solo alcuni ingredienti base: i pastori provenienti dai territori confinanti con l’Abruzzo pascolavano le greggi nelle campagne romane, portandosi dietro alimenti facilmente conservabili(pecorino, pasta, guanciale). Solo dopo, a Roma l’Amatriciana diventa Matriciana, con il soffritto di cipolle e la salsa di pomodoro Casalino, che con la sua bella acidità “pulisce” la bocca dal grasso del guanciale.
Non prendo neanche in considerazione le “versioni moderne”, turistiche o semi-dietetiche con pancetta o simili al posto del guanciale. Ultimamente mi è capitato addirittura, in un ristorantino di Trastevere, di vedere un gruppo di ignari turisti americani, gozzovigliare intorno a degli orrendi piatti di “Matriciana sauce” preparati con panna, pomodorini, basilico e pancetta… non c’è più religione!