
La prima volta che ho assaggiato l’aneto è stato come condimento del salmone e me ne sono innamorato. Poi l’ho assaggiato nello tzatziki e ne sono stato conquistato.
L’aneto – originario dell’Europa Settentrionale e della Russia – è oggi coltivato dappertutto: si tratta di una pianta che può raggiungere il paio di metri di altezza e i suoi fiori gialli a fine estate si trasformano in piccoli semi. Si usano sia fiori che semi. Veniva usato fin dall’antichità sia in Egitto, che Grecia e nell’antica Roma – i gladiatori la consumavano convinti che li rendesse più forti; lo troviamo anche come aromatizzante in molte ricette di Apicio. Nel Medioevo gli venivano attribuiti poteri magici e lo si utilizzava sia per combattere la stregoneria che per preparare pozioni d’amore. Il suo nome, del resto, non da adito a dubbi: significa “allontana i malori”. Troviamo riferimenti all’aneto anche nel vangelo, quando Gesù, rimprovera i farisei per la loro ipocrisia:
“Guai a voi, ipocriti, maestri della Legge e farisei! Voi date in offerta al Tempio la decima parte anche di piante aromatiche come la menta, l’aneto e il cumino”.
Come scrivevo lunedì scorso, accanto alla marghiritsa, la sostanziosa e oltremodo nutriente minestra d’agnello che i greci gustano preferibilmente a Pasqua, si serve un contorno fresco e leggero, capace di ‘risciacquare’ la bocca dal sapore deciso della carne: la lattuga romana.
Cosa vi occorre: 2 cespi di lattuga del tipo romano, 3-4 cipollini freschi, 2 rametti di aneto, olio, aceto e sale q.b.
Come si prepara: mondate bene la lattuga, tenendo solo le foglie più tenere, lavatele e asciugatele, quindi tagliatele a striscioline della larghezza di mezzo centimetro. Unite l’insalata in una ciotola ai cipollini tritati e all’aneto triturato, condite a piacere con olio, sale e aceto.
Foto | Flickr
Un antico racconto narra di un marinaio che, afflitto dallo scorbuto, tanto da avere la bocca piena di piaghe, fu abbandonato su un’isola dai suoi compagni che temevano il contagio. Il marinaio, affamato e assetato, mangiò tutto il crescione che riuscì a trovare sull’isola e, non sapendo che stava assumendo la migliore medicina per combattere la sua malattia, guarì.
Questa pianta non solo ha alle spalle una ricca tradizione per le sue proprietà curative ma è anche stato utilizzato come rimedio contro la sete per l’alta quantità d’acqua che contiene.
Oggi viene utilizzata per rendere più saporite le frittate o come ingrediente di salse per la carne…io lo utilizzo per fare il risotto, aggiungendo aneto e scalogno…devo dire che viene fuori un piatto veramente delicato, saporito e dal profumo inconfondibile.
La foto è tratta dal sito: www.newsfood.com