È una scoperta che mi fa sempre chiudere gli occhi e sorridere quando, mordendo un biscottino, o un dolce (il torcolo di San Costanzo, per esempio) o del pane particolare, mi scoppia in bocca la fragranza e l’aroma dell’anice. Diventa tutto più buono, a mio modo di vedere.
Sotto il nome di anice vanno piante differenti, senza alcuna “parentela” tra di loro, ma accomunate dall’aroma dei loro semi (o frutti) che risulta essere praticamente uguali. Nello specifico:
Oggi prepareremo insieme un bel liquore! L’anice ha proprietà digestive e quindi questo liquore andrà benissimo dopo pranzo o dopo cena, come “ammazza-caffè”. Ed in più avrà un sapore molto gradevole, grazie alla dolcezza dell’anice stesso.
Gli ingredienti che ci occorrono sono: 1 litro di alcol a 95°; 80 grammi di anice stellato; 3 grammi di coriandolo; 1 stecca di cannella; 4 chiodi di garofano; 1 stecca di vaniglia; 1 limone; mezzo Kg. di zucchero; 1 litro d’acqua.
Fate macerare le spezie e la buccia del limone tagliata sottile con l’alcol, all’interno di un vaso a chiusura ermetica per 20 giorni, in un posto buio e fresco e agitando il vaso per 2 volte al giorno. Passato il tempo, sciogliete lo zucchero a freddo nell’acqua, mescolando a lungo con un cucchiaio; poi aggiungete lo sciroppo ottenuto all’alcol e lasciate riposare chiuso per altri 2 giorni. A questo punto filtrate e imbottigliate.
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Questi dolcetti piaceranno molto ai vostri ospiti, grazie al loro sapore deciso. Anche la preparazione è molto semplice.
Gli ingredienti che vi servono sono: 250 grammi di farina di semola; 250 grammi di farina 00; 400 ml di latte; 1 bicchierino di liquore all’anice; la scorza di un limone e di un’arancia; 12 grammi di lievito di birra; 50 grammi di zucchero; olio per friggere.
Unite alle due farine il sale, il latte intiepidito, il lievito e le scorze degli agrumi. Lavorate l’impasto per 15 minuti, dall’alto verso il basso, finchè non sarà omogeneo. Copritelo con la pellicola e lasciate lievitare un’ora. Scaldate l’olio e versate lo zucchero su un piatto. Trasferite l’impasto in un sacco da pasticcere con la bocca larga e fate fuoriuscire dei bastoncini lunghi 10 cm, facendoli cadere nellìolio caldo. Poi passateli nello zucchero e servite ben caldi.
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La domanda sorge spontanea direbbe qualcuno. Fare la spesa di Natale può essere un divertimento estremo, come nel mio caso, o una noia mortale allo stesso tempo. Se appartenete alla seconda categoria, eccovi alcuni suggerimenti di ingredienti che non dovranno assolutamente mancare nel vostro carrello, e sulle vostre tavole, nei giorni di festeggiamento del Natale.
Iniziamo con l’anice stellato, simbolo per antonomasia dei dolci di Natale, col suo profumo dolce e aromatico; va bene anche per decorare la vostra tavola e per aromatizzare tisane e vini caldi. Per restare in tema, procediamo coi fichi secchi: se non avete la fortuna di avere una nonna, come la mia, che ve li prepara in casa, preferite quelli confezionati, più igienici e che si conservano più a lungo.
Adesso vi do un suggerimento particolare: il Camembert, formaggio francese dal gusto aromatico, da servire prima della frutta; una delizia per il palato. Infine non possono mancare il salmone, fresco o affumicato e i mandarini. Buona spesa a tutti!
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Vi propongo una preparazione semplice dai profumi natalizi, alternativa al solito panettone ma buona per ogni periodo dell’anno: (quantità per 4 porzioni)
Mettete i semi di anice stellato in infusione in un litro d’acqua e lasciate intiepidire; nel frattempo tostate leggermente 100 grammi di farina di segale e aggiungetela all’infuso, quindi lasciate cuocere lentamente a pentola coperta, aggiungendo un pizzico di sale. A cottura ultimata, attendete che il composto sia tiepido e incorporatevi 3 cucchiai di miele ed un decilitro di panna. Disponete delle albicocche secche sul fondo di 4 coppette e versatevi sopra la crema, guarnendo infine con pinoli.
La foto è tratta dal sito: www.varnelli.it
Visto il grande interesse che la questione assenzio riscuote sul nostro blog, ecco una notizia succulenta: Marilyn Manson, discussa star musicale nota per la sua eccentricità, si è dato alla produzione di questo distillato, soprannominato per i suoi effetti allucinogeni la “fata verde”.
Ad agosto è iniziata la produzione in Svizzera e le prime bottiglie a edizione limitata al prezzo di 300 euro (500 quelle autografate) sono andate a ruba. Vista la risposta positiva del mercato, a settembre è iniziata la vendita on line del ‘Mansinthe’ a circa 30 euro, ma soltanto per l’Europa: in Usa, infatti, la bevanda a base di semi di anice verde è vietata.
Sul sito che pubblicizza la produzione della star (che firma personalmente le etichette delle bottiglie, riproduzioni fedeli dei suoi quadri) viene spiegato che si tratta di “autentico assenzio, distillato da erbe pregiate, privo di colorant artificiali e senza zuccheri aggiunti”.
La passione di Manson per l’assenzio era nota dai tempi del lancio di ‘The Golden Age of Grotesque’, quando la fidanzata Dita Von Teese emerse da un enorme calice di questa bevanda detergendosi con una spugna a forma di zolletta di zucchero.
Un’ultima nota: la gradazione alcolica non poteva che essere di 66.6 gradi!
Prima di tutto bisogna dire che esistono molte varietà di questa pianta e non tutte sono commestibili; è necessario perciò fare attenzione a quando la si raccoglie e distinguere il sambuco vero e proprio dal “sambuco montano”, con fiori poco profumati e bacche dal sapore aspro, e dalla cosiddetta “sambuchella”, i cui fiori emanano un odore sgradevole.
I frutti del sambuco venivano impiegati spesso nell’antica Roma per insaporire le vivande ma il succo delle bacche, rosso bruno e molto concentrato, veniva usato anche per colorare il vino o addirittura i capelli. Nei secoli successivi si è iniziato a produrre con le bacche di sambuco, marmellate, gelatine e sciroppi ma è stato soprattutto un uso officinale a riscontrare sempre una più larga diffusione.
Per chi non lo sapesse poi, la Sambuca non ha nulla a che vedere con la pianta di sambuco ma è un liquore ottenuto da una base di olii essenziali di anice stellato addizionati ad alcol e zucchero; il nome pare che derivi da una bevanda liquorosa araba, denominata Zammut, che giunse, lungo le rotte commerciali, a Civitavecchia, dove appunto nacque il famoso liquore italiano.
La foto è tratta dal sito: www.naturamediterraneo.com
L’uso che oggi si fa dell’anice in cucina è piuttosto limitato, almeno rispetto al passato: gli antichi romani ad esempio ne impiegavano i semi come uno degli ingredienti essenziali di dolcetti che venivano tradizionalmente offerti alla fine di lauti banchetti per favorire la digestione.
Presto se ne scoprirono anche le proprietà officinali; Plinio raccomandava addirittura di bere vino aromatizzato all’anice in caso di punture di scorpione! Nei secoli successivi l’anice conobbe una diffusione sempre più larga. Luigi XIV, che pare andasse matto per il suo aroma, ne ordinò la coltivazione nei giardini di Versailles.
Oggi l’anice è un po’ passato di moda e anche se rientra in varie ricette, soprattutto di dolci e creme, viene utilizzato particolarmente per aromatizzare bevande dissetanti e digestive, come il pastis, l’ouzo e il raki.