Che avesse del miracoloso lo suggerisce già il suo nome latino, ‘ocinum sanctum’, quindi il nuovo studio del Poona College of Pharmacy, in India, presentato alla British Pharmaceutical Conference di Manchester, non è che una conferma: il basilico, con le sue forti proprietà antiossidanti, costituisce una potente arma contro l’invecchiamento.
In realtà queste sue doti benefiche dovevano essere già note presso i nostri antenati: se oggi, infatti, lo usiamo principalmente come erba aromatica per insaporire le pietanze in cucina, anticamente in India e in tutta l’Asia centrale veniva utilizzato come rimedio per ringiovanire, per conservare la bellezza e la salute fisica e mentale. I primi farmacisti, inoltre, ne estraevano l’essenza per impiegarla come medicina per proteggere cuore, fegato e cervello dall’attacco dei radicali liberi.
Il merito di tanta virtù è nella concentrazione nel basilico di vitamina B12 (presente anche in carne, pesce, cereali e latte): quando questa scarseggia nel sangue, soprattutto in individui in là con gli anni, sono più probabili malfunzionamenti del cervello come le perdite di memoria.
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La lotta al diabete e all’invecchiamento precoce ha una nuova arma a proprio vantaggio: erbe e spezie. Secondo una ricerca della University of Georgia pubblicata sulla rivista Journal of Nutritional Medicine, infatti, l’origano, piuttosto che la cannella, sono potenti antiossidanti, tanto da prevenire addirittura i danni dovuti all’eccesso di zucchero nel sangue.
L’alleato in questa battaglia, stavolta, si chiama fenolo: è un antiossidante e pare che aggiungerlo in dosi massicce alla propria dieta faccia molto bene all’organismo, aiutandolo a vivere meglio e più a lungo. E poi, dicono ancora i ricercatori, queste ‘aggiunte’ alle pietanze sono poco costose e poco caloriche oltre a dare gusto, insomma, un delitto non usarle.
Ultima nota: gli esperimenti si sono concentrati su 24 tra le erbe e le spezie più comuni in cucina. Tra le mie preferite, che uso con regolarità, certamente i semi di papavero e il cumino. E voi? Quali preferite?
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Cosa fanno insieme le università di Modena, Reggio Emilia, Pisa e ateneo della Tuscia? O meglio: cosa hanno realizzato? La risposta è geniale (e non è una barzelletta): il pomodoro nero, varietà denominata Sun Black.
Il nuovo pomo, non certo più d’oro, ha una buccia violacea tendente al nero e la polpa rossa all’interno, è ricco di antiossidanti, ha il sapore che tutti quanti conosciamo e soprattutto non è stato messo a punto attraverso Ogm.
Il suo colore è dovuto alla presenza nella buccia di sostanze chiamate antociani: pigmenti presenti in altri frutti molto scuri come mirtillo e uva nera, che svolgono una fortissima azione di contrasto ai radicali liberi. Già arrivato al secondo anno di raccolta, il Sun Black è nato dall’incrocio ‘naturale’ di differenti qualità di pomodoro. L’unica cosa che mi rende perplessa è che l’ottima insalata caprese avrà i colori della Juventus.
Alcuni sono proprio delle ricercatezze, altri delle rarità, altri ancora confesso di non averli mai sentiti nominare, ma il nutrizionista Johnny Bowden, su Abc News, giura che questi cibi sono dei veri toccasana per la salute e non dovrebbero mai mancare sulle nostre tavole.
Al primo posto della top ten, medaglia d’oro della salubrità, le barbabietole, ottimo strumento di combattimento alle malattie cardiache e potenti anticancerogeni; al secondo il cavolo, anch’esso ricco di enzimi che aiutano nella lotta contro i tumori; al terzo posto il guava, frutto tropicale considerato un antiossidante naturale e ricco di sostanze benefiche contro l’insorgenza del cancro alla prostata.
Scesi dal podio, troviamo la bieta con i suoi carotenoidi che proteggono la retina dall’invecchiamento cellulare; la cannella, che tiene a bada gli zuccheri nel sangue; la portulaca, comunemente considerata una pianta infestante, che invece contiene omega 3 e melatonina in grandi quantità. Al settimo poso il succo di melagrana, ricco di vitamina C e capace di abbassare la pressione; all’ottavo le bacche di Goji, antiossidanti e in grado di diminuire la resistenza all’insulina tenendo sotto controllo il diabete. Quindi le prugne secche, antiossidanti e antitumore, e infine i semi di zucca, ricchi di magnesio che ‘allunga la vita’.
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Buone notizie in arrivo per gli epicurei amanti del vino, per gli assuefatti cronici al caffé e per gli irriducibili golosi di cioccolato: tutti e tre, se non se ne abusa ovviamente, fanno molto bene alla salute. Partiamo dal vino rosso (anche se non è stagione): consumato moderatamente, al massimo tre bicchieri al giorno per un individuo che non presenta controindicazioni, riduce il rischio cardiovascolare e la mortalità connessa e addirittura aumenta il piacere sessuale, come ha sostenuto Andrea Ladda, docente dell’università dell’Aquila al recente convegno Vino&Salute. Infine, ma non per ultimo, agisce contro l’invecchiamento, grazie alla molecola resveratrolo.
Se, arrivati alla fine di un pasto, sentite il bisogno di un buon caffé per continuare la giornata senza problemi, sappiate che secondo l’Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, questo protegge il fegato da malattie gravi come cirrosi e tumori e fa molto bene agli anziani grazie all’azione antiossidante dei diterpeni. In particolare, la caffeina mantiene le menti giovani, allontana l’Alzheimer, conserva la memoria e migliora le capacità di apprendimento.
Se, infine, nei momenti in cui avete più bisogno di coccole, vi rivolgete al cioccolato, non temete: ricco di flavonoidi, contribuisce a pulire le arterie, a tenere in forma le coronarie e a far stare bene il cuore (non solo in senso metaforico). Inoltre, stando a uno studio dell’università di Colonia, mangiare 6 g al giorno di cioccolata fondente (30 calorie), abbassa la pressione senza farci ingrassare e sembra accertata ormai anche la sua funzione anti-trombotica, al pari (ma con molto più gusto) dell’aspirina.
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Lo xantumolo è contento nel luppolo, la pianta le cui infiorescenze femminili vengono utilizzate comunemente nella produzione della birra per conferirle il tipico sapore amaro. La scoperta e l’utilizzo del luppolo nella birrificazione la si deve a Suor Hilgedard von Bingen (1098-1179), botanica dell’Abbazia di St. Rupert in Germania.
Da recenti studi condotti dall’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova e resi pubblici sulla rivista internazionale Cancer, risulta che lo xantumolo possiede proprietà antileucemiche sorprendenti già a basse dosi. Oltre alla birra, altri alimenti che possono realmene diminuire il rischio di tumore sono: il tè verde, il curry, il vino, il selenio e la soia.
Precisiamo però che birra e vino contengono una bassa concentrazione di questa sostanza antiossidante e chemioprotettiva e che si tratta comunque di bevande alcoliche che devono essere consumate con moderazione.
Fonte | beverfood.com