Ieri a pranzo ero particolarmente ispirata in cucina ed ho preparato come antipasto questa sorta di French toast, variati in maniera colorata ed allegra, con ingredienti semplici che conferivano al piatto un sapore molto fresco.
Gli ingredienti per 2 persone sono: 4 fette di pane in cassetta; 1 vasetto di yogurt greco magro; una ventina di foglie di basilico; 50 grammi di burro; salmone affumicato a fettine; sale ed olio evo.
Preparate subito la crema che spalmerete sui toast: in un frullatore metteteci lo yogurt, le foglie di basilico, un pizzico di sale e un filo d’olio. Frullate il tutto fino ad ottenere una cremina verde omogenea. Volendo potete aggiungerci dell’erba cipollina e del pepe. Poi iniziate con la preparazione del French toast: in una padella antiaderente fate sciogliere il burro, tenendo il fuoco a fiamma medio-viva: immergeteci dentro le fette di pane, girandole dopo 1 minuto. Fate assorbire il burro in eccesso con della carta assorbente e poi stendeteci su la crema preparata. Infine qualche fetta di salmone sopra ed il gioco è fatto!

Lui era un giovane bellissimo e valoroso, nobile d’animo, puro di pensieri e ardente di cuore. Amava lei follemente e lei lo ricambiava di un amore appassionato, dolce e segreto, almeno finché il padre di lei non li scoprì insieme e, accecato dall’ira, gli tagliò la testa. Lei non smetteva di piangere e disperata sotterrò la testa di lui, prima di addormentarsi, sfinita dal sonno e da dolore. Il giorno dopo, con sua grande sorpresa, vide che dalla terra smossa spuntava una piantina verde che battezzò ‘basilikon’ (in greco ‘regale’), a imperituro ricordo dell’amato.
Questo dice la leggenda, o, almeno, una delle leggende sul basilico, pianta profumatissima e oggi di uso comune il cucina, dove la sua somma espressione è il pesto alla genovese, ma è ottima anche per aromatizzare le carni e nelle insalate, ineguagliabile nel sugo di pomodoro e, ahimè, purtroppo in via d’estinzione sulla pizza margherita.
Eppure in epoche passate, questa pianta un po’ velenosa (contiene, come il finocchio e il dragoncello, una sostanza chiamata ‘estragolo’, rivelatasi cancerogena sui topi) non era conosciuta come alimento, ma se ne faceva un uso esclusivamente aromatico e officinale, come dimostrano numerosi scritti dell’Egitto, della Cina e degli Arabi.
Non credete anche voi che una delle caratteristiche fondamentali in cucina debba essere la manualità? Io mi incanto a vedere come alcune persone riescono a tagliuzzare le verdure velocemente o maneggiare così bene le padelle con la forza del polso.
Oggi vi spiegherò alcuni trucchetti per far sì che anche voi possiate maneggiare alcuni ingredienti con semplicità. Partiamo dal prezzemolo: se dovete tritarlo, vanno prima tolti i gambi, in modo da tenere solo le punte con le foglie e poi, dopo averlo lavato, va asciugato benissimo, altrimenti sarà più difficile da tritare.
L’erba cipollina, anch’essa asciugata bene, va allineata a formare un mazzetto e poi tenendolo stretto con la mano sinistra, lo si sforbicia velocemente con quella destra, per ottenere dei segmenti regolari. Infine il basilico, che può essere lasciato intero o spezzettato grossolanamente con le mani, perché la lama ne annerisce le foglie, alterandone l’aroma.
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Questa ricetta veloce ce l’ha suggerita un nostro lettore, Piero – di Follonica –, che ringraziamo. Si tratta di una ricetta on the road, dal momento che è nata da un gruppo di amici camperisti. Ci dice Piero:
Questa ricetta è nata come rimedio, tanto tempo fa, ad un pranzo che non avevamo pronto, ed ad un sugo che non c’era: veloce giro tra i frigo di tutti, un frullatore ed è nata questa ricetta. Ormai le penne al tonno ed ai profumi dell’orto fanno parte della mia alimentazione normale e sono sempre un successo purché il sugo sia abbondante. Quando si mette il sugo sulla pasta bollente è veramente una esplosione di profumi e sapori.
Ecco dunque gli ingredienti: pasta tipo penne, pomodori S. Marzano maturi, 1 scatoletta di tonno all’olio di oliva (oppure delle acciughe salate e ben lavate), capperi sotto aceto, abbondante basilico fresco, mezza cipolla di Tropea, qualche oliva (verde o nera) denocciolata, aceto balsamico, olio di oliva, pepe nero in grani, sale.
Mentre le penne cuociono, mettete tutti gli ingredienti nel frullatore e, aggiungendo olio di oliva a filo, fate andare fino ad ottenere una crema. Scolate quindi le penne e conditele con questa crema rigorosamente a freddo. Se volete aggiungete del peperoncino, ricordandovi, però, di pasteggiare con un vino rosso robusto! La crema può essere utilizzata anche per preparare dei crostini.
Una variante fresca del tradizionale pesto alla genovese, che qui arricchiamo con gamberi rosolati in padella, aggiungendo così un tocco di raffinatezza a una ricetta semplicissima che diventa un’ottima scelta come inizio di un pasto a base di pesce.
Cosa vi occorre: 250 g di trenette, 150 g di pesto alla genovese (pietà, non acquistate quello in barattolo, fatelo da voi o al massimo comperatelo a peso in una salsamenteria di fiducia), 100 g di gamberi, olio, sale alle erbe, pepe nero, maggiorana e basilico fresco.
Come si prepara: in una padella ampia e dai bordi bassi fate rosolare dell’olio, quindi saltatevi i gamberi salandoli e cospargendoli di maggiorana e pepe nero. A cottura quasi ultimata aggiungete il basilico sminuzzato. A questo punto, prima di scolare la pasta, preparate il pesto: invece di allungarlo con l’olio come al solito, allungatelo con il sughetto in cui avrete cotto i gamberi e con i gamberi stessi. Buon appetito!
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Nella centralissima ed elegante Via XX Settembre, annunciato da un ingresso in pietra popoloso di piante, un po’ riparato rispetto al via vai dello shopping, si apre il ristorante da Zeffirino, istituzione a Genova dal 1939. La sala ampia e articolata, con arredi in caldo legno di mogano dall’aria rustica ma chic, fa pregustare quello che sarà il tono del pranzo: piatti della tradizione magistralmente preparati, con un tocco, qua e là, di originalità.
Il gentilissimo cameriere ‘importato’ dalla Sicilia ci accoglie con genuino calore e dei panzerotti fritti ripieni di ricotta alle erbe e, dopo aver ordinato, ci allieta l’attesa mostrandoci due album di foto che ripercorrono gli episodi più gloriosi della vita del locale. Il primo sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, quando il Papa, in visita pastorale a Genova, vi si recò a cena con il suo seguito di cardinali, esperienza più unica che rara; il secondo, più recente, quando Zeffirino fu onorato di preparare la cena in curia per Benedetto XVI . In entrambi i casi la famiglia Belloni (i titolari del ristorante) regalò ai Pontefici un bel barattolo del suo proverbiale pesto.
Si dice che ormai a Genova soltanto qui da Zeffirino si trovi il vero pesto, quello ancora preparato del mortaio di legno, così ordiniamo le classiche trenette, ma ci facciamo convincere per un bis di primi in cui si aggiungono dei paffutelli alle erbe conditi in salsa di basilico che, ci raccontano, furono creati appositamente da Zeffirino per Frank Sinatra. Entrambi un trionfo di sapori e profumi, il basilico (la qualità locale di Prè) ha trovato qui la sua espressione somma. Per secondo scegliamo una grigliata mista di calamari e gamberi con pomodorini e olive taggiasche, una spigola con patate e dell’ottima frittura mista. Il tutto annaffiato, per non rompere il fil rouge, da un Pigato ligure. I dolci: un sorbetto al limone, la scelta migliore, ma la gola impone di assaggiare anche una troppo abbondante mousse ai frutti di bosco e il millefoglie della casa, un po’ pesantino in realtà. Il conto è salato come ci si aspettava.
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Ristorante Zeffirino
Via XX Settembre, 20
16151 – Genova
Te. O10591990
Che avesse del miracoloso lo suggerisce già il suo nome latino, ‘ocinum sanctum’, quindi il nuovo studio del Poona College of Pharmacy, in India, presentato alla British Pharmaceutical Conference di Manchester, non è che una conferma: il basilico, con le sue forti proprietà antiossidanti, costituisce una potente arma contro l’invecchiamento.
In realtà queste sue doti benefiche dovevano essere già note presso i nostri antenati: se oggi, infatti, lo usiamo principalmente come erba aromatica per insaporire le pietanze in cucina, anticamente in India e in tutta l’Asia centrale veniva utilizzato come rimedio per ringiovanire, per conservare la bellezza e la salute fisica e mentale. I primi farmacisti, inoltre, ne estraevano l’essenza per impiegarla come medicina per proteggere cuore, fegato e cervello dall’attacco dei radicali liberi.
Il merito di tanta virtù è nella concentrazione nel basilico di vitamina B12 (presente anche in carne, pesce, cereali e latte): quando questa scarseggia nel sangue, soprattutto in individui in là con gli anni, sono più probabili malfunzionamenti del cervello come le perdite di memoria.
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Ecco un’altra ricetta veloce e sfiziosa, che unisce prodotti della terra con il mare: trofie al pesto leggero e moscardini.
Ingredienti: moscardini, basilico, pinoli, aglio, olio extravergine d’oliva (delicato), trofie di Recco (possibilmente fresche).
Procedimento: innanzi tutto fate il pesto; come avrete notato dagli ingredienti, non è il classico pesto, ma una versione privata del formaggio, in modo da evitare che copra troppo il sapore dei moscardini. Frullate basilico, pinoli, aglio, un filo d’olio e mettetelo da parte.
Scaldate una piastra e fate cuocere per bene i moscardini, una volta pronti tagliateli a tocchetti.
A questo punto fate cuocere le trofie e una volta cotte conditele con il pesto e i moscardini.
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Una volta staccate dalla pianta, le foglie di basilico appassiscono in poche ore ed anche la conservazione in frigorifero mantiene l’aroma solo per alcuni giorni.
Non considero neanche il basilico essiccato che viene venduto in barattoli e scatolette, che secondo me, perde ogni proprietà e non aggiunge gusto alle ricette in cui viene utilizzato.
Ecco alcuni semplici consigli per conservare le foglie di basilico in modo tale che possano mantenere il loro invitante profumo: raccogliete i rametti di basilico, possibilmente la mattina, da piante che non abbiano ancora iniziato la fioritura; lavateli in acqua fredda e lasciateli asciugare; staccate le foglie e disponetele in un vasetto di vetro che avrete sterilizzato facendolo bollire per qualche minuto; ricoprite ogni strato di foglioline con un cucchiaino di sale fino; terminate con uno strato di sale ed un velo d’olio, chiudete ermeticamente il vasetto e conservatelo in un luogo fresco e asciutto.
Invece del sale, potete procedere alla conservazione utilizzando olio extravergine d’oliva, avendo cura che le foglioline siano sempre ricoperte d’olio.
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L’origano è buono per combattere i dolori articolari derivanti da infiammazioni: a scoprirlo è stato uno studio congiunto tra l’università di Bonn, in Germania, quella Usa di Pittsburgh, quella nostrana di Cagliari e dell’Institute of Pharmaceutical Sciences di Zurigo in Svizzera.
La grande scoperta, pubblicata su “Proceedings of the National Academy of Sciences” (Pnas), riguarda una molecola chiamata (E)-beta-caryophyllene, (E)-BPC, che si lega ai recettori CB2 per i cannabinoidi, simili, ma non uguali ai CB1, responsabili degli effetti psicoattivi della Cannabis Sativa. In pratica questa sostanza ha effetti non solo sui dolori, ma anche sull’aterosclerosi e l’osteoporosi.
La notizia è ancora più fausta se pensiamo che questa proprietà non appartiene solo all’origano, stando allo studio dei dottori, ma anche al basilico e al rosmarino (altre piante molto utilizzate nella cucina italiana) e in alcune spezie come cannella e pepe nero. A detta degli esperti, questa scoperta potrebbe essere fondamentale per mettere a punto nuovi farmaci e nella lotta contro la malattia di Crohn, morbo che colpisce l’intestino.
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