
Qualche anno fa assaggiai la prima birra da meditazione prodotta dalla Baladin, la famosa Xyauyù, 13,5% note di birra ossidata supportata da sensazioni dolci prevalentemente fichi, datteri secchi e zucchero cotto. La trovai interessante, curiosa, comunque buona un esperimento ben riuscito, poi guardai il prezzo, certo il tempo è danaro e l’invecchiamento ha dei costi ben precisi. Poi assaggia la 16 gradi del birrificio Birra del Borgo, restai piacevolmente sorpresa anche in quel caso, 16 mesi di barrique ed un gusto tutto particolare.
Quest’anno non mi sono fatta sfuggire l’occasione di assaggiare le altre due birre della Baladin, che credo producano già da qualche tempo, visto che difficilmente deciderei di spendere oltre € 30, 00 per un mezzo litro di questa preziosissima birra. Sto parlando della Xyauyù con l’etichetta d’oro, quindi una riserva più lunga e la Xfumè birra invecchiata ed affumicata. Su quest’ultima mi sarei aspettata qualcosa in più, dico la verità. Sarà che di birre affumicate e torbate ce ne sono molte in giro e di qualità, ma nessuna che ho assaggiato era anche invecchiata. Il gusto in genereale non mi è sembrato convincente.
Altre birre estrose sempre dello stesso birrificio sono la Lune, prodotta con farro ed orzo, affinata nelle botti che hanno ospitato alcuni dei vini bianchi dell’eccellenza italiana e l’altra è la birra Terre, prodotta con riso Nerone ed orzo, affinata nelle botti che hanno ospitato vini rossi. I mastri birrai nostrani si sono dedicati con particolare perizia alle birre da meditazione, e credo valga la pena di assaggiarle e farsi la propria idea a riguardo. Da sole o con un sigaro sono adatte a questo periodo freddo.
Ed eccoci qui a parlare dell’irrinunciabile tappa che ogni appassionato di birra si trova ad incontrare durante il suo percorso spirituale nel mondo dell’orzo fermentato. Parliamo di Michael Jackson, non il cantante, ma il famoso degustatore e, permettetemi il termine, pioniere di quella che sarebbe diventata una tendenza modaiola nella quale tuffarsi.
La birra, oggi più che mai, artigianale, preferibilmente cruda, e possibilmente costosa e ricercata, era in passato la bevanda più a buon mercato e salutare che si potesse bere. Data la scarsa qualità igienica delle acque, questa bevanda cotta, assicurava un’apporto nutriente e dissetante, da qui il detto: chi beve birra campa cent’anni. Ovviamente ogni paese ha interpretato e dato vita ad uno stile differente.
Il Beer hunter, sfortunatamente non più tra noi, ha selezionato e recensito 500 birre, e le ha riunite in una guida che ha arricchito con schede riguardanti la tecnica di degustazione, spillatura e glossario. Non ci sono punteggi, ma una spiegazione, dove possibile, della storia e della tradizione, la sua nascita e l’abbinamento al cibo. Semplice, chiara ed esaustiva, non mette in competizione una birra con l’altra, ma le cataloga scrivendone sensazioni organolettiche ed informazioni inerenti. Da consultare sia per muovere i primi passi in questo mondo, sia se si è già conoscitori esperti.
In principio l’azienda friulana Zago selezionava ed importava birre, soprattutto belghe, per gli appassionati del buon bere. Ma nel 1995, Mario Chiaradia, dopo una ricerca approfondita e svariate prove, giunge alla ricetta per la sua originale birra bionda con il metodo Champenoise.
The Original Hy è una extra strong, quindi un’alta fermentazione, con lieviti vivi selezionati, 11 % vol, non pastorizzata e prodotta seguendo le fasi lunari. L’etichetta rappresenta le divinità egiziane Iside ed Osiride che brindano al buon proseguimento della gioia e della convivialità nel terzo millennio.
Le temperatura ideale di servizio è tra gli 8-10°C. I suoi profumi sono di crosta di pane, note un po’ iodate e foglia di pomodoro. Gli abbinamenti migliori la vedono protagonista assieme a dei crostacei, pesce crudo, carciofi crudi e formaggi anche stagionati, comunque è un ottimo jolly da servire a tutto pasto. L’unico inconveniente, come la maggior parte delle birre di qualità italiane è il prezzo.

Il metodo più semplice per preparare la pastella è quello di mettere insieme farina ed acqua (preferibilmente gasata); spesso non si considerano neanche i quantitativi dei due ingredienti e si va un po’ ad occhio, l’importante è versare l’acqua a filo ed ottenere un composto fluido ma consistente. Ci sono però altri metodi per ottenere l’impasto di base: vediamone alcuni.
A volte si può aggiungere un uovo, per rendere il tutto più saporito: in questo caso il tuorlo va unito all’impasto di partenza; poi si lascia riposare e infine si aggiungono anche gli albumi montati a neve. La pastella che si ottiene in questa maniera risulta più croccante. Anche quella con la birra è molto utilizzata; basta sostituire l’acqua con la birra e non metterci i tuorli, ma solo gli albumi, per ottenere una pastella decisamente più leggera.
Un’altra variante molto delicata, ideale per le verdure, si fa sciogliendo 5 g di lievito di birra con 15 ml di acqua tiepida e poi si aggiungono 100 g di farina, un cucchiaio d’olio e 1 albume.
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Si conferma uno degli eventi leader del mondo birraio Selezione Birra nell’ambito della fiera Sapore di Rimini. Quattro giorni ricchi di eventi, convegni e degustazioni che rappresentano un appuntamento da non mancare per gli appassionati. Il week end appena passato, soprattutto, è stato colmo di appuntamenti da non perdere, con al centro l’attesa premiazione di Birra dell’Anno 2011, premio birraio alla 5a edizione organizzato dall’associazione Unionbirrai.
Sabato scorso si sono proclamati i vincitori della 20 categorie, che hanno superato il giudizio di una giuria di qualificati esperti degustatori internazionali. Nominato anche il “Birrificio dell’Anno”, che quest’anno è una riconferma: bissando la vittoria del 2010, Birrificio del Ducato viene eletto come primo birrificio del 2011. (Dopo il salto, invece, i vincitori di tutte le categorie).
Ma non è solo premi l’appuntamento con Selezione Birra. Interessanti momenti di degustazione sono stati proposti dall’associazione Mo.Bi., che ha voluto sfidare i presenti ad una degustazione alla cieca sabato 19, mentre ha teorizzato, con la guida del grande degustatore Lorenzo “Kuaska” Dabove, il proprio metodo di abbinamento cibo-birra domenica 20. Oggi e domani si discuterà, invece, di argomenti più tecnici: apre la giornata la presentazione della bottiglia unica di Unionbirrai, segue un convegno sui lieviti, ed ancora i risultati della ricerca Unionbirrai-Università Cattolica, Birra Chiara un anno dopo, IndiPub United per i locali birrai indipendenti.
Al termine della fiera seguirà una ricca gallery fotografica. Seguiteci!
Continua a leggere: Selezione Birra - fiera Sapore Rimini: un'oasi felice per gli appassionati
Ancora una volta siamo di fronte ad un abbinamento inconsueto: le birre artigianali ed i sigari. Protagonisti di questa degustazione sono state le birre del birrificio del Borgo ed i sigari Amazon.
Le birre scelte per l’abbianamento sono: la delicata enkir, fatta con l’omonimo cereale al 55%, simile, ma precedente per addomesticazione, al kamut. E la più corposa ketoreporter, ovvero la reporter con infusione di foglie di tabacco kentuky toscano. Sono rimasta sorpresa soprattutto dall’abbinamento con la birra enkir, la quale non riusciva ad essere in perfetta armonia con il sigaro per mancanza di corpo, ma comunque lasciava un palato abbastanza pulito e pronto a continuare a fumare.
La ketoreport, invece, era più in armonia, ma a mio parere, rafforzava troppo il gusto del sigaro per via dell’aromatizzazione. Può essere un’idea da non sottovalutare visto la calura estiva, quella di combinare birre artigianali ai sigari che normalmente si accompagnano a distillati quali rum, whiskey e cognac. Tutt’altro che facili, questi abbinamenti sono da sperimentare.

Dopo aver parlato di Frutta, Verdura, Olio, Cereali qualcuno so già che s’aspetta che la prossima guida sia indirizzata al Formaggio: non avrebbe tutti i torti! Ed infatti in programma una bella guida sui formaggi c’è, ma lasciatemi cedere alla mia più grande passione, affinché nel cuore dell’estate possa parlarvi delle Birre. Sì, avete letto bene, non ho scritto “la birra” bensì “le birre”… Parlare di “birra”, infatti, non è possibile. Perché parlare di “birra”, al singolare, è davvero riduttivo, considerando la quantità di stili e produzioni in cui si declina l’antichissima bevanda.
La birra ha origini antichissime, i Sumeri e gli Egizi la producevano e la consumavano in quantità tali da “venerarla” e farla proteggere dalla dea Ninkasi.
Gli Egizi la utilizzavano nei riti religiosi, nelle cerimonie laiche e persino come moneta, con cui pagavano tasse e salario degli operai delle piramidi. La successiva diffusione fu poi cosa normale, e quando secoli dopo la birra arrivò nel nord Europa, proliferarono subito birrerie e pub dove veniva prodotta e servita, a tal punto che un editto di “purezza” fu emanato affinché non fosse prodotta birra di cattiva qualità (pena l’esser “gettato nel letame”) e in seguito perfezionato affinché la birra non fosse prodotta che solo con malto d’orzo, luppolo e acqua, senza aggiunta di correzioni.
Continua a leggere: Le birre: un grande mondo da scoprire /1
Non è sicuramente facile scegliere una buona birra da abbinare ad un formaggio: bisogna certamente conoscere bene entrambi. Oggi comunque cercheremo di darvi un’idea generale riguardante gli abbinamenti più adatti.
Le birre chiare, ed a basso contenuto alcolico, servite a 5-7° C, si sposano bene con il Parmigiano Reggiano, Grana Padano e tutti questi formaggi simili e stagionati. Le pils invece, che sanno abbastanza di luppolo, si accompagnano perfettamente coi formaggi saporiti e dal gusto spiccato e deciso, come il taleggio di media stagionatura o il provolone.
I formaggi erborinati, come morbier, o il nostro italiano gorgonzola e tutti i formaggi a lunga stagionatura si accompagnano in maniera deliziosa con le birre doppio malto e le birre d’abbazia chiare.
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Certo, quando si dice “amare la birra”… E’ di oggi la notizia di un giovane tedesco che ha costruito un immenso castello di carta… usando ben 260.000 sottobicchieri da birra! Il castello è il più grande del mondo mai realizzato in questo modo e misura 66 metri quadri, battendo così il record precedente che vedeva impiegato 70.000 bicchieri. L’opera è stata realizzata con un lavoro lungo tre mesi con oraraio d’ufficio, otto ore al giorno.
Ma se vogliamo parlare di cose sorprendenti nel mondo della birra, allora facciamo riferimento al World Beer Cup dove si sono premiate per il 2010 le migliori birre del mondo. Spicca, tra tutti i vincitori, il secondo posto della Via Emilia del Birrificio del Ducato nella categoria Kellerbier/Zwickelbier (con 32 partecipanti) ed il primo posto di VùDù del Birrificio Italiano nella categoria German-Style Dark Wheat Ale, che si è piazzata proprio davanti a due birre prodotte in Germania!
Dei due birrifici italiani vincenti avevamo già parlato, in quanto già vincitori in occasione di Pianeta Birra e comunque pluripremiati in diverse competizioni birraie.
Si è concluso alle 18 di ieri Sapore Rimini, l’annuale fiera dedicata al beverage e alla ristorazione, uno degli eventi espositivi più grandi europei. All’interno della manifestazione anche Pianeta Birra, un padiglione dedicato alla nascente cultura della birra artigianale, che in questa edizione 2010 ha ospitato oltre 40 birrifici artigianali.
“Seppur ancora un settore di nicchia, la produzione della birra artigianale attira l’interesse di consumatori e distributori, facendo cultura e muovendo economia” affermano i rappresentanti di Unionbirrai, che per l’occasione hanno diffuso i nomi delle etichette vincitrici dei premi di qualità per l’anno 2010.
Il concorso, giunto alla sua 6a edizione, è riservato alle birre artigianali italiane con una produzione inferiore ai 10mila ettoliri. La giuria, formata da esperti internazionali, ha valutato una selezione di 308 tipologie di birra, divise in 11 categorie. “E’ stato un duro e piacevole lavoro - ha affermato durante la premiazione Marco Giannasso, presidente della giuria e responsabile dei corsi di Unionbirrai - dal concorso è emerso che la qualità della birra artigianale prodotta in Italia sta aumentando moltissimo”.
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