La gastronomia romana non è solo matriciana e carbonara. Tra i primi piatti un ruolo importante è ricoperto da zuppe e minestre.
D’altra parte, cos’altro meglio delle zuppe può trasformare la semplicità ( e scarsezza) di ingredienti di una cucina povera come quella romana in una serie di piatti a dir poco regali? Una zuppa di broccoli (romaneschi) e arzilla, magari arricchita da un soffritto di lardo, non teme il confronto con i più ricchi brodetti di pesce. Tradizionale è anche la zuppa di baccalà, mentre tra le “zuppe perdute” rientra quella di lùpari (luppoli, una sorta di asparagi) e prosciutto. Quasi scomparsa, almeno nelle trattorie, è anche la succulenta “favata”, preparata con un soffritto di salsicce, finocchi e fave, cotte lentamente nel brodo di carne…il tutto versato poi su fette di pane raffermo.
A testimonianza di quanto la zuppa sia strettamente connessa al tessuto sociale della cucina popolare romana, concludo il post citando un proverbio della vecchia Roma che i meno giovani forse avranno già sentito:
“ Sette cose fa la zuppa: leva la fame e la sete tutta, sciacqua er dente, empie er ventre, fa smartire, fa abbellire, fa le guance colorire “.
La foto è tratta dal sito: www.theitaliantaste.com
Io continuo a preferirli ripassati in padella con un po’ di peperoncino, magari accompagnati da salsicce dolci e pizza bianca ‘scrocchiarella’, eppure adesso i broccoli si trovano anche in lozioni e creme, data la loro proprietà di prevenzione dei tumori della pelle.
Secondo una ricerca messa a punto da medici Usa della Johns Hopkins University, questi ortaggi, già apprezzatissimi dalla medicina in quanto anticancerogeni, sarebbero capaci di scatenare una serie di reazioni che neutralizzano i raggi ultravioletti. Lo speciale dono ricevuto dai broccoli da Madre Natura sarebbe da imputare ad alcuni enzimi come il glutatione.
Gli esperimenti degli scienziati, d’altronde, hanno verificato il 37% in meno di arrossamenti nei pazienti bombardati da raggi ultravioletti che precedentemente erano stati spalmati di crema ai broccoletti, l’unico problema ancora da risolvere per i cervelloni è come eliminare quel seccante colorito verdastro che la crema dona a chi la adopera.
Per approfondire potete leggere ‘Proceedings’, la rivista dell’Accademia nazionale delle scienze Usa.