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Grandi vini senza identità: Mater Matuta di Casale del Giglio

pubblicato da gianluca

Inizio oggi una serie di post un po’ provocatoria. Anche per sapere cosa ne pensate in merito, vi presenterò settimanalmente un vino famoso e di cui è universalmente riconosciuto il pregio che però, a mio modesto parere, non trasmette una precisa identità territoriale.

Cominciamo con quello che forse è il più famoso vino del Lazio: il Mater Matuta (Syrah 85%, Petit Verdot 15%) si presenta nel bicchiere con una straordinaria concentrazione, al naso trasmette profumi ampi e complessi, che svariano dalle spezie dolci ad un fruttato intenso, passando addirittura per note di cuoio. In bocca la struttura possente e la morbidezza hanno la meglio su un’acidità comunque più che adeguata. Gran vino…non c’è che dire…complessità, persistenza…ma trasmette veramente un’identità territoriale? In una degustazione alla cieca in quanti saprebbero riconoscere la provenienza di questo vino?

Per giudicare la qualità di un vino si usano spesso parole come terroir, carattere, identità…troppe volte però i vini di qualità sembrano uniformarsi ad un modello di “vino buono” richiesto dal mercato, con la conseguenza di ottenere prodotti che risultano molto simili, pur proveniendo da zone o paesi diversi…un pregio o un difetto?

Foto | Flickr

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Un vino di qualità a 5 euro: Satrico 2005di Casale del Giglio

pubblicato da gianluca

Casale del Giglio ci ha abituato ormai a grandi vini, primo fra tutti il Mater Matuta, che da anni rappresenta una delle migliori espressioni enologiche della produzione vinicola del Lazio.

Non tutti però sono a conoscenza di quanto sia interessante anche la “produzione base” di questa azienda. Oggi vi volevo presentare il Satrico, un uvaggio di Trebbiano Giallo, Sauvignon Blanc e Chardonnnay, che trovate in enoteca a 5 euro; un prezzo veramente ridicolo, soprattutto se confrontato con le bottiglie che si comprano al supermercato (stesso prezzo ma qualità decisamente inferiore). Il Satrico 2005 è un vino semplice e beverino, con profumi delicati di fiori bianchi e note vegetali, riconducibili al Sauvignon; quello che ci stupisce è la pulizia che lascia in bocca, con bella acidità e una scia sapida che invita nuovamente all’assaggio.

Ovvio che non sia un bianco strutturato da abbinare a crostacei importanti…però su un’invitante insalata di polipi, fa la sua più che degna figura; anche se personalmente, per la sua freschezza e la sapidità, lo prediligo su una bella fetta di porchetta dei Castelli Romani. Un abbinamento semplice ma gustoso, alla faccia di quegli orribili vini da fraschetta che troppo spesso ci propinano nelle osterie.

La foto è tratta dal sito: www.lavinium.com

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