
Montella è un ridente paesino dell’entroterra campano che regala scorci poetici agli amanti della natura. Oltre al blu del cielo, agli splendidi scenari paesaggistici da cartolina, all’aria pura e alla cordialità degli abitanti, offre anche un prodotto gastronomico d’eccezione: la Castagna di Montella. Un’eccellenza del territorio che si è guadagnata già nel 1987 il “Riconoscimento della denominazione di origine controllata”, caso unico in Italia di produzione ortofrutticola ad aver ricevuto il prestigioso appellativo.
Una “castagna D.O.C.” nel vero senso del termine, base di gran parte della cucina locale, che viene festeggiata ogni anno con una sagra a novembre (giunta già alla sua ventinovesima edizione). Numerose le ricette nelle che la mettono al centro della preparazione e non si tratta solo di pasticceria o di prodotti da forno come si potrebbe pensare (e nei quali peraltro eccelle). Via libera quindi:
Gli autoctoni ne vanno fieri, la difendono “a spada tratta” e fanno bene. Si tratta di una ricchezza legata alle origine del loro territorio che si ricollega alle tradizioni culinarie degli antenati che non mancano di sostenere. L’imminente costituzione di un Consorzio di tutela, che si occuperà di accertare il rispetto del disciplinare di produzione, fornirà ulteriore garanzia della effettiva qualità del prodotto immesso sul mercato e renderà la Castagna di Montella un ulteriore motivo di attrazione turistica.
Le quantità per il castagnaccio salato saranno indicative e senza grammature in modo che voi possiate aggiustarlo secondo il vostro gusto e quantità. Ci occorrono: cipolle rosse; salsicce; 1 cucchiaino di lievito per dolci; farina di castagne; acqua; olio; sale e pepe e altre spezie a piacere.
Per prima cosa iniziate facendo una pastella abbastanza densa con acqua, un filo di olio extra vergine di oliva e la farina di castagne. Aggiungete un pizzico di lievito in polvere per dolci e il sale. Stendetela su di una teglia ricoperta con carta da forno ed infornate a 180° C. Quando vedete che si è solidificata ma è ancora poco cotta aggiungete le salsicce sbriciolate grossolanamente e le cipolle, che avrete precedentemente tagliate finemente e stufate brevemente in padella con un goccio d’acqua e poco olio.
Rinfornate il castagnaccio così ricoperto fino a cottura ultimata, la salsiccia diventerà croccante e il castagnaccio imbrunito e fragrante, ma soffice. Se volete, potete ultimarlo con della salvia o un pizzico di pepe, o un po’ di rosmarino. Potrete servirlo come aperitivo, stuzzichino o come la vostra fantasia vi suggerirà.
Tempo d’autunno, tempo di castagne. Se ne siete degli estimatori, perché non partecipare alla Sagra delle castagne che si tiene, come ogni anno da ben 24 anni, gli ultimi tre weekend di ottobre a Canepina, nel viterbese?
Durante le “giornate della castagna” il suggestivo paesino medievale ai piedi del Monte Cimino si anima e propone visite alle cantine, mostre, convegni, dibattiti, spettacoli ma soprattutto, per quanto ci riguarda più da vicino, degustazioni enogastronomiche: dalla pasta canepinese, cioè i ceciliani e i maccaroni, alla crema di castagne conosciuta come “Castagnina”, alle tradizionali caldarroste al cartoccio che saranno distribuite gratuitamente ai partecipanti.
Qui un elenco di cantine presso cui mangiare: consigliato vivamente prenotare!
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Se avete amici appassionati di preparazioni con i marroni o con la farina ottenuta dalle castagne, questo è il regalo che fa per loro: una guida alle 100 città delle castagne e alla tutela dei patrimoni montani.
In Italia le regioni che ospitano la produzione sono soprattutto Toscana, Emilia Romagn, Calabria, Piemonte, Campania e poi i territori del centro dello stivale: Umbria e Lazio con percentuali fra il 3 e l’8%. In tutto il Belpaese ha 275mila ettari di castagneti e il vademecum, a cura dell’associazione Res Tipica promossa dall’Anci, propone 15 itinerari del gusto e un quadro della situazione economica legata a questo frutto.
Quanto alle nostre tavole, c’è da dire che la castagna è l’ingrediente base di molte ricette della cucina francese, che ha influenzato quella piemontese, ma l’uso si è presto diffuso ovunque, tanto che oggi gli chef riscoprono il contenuto del riccio sia per preparazioni dolci che per piatti salati, per arrivare a prodotti che sono vere e proprie chicche, come la birra e il miele di castagno. Insieme alla guida, inoltre, viene avviato il progetto ‘Adotta la ricetta’, finalizzato al recupero delle pietanze a base di castagna che si cucinavano anticamente nelle nostre campagne, essendo la castagna il ‘pane’ di una volta.
Vi siete convinti? Affrettatevi, perché il volume è disponibile in sole 10mila copie per l’editrice La Mandragora ed è in vendita a 8 euro sul sito apposito.