
Esistono due varietà di farro abbastanza reperibili sul mercato in Italia: il farro decorticato e quello perlato. Nel primo caso, il farro va tenuto in ammollo in acqua fredda prima di essere cotto, per almeno 12 ore; il farro perlato, invece, può essere anche soltanto sciacquato con molta cura sotto l’acqua corrente.
Un’altra differenza riguarda la cottura: il decorticato necessita di almeno 60 minuti di cottura (che diminuiscono se si usa la pentola a pressione); il perlato solo di 25. Entrambi possono essere preparati sia in brodo, all’interno di minestre di legumi ad esempio, sia asciutti, facendoli bollire e scolandoli quando sono teneri.
Si può fare anche germogliare il farro, tenendolo a filo d’acqua, coperto e al buio per qualche giorno. Una volta germogliato, andrà sciacquato e condito con un filo d’olio, oppure unito alle insalate di ortaggi di stagione.
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Non saprei bene dove collocare questa ricetta, se tra i primi o, meglio, tra gli accompagnamenti che sostituiscono il pane o il contorno, essendo il miglio un cereale. Certo è, che se non amate le cose troppo dolci, potete consumare questa kascia a colazione, per un corretto apporto di energia. L’importante, come impone la tradizione, è che il miglio sia risciacquato almeno 7 volte prima di cuocerlo: in Russia sono superstiziosi!
Ingredienti: 1 bicchiere di miglio, 2 bicchieri d’acqua, 2 bicchieri di latte, 1 pizzico di zucchero, sale e burro q.b. A parte, latte per eventuali aggiunte.
Come si prepara: mondate con cura il miglio, lavatelo e risciacquatelo, sempre cambiando l’acqua, finché questa non risulterà perfettamente trasparente. A questo punto coprite il miglio con acqua calda e portate a ebollizione, continuando la cottura fino a che l’acqua non sarà quasi completamente evaporata e il miglio sarà cotto e della consistenza giusta. Conditelo con sale, zucchero e i amalgamate i 2 bicchieri di latte continuando a mescolare. Mettete il miglio in una teglia unta di burro e infornate fino a che il cereale non si sarà gonfiato e sulla superficie non si sarà formata la consueta crosticina dorata. A questo punto servite caldo con burro e latte a parte.
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Ancora residui di torroni e cioccolati avanzati dalla calza della befana? Possiamo utilizzarli per glassare i petali di cereali. Prendete i vostri cereali preferiti, al riso, al mais ecc. Sbriciolate il torrone bianco e fondete quello al cioccolato in un pentolino a bagnomaria.
Per circa 20 pezzi servirebbero 100 gr di cioccolato. Tuffate i cereali nel cioccolato fuso e poi raggruppateli sulla carta forno per farne mucchietti con l’aiuto del cucchiaio. Prima che il cioccolato si solidifichi, aggiungete il torrone bianco o la frutta secca.
Un ultimo consiglio, se utilizzate la frutta secca, tostatela leggermente in una padella. I cereali così ottenuti sono un ottimo snack per l’ufficio, per un tè il pomeriggio e per la prima colazione dei vostri bambini.
Ultimamente, per invitare il consumatore a mangiare tipi differeti di cereali, esistono in commercio delle scatole con varie combinazioni. Io ne ho trovata una, da agricoltura biologica, molto interessante, che mescola al riso integrale, soja e lenticchie rosse e verdi decorticate.
Per la mia insalata occorrono dunque 250 gr di questo prodotto, potete farlo anche da voi comprando singolarmente gli ingredienti, 150 gr di tonno al naturale; 5 foglie di lattuga, 2 pomodori rossi, 1 mozzarella, olio, sale e limone.
Dopo aver cotto il riso, lasciatelo rafreddare. A parte condite il tonno con il limone e dell’ottimo olio extra vergine di oliva. Tagliate finemente l’insalata e salatela. Tagliate a dadini la mozzarella ed i pomodori. Quando il riso sarà ben freddo, aggiungete tutti gli ingredienti, mescolate bene ed unite ancora un po’ di olio. Per un tocco in più, potete unire delle olive nere di gaeta.
L’altro giorno ero al supermercato a fare la spesa in cerca d’ispirazione, quando la mia attenzione è stata attirata da un pacco (non dirò la marca) di cereali misti: orzo e riso perlati e kamut. D’istinto l’ho comperato e ho provato a fare una bella insalata fredda che, oltre a riscuotere un discreto successo, ha avuto l’impagabile funzione di ripulire il cibo dagli avanzi. Neanche a farlo apposta, poi, proprio la settimana scorsa vi avevo decantato i prodigi dell’orzo!
Cosa vi occorre: 200 g di cereali misti (nel mio caso riso, orzo e kamut), 6-7 pomodori ciliegini, ½ cetriolo, ½ confezione di feta (circa 100 g), 1 uovo, 1 scatoletta di tonno all’olio d’oliva, ciò che resta di una scatola di mais, olio, sale e origano q.b.
Come si prepara: lessate i cereali in abbondante acqua salata (ci mettono circa 16 minuti dalla ripresa del bollore), nel frattempo in un’ampia ciotola mescolate il mais con il tonno, la feta sminuzzata, i pomodorini tagliati in 4 spicchi, l’uovo sodo a pezzetini e il cetriolo, tagliando in 4 ogni rondella. Quando i cereali saranno cotti, scolateli e metteteli sotto il getto dell’acqua fredda, quindi unite agli ingredienti nella ciotola condendo a piacere con olio, sale e origano, Conservate in frigo per almeno un’ora prima di servire.
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Un cereale spesso sottovalutato, al giorno d’oggi, almeno nella cucina italiana. Eppure l’orzo ha origini antichissime perse tra il Vicino Oriente (l’attuale area compresa fra Israele, Giordania, Siria e il sud dell’Anatolia) l’Egitto e la Cina dove veniva utilizzato principalmente per la panificazione, almeno finché non furono scoperte le caratteristiche della sua fermentazione ed ebbe inizio l’arte della birra.
In commercio lo si trova perlato, con i chicchi precotti, in pacchi di diversi formati e delle principali marche di pasta, che lo consigliano per la preparazione di insalate fredde e di minestre, ma non solo. Ottimo da consumare caldo nella stagione fredda, potrete cuocerlo in acqua bollente (circa 12 minuti) come la pasta e poi condirlo a piacere, oppure come un risotto, con il tradizionale ‘allungo’ di brodo. La porzione consigliata è di 70 g a persona.
E veniamo alle sue proprietà medicinali: facile da digerire e altamente energetico, agevola la concentrazione, fa bene alle ossa e previene malattie cardiovascolari e polmonari. Usato come antinfiammatorio a causa delle sue notevoli proprietà emollienti, si trova spesso in caramelle, utili contro il mal di gola. Esercita, infine, un’azione antisettica sull’intestino e il decotto che se ne può ricavare è ottimo per impacchi su occhi arrossati.
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“Ciò che facciamo in vita riecheggia per l’eternità”: alzi la mano chi non ricordava questa massima dell’ ‘Ispanico’, il gladiatore dell’omonimo film di Ridley Scott uscito nel 2000! Beh, almeno le donzelle ricorderanno i magnetici occhi azzurri di Russel Crowe e i suoi muscoli in bella vista! Tutto frutto di una sana zuppa di farro, il cibo corroborante che davvero i gladiatori consumavano prima di entrare in combattimento al Colosseo. Quindi, se volete che i vostri mariti e fidanzati gli somiglino almeno un po’…
Cosa vi occorre: 500 g di farro (circa 100 a persona), 150 g di cotiche tagliate fresche dal prosciutto, 100 g di guanciale, 1 o 2 spicchi d’aglio, 1 cipolla tagliata fina, 400 g di pomodori, 1 costa di sedano, prezzemolo, maggiorana fresca e basilico q.b., pecorino grattugiato, sale e pepe.
Come si prepara: mettete il farro a bagno, sciacquatelo, quindi sgocciolatelo. Pulite le cotiche, passatele in acqua fredda e sbollentatele; tagliatele a striscioline e rimettetele sul fuoco. Intanto pestate il guanciale con aglio, cipolla e sedano e soffriggete in un’ampia casseruola. Aggiungete i pomodori a pezzi privati dei semi e una cucchiaiata di erbe aromatiche. Quando sarà cotto, aggiungete le cotiche e parte della loro acqua di cottura. Rialzate il bollore, versatevi il farro, salate e pepate, e cuocete per altri 20 minuti mescolando spesso perché non si attacchi. Se il liquido stringesse troppo, allungate con acqua calda o brodo di dado. Spolverate di pecorino e servite bollente.
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Una alternativa all’insalata di riso, un piatto freddo ancora adatto all’ultimo caldo: l’insalata di farro. Io vi do la mia versione, poi voi potete sbizzarrirvi come preferite nei condimenti.
Ingredienti: farro, pomodorini pachino, feta greca, olive taggiasche, foglie di menta fresca, olio extravergine d’oliva.
Procedimento: fate cuocere il farro in acqua bollente salata ( i tempi di cottura sono variabili, controllate sulla confezione). Una volta cotto scolatelo e passatelo sotto l’acqua corrente fredda, per fermare la cottura.
Prendete la feta e tagliatela a dadini, fate lo stesso con i pomodori; invece le foglie di menta tritatele con la mezza luna, o, se preferite, a coltello.
Infine incorporate tutti gli ingredienti e aggiungete un po’ d’olio d’oliva. Se necessario aggiustate di sale.
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A lanciarlo è l’illustre Efsa, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, che invita gli europei a rivedere la propria dieta quotidiana alla luce della scoperta secondo la quale, se accumulato nell’organismo oltre certi livelli, l’alluminio potrebbe creare interferenze al sistema nervoso e a quello riproduttivo, tanto che l’Efsa stessa ha ridotto di ben 7 volte la soglia consentita in precedenza.
Oltre agli alimenti in cui l’alluminio è presente naturalmente, come l’acqua e alcune verdure, sui quali, ovviamente, non si può intervenire, ce ne sono altri sui quali, invece, le industrie possono lavorare: oltre ai deodoranti, più a rischio sono cereali (come quelli nella foto), prodotti da forno come pane, dolci e biscotti, quindi spinaci, lattuga e funghi; infine tè, cacao e spezie.
Niente paura, invece, per l’alluminio rilasciato da rotoli, vaschette e utensili da cucina (tranne nel caso in cui conservino alimenti acidi come pomodoro o sottaceti) e per le bibite in lattina; mentre particolare attenzione si deve fare al latte in polvere somministrato ai bambini, che può arrivare a contenere una quantità di metallo anche quattro volte superiore alla nuova soglia fissata.
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Incubo di una giornata di mezza estate: la Coldiretti ha lanciato l’allarme circa le scorte di pane e pasta che, se continua così la situazione di crisi globale, in Italia basteranno per appena 7 mesi prima di dover ricorrere all’acquisto all’estero di derrate alimentari.
Secondo l’organizzazione, per evitare il disastro, è necessario aumentare la riserva strategica nazionale in modo da evitare rincari dei prezzi dovuti al ricorso alle importazioni. Oggi, manco a dirlo, noi italiani siamo i primi mangiatori di pasta al mondo, con una media pro capite di 27 chili l’anno (il triplo rispetto agli Usa e agli altri Paesi europei), mentre 66 sono i chili di pane consumati in media a persona ogni anno.
Il problema ovviamente sta alla base: quest’anno il raccolto nazionale di grano è stato di 3,5 milioni di tonnellate; quello di grano duro (per fare la pasta) di 4,5 milioni. Insufficienti a coprire la domanda. Altro problema rilevato: la speculazione internazionale sui cereali, che ha raggiunto il valore medio del 30 per cento, costando al Paese circa 400 milioni di euro. Coldiretti mette in luce un’ultima cosa: la necessità, per abbattere le spese, di produrre ‘a km zero’: si calcola, infatti, che un pasto medio percorra circa 1900 km prima di arrivare sulla tavola dei consumatori.
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