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Tutti gli articoli con tag cereali

Per riflettere un po’: cibo e acqua protagonisti di un vertice a Venezia

pubblicato da roberta

Alla crisi alimentare e in particolare all’emergenza dell’acqua (bisogno che tre breve sarà molto più pressante di quello di petrolio) è dedicato il vertice internazionale “Food and water for life”, che si svolgerà a Venezia dal 24 al 27 settembre prossimi.

Le questioni saranno affrontate, però, dal punto di vista scientifico e non economico-politico, partendo dal problema delle derrate cereali, sempre più scarse anche perché si preferisce destinarle al mangime per il bestiame anziché a sfamare la popolazione che continua a soffrire di sottonutrizione e malnutrizione. Ci vorrebbero alimenti producibili in condizioni di economicità e una rivalutazione dei tanto disprezzati Ogm, a detta degli esperti; mentre la scienza genetica sta studiando piante in grado di svilupparsi anche con pochissima acqua e capaci di resistere alla siccità.

Infine, riporto le parole di Umberto Veronesi, tra i partecipanti del meeting di settembre: “I raccolti agricoli potrebbero sfamare milioni di poveri invece che miliardi di animali destinati a pochi ricchi”. L’appello, dunque, ai Paesi ricchi è di mangiare meno carne perché anche questo può contribuire a combattere la fame nel mondo. Basti pensare che un terreno coltivato a fagioli consente di ottenere un livello di proteine dieci volte superiore a quello che si otterrebbe destinando lo stesso terreno alla pastorizia.

Foto / Flickr

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La dieta mediterranea vince (ancora) sui tumori

pubblicato da roberta

Continuano a fioccare le conferme della bontà, in termini di salute e salvaguardia della stessa, per la dieta mediterranea, recentemente inserita nel patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. Due recenti ricerche inglesi che hanno trovato spazio sulle autorevoli pagine del British Journal of Cancer, evidenziano come chi segue questo tipo di alimentazione riduca del 22% il rischio di incorrere in tumori nell’arco della vita; chi, invece, la abbraccia soltanto in parte, si accontenterà di una riduzione pari al 12.

Poche e semplici, forse anche un tantino scontate per noi italiani, le regole da seguire: sostituire, almeno una volta alla settimana, l’olio d’oliva al burro e il pesce alla carne. Dall’Inran, inoltre, (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) fanno sapere che tradizionalmente la dieta mediterranea si basa sulla cosiddetta ‘triade’ formata da olio, vino e cereali, che via via si stanno sostituendo con frutta e verdura.

A proposito di verdura, periodo stellare per broccoli, cavoli e affini: il Food research institute di Norwich, ha segnalato che tutta la ‘famiglia’ è molto utile nella prevenzione dei tumori alla prostata, ma solo se se ne mangiano porzioni da 400 grammi a settimana. Curiosamente il broccolo risulta particolarmente efficace se si ha un gene chiamato Gstm1.

Foto / Flickr

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Riso (amaro)

pubblicato da roberta

Se nel menu di oggi per pranzo o cena avete previsto un bel risotto alla milanese, alla pescatora, ai funghi porcini o come preferite, non cucinatelo così, tanto per farlo, ma rifletteteci un attimo: il prezzo del riso in questi giorni ha superato i mille dollari a tonnellata, il 50% in più di un mese fa e un aumento del 16% rispetto alla settimana precedente.

E’ un vero e proprio allarme mondiale, tanto che Paesi come Vietnam, India, Egitto, Cina, Cambogia e Argentina hanno adottato politiche protezionistiche bloccando o riducendo al minimo le esportazioni e le Nazioni Unite di Ban Ki-Moon si stanno mobilitando per risolvere la crisi alimentare. Il riso, in realtà, sta seguendo la sorte che poco tempo fa era toccata al grano e sebbene vengano indicate più cause alla base di questi fenomeni che rischiano di affamare milioni di persone nel mondo, gli esperti di economia alimentare affermano che quanto sta avvenendo è totalmente al di fuori della legge della domanda e dell’offerta.

Secondo la Fao, le ragioni di questi rincari vanno ricercate nell’abbassamento delle riserve di questi cereali, nella destinazione, sempre più frequente, di terre alla coltivazione di biomasse e nella siccità che ha colpito l’Australia nel biennio 2006-2007 e le cui conseguenze si fanno sentire adesso. E poi c’è la speculazione finanziaria, che se non si arresta affamerà non soltanto gli agricoltori nei Paesi in via di sviluppo, ma la fame s’insinuerà silenziosa nelle città, attanagliando i ceti più deboli fino a quelli medi, anche in Occidente.

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In Italia il riso ha poco da ridere

pubblicato da roberta

Tira una brutta aria per il riso nostrano: nonostante, infatti, l’Europa sempre più grande mantenga piuttosto alta la domanda di questo cereale, l’Italia (che è il maggior produttore, con un milione e 400mila tonnellate di riso greggio) riduce progressivamente il terreno coltivato a risaia, che si sta contraendo da 232mila ettari a 225mila.

Il motivo? La maggior convenienza a dedicare le terre al mais e al grano tenero i cui prezzi insidiano da vicino quelli del riso: negli ultimi due anni, in effetti, il riso è aumentato del 27% a tonnellata, contro il 75 in più di mais e altri cereali. L’appello è stato lanciato dall’Ente nazionale risi che riunisce le principali province interessate: Vercelli, Novara, Mortara, Pavia e Milano; in queste ultime due in particolare si sta verificando la ‘fuga’ verso il mais, più conforme alle terre e all’alimentazione lombarda.

Per ridurre tutto in cifre, si dirà che l’Europa produce soltanto il 60% del riso che consuma, disponendo di 1.6 tonnellate, mentre ne servirebbero 2.4 per soddisfare il fabbisogno: per questo è stato chiesto all’Italia di aumentare la superficie delle risaie di circa 27mila ettari nel 2008, coltivate a varietà Indica, la più adatta al consumo del nord Europa. Staremo a vedere.

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Nasce il distretto agroalimentare dei Castelli Romani e Prenestini

pubblicato da roberta

Il Lazio e soprattutto Roma sempre più alla ribalta nel settore agroalimentare nazionale: qualche giorno fa è nato il distretto agroalimentare di qualità dei Castelli Romani e Prenestini, il quinto in ambito regionale, che mette la Capitale ‘al pari’ delle altre province (il distretto della Montagna a Rieti, quello della Valle dei Latini a Frosinone, dei Monti Cimini e Viterbo e quello dell’ortofrutta a Latina).

Il territorio dell’area comprende 22mila ettari di superficie agricola utilizzata, più di un quinto del potenziale viticolo regionale, oltre 16mila aziende agricole con un’occupazione che supera le 5300 unità. Quanto ai prodotti d’eccellenza, abbiamo: otto vini Doc, olivi, cereali, produzione floricole, coltivazioni ortive e una considerevole quantità di materiale legnoso.

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Mangiare carne: abitudine o minaccia?

pubblicato da roberta

Quanta carne mangiate sulle vostre tavole? Io abbastanza, anche se non vario molto, perché gli animali che incontrano il mio gusto non sono poi tanti… ebbene, spesso si sentono in giro teorie contrapposte su quanto faccia bene o quanto faccia male, ma mai prima d’ora (almeno io) avevo sentito notizie sul collegamento tra allevamenti di bestiame e inquinamento atmosferico.

Ma andiamo con ordine: sulla scia del benessere crescente, la domanda globale di carne è cresciuta molto negli anni (71 milioni di tonnellate nel 1961 contro i 284 di oggi) e si prevede raddoppierà entro il 2050. Secondo la Fao, infatti, il 30% delle terre emerse non ricoperte dai ghiacci sono destinate all’allevamento e questo causa circa un quinto delle emissioni di gas serra del pianeta, più di quelle emesse dal sistema trasporti globale.

Inoltre gli animali negli allevamenti vengono nutriti con cereali appositamente coltivati come mais e soia (e questo se si considera che più o meno 800 milioni di persone al mondo non hanno da mangiare è un dato davvero su cui riflettere), ciò, però causa una serie di problemi sanitari tra i consumatori di carne ‘occidentali’, come l’incidenza di malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e diabete. Insomma: oltre diventare un’abitudine la carne sta diventando una minaccia!

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La tazza per cereali con il gradino

pubblicato da petula

Vi piacciono i cereali ma vi piacciono croccanti e non mollicci e completamente imbevuti di latte?

C’è chi ha pensato anche a questo problema e ha inventato EatMeCrunchy…la tazza con il gradino: il latte sta sul fondo, sul gradino i cereali; man a mano che mangiate spingete i cereali giù dal gradino e questi rimarranno nel latte solo per il giusto tempo.

Geniale ;-)

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L'orzo nell'antichità

pubblicato da gianluca

Nella Grecia classica l’orzo costituiva il cereale per eccellenza e aveva un ruolo fondamentale in campo alimentare. Anche nella Roma antica, per molto tempo fu l’unico cereale coltivato.

Quando venne soppiantato dal grano perse il suo prestigio ma rimase importante sia come foraggio, che come rimedio officinale: con esso si curavano molte malattie e, aggiunto al latte, si otteneva una bevanda, detta “acqua d’orzo”, che fu per secoli somministrata ai tubercolotici, agli anemici e alle persone colpite da forti febbri.

In epoca moderna, a parte la bevanda simile al caffè, che ha proprietà diuretiche, l’utilizzo dell’orzo sta conoscendo una nuova diffusione, grazie a gustose ricette, come zuppe e minestre, fino a poco tempo fa considerate piatti “poveri”.

La foto è tratta dal sito: www.hormel.com

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L'avena: il cibo dei barbari

pubblicato da gianluca

L’avena è sempre stata considerata un cereale secondario e nell’antichità non riscosse mai un grande successo presso le civiltà dell’area mediterranea dove veniva utilizzata più che altro come foraggio.

Deve essere stata grande la sorpresa di Greci e Romani quando scoprirono che l’avena era uno degli elementi alla base dell’alimentazione dei popoli barbari. Nei secoli successivi ovviamente ci fu la rivalutazione dell’avena che venne usata anche come pianta medicinale e oggi la ritroviamo in numerose ricette moderne.

Devo dire però che se guardo il porridge che preparano in Inghilterra o nel Nord Europa, ripenso ancora ai Romani e al loro stupore nel vedere i barbari cibarsi di avena…

La foto è tratta dal sito: www.regione.piemonte.it

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