Toscana e Umbria sono, in certo senso, la patria dei crostini: un pranzo che si rispetti deve iniziare con dei crostini, fatti secondo tutte le regole. Anche il pranzo di Natale, quindi, è tradizione che si apra con dei crostini. Quelli “bianchi” e “neri” sono squisitamente toscani. Eccone la ricetta (o almeno una versione, visto che ogni famiglia ha la sua).
Per i crostini neri occorrono: 100 g di fegatini (o 1 fegatino di pollo e 1 di cappone), 50 g di prosciutto crudo, 1 cipolla, 1 carota, 1 costa di sedano, prezzemolo, brodo di cappone q.b., fette di pane casareccio raffermo (di almeno 5 giorni!), olio extra vergine d’oliva.
Fate un battuto con il prosciutto, la cipolla, la carota, la costa di sedano e il prezzemolo e versatelo in un pentolino nel quale avrete messo a scaldare dell’olio; quando il trito inizierà a prendere colore, aggiungetevi i fegatini e fate cuocere per un paio di minuti a fuoco dolce. Girate quindi i fegatini, fateli cuocere per altri due minuti e toglieteli dal pentolino. Tritateli finemente con un coltello e metteteli nel pentolino, aggiungendo un paio di cucchiai di brodo di cappone; fate cuocere per 5 minuti al massimo e spegnete. Nel frattempo preparate delle fette di pane alte circa 1 centimetro, bagnatele con il brodo di cappone e spalmatevi il composto di fegatini. Quindi serviteli, tiepidi.
Per i crostini bianchi occorrono: 70 g di burro, acciughe (calcolate mezza acciuga a crostino), pane (non molto duro). Spalmate il burro sul pane e ponete su ogni crostino mezza acciuga. Semplice, no?
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La scorsa Pasquetta ho fatto un giro per l’entroterra maremmano della provincia di Grosseto, un lungo giro in auto alla scoperta di borghi e paesini incantevoli nonostante il tempo non proprio clemente: Pereta, piccola perla arroccata su una collina, poi Scansano, patria del Morellino, e Manciano, ridente e incredibilmente verde.
È stato durante la seconda tappa che ci siamo fermati per il pranzo al ristorante Il Grottone da Ivano e ora vi racconto la mia esperienza. Inizierò col dire che non avendo prenotato a Pasquetta e trovando nel ristorante più di un tavolo libero, quando mi sono seduta ero abbastanza sospettosa sulla qualità del cibo che ci accingevamo a mangiare, ma non è stato del tutto così.
Il locale è grande, una vecchia cantina che del precedente utilizzo ha purtroppo conservato un po’ il fetore di umido e diviso in diversi ambienti in modo che i tavoli sono piuttosto distanti e si può chiacchierare con calma. Il nostro in particolare, però, era molto lungo e sistemato nella sala in modo tale che abbiamo pranzato seduti ai due capotavola, come negli antichi castelli.
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