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Tutti gli articoli con tag cucina italiana

Ricette cinema: la cucina italiana di Mangia, prega, ama

pubblicato da roberta

Confesso che finora me l’ero perso ed era una grave lacuna, per questa nostra rubrica, non aver mai parlato di Mangia, prega, ama, uno dei film americani che forse più di tutti osanna la nostra cucina (al prezzo, però, di altre brutte figure, come case fatiscenti e un’eccessiva spensieratezza che ci appartiene fino a un certo punto).

La storia è presto detta: Liz è una scrittrice di successo che un giorno si sveglia e capisce che non è questo quello che vuole dalla vita, come non vuole la sua casa chic nella Grande Mela e, soprattutto, non vuole suo marito Stephen. Così si prende un anno sabbatico in cui intraprende un viaggio per ritrovare se stessa che la porterà prima a Roma (mangia), poi in India nell’ashram di una guru (prega) e infine da uno sciamano di Bali (ama), fino a una completa metamorfosi e al momento in cui si sentirà pronta per tornare a casa.

La parte del film che ci interessa è, ovviamente, quella di Roma: Liz divora tutto a sette ganasce, non si preclude nulla dei piaceri della tavola e finalmente “impara a mangiare”. In un bar assaggia un diplomatico, in pizzeria con il fidanzato della sua nuova amica si gusta un fiore di zucca in pastella, in gita a Napoli addenta una succulenta pizza margherita, al ristorante con gli amici ordina ogni ben di Dio. E già prima di partire, consultando la sua guida in cui leggeva di mozzarelle di bufala e lasagne, aveva capito che “ogni piatto della cucina italiana è un gioiello”. E per voi? Quale tra le pietanze citate nel film è il gioiello più grande? Giocate con noi e rispondete al sondaggio dopo il salto.

Foto | Flickr

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È siciliana la cucina migliore d’Italia… o no?

pubblicato da roberta


In epoca di imminenti festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, in cui continuiamo a dire (perché ci crediamo!) che ovunque si vada nel nostro Paese s’incontrano bellezze naturali, artistiche e golosità gastronomiche, l’XI edizione degli Internazionali d’Italia di cucina incorona la cucina siciliana la migliore del Belpaese.

Posso solo immaginare quanto sia stato arduo raggiungere un verdetto per i giudici della gara, assaggiando pasta alla Norma o con le sarde, involtini di pesce spada, cannoli, cassate e quant’altro, ma si sa, è la dura legge della competizione: un vincitore ci deve essere. A spuntarla stavolta, quindi, è stata la squadra di cuochi Culinary Team di Palermo che si è imposta su tutte le altre.

Numerosi altri trofei, però, sono stati consegnati: nella sezione a squadre, in cui l’Emilia Romagna ha vinto il premio per la cucina artistica, mentre il Veneto, con un ensemble proveniente da Padova, ha trionfato nella gara di interpretazione della cucina mediterranea.

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Italia poco protezionista e orgogliosa

pubblicato da Alessia

prodotti italiani di qualitàIn questi giorni mi trovo in Francia, e partecipando a dei corsi di gastronomia mi sono accorta di quanto poco ci valorizziamo. Ho dovuto far notare all’insegnante che i francesi sono secondi a noi per varietà di formaggi prodotti, e non primi come hanno erroneamente affermato, anche se loro hanno più dop riconosciute. Si vantano giustamente di produzioni differenti di burro della bretagna. E noi con le nostre varietà di olive?

Il mio è più che altro un appello a non cercare sempre gli escamotages che poi ci portano tristemente in prima pagina per i vari scandali. Se la Francia ha promulgato nel 1998 una legge per proteggere il boulanger, cioè è colui che materialmente fa il pane, dai negozi che si limitano ad infornare baguette surgelate, ci sarà un motivo no? E allora se dobbiamo copiargli qualcosa, che sia questa forma ti protezionismo positivo.

Vorrei andare in giro per l’Europa suscitando rispetto per la nostra produzione di qualità, vorrei non dover ammettere che uno dei migliori vini italiani, in alcuni casi, viene ritoccato col merlot, mi piacerebbe non dover rendere conto della mozzarella di bufala con la diossina, o parlare dei nostri formaggi dop prodotti con latte proveniente dai paesi dell’ est ecc. Vorrei affermare con una certa sicurezza che l’ olio di oliva proviene dagli ulivi secolari pugliesi, e non sentire invece che, non vengono raccolte, poichè costituisce un’attività poco remunerativa, e che per rimediare a ciò, vengono acquistate olive tunisine per la produzione nostrana.

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Ricette cinema: le penne all’arrabbiata di La grande abbuffata

pubblicato da roberta

Quattro amici, un unico destino: quello di suicidarsi perché stanchi della propria vita monotona, inutile, deprimente. E dove farlo se non in una splendida villa alle porte di Parigi? E come farlo se non mangiando fino a scoppiare? La grande abbuffata è tutta qui: nelle magistrali interpretazioni di Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Michel Piccoli e Phillippe Noiret che prestano volti e i loro veri nomi ai quattro personaggi. Senza prendere a esempio questo film nel senso letterale, c’è da dire che se preparate a dovere le penne all’arrabbiata (uno dei piatti che consumeranno) sono davvero buone… da morire.

Cosa vi occorre per 4 persone: 400 g di penne rigate, 300 g di pomodori freschi o pelati, 1 cipolla piccola, 2 spicchi d’aglio, 2 peperoncini interi, 1 ciuffo di prezzemolo, pecorino grattugiato e olio q.b.

Come si preparano: fate un soffritto con l’olio, il peperoncino a pezzetti, la cipolla tritata e l’aglio intero. Buttate nella padella i pomodori e fateli cuocere per bene, almeno per un quarto d’ora. Soltanto così, infatti, otterrete un sugo ristretto al punto giusto e soprattutto piccante al punto giusto. A metà cottura aggiungete alla salsa le foglioline del prezzemolo finemente tritate. Scolate le penne rigate al dente e mantecatele con pecorino grattugiato secondo il vostro gusto. Servite caldo.

Foto | Flickr

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Ricette semplici: fave e pancetta

pubblicato da lorenza barletta

fave pancettaQuesto è uno dei piatti più poveri della cucina italiana; semplice nel gusto, ma dall’elevato apporto nutritivo. Le fave apportano vitamine di vario tipo e la pancetta le proteine. Se si accompagnano con del pane, il pasto è perfetto.

Vediamo cosa ci occorre: 1 Kg di fave fresche; 200 grammi di pancetta; 1 cipolla piccola; mezzo bicchiere di vino bianco secco; olio; sale e pepe.

Dopo aver sgranato le fave, mettetele in abbondante acqua salata e fatele cuocere. Scolatele poi al dente. Tritate intanto la cipolla e tagliate a pezzi la pancetta. In una padella fate scaldare l’olio; versateci la pancetta e la cipolla e fate rosolare per qualche minuto. Aggiungete le fave nella padella e insaporite col sale, il pepe e il vino bianco. Fate cuocere a fuoco basso per 15 minuti e servite ben calde.

Foto | Flickr

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La curiosità gastronomica nell'ultimo secolo

pubblicato da lorenza barletta

cuochiIl XX secolo ha portato il popolo italiano a confrontare la cucina tradizionalista e delle ricette tipiche, con altri gusti, altri sapori, che potevano allontanarsi più o meno dagli abbinamenti provati fino a quel punto. Perciò si è passati a sviluppare una curiosità gastronomica sana, senza comunque tralasciare o accantonare la cucina tradizionale.

La prima alternativa ai piatti classici della tradizione italiana è venuta dai ristoranti internazionali: iniziando coi fast-food, che garantiscono gusti e sapori diversi da quelli abituali, ma comunque uguali in tutto il mondo e passando poi alla cucina etnica, con l’apertura di locali giapponesi, cinesi, messicani e via dicendo.

Da qualche anno, invece, l’alternativa può essere considerata comunque un made in Italy. I nostri chef si sono prestati benissimo alla preparazione dei cosiddetti piatti rivisitati, per dare nuova linfa alle tradizionali ricette italiane, aggiungendo nuovi ingredienti o sperimentando tecniche di cottura dofferenti.

Foto | Flickr

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Dolci di marzo: le zeppole di San Giuseppe

pubblicato da Manila Benedetto

zeppole, dolciNello splendido scenario della cucina italiana spicca la capacità di abbinare i piatti tradizionali agli eventi religiosi. E così con San Giuseppe alle porte, non solo festività per tutti coloro che si chiamano Giuseppe, ma anche e soprattutto festa del papà, un po’ dappertutto nel sud Italia si preparano le zeppole di San Giuseppe. La difficoltà del piatto è media - soprattutto per la metodologia di cottura - e per questo anticipo già da oggi la ricetta, dando modo a tutti di esercitarsi un po’ per raggiungere la perfezione entro il 19 marzo.

Tempi: 3 ore circa (30 minuti di cottura, 20 minuti di preparazione, 1 ora di lievitazione della pasta, 1 ora di lievitazione delle zeppole). Ingredienti per 4 porizioni (abbondanti): 250 grammi di farina bianca, lievito di birra, 1 uovo, 80 grammi di zucchero, 1 limone, 60 g di burro, abbondante olio per friggere, 50 g di zucchero a velo.

Preparazione: Diluite il lievito con un po’ di acqua tiepida e quindi versatelo nella farina disposta a fontana, impastate fino ad ottenere una massa omogena. Disponetela a panetto e fatela lievitare, coperta, per circa un’ora. Quando la pasta è lievitata appiattitela un po’ sul piano da lavoro ed unite l’uovo, lo zucchero, il burro morbido a pezzetti e la scorza grattuggiata del limone. Lavorare fino ad ottenere un impasto omogeno, quindi dividere la pasta a pezzetti e fare dei rotolini lunghi e grossi, da chiudere poi a ciambellina. Quando la pasta è finita, coprite tutte le ciambielline e fatele lievitare per un’altra ora. Alla fine della crescita, preparate due pentole: una con dell’olio tiepido ed una con olio bollente. Buttate dentro la prima pentola 2-3 ciambelline alla volta facendole gonfiare, quindi passatele nell’olio bollente a farle dorare. Asciugatele un po’ con della carta assorbente e gustatele calde con lo zucchero a velo. Nelle sue varianti, la zeppola di San Giuseppe può essere cotta al forno e non fritta, e arricchita con crema pasticcera ed amarena aprendola a metà o ricoprendola.

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Sondaggio: Cosa pensate dei ristoranti italiani?

pubblicato da loredana

Cosa pensate dei ristoranti italiani? È opinione diffusa che la cucina italiana sia la migliore nel mondo. Ma cosa pensano i cittadini del Bel Paese quando si tratta di andare a mangiare al ristorante? A rispondere alla domanda è il Codacons che, in seguito alle segnalazioni degli utenti, ha stilato una classifica delle principali lamentele relative ai ristoranti.

La situazione è questa: un cittadino su cinque, quando va a mangiare fuori, rimane deluso dalla ristorazione nostrana, e si dice insoddisfatto del servizio, del rapporto qualità/prezzo o delle pietanze consumate.

In particolare, il 45% del campione ritiene che i prezzi delle portate sono eccessivi. Il 25% lamenta il servizio, inteso come cortesia e disponibilità del personale, mentre un 8% si lamenta delle “fregature” che a volte si nascondono nel settore della ristorazione.
E voi cosa pensate dei ristoranti italiani?

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I piatti americanizzati dei ristoranti italiani

pubblicato da gianluca

Abbiamo già visto come la nostra amata cucina in America venga spesso umiliata e mortificata da individui che si professano esperti chef e grandi conoscitori della cucina italiana; è pur vero però che qui in Italia molti ristoratori non fanno certo del loro meglio per difendere le nostre famose ricette e le tradizioni gastronomiche del Bel Paese.

Basta avventurarsi tra i molti ristoranti turistici che circondano i maggiori monumenti delle città d’arte italiane. Nel menù troverete piatti degni di un film di gangster anni ‘30, magari accompagnati da un bel fiaschetto impagliato di Chianti; ovvio che i titolari dei ristoranti preferiscono andare incontro ad un profitto più facile e veloce, utilizzando ingredienti di bassa qualità e offrendo al turista americano di turno una cucina simile a quella di una trattoria di Little Italy che purtroppo danneggia in termini di immagine la nostra enogastronomia.

A Roma nei pressi di San Pietro, ho visto cose veramente incredibili, per non dire vomitevoli: il mio podio personale di piatti turistici consiste nella ormai ahimè classica “carbonara” con prosciutto panna e piselli, nella pizza funghi e ananas e in uno pseudo tiramisù fatto con budino creme caramel e panna spray. E voi? Avete da segnalare altri “mostri gastronomici” serviti nei ristoranti turistici della vostra città?

Foto | Flickr

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