
Con ieri si è conclusa una quattro giorni di degustazioni nella capitale italiana, nella quale sono stati protagonisti vini, che non volendoli etichettare, possiamo definirli di concezione diversa. Inizia ad essere laborioso dover differenziare il vino in naturale piuttosto che convenzionale, mi chiedo cosa rimarrà una volta cambiata la moda e gli interessi del pubblico. Detto questo, anche se la manifestazione è più piccola di quella di Merano, i produttori presenti, salvo rare eccezioni, erano di pregevole qualità.Spazi ampi, temperatura ambientale adeguata, e degustatori non scalcianti per poter arrivare ad assaggiare ciò che si è puntato, insomma i banchi d’assaggio sono stati un successo.
Con mio rammarico, non sono riuscita a partecipare ad alcun simposio e quindi non so darvene notizia. Ho invece preso parte ad un incontro sulla Vitoska e Malvasia Istriana, potenzialmente interessante ma concretamente poco rilevante. Le ragioni potrebbero dipendere dal fatto che i relatori non erano muniti di microfoni, mentre nella sala accanto si svolgeva un altro convegno del quale era possibile ascoltare il contenuto rendendo difficile lo svolgersi di quello friulano. E poi qualche piccola svista come il ritardo iniziale ed il non puntuale servizio dei vini da parte dei sommeliers. Ma forse, soprattutto il poco tempo, ha giocato un ruolo importante nell’impedire l’approfondimento di questi due vitigni coltivati nel Friuli.
Nel complesso direi che l’organizzazione di questa manifestazione è ben condotta e sempre molto valida sia per il sommelier più navigato che per quello alle prime armi, e poi l’incontro con i proprietari delle aziende è decisamente auspicabile per aver modo di conoscere bene i prodotti ed ottener risposte esaustive.

Vi è mai successo di veder realizzate nel lavoro di un’altra persona l’interpretazione di tutte o quasi le vostre convinzioni? A me è accaduto martedì 18 gennaio alla degustazione di Slow Food Roma, che ha visto protagonisti i vini d’ Artigianato di Gaspare Buscemi. E’ da tempo che sto pensando a come poter definire un buon vino e a quali dovrebbero essere i parametri indiscutibili, accettati sia dall’esperto che dal neofita. Il pensiero che più ricorre è l’interpretazione del territorio e della riscontrabilità della materia prima e l’avallo e la testimonianza del tempo sul prodotto finito.
Come a dire, che si deve capire che il vino è frutto della spremitura d’uva e che se fatta in un posto, piuttosto che in un altro e da tipologie di uve differenti, il risultato non può essere lo stesso, ma che si parla pur sempre di vino. Potreste allora comprendere il mio stupore per la scoperta, certamente tardiva, del lavoro di Gaspare Buscemi appunto.
Questo artigiano, ben più lungimirante di tutti quegli imprenditori prestati all’agricoltura, che vedono nel vino un business da inseguire anche passando attraverso le mode, è così totalmente immerso in questo mondo, da applicarsi non solo in vigna e in cantina, ma all’occorrenza anche in officina, per poter realizzare dei macchinari che, meglio si adattino alla sua filosofia o semplicemente alla sua visione di vino.
Gironzolando per degustazioni ho trovato La Rasenna, giovane azienda sperimentatrice di cui non avevo mai sentito parlare. Assaggio un po’ scettica il loro vino bianco, il Moss, costituito da un blend di Moscato di Alessandria, forse più conosciuto come Zibibbo, e Sauvignon.
La sorpresa è stata grande, il naso presenta l’aromaticità del moscato intervallata dalle fresche note vegetali del sauvignon. E’ un vino dalla buona struttura alcolica ed aromatica, con una buona sapidità ed acidità. Benchè la zona di Cerveteri sia vocata alla coltivazione della vite sin dagli Etruschi, questo vino è stato una vera rivelazione soprattutto se rapportato al prezzo: tra i 6 e gli 8 euro in enoteca.
Molto interessante e dal prezzo ancora abbordabile il loro Petit Verdot, più speziato e comunque morbido rispetto ad altri vini dello stesso vitigno coltivato nel Lazio. Sembra che questa regione si stia risvegliando da un torpore che per troppo tempo l’attanagliava, e ci stia proponendo vini buoni ed abbastanza economici. Speriamo che questa azienda continui su questa strada e che non si accontenti di raggiungere il pubblico per poi disattendere le aspettative.
E’ giunta alla sua seconda edizione Roma Wine Festival, evento collaudato e di grande partecipazione non solo da parte di persone del settore. La manifestazione ricca di aziende italiane, vedrà il prossimo 9 e 10 maggio alla città del Gusto, anche la partecipazione di aziende del Rodano.
Novità di questo anno, oltre l’assaggio di diversi olii d’oliva, è l’istituzione degli Rwf Awards. Riconoscimenti che vogliono premiare l’impegno di alcune persone che al vino dedicano la loro vita. Ci saranno più categorie, tra le più interessanti a mio avviso sono: gli awards per la viticoltura sostenibile, e quelli per il miglior contributo per la salvaguardia dei vitigni autoctoni.
Per informazioni, prenotazione dei biglietti ed orari consultate il sito RWF. In queste degustazioni è facile eccedere col vino, ma centellinando gli assaggi si ha la possibilità di formare il proprio gusto ed affidarsi anche in futuro al proprio palato.
Foto | RWF