
Lo so che vi sembra impossibile; vi starete chiedendo in che senso gli italiani ignorano la dieta mediterranea? Certamente nel senso che non la seguono, magari mangiano grasso, si concedono qualche stravizio di troppo… ok, tutto questo è corretto, ma stavolta la notizia è proprio che… non sanno cosa sia!
Questo, almeno, è quanto risulta da uno studio condotto su un campione rappresentativo di nostri connazionali dal Dipartimento di medicina interna dell’università di Bologna e presentato al Congresso nazionale della società italiana per la prevenzione cardiovascolare che si conclude oggi a Genova.
Le domande sottoposte agli intervistati erano 33 e dalle loro risposte si è evinto che l’80 per cento delle persone dichiara di conoscere la dieta mediterranea, ma appena si scava più a fondo solo 1 su 10 ne parla correttamente: gli altri affermano, ad esempio, che nel pane c’è il colesterolo, nella pasta i grassi e addirittura nella verdura le proteine.
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Eccoci ai primi veri caldi della stagione, corriamo da una parte all’altra , arriviamo a casa affamati e troviamo solo del pane secco e dei pomodori e del basilico? E poi la voglia di mettersi ai fornelli con questo caldo viene proprio meno…
Il mio rimedio da sempre è la panzanella. Non bisogna fare altro che bagnare il pane in acqua, lavare e tagliare i pomodori, adagiarli sul pane e condire con olio, sale, pepe, basilico ed origano. Questa è la ricetta base, con la quale sono sopravvissuta diverse estati. Si può arricchire con cipolla, aglio, tonno e mozzarella e con ciò che la fantasia suggerisce.
Questo piatto semplicissimo ci reintegra acqua e sali minerali, ci mantiene leggeri e ci sazia tranquillamente fino alla cena senza apportare troppi grassi. Sembra un po’ la scoperta dell’acqua calda, ma è un caposaldo della dieta mediterranea.
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Le diete si cominciano sempre di lunedì: dal momento che oggi è martedì, non vi preoccupate, non vi sto per consigliare l’ennesima ricetta ipocalorica per dimagrire, bensì un tipo di alimentazione per vivere meglio e più a lungo.
I pregi della dieta mediterranea dovrebbero essere ormai arcinoti, ma dal momento che in Italia ci stiamo ‘occidentalizzando’, spostando, cioè, verso un’alimentazione sempre più ricca di grassi, mentre calano i consumi dei cibi che derivano dalla nostra tradizione, a partire da olio d’oliva, pane e verdura, è bene ricordare cosa s’intende davvero per dieta mediterranea. Si chiama così quell’alimentazione che prevede un consumo abbondante di frutta, verdura, carboidrati complessi, olio di oliva, pesce, e meno di carne, insaccati, formaggi e derivati.
Una ricerca recentemente pubblicata sul British Medical Journal e condotta da specialisti dell’università di Firenze, ha dimostrato che più si è ligi alla dieta mediterranea, migliore è lo stato di salute, con una riduzione del 9% della mortalità totale, del 9% della mortalità per cause cardiovascolari, del 13% dell’incidenza di patologie come Parkinson e Alzheimer, e del 6% dell’incidenza o mortalità per tumori. Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno seguito l’alimentazione di un milione e mezzo di persone dai 3 ai 18 anni.
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Tutti sanno che per evitare (o non peggiorare) il diabete bisogna tenersi alla larga dallo zucchero e da tutti gli alimenti che, di conseguenza, possono contenerlo… ma avevate mai pensato che ciò include anche succhi di frutta e bibite, le cosiddette ‘soft drink’?
Ebbene sì, anche se capisco che sarà un duro colpo per gli aficionados del genere: si ‘salvano’ soltanto il succo d’arancia e quello di pompelmo (che non sono addizionati di zucchero) e le bevande diet. I succhi di frutta, infatti, che anche quando non contengono glucosio sono però ricchi di fruttosio, spesso sono addirittura più ‘calorici’ di bevande dietetiche a base di cola o altro.
Se avete il diabete ma non problemi di peso, una dieta ricca di grassi non è assolutamente controindicata (anche se rischierebbe di farvi insorgere altre patologie) nel senso che le due cose non sembrano connesse. Tuttavia, la presenza del diabete sembra legata all’eccesso di peso. Non c’è nulla da fare: l’unica arma è la prevenzione, fatta di esercizio fisico e dieta mediterranea, ma quella vera, cioè ricca di cereali, legumi, frutta e verdura.
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Chissà dove state trascorrendo questo Ferragosto di vacanza, se a pancia all’aria in qualche paradiso esotico o magari in cammino attraverso un itinerario culturale… se invece siete sulla spiaggia di uno qualunque dei Paesi bagnati dal Mediterraneo, questa notizia è per voi.
La Fao non ha dubbi: la dieta mediterranea, principalmente composta da frutta, verdura e olio d’oliva, è stata quasi completamente abbandonata anche nei Paesi dov’è nata, a vantaggio di un’alimentazione assai più ricca di grassi, di zuccheri e di sale. In 40 anni, più o meno dal 1962 al 2002, l’apporto giornaliero di calorie in Europa è cresciuto del 20%, con un picco del 30 proprio in Paesi come Spagna, Grecia, Portogallo, Cipro, Malta e Italia. Tra questi, oggi, è la Grecia ad avere la percentuale più alta di abitanti in sovrappeso o addirittura obesi.
Situazione drammatica anche in Spagna, ma un po’ tutti i Paesi europei hanno ignorato la direttiva Oms e Ue di ridurre i grassi dalla propria alimentazione giornaliera, secondo la quale non dovrebbero superare il 30% del totale. Le cause di questo fenomeno sono molteplici: tra esse l’aumento del lavoro delle donne, il moltiplicarsi di supermercati e fast food e una vita sempre più sedentaria.
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La politica entra anche in cucina: alla notizia che la dieta mediterranea sta per diventare patrimonio dell’Unesco, la leghista Francesca Martini, sottosegretario al Welfare, ha reagito promuovendo le delizie della dieta padana. Riso, radicchio trevigiano, patate, asparagi, carne grigliata, mele e pere, ma soprattutto la polenta: gialla se accompagnata con carni, funghi e formaggio fuso; bianca se servita con il pesce.
E a chi solleva qualche obiezione sulla linea, rivendica il menu consumato sere fa a una festa della Lega nella Bassa veronese: risotto al tastasal (salsiccia spezzettata) grigliata con polenta. Molto estivo. Il sottosegretario è convinto che tutto dipenda dall’entità delle porzioni e sostiene che questo tipo di alimentazione possa essere seguito senza problemi a patto che si faccia molta attività fisica.
L’esponente poltico ha inoltre citato uno studio apparso sul New England Journal of Medicine e condotto congiuntamente da un centro israeliano e da un ospedale americano: un raffronto tra una dieta povera di zuccheri, una povera di grassi e la mediterranea classica provate per due anni da 320 persone in sovrappeso. Quale è stata a farle dimagrire di più? Quella povera di zuccheri. Bontà loro.
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Continuano a fioccare le conferme della bontà, in termini di salute e salvaguardia della stessa, per la dieta mediterranea, recentemente inserita nel patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. Due recenti ricerche inglesi che hanno trovato spazio sulle autorevoli pagine del British Journal of Cancer, evidenziano come chi segue questo tipo di alimentazione riduca del 22% il rischio di incorrere in tumori nell’arco della vita; chi, invece, la abbraccia soltanto in parte, si accontenterà di una riduzione pari al 12.
Poche e semplici, forse anche un tantino scontate per noi italiani, le regole da seguire: sostituire, almeno una volta alla settimana, l’olio d’oliva al burro e il pesce alla carne. Dall’Inran, inoltre, (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) fanno sapere che tradizionalmente la dieta mediterranea si basa sulla cosiddetta ‘triade’ formata da olio, vino e cereali, che via via si stanno sostituendo con frutta e verdura.
A proposito di verdura, periodo stellare per broccoli, cavoli e affini: il Food research institute di Norwich, ha segnalato che tutta la ‘famiglia’ è molto utile nella prevenzione dei tumori alla prostata, ma solo se se ne mangiano porzioni da 400 grammi a settimana. Curiosamente il broccolo risulta particolarmente efficace se si ha un gene chiamato Gstm1.
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Chi di voi, amanti della cucina, appassionati di sapori e di profumi, non si è mai fatto affascinare, almeno una volta, da una ricetta ‘esotica’ da riprodurre ai fornelli? Complice la multiculturalità, che ci consente magari di conoscere più da vicino persone provenienti da Paesi anche lontanissimi, la nostra cultura si arricchisce di cous cous, involtini primavera (che poi sembra non siano così diffusi in Cina), goulash e tortillas, solo per citare alcuni esempi di pietanze etniche.
Incredibile a dirsi, ma all’Istituto nazionale per la ricerca su alimenti e nutrizione (Inran) di Roma sostengono che tutte le abitudini alimentari, anche quelle apparentemente più distanti tra loro, si basano sugli stessi principi: ad esempio, se il cardine della dieta mediterranea è la pasta, in Oriente l’alimentazione si fonda sul riso, altrove sulle patate, sui carboidrati insomma.
Vero è che l’Inran ha però messo a punto anche un indice di misurazione della ‘mediterraneità’ delle diete, scoprendo alcune ‘magagne’, cioè alcune abitudini altrui che è meglio non imitare: ad esempio il troppo sale in voga nella cucina sudamericana e peruviana in particolare, dannoso per il cuore; gli oli di semi come cocco e palma, troppo ricchi di grassi saturi; l’uso tutto orientale del pesce crudo. Sì, invece, al peperoncino, ottimo vasodilatatore, e alle spezie ed erbe che facilitano la digestione.
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Pasta, pomodori, frutta e verdura, olio d’oliva: non solo alimenti riconducibili dieta mediterranea (sulla quale è stato detto di tutto), ma addirittura patrimonio culturale immateriale dell’umanità, in conformità con quanto stabilito a Parigi nell’ottobre 2003 dalla XXIII Conferenza generale dell’Unesco.
Battendo così, sull’ennesimo piano, i ‘cugini’ francesi, il Senato ha approvato ieri all’unanimità la mozione per questo prestigioso riconoscimento e il testo è stato presentato dall’ex ministro per le Politiche agricole Paolo De Castro, secondo il quale “l’alimentazione è sempre più un terreno d’incontro, di scambio e di sviluppo decisivo per l’importanza culturale ed economica di ogni singola regione del mondo”.
La dieta mediterranea, sempre secondo l’esponente del Pd, è parte integrante dell’identità storica e culturale del Mediterraneo e le produzioni agricole che la caratterizzano rappresentano circa il 40% della produzione agricola europea, con un importo vicino ai 120 miliardi di euro.
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Non corre grossi pericoli la dieta mediterranea, recentemente messa in dubbio per la sua salubrità, dati alla mano, vista l’incidenza di obesità nei Paesi che la seguono per tradizione come l’Italia.
In un bello speciale video di Corriere.it si spiega finalmente l’arcano: sul concetto stesso di dieta mediterranea c’è un po’ di confusione, non basta essere nati in Italia per seguirla automaticamente, ma trattasi di un’alimentazione povera, a base di frutta e verdura e con pochissimi grassi animali, qualche eccezione per latte, uova e volatili da cortile.
Questa è grossomodo come la facevano i nostri nonni: oggi la vita sedentaria a partire dall’infanzia (i bimbi italiani sono tra i più grassi del mondo perché, tra l’altro, stanno sempre davanti alla tv e non giocano più all’aperto) ci fa nutrire come se seguissimo due diete mediterranee mangiando il doppio dei nostri avi, ma muovendoci la metà.
Il segreto, stando ai dettami dei nutrizionisti, è un corretto bilanciamento tra zuccheri e grassi, che sono le principali fonti di energia per l’organismo, insieme con le proteine. Ultima curiosità: sembra che la dieta mediterranea fu inventata da uno scienziato americano e che almeno in origine fosse scandita dal ritmo pasto-sosta-lavoro. Bei tempi, quelli della sosta.