Ecco un’altra semplice idea d un dolce da preparare per la vigilia di Natale, ormai vicinissima. Si tratta di una crostata con marmellata alle fragole, che potrete rendere natalizia decorando la parte superiore con pezzi di pasta frolla a forma di stella.
Gli ingredienti che ci occorrono sono: pasta frolla; fagioli secchi; confettura di fragole; zucchero a velo.
Foderate una teglia da forno bassa con della carta da forno sistemateci la pasta frolla, ritagliando la pasta che fuoriesce dall’orlo. Lasciate solo un piccolo bordo di 2-3 cm e bucherellate il fondo. Sistemate dell’altra carta da forno sopra e poggiateci dei fagioli secchi in modo che la pasta non si rigonfi durante la cottura. Cuocete per 20 minuti a 220° C. Nel frattempo ritagliate i frammenti di frolla a forma di stelle di diverse dimensioni. Riempite il guscio della sfoglia con la confettura di fragole e poneteci su le stelline. Cuocete ad una temperatura inferiore per altri 5 minuti e quando sfornate, spolverizzate con zucchero a velo.
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Avete mai sentito parlare della salsa all’acqua? Il nome a me è sempre sembrato una contraddizione. Comunque è una salsa a base di cioccolato e dalla consistenza molto leggera. Serve per accompagnare ogni genere di dolce, dal gelato alla bavarese, dai semifreddi alle torte.
Viene fatta mescolando 250 ml di acqua fredda a 100 grammi di cioccolato fondente, fatto a pezzi, a 100 grammi di gianduia e a un po’ di zucchero a velo. Va aggiunto poi un pizzico di sale. Poi si fa fondere a fiamma molto bassa o a bagnomaria, fino ad ottenere una crema liscia ed omogenea.
Infine si toglie dal fuoco e si fa raffreddare mescolando. Poi si tiene in frigo fino al momento di servire.
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La maggior parte di noi quando pensa ai gamberi, fa riferimento nella sua mente ai gamberi rossi, quelli delle acque marine. Non tutti sanno, infatti, che esistono i gamberi di fiume e quali differenze esistono tra le due specie.
Innanzitutto una differenza anatomica: i gamberi di fiume hanno due grosse chele ai lati della testa, assenti negli esemplari di mare, di colore beige rosato o marroncino, che diventa rosso brillante solo dopo la cottura. Inoltre, come tutti i pesci di acqua dolce, le loro carni sono particolarmente delicate e quindi si prestano facilmente all’abbinamento con pietanze dai sapori decisi.
Si possono abbinare benissimo, infatti, a radicchi, scalogni, ecc. Il piatto più tipico a base di gamberi di mare è “alla moda della Louisiana”, in cui vengono lessati in acqua salata, a cui si aggiunge una manciata di peperoncino in polvere. In questo modo il piatto diventa piccante. Poi andranno sgusciati e serviti con la maionese, anche se io preferisco evitare quest’ultimo passaggio.
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Oggi prepariamo dei dolcetti per le feste di Natale, che richiedono una preparazione molto rapida e semplice. Potrete poi decorarli a seconda della vostra fantasia, per renderli più natalizi.
Cosa ci occorre: 125 grammi di burro; 250 grammi di cioccolato fondente; 170 grammi di zucchero a velo; un caffè; pochissimo rum.
Montate il burro con lo zucchero a velo e quando il composto sarà morbido, unite il caffè corretto con un goccio di rum. Intanto sciogliete il cioccolato a bagnomaria e lasciatelo raffreddare. Unite i due composti, mescolando bene. Infine formate delle palline e guarnitele con lo zucchero a velo e con ciò che preferite.
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I datteri sono un tipo di frutta proveniente dall’Africa e dal Medio Oriente; sono diffusi sotto forma di tante varietà e si contraddistinguono in base alla consistenza della polpa, che può essere molle, semi-molle o asciutta. Quest’ultima varietà è la meno pregiata. Ognuna delle tre tipologie può essere venduta fresca o secca, cioè disidratata al sole o in apposite stufe d’inverno.
La raccolta dei datteri avviene in autunno e la vendita di quelli freschi è prevista, quindi, per l’inverno, dopo un periodo di stoccaggio in cella frigorifera. I datteri secchi, invece, sono disponibili in tutti i periodi dell’anno, ma vengono sicuramente più apprezzati nei mesi freddi e sono considerati come una sorta di rituale gastronomico natalizio.
Tra le varietà più pregiate ricordiamo la Deglet Nour, la Hallawi e la Khadrawi. In cucina possiamo utilizzarli come ingredienti per la preparazione di budini, torte e semifreddi oppure possiamo renderli protagonisti di un piatto dolce, ad esempio farcendoli con noci, mandorle, cioccolato e marzapane.
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La charlotte è un dolce inglese nato nel ‘700 il cui nome deriva dalla moglie di Giorgio III, Charlotte appunto, alla quale il dolce fu dedicato. Vi consiglio di preparare la charlotte con mezza giornata d’anticipo rispetto a quando dovrete servirla, in modo che diventi più compatta.
Vediamo cosa ci occorre: 8 mele golden; 150 grammi di zucchero; 3 cucchiai di caramello pronto; 4 arance e il succo di 2-3 limoni.
Lavate e pulite le mele, poi tagliatele in quarti e bagnatele col succo di limone. Sbucciate le arance; prendete la buccia e mettete in un contenitore con lo zucchero, strofinando i due ingredienti. Tagliate le mele a fettine sottili e rimettetele a bagno nel succo di limone. Versate il caramello pronto in uno stampo per torte e versatelo su tutta la superficie; poi iniziate ad adagiarvi su le fettine di mela a raggiera. Fate più strati e ogni volta completate con dello zucchero aromatizzato all’arancia. Coprite lo stampo con un doppio foglio di carta alluminio e cuocete in forno a bagnomaria per 3 ore a 170° C. Quando l’acqua del bagnomaria si consuma, aggiungetene dell’altra, già bollente. Poi togliete l’alluminio, fate raffreddare e tenetela in frigo per almeno 6 ore prima di servire.
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Come tutti sanno l’invasione araba in Sicilia è stata contornata da saccheggi e distruzioni varie, ma il patrimonio gastronomico lasciato dai “turchi” è ancora vivo nelle preparazioni attuali. Oggi vi voglio parlare della cubaita, un dolce tipico ragusano.
Ecco cosa ci occorre: 1 kg di sesamo, 600 grammi di miele, 300 grammi di zucchero, 250 grammi di mandorle tostate e la buccia di una arancia.
La preparazione è molto facile, ma sottolineo che il livello di attenzione durante la realizzazione deve essere altissimo a causa delle alte temperature raggiunte dal miele. Sciogliete il miele in una pentola con lo zucchero, e lasciatelo cuocere sino a quando non si formano sul fondo delle bollicine. Adesso aggiungete il sesamo al miele e lasciate cuocere mescolando con un cucchiaio di legno per circa 20 minuti. Aggiungete le mandorle e la buccia d’arancia tagliata a julienne. Trascorsi i venti minuti preparate un panno umido steso su di un piano, e versate la cubaita non ancora solida. A questo punto ormai il dolce è realizzato, ma rimane la fase più importante. Accuratamente, senza nemmeno sfiorare il composto con le mani, spalmatelo aiutandovi con un coltello a lama larga cercando di formare uno strato di circa 1 centimetro. Raggiunta tale fase, tagliate a rombi e lasciate raffreddare.
La cubaita è da sempre stata una tipica preparazione natalizia, ma molte famiglie la ripropongono in estate come dolce da consumare freddo, diventando una buona merenda. Attualmente in commercio esistono delle barrette confenzionate che si rifanno molto a questo prodotto e che si possono trovare nella maggior parte dei distributori di merendine.
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Cheese Cake al Philadelphia
Il Cheese Cake è un dolce molto diffuso ma ben pochi conoscono l’ingrediente segreto, il Philadelphia. Se non sapete che dolce fare al vostro fidanzato o al vostro bimbo provate la mia ricetta, non ve ne pentirete ve lo garantisco, c’è da leccarsi i baffi.
Ecco la nostra ricetta:
Innanzi tutto occorrono come ingredienti:
Per la crema invece servono:
Sbriciolate finemente i biscotti secchi e mescolateli al burro fuso, allo zucchero e alla cannella. Con questo impasto foderate il fondo di una tortiera a cerniera unta con il burro, premendo leggermente con il dorso di un cucchiaio. Preparate la crema sbattendo i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una crema soffice, unite un pizzico di sale, la farina ed il philadelphia.
Diluite con la panna e con il succo di limone e mescolate bene fino ad ottenere una crema liscia.Montate a neve gli albumi e incorporateli alla crema. Versatela sulla base e ponete in forno a 180° per 50 minuti. Lasciate raffreddare prima di servire.
Ovviamente il cheese cake va guarnito con la salsa che più vi piace, basta far sciogliere in un pentolino dello zucchero con la frutta che si desidera, lasciar raffreddare e poi stendere sul cheese cake. A questo punto il cheese cake è pronto per essere gustato, buon appetito a tutti.
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Ed eccoci qui, seduti per terra come vuole la tradizione turca, con un ampio tovagliolo sulle ginocchia per raccogliere le briciole… siamo quasi arrivati alla fine del pasto, ma si può dire che manca ancora la parte più importante: quella dei dolci, che in Turchia vengono consumati in silenzio e con doveroso rispetto. Pensate che in epoca ottomana ognuna delle dolcezze turche era servita con un cucchiaio e un bicchiere d’acqua che serviva a meglio deglutire ogni boccone.
Non potete assolutamente esimervi dall’assaggiare i lukum, letteralmente ‘delicatezze’ tuche, quadretti di gelatina dolcissimi preparati in genere lisci con zucchero a velo o frutta secca (lo sapevate che la Turchia è la patria incontrastata di nocciole ecc?) oppure con petali di rosa o semi di papavero. Un po’ allappanti ma imperdibili.
Ci sono poi i baklava, specialità reperibili in tutta l’area balcanica, la cui paternità ha visto a lungo opporsi greci, turchi e ciprioti. Potete prepararli anche da voi con pasta sfoglia, miele, pistacchi e nocciole, sciroppo dolce. Tritate la frutta secca e amalgamatela con il miele, quindi preparate dei dolcetti millefoglie alternando uno strato di pasta a uno strato di composto, Cuocete in forno e poi ammorbidite i dolcetti imbevendoli nello sciroppo. Et voilà.
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Si chiamerà e-tongue la lingua elettronica messa a punto dal Barcelona Institute of Microelectronics e pubblicata come ricerca sensazionale, sulla Royal Sociey of Chemistry journal The Analyst. Testata già per sette mesi, è stata capace di distinguere quattro varietà diverse di uva e fra queste anche due differenti annate: il 2004 e il 2005.
La lingua è fatta da cinque sottili membrane sintetiche, ognuna delle quali capace di individuare uno dei sapori che il nostro gusto ci permette di percepire: dolce, salato, amaro, acido e ‘umami’, il gusto base scoperto in Giappone nel 1908 e che sa di glutammato, presente in carni, formaggi e altri alimenti ricchi di proteine.
Finora l’e-tongue, i cui creatori promettono che diventerà il più quotato degustatore di vini, ha riconosciuto Airen, Chardonnay, Malvasia e Macabeu, nonché campioni di vino relative a due vendemmie diverse e consecutive: 9 del 2004 e 6 del 2005.
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