Il secondo capitolo capitolo di Kill Bill, di gusto vagamente più occidentale del primo, ci fa ritrovare la Sposa alle prese con la sua vendetta: ormai le manca soltanto una persona affinché questa sia compiuta, Bill. Per prepararsi meglio a uccidere il suo nemico, la Sposa segue gli insegnamenti di Pai Mei, il leggendario ‘Sopracciglio bianco’ che tutti dicono essere l’uomo più forte al mondo. Allenarsi con lui è talmente estenuante che la Sposa non riesce più a tenere le bacchette in mano per mangiare… a proposito, nella scodella c’era riso al vapore alla giapponese, che oggi noi prepariamo con funghi e germogli di bambù.
Cosa vi occorre per 4 persone: 275 g di riso a chicco corto, 2 carote, 150 g di petto di pollo a cubetti, 225 g di funghi champignon affettati, 90 g di germogli di bambù, 3.5 dl brodo dashi, 2 cucchiai di saké, 2 cucchiai di salsa shoyu, 8 steli erba cipollina, 1.5 cucchiai di mirin, sale q.b.
Come si prepara: sciacquate con cura il riso e lasciatelo ad asciugare per una mezz’ora. Intanto tagliate le carote a rondelle e i germogli a fiammifero e tuffateli nel brodo dashi caldo. Portate a bollore, aggiungete il pollo e poi la salsa shoyu, il saké, il mirin e aggiustate di sale, preoccupandovi di schiumare il brodo. Unite infine il riso e i funghi, date una mescolata, coprite e cuocete per 5 minuti, poi sobbollite per 10. Togliete dal fuoco, fate riposare per un quarto d’ora, poi cospargete con erba cipollina sminuzzata e servite nelle ciotole.
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Ormai anche noi italiani ci sentiamo quasi esperti di Giappone e di sushi, il fingerfood per eccellenza. Ma siamo davvero sicuri di averne ormai carpito tutti i segreti dagli chef giapponesi? Intanto, quello che prepariamo oggi è del tipo temaki: una polpetta a forma di cono avvolta nel nori, in genere lunga una decina di centimetri. Data la sua composizione e le sue dimensioni deve essere mangiata tenendola con le dita e non con le bacchette. Lo facciamo al tonno.
Cosa vi occorre per 4 persone: 200 g di riso a chicco tondo, 1 pezzetto di alga kombu, 3 cucchiai di aceto di riso giapponese, 5 g di zucchero, 150 g di filetti di tonno, 1 cetriolo, 2 cucchiai di maionese allo zenzero, 2 cucchiai di shoyu (salsa di soia), 2 cucchiai di mirin, ½ limone, 2 fogli di alga nori, 1 cuchiaino di wasabi in pasta, 1 cucchiaio di semi di sesamo bianco e nero tostati, sale q.b.
Come si prepara: ammollate il riso per 10 minuti in pentola con 3.5 dl d’acqua e l’alga kombu, portate a ebollizione e cuocete a fuoco vivo per 2 minuti, quindi lasciate riposare per un quarto d’ora e poi raffreddare per 10 minuti. Mescolate l’aceto con lo zucchero e un pizzico di sale e versatelo sul riso freddo e fate riposare per 10 minuti. Lavate il cetriolo, sbucciatelo e grattugiatelo, tagliate il tonno a striscioline sottili. Spremete il limone e mescolatene un cucchiao del succo alla salsa shoyu e al mirin e passatevi bene il tonno. Tagliate a metà i fogli d’alga nori. Inumiditevi le mani e formate una pallina di riso che adagerete su metà del foglio d’alga schiacciandola leggermente e cospargendola di pasta wasabi. Mettete al centro del foglio un po’ di cetriolo, un cucchiaino di maionese, un pizzico di semi di sesamo e 50 g di pesce. Arrotolate con cura formando un cono da cui fuoriesce il pesce e servite subito.
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Quando si pensa al Giappone in versione culinaria, di solito viene in mente il riso. In Giappone, infatti, il riso non è solo l’elemento di base della tradizione gastronomica, ma è considerato anche una delle poche fonti economiche remunerative: la storia del Giappone va di pari passo con la storia del riso e con la sua evoluzione nel tempo.
La cultura nipponica ha imparato a non sprecar nulla della pianta di riso: ne distillano il sakè, con le foglie si realizzano oggetti per la quotidianeità, ne producono carta ed infiniti materiali utilizzabili.
Il riso nipponico per eccellenza è quello bianco, chiamato shirogohan, che viene cotto al vapore in apposite pentole e poi trasferito con cura in ciotole con un apposito cucchiaio di legno.
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Come speciale dal Giappone vi presento una cena tipica degli impiegati che escono affaticati dal lavoro o la scelta di molti stranieri. I ristoranti infatti dispongono in vetrina i corrispettivi piatti in plastica di ciò che andrete ad ordinare. La difficoltà di leggere i kanji è così superata: basta indicare l’immagine di ciò che vogliamo mangiare!
Oggi ho mangiato il miglior tonkatsu della mia vita per la cifra di 5 euro, il piatto comprendeva la classica cotoletta di maiale, il riso, la salsa adeguata e l’insalata. Posso dire che questo è il costo medio di un pranzo/cena in Giappone. Ho messo poi le foto di altri piatti: sapete riconoscere i veri e i finti?
Sono rimasta impressionata dalla tecnologia di questo rullo distributore di piattini di sushi!
-Una volta usati i piattini di sushi possono essere depositati in un “cestino” e inviati direttamente al lavaggio.
-Ogni piattino ha un chip: il nastro si rende conto di quanto tempo è passato e dopo un po’ getta via il piattino automaticamente classificandolo come vecchio sushi, mantenendo alti gli standard del ristorante.
-Quando ci sono pochi clienti il nastro può essere accorciato risparmiando il tempo di giro, contemporaneamente si può calcolare, onde evitare sprechi, quanto sushi fare.
Lo voglio anche io in Italia!
Guardate questo semplice video, se volete imparare definitivamente ad usare le bacchette, senza usare strumenti speciali, ma solo un rapido metodo basato sull’uso degli stessi bastoncini di legno che troverete dal vostro prossimo giapponese che vi mette ansia da prestazione.
Via | Tim Ferriss
La salsa ponzu è di provenienza giapponese. Il suo nome si è diffuso parallelamente al grande successo che da alcuni anni sta avendo la cucina nipponica nel resto del mondo, cucina che peraltro si caratterizza per la gran varietà di salse di cui fa utilizzo.
E’ un condimento acidulo a base di mirin, aceto di riso, fiocchi di katsuobushi (ossia fiocchi di tonno secco affumicato e fermentato) e alga kombu, bollito a fuoco lento, fatto raffreddare, colato per far asciugare il katsuobushi e addizionato con salsa di soia e succo di yuzu, un profumatissimo agrume tipico giapponese dal sapore misto tra il mandarino, il lime, il bergamotto e l’arancia.
Il ponzu viene spesso utilizzato per accompagnare sashimi e tataki di tonno. Solitamente è reperibile nei negozi etnici specializzati, ma se volete provare a farvela da soli, cosa non semplice perché comunque richiede ingredienti base locali, ecco qui una ricetta.
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E dopo la birra preistorica un’altra di quelle belle “invenzioni” estere che mi fanno tanto sorridere. Da dicembre sarà in commercio una birra giapponese gusto…cioccolato. Prodotta dalla Kirin, la bevanda si preannuncia già tutto esaurito per il periodo di San Valentino.
Andando però a spulciare più a fondo…ma non vi sembra di averne già sentito parlare? Ad esempio in questo post di Evyna, che ci segnala persino la ricetta per farla in casa. Oppure leggete di queste birre al cioccolato made in Usa.
Insomma, cari giapponesi, questa volta vi hanno battuto sul tempo: se volete proprio lanciare un prodotto, almeno che sia innovativo, no?!
Via | Slashfood
Tempi duri per i ‘cicciottelli’ in Giappone: il governo ha fissato un limite per il girovita degli abitanti, 85.09 cm per gli uomini e 90 per le donne. A essere misurati dai funzionari governativi saranno tutti i giapponesi di età compresa fra i 40 e i 74 anni: circa 56 milioni di persone, il 44% dell’intera popolazione.
Non si tratta di una misura coercitiva, come scrive Repubblica, ma semplicemente della nuova campagna contro l’obesità che, evidentemente (anche se a dire il vero colpisce un po’) affligge anche il Paese del Sol levante. Cosa succederà a chi sforerà i parametri stabiliti? Sarà bollato come ‘metabo’ (abbreviazione di ‘affetto da sindrome metabolica’) gli verranno dati alcuni consigli alimentari, quindi subirà nuovi controlli dopo sei mesi, ma, se ancora non sarà rientrato nel cosiddetto ‘vitino da vespa’, sarà sottoposto a esami più approfonditi e munito di opuscoli informativi su diabete e infarto, minacciose conseguenze del sovrappeso.
L’obiettivo del governo è diminuire del 10% nei prossimi quattro anni il numero delle persone sovrappeso e c’è già chi ha preso fin troppo sul serio l’impegno istituzionale: il sindaco di una città nella prefettura di Mie ha dato vita, assieme ad altre sei città, ai ’Sette samurai metabo’, campagna conclusa dopo che un attivista di 47 anni è stato stroncato da un infarto mentre faceva jogging. Ad Amagasaki, invece, è stata composto l’inno ‘anti-metabo’ che, tradotto, dice più o meno così: “Addio metabolica. Facciamo insieme il checkup. Dai! Dai! Dai! Non aspettare di ammalarti! No! No! No!”. Roba da pazzi.
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La Sapporo Holdings, una delle più grandi aziende produttrici di birra in Giappone, realizzerà la prima birra spaziale.
Tranquilli, non hanno intenzione di spostare nello spazio la produzione della birra, più semplicemente di utilizzare l’orzo coltivato come esperimento scentifico nella sezione russa della Stazione Spaziale Internazionale nel 2006.
La birra vedrà la luce nel mese di novembre, la produzione totale dovrebbe aggirarsi intorno ai 630 litri più altri 100 di té d’orzo. Questa operazione, oltre che un fine commerciale, ha anche un risvolto scientifico, infatti la Sapporo collaborerà con l’Università giapponese di Okayama (nell’immagine vediamo il professore dell’Università giapponese Manabu Sugimoto con la studentessa russa Elena Shagenardanova che ha in mano un fascio di orzo spaziale).
Putroppo, questa birra per quanto esclusiva, non sarà messa in commercio, ma sarà assaggiata solo da alcuni consumatori molto, ma molto privilegiati.
Fonte | tgfin