Non è una novità che Armani apra ristoranti in giro per il mondo. D’altra parte lo hanno fatto anche molti altri suoi colleghi stilisti. Milano. Monaco. Honk Kong. A breve anche New York.
La novità del momento è però l’Armani Ristorante di Tokyo, collocato all’interno del Ginza Tower: aperto il 7 novembre, è il nuovo concept store Armani di dodici piani e 6000 metri quadrati collocato nel cuore della Tokyo fashion.
Il ristorante, che è stato affidato al giovane chef Andrea Tranchero del Gruppo dei cuochi italiani all’estero (Gvci), non estraneo ad esperienze in campo internazionale, è situato al nono piano dell’edificio, 110 posti, design accattivante e di alta classe. Insomma, se all’interno del multistore Armani di Milano c’è Nobu, pluripremiato ristorante giapponese, ora a Tokyo c’è un raffinato ristorante italiano.
Con la globalizzazione dilagante non c’è più bisogno di volare fino in Giappone per mangiare dell’ottimo sushi o un buon fritto tempura… o sì?
Sembra affermativa la risposta della Guida Michelin di Tokio (la prima enogastronomica dedicata alla maggiore città del Sol levante) che la incorona capitale mondiale del gusto. Tutti e 150 i ristoranti presenti nella pubblicazione vengono premiati con almeno una stella e, nel dettaglio, 16 hanno ottenuto il massimo punteggio di tre stelle; 25 ne hanno due; 117 una.
Nel 60% dei casi si tratta di indirizzi di cucina locale, premiati per l’incomparabile qualità dei prodotti, le tecniche di cottura e il ritorno a una tradizione millenaria tramandata di generazione in generazione, ma se ne trovano anche 44 di cucina francese, otto italiani, cinque cinesi e due di specialità spagnole.
Con le sue 191 stelle Tokio diventa la città più ‘stellata’ del mondo, superando di gran lunga Parigi che dovrebbe giocare in casa (94) e New York (54 appena), ma c’è già che insinua il sospetto: sarà una manovra commerciale per lanciare le guide Michelin, per la prima volta uscite in edizione asiatica?
Io l’ho sempre sostenuto: cucinare fa bene al cervello (e anche all’umore secondo me, ancor più che mangiare). La sanno lunga in Giappone, alla Tohoku University dove una ricerca pare abbia dimostrato che il lavoro, specialmente femminile, delle donne ai fornelli migliore l’afflusso di sangue alla corteccia prefrontale, zona preposta al controllo del processo decisionale e della capacità di calcolo.
L’esperimento che ha permesso di approfondire la materia si è svolto su donne dai 35 ai 55 anni sottoposte ad analisi come la tomografia ottica: questo ha permesso di osservare che cucinare stimola particolari attività cerebrali che mantengono attivo il cervello. E non si finisce mai di stupire: tutto questo ha un effetto positivo anche sugli uomini! Per quanto li riguarda, un campione ha seguito un corso di cucina della durata di tre mesi intensificando così, di fatto, l’attività della propria corteccia cerebrale. Niente di più facile e di più goloso!
Personalmente, non essendo una gran estimatrice della ricca salsa, che riservo a tartine, tramezzini e vitello tonnato, la notizia mi ha fatto inorridire, e non poco. A Tokio (e dove sennò…) esiste un ristorante che utilizza la maionese come ingrediente base di tutti i piatti. E quando dico tutti, intendo proprio tutti, senza eccezione alcuna.
Assolutamente nauseata dall’idea di bere un Mayogarita o di assaggiare i rinomati “spaghetti alla maionese”, mi limito a ricordare con disgusto quando alcuni amici spalmavano la pizza di maionese e a rabbrividire a distanza di anni. Pensare che in Giappone è stato affibiato agli appassionati del genere il nome di “mayolers”. C’è qualche coraggioso lettore che andrebbe al Mayonnaise Kitchen (il sito è solo in giapponese, grazie al cielo…)?
Che i giapponesi abbiano qualche rotella fuori posto non è solo una diceria popolare. Non a caso le maggiori stranezze giungono sempre dal Sol Levante. Però, diciamola tutta, gli va riconosciuto anche qualche merito.
Oltre ad essere fortunati creatori di sushi e sashimi sono anche degli abilissimi decoratori. Guardate che meraviglia questi piatti: con una carota, del riso, una foglia di verza sono capaci di realizzare delle vere e proprie opere d’arte: dal Fujiama, alla celebre e scanzonata linguaccia dei Rolling Stones, alla piccola geisha, passando per Pac-man e le carte stile “Alice nel paese delle meraviglie”.
Perché non prendiamo spunto da queste stupende immagini per rallegrare le nostre cene tra amici o i piatti dei nostri bambini? In fondo il cibo è fatto anche di colori, di forme, per dare gioia non solo al palato, ma anche agli occhi; diamo libero sfogo alla nostra fantasia, basta un coltellino e un pizzico di pazienza!