Ebbene sì, anche in Slovacchia si mangia la pasta: sono più o meno degli gnocchi di patate, infatti, questi ‘haluski’ che oggi impariamo a preparare e serviremo con del cavolo, varietà ‘kapusta’, molto comune nelle terre dell’est europeo. L’importante è che il cavolo sia croccante, non morbido come in simili ricette inglesi. Gli haluski vengono spesso usati come contorno a piatti di carne arrostita, ma un’ottima variante è servirli con ricotta, burro fuso e crauti fritti. Sono molto buoni, ve lo assicuro, ma nonostante questo, gnocchi italiani battono haluski slovacchi 10 a 0.
Cosa vi occorre: 1 cavolo di media grandezza, 1 cipolla, 3 cucchiai di burro, 1.2 kg di patate, 2 cucchiai e 1/2 di sale (rasi), 1 uovo, 2 tazze e ½ di farina.
Come si preparano: lavate il cavolo, asciugatelo, tagliatelo a striscioline e fatelo riposare per 10 minuti dopo averlo cosparso con 2 cucchiaini di sale. Nel frattempo in un tegame sciogliete il burro, aggiungete la cipolla tritata e rosolate per 5 minuti. A questo punto aggiungete il cavolo e lasciatelo cuocere mentre preparerete gli haluski. Grattugiate le patate sbucciate, aggiungete l’uovo sbattuto e la farina setacciata insieme con il sale e impastate. Se la pasta vi risulta leggermente dura, aggiungete pure un po’ d’acqua tiepida. In una pentola d’acqua bollente gettate pezzi irregolari staccati dalla pasta, un po’ per volta, e cuoceteli finché vengono a galla. Scolateli, risciacquateli in acqua tiepida e scolateli di nuovo, quindi uniteli al cavolo stufato e servite.
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Famiglia e cibo sono gli ingredienti di Il pranzo della domenica, commedia di Carlo Vanzina del 2003. Un film che racconta quanto sia difficile, oggi, riunirsi tutti intorno alla tavola, anche nei giorni di festa, un appuntamento fisso con figli e nipoti che per la protagonista Franca è più di una convenzione. Vanzina in un certo modo ricorda i pranzi della domenica della sua infanzia, quando la mamma, romanissima, portava in tavola budini, tortino di spinaci, ma soprattutto gli gnocchi al semolino, all’insegna della tradizione.
Cosa vi occorre: 250 g di semolino, 1 l di latte, 120 g di parmigiano grattugiato, 100 g di burro, 2-3 tuorli d’uovo, sale q.b.
Come si preparano: portate a ebollizione il latte in una casseruola e unitevi a pioggia il semolino, mescolando sempre per non formare grumi e per non farlo attaccare. Togliete dal fuoco e aggiungete il parmigiano, i rossi d’uovo, metà del burro e un pizzico di sale. Impastate, stendete il composto sul tavolo inumidito e con una lama di coltello anch’essa umida lavoratelo fino a fargli ottenere lo spessore di 1 cm. Lasciate solidificare per un’ora o due, quindi ricavatene degli gnocchi della forma desiderata. Imburrate una teglia e iniziate a disporvi gli gnocchi a strati irregolari, separati da parmigiano grattugiato. Completata l’operazione, versatevi sopra il resto del burro fuso facendo attenzione che penetri bene in ogni angoletto e passate in forno finché non si sarà formata la crosticina.
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Come recita il vecchio adagio, giovedì a tavola son di scena gli gnocchi. Oggi però li prepariamo in modo originale, con un condimento più grossolano a base di una verdura di stagione, gli spinaci, e non con una salsa omogenea.
Cosa vi occorre: 250 g di gnocchi di patate, 300 g di spinaci freschi, 50 g di pancetta, 2 noci di burro, 1 cucchiao di pinoli, 1 cucchiaio di parmigiano grattugiato, sale e pepe.
Come si preparano: mondate e lavate accuratamente gli spinaci, quindi tagliateli a strisce. Tagliate in striscioline sottili anche la pancetta. In una padella ampia fate fondere una noce di burro, quindi saltatevi per qualche minuto i pinoli e la pancetta. Aggiungete gli spinaci e fateli appassire con la seconda noce di burro, aggiustate di sale e di pepe. Cuocete gli gnocchi, privateli della schiuma e uniteli al condimento servendoli polverizzati di parmigiano grattugiato di fresco.
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A volte ci blocchiamo a rivolgere ai nostri amici un invito a cena davanti al dilemma: e ora, che cosa cucino che non abbia ancora provato? Secondo me la risposta va sempre cercata nell’accostamento di ingredienti semplici e genuini che possano essere gustati da chiunque.
Cosa ci occorre per gli gnocchi alle melanzane e scamorza: gnocchi a volontà (meglio se fatti in casa con le vostre mani: acquisteranno valore), melanzane, scamorza secca, sale, parmigiano grattugiato, olio q.b.
Come si prepara: lavate le melanzane, lasciatele a spurgare il sale, quindi tagliatele a tocchetti della stessa grandezza di quelli della scamorza. Prima di lessare gli gnocchi in abbondante acqua salata (ci mettono davvero poco) in un’ampia padella rosolate le melanzane con tanto olio e un pizzico di sale. A cottura degli gnocchi, ripassateli nella padella, aggiungete la scamorza mescolando affinché si sciolga, quindi spolverate con parmigiano e servite caldi.
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Una ricetta verde per tutti i nostri lettori vegetariani che cercano degli spunti per il cenone di questa sera. Il sapore di questo piatto è molto delicato e soddisferà ogni palato.
Ingredienti per 4 persone: 400 grammi di gnocchi di patate; 200 grammi di broccoli; 1 cipollotto; basilico in foglie; 50 grammi di panna acida; 20 grammi di pinoli; la scorza di mezzo limone; 20 grammi di olio; sale.
Mondiamo, laviamo e ricaviamo le cime dai broccoli; poi sbucciamo e affettiamo il cipollotto e facciamolo rosolare per qualche minuto in un po’ d’olio. Uniamo i broccoli e mezzo bicchiere d’acqua, saliamo e cuociamo a fiamma media per 20 minuti. Alla fine spezzettiamoci dentro il basilico e lasciamo intiepidire. Passiamo il tutto nel mixer e aggiungiamo la panna, un po’ d’olio crudo e regoliamo di sale. Tostiamo i pinoli e condiamo gli gnocchi con la salsa preparata, guarnendo infine coi pinoli tostati.
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Oggi ho per voi una curiosità da ultimo dell’anno che mi sembrava alquanto interessante: come sapete in questo periodo vengono pubblicizzate le nuove edizioni di vocabolari e dizionari che arrivano in libreria freschi di stampa e zeppi di neologismi e forestierismi, cioé i termini stranieri che entrano nell’uso corrente della lingua italiana.
Ma non solo da noi: pare, infatti, che nel nuovo Dizionario di tedesco della Zanichelli, quanto a termini mangerecci (di cui l’Italia è leader assoluto dell’export) accanto agli ormai tradizionali ‘pizza’, ’spaghetti’, ‘mozzarella’, ’salame’ e ‘mortadella’, si possano trovare anche ‘rucola’, ‘gnocchi’ e ‘bruschetta‘.
Se alcuni termini erano più che prevedibili, vedi ‘caffé’, ‘cappuccino’ e ‘latte macchiato’, l’inserimento di ‘parmigiano’ e ‘aceto balsamico‘ è il segno che i riconoscimenti Dop e Igt che ci dà l’Unione europea, oltreconfine sono seguiti accanitamente.
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Una ricetta molto semplice e mediterranea per i vosti gnocchi: con pesce e pomodorini. Procuratevi questi ingredienti: 1 kg di gnocchi di patate, un vasetto di polpa di granchio o di aragostina, una ventina di pomodorini a ciliegia, aglio, olio, basilico, prezzemolo, sale e pepe.
Gli gnocchi cuociono molto velocemente quindi è preferibile preparare prima il condimento. Procedete a triturare il prezzemolo, tagliate i pomodorini a fettine e mettete una padella antiaderente piuttosto grossa sul fuoco. Procedete a mettere un filo di olio e l’aglio schiacciato con un cucchiaio nella padella, fate dorare l’aglio, poi toglietelo. inserite i pomodorini e fateli ammorbidire. Salate e pepate. A questo punto fate cuocere gli gnocchi che verranno a galla dopo un paio di minuti.
Mettete nella padella antiaderente il pesce prescelto, scolate gli gnocchi, versateli nella padella antiaderente e mescolate bene. Poi aggiungete una abbondante spolverata di prezzemolo. Servite decorando con il basilico e, se vi piace, del peperoncino piccante. Buon appetito.
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La cosa più importante da sapere sulle patate è di che pasta sono fatte. Infatti sono state divise in tre categorie: - la tipo A è una patata a polpa soda, di grana fine che rimane compatta al taglio, è utilizzata generalmente per le cotture al vapore per le insalate, in umido e arrosto, non sono adatte ad essere cotte al forno nè per fritture e purè. Esempio la varietà pugliese Nicola.
- La tipo B ha una polpa abbastanza soda, leggermente farinosa, è la più versatile in cucina, è adatta ad essere lessata, gratinata, utilizzabile nella preparazione degli gnocchi, discrete al forno e fritte. Esempio la varietà geovese Quarantina.
- La tico C è decisamente farinosa, dalla grana grossolana e saporita, è eccellente nella realizzazione di purè cremosi, per patatine fritte o al forno. Poi ci sono le patate novelle, che vengono raccolte aniticipatamente e che hanno una buccia più fine. Ricordiamo anche le patate americane, più dolci e usate nei dessert. Ci sono molte altre tipologie, ma la principale distinzione rimane quella sulla polpa.
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La ricetta degli gnocchi di farina è molto semplice e veloce. L’ho imparata qualche tempo durante un programma televisivo (non ricordo più quale) e di tanto in tanto la faccio. Ecco la ricetta, quindi, con anche alcune foto dell’ultima volta che ho fatto gli gnocchi di farina.
Per quattro persone occorrono: 1 litro di acqua, 800 gr di farina 0. Tutto qui. Mettete sul fuoco l’acqua e portatela ad ebollizione. Toglietela dal fuoco e versatevi la farina a pioggia. Mescolate energicamente con un cucchiaio di legno, rovesciate il tutto sulla spianatoia ed iniziate a lavorare. Attenzione: l’impasto scotta! Lavorate fino ad ottenere una pasta ben amalgamata e liscia. Un consiglio: ricordatevi di infarinare il piano di lavoro. Dividete l’impasto e formatene dei cilindri dello spessore di un dito. Con l’aiuto di un coltello infarinato, tagliate i cilindri ed ottenetene dei pezzetti che andrete a passare sui rebbi di una forchetta o sul retro di una grattugia (come ho fatto io). Questo non è solo un passaggio estetico, ma è importante per far sì che lo gnocco prenda bene il condimento.
Nel frattempo mettete sul fuoco abbondante acqua salata e quando bolle tuffatevi gli gnocchi che scolerete non appena vengono a galla. Per maggiore sicurezza consiglio di aggiungere un filo d’olio all’acqua di cottura. Condite a vostro piacimento. Provateli e fatemi sapere che ne pensate.




Chi viene al mare da queste parti da molto tempo ha vissuto giorno per giorno i cambiamenti di questo posto, prima semplice spaccio di prodotti gastronomici corredato da maneggio, ora vero e proprio agriturismo. Ma Buratta è anche un’istituzione per gli habituée e una cena qui, almeno una volta in tutta l’estate, è un must, quasi una tradizione irrinunciabile.
Ideale se avete voglia di una serata bucolica al fresco dei poggi che costeggiano l’Uccellina, per arrivare qui dovrete percorrere in auto una strada molto suggestiva, lungo la quale potrete incontrare cerbiatti, lepri, volpi, ricci, o, se siete sfortunati, cinghiali. L’ambiente è rustico e fai-da-te: si compila l’elenco delle ordinanzioni e si aspetta pazientemente al tavolo esterno di venire chiamati quando è pronto, magari rinfrancando lo spirito con un abbondante antipasto.
L’ultima volta, in 6, ci siamo sparati un mix di finocchiona, pecorino toscano, verdure sott’olio (melanzane – zucchine – peperoni – funghi) e salsiccette di cinghiale, maremmane doc. Ottimo per ingannare l’attesa. Come primi, gnocchi al gorgonzola, gustosi quanto banali, cannelloni di patate e funghi, una buona idea persa nel condimento troppo secco, tortelli al ragù e tagliatelle al cinghiale, classici intramontabili in sapore e qualità, acquacotta, la tradizionale zuppa toscana con l’uovo. Dura riuscire a ordinare i secondi (ma fanno una fantastica rostinciana e un buon pollo fritto, a mia memoria), noi più golosi non sappiamo rinunciare però a torta di ricotta, che sembrava meglio da lontano, e coppette di ricotta con colata di cioccolata e noci, uno di quei peccati di gola per cui vale la pena vivere. Il conto, con le migliorie architettoniche, è migliorato, naturalmente a vantaggio loro, ma è ancora accettabile.
Agriturismo Buratta
Via delle Casacce
località Dicioccatone, Talamone (Gr)
Tel 0564885614 (chiedere di Adriana)
Foto | Buratta
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