
E stiamo giungendo alla fine di questa guida alla frutta! Oggi vediamo un po’ come è divisa la produzione italiana di frutta. Prima di tutto ricordiamoci che i paesi dell’Unione Europea regolamentano i marchi di riconoscimento e le norme della produzione di frutta, che rientrano nelle DOP e nelle IGP, nonché delle coltivazioni biologiche e le STG - PAT.
Un frutto per essere DOP (denominazione di origine protetta)deve avere caratteristiche qualitative conformi al territorio e secondo norme di produzione, che vanno dalla semina alla raccolta, dalla trasformazione alla messa in vendita, nonché alla tipicità-tracciabilità del prodotto. Un frutto IGP (indicazione geografica tipica) ha regole meno ferree, e richiede che almeno una delle fasi del processo produttivo avvenga in una determinata zona. In sintesi: i prodotti DOP richiedono la produzione per il 100% in un territorio, gli IGP solo in parte.
Per le STG (specialità tradizionale garantita) si fa attenzione alla produzione tradizionale, non alla zona di produzione. L’agricoltura biologica ha delle precise norme di produzione senza uso di sostanze chimiche. Infine, solo in Italia ci sono anche i PAT (prodotti agroalimentari tradizionali) che proteggono tutto quello che è prodotto con metodi tradizionali in uso da almeno 25 anni, con un albo dedicato e molto limitato.
La frutta in Italia:
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Abbiamo trattato nei giorni scorsi come viene classificata la frutta e quali sono i suoi valori nutrizionali, oggi cerchiamo di capire come riconoscere la frutta buona. Ci sono, infatti, dei piccoli accorgimenti che dobbiamo mettere in atto per scegliere la frutta, affinché essa possa continuare a conservare le sue proprietà nutritivie.
E siamo arrivati al nostro ultimo appuntamento con l’Olio. In questa sesta puntata vi lascio qualche spunto per usare al meglio l’olio extravergine d’oliva. Quando diciamo olio crudo, cosa ci viene in mente per prima cosa? A me il pinzimonio. Perché sì, l’olio con un poco di sale, e se si vuole pepe, con le verdure crude da intingere rappresenta una prelibatezza semplicissima. Il segreto del buon pinzimonio, infatti, è nella qualità dell’olio extravergine di oliva con cui viene preparato! Come apertura di un pranzo, con un drink prima della cena, come aperitivo prima del pranzo, maari un break di lavoro, il pinzimonio fatto con un ottimo olio italiano e delle verdure di stagione fresche fresche (carote, carciofi, sedano, finocchio, ravanelli, anche cipolline se vi piacciono) può davvero rappresentare una delizia. La semplicità al servizio della bontà.
Se invece volete invece riscoprire un piatto della tradizione, vi rimando alla “Cialledda“, in cui un ottimo olio d’oliva dà il tocco finale. Per non dire delle passate e zuppe che senz’olio extravergine di oliva sarebbero come un portafiori senza fiori… E del pesto vogliamo parlarne? L’olio fa la differenza.
Capirete allora perché si insiste molto sul puntare alla qualità dell’olio che si usa per la propria cucina. Perché fa parte della nostra vita quotidiana. E saperlo scegliere, usare, conservare e degustare è quasi un dovere più che un diritto… Sceglierlo italiano e vicino alla nostra regione di residenza, poi, vuol dire voler bene alla nostra agricoltura, agli agricoltori e ai frantoiai che da millenni, come dimostrano le testimonianze legate alle nostre DOP, lavorano per portare sulle nostre tavole un’eccellenza che ci invidia tutto il mondo.
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Si è concluso alle 18 di ieri Sapore Rimini, l’annuale fiera dedicata al beverage e alla ristorazione, uno degli eventi espositivi più grandi europei. All’interno della manifestazione anche Pianeta Birra, un padiglione dedicato alla nascente cultura della birra artigianale, che in questa edizione 2010 ha ospitato oltre 40 birrifici artigianali.
“Seppur ancora un settore di nicchia, la produzione della birra artigianale attira l’interesse di consumatori e distributori, facendo cultura e muovendo economia” affermano i rappresentanti di Unionbirrai, che per l’occasione hanno diffuso i nomi delle etichette vincitrici dei premi di qualità per l’anno 2010.
Il concorso, giunto alla sua 6a edizione, è riservato alle birre artigianali italiane con una produzione inferiore ai 10mila ettoliri. La giuria, formata da esperti internazionali, ha valutato una selezione di 308 tipologie di birra, divise in 11 categorie. “E’ stato un duro e piacevole lavoro - ha affermato durante la premiazione Marco Giannasso, presidente della giuria e responsabile dei corsi di Unionbirrai - dal concorso è emerso che la qualità della birra artigianale prodotta in Italia sta aumentando moltissimo”.
Continua a leggere: A Rimini premiate le migliori birre artigianali
Le lasagne sono uno dei piatti classici della tradizione culinaria italiana: si tratta di strati di pasta, alternati a ripieno, che può essere di vario tipo. La ricetta classica prevede un ripieno di ragù e formaggio, ma poi ci sono anche le varianti vegetariane, a base di verdure.
In genere la pasta è all’uovo, tagliata in rettangoli o quadrati. Ogni regione d’Italia ha le sue tradizioni in termini di preparazione delle lasagne. Le classiche lasagne al forno sono un piatto tipico della cucina emiliana e marchigiana, così come per la maggior parte delle regioni del centro Italia. Nel nord, il termine lasagna indica delle strisce lunghe e larghe di pasta all’uovo da consumare quasi sempre asciutte, più raramente nei minestroni.
In Puglia ed in Basilicata, poi, esiste una variante particolare e gustosissima delle lasagne, detta “lasagna ‘ncannulata”, cioè strisce di pasta di semola di grano duro ed acqua (niente uova quindi) attorcigliate su sé stesse e che prendono una forma elicoidale.
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I kumquat, o mandarini cinesi, sono gli agrumi più piccoli che esistono e sono, ovviamente, originari della Cina. Oggi si possono coltivare anche in Europa, sotto forma di diverse varietà: tonde, ovali, variegate, ecc. In Italia si trovano in genere quelli di forma allungata, con la buccia arancione liscia e molto profumato.
Il loro sapore è così dolce e delicato che il frutto va praticamente mangiato intero. La raccolta di questi kumquat avviene da fine novembre fino a febbraio, ma nei nostri mercati li troviamo quasi esclusivamente durante le feste, perchè vengono considerati un frutto porta-fortuna.
Oltre ad avere un ottimo sapore da crudi, si possono preparare caramellati, canditi o ancora si possono trasformare in marmellate. Un’dea originale li vede come sostituti della classica oliva nel Martini delle feste.
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Quante volte ci è capitato di scegliere al ristorante il classico “antipasto all’italiana”?! Dalle mie parti era caratterizzato da una vasta scelta di salumi, provenienti dalle più svariate zone dell’Italia. Ma sappiamo tutto, proprio tutto dei nostri salumi? Analizziamoli un po’ insieme.
Per quanto riguarda il prosciutto crudo, l’Italia ne vanta ben nove tipi e tutti certificati; tra questi ricordiamo il San Daniele, il Crudo di Parma e il prosciutto crudo toscana, tutti Dop. Passiamo poi al cotto: quello più pregiato è quello etichettato come “prosciutto cotto di alta qualità”, preparato con le parti migliori della coscia di maiale e con pochi additivi.
La coppa è tipica soprattutto dell’Emilia, in particolare del piacentino, ma si trova con nomi diversi anche in altre regioni, come ad esempio il capocollo calabrese. Entrambi i prodotti sono Dop. Come non parlare poi della mortadella (il mio preferito in assoluto!); tipica del bolognese, con denominazione Igp, ma prodotta fino in Lazio ed anche in alcune aree del nord. Infine il salame, le cui tipologie si distinguono per la macina delle carni e gli aromi. Tra i più diffusi il Milano, a grana finissima, il Napoli, a grana fine e il cacciatore, a grana media, rappresentato dal salame di Felino.
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In questa deliziosa osteria non ci si capita proprio per caso. La strada per Murta, piccolo quartiere dell’entroterra ponentino genovese, assomiglia un po’ a un passo di montagna, grandi pendenze e curve una dietro l’altra.
Ciò nonostante, a mio avviso, una capatina ogni tanto vale la pena. Il menù è basato su prodotti del territorio, utilizzati sia in maniera tradizionale (per intenderci, torte di verdure, ripieni, pesto) che più creativa. Da provare come antipasto il tortino di borragine e pinoli.
Tra i primi che ho assaggiato sono notevoli l’amatriciana di tonno e i tagliolini con zucca e guanciale. Per quanto riguarda i secondi, sono davvero buoni il galletto nero biologico con le verdure e il coniglio ripieno di pinoli ed erbette. Se capitate in stagione non lasciatevi scappare fave, salame di Sant’Olcese e pecorino, davvero ottimi prodotti.

Di birre al Salone del Gusto ve ne erano veramente molte. Un’intera “piazza” dedicata e tutti i padiglioni costellati da stand di produttori e rivenditori. Insomma, seguendo l’attuale gusto dei consumatori, che si sono ormai affezionati alla complessa bevanda (seppur, in verità, è considerata un alimento per il valore calorico dei lieviti e dei cereali), anche al Salone è stato grande lo spazio dedicato, tanto da farci un opuscolo che le raccoglieva tutte.
Uno dei momenti migliori, a parte il tour tra tutti i produttori - provenienti da Italia, USA, Germania, Belgio, Austria, Gran Bretagna, Cecoslovacchia - per un totale di circa 350 birre degustabili e acquistabili, è stata però la scoperta delle birre “estreme” con l’ormai noto Lorenzo “Kuaska” Dabove. “Ai confini della birra” questo il nome di uno dei laboratori, ha portato gli amanti della bevanda più antica a confrontarsi con sei birre veramente fuori dal normale:
La Panil Divina di Torrechiara, una birra definita da Kuaska “tra le migliori di Italia”, prodotta in Emilia Romagna in una sorta di lambic all’italiana. Fatta fermentare naturalmente “sul furgone di casa. Il mosto di birra con fiori di luppolo selvatico autoctono riposa per una notte intera sotto la luna per assimilare i lieviti” - come ha affermato il mastro birrario Renzo Losi - è una birra dai sentori unici, di un’acidità che non disturba come avviene per le lambic, e viene attenuata da una bocca che è estremamente agrumata e floreale, veramente fresca e piacevole, per una gradazione di 5,5%. Non certo una birra da bere al pub davanti alle patatine fritte, ma un piccolo gioiello da intenditori.
Continua a leggere: Ai confini della birra con le birre italiane più estreme

Farsi un’idea immediata degli aspetti caratterizzanti di un territorio, percorrendo le Strade del vino e scegliendo un turismo incentrato sull’alta qualità dei prodotti e della gastronomia e sul valore artistico e naturalistico di itinerari che consentono di conoscere la cultura dei luoghi. È quello che permette, e suggerisce di fare, la guida intitolata Arkevino, che spazia tra cultura della ricettività e della ristorazione, visite in cantina e ambienti rurali di qualità per delineare uno stile dell’enoviaggiare.
Un tour che attraversa le aree tematiche con cui le Strade del Vino e dei Sapori arricchiscono l’Italia e che si propone di valorizzare i tesori enologici, gastronomici ed artistici che fanno dei percorsi presentati degli ambienti “d’eccellenza”. 140 itinerari illustrati che attraversano l’Italia del turismo enogastronomico seguendo la selezione dei percorsi riconosciuti dalle Regioni ed effettivamente operativi, per contribuire a rilanciare un turismo del vino che, secondo l’apposito Osservatorio, deve ancora esprimere l’80 per cento del suo effettivo potenziale; sarebbero comunque già 5 milioni i viandanti del gusto attratti da vigneti e cantine che percorrono ogni anno le 60 Strade attive in attesa delle altre 140 in fase di realizzazione.
Arkevino, curato da Iole Piscolla, conta 321 pagine e costa 14 euro.
Via | movimentoturismovino.it