Buone notizie per i consumatori, soprattutto per quelli che hanno meno capacità di acquisto.
Ho letto su Kataweb Consumi un articolo parecchio interessante, che spiega come sia nato un accordo tra i NAS (corpo speciale dei Carabinieri a tutela della salute) e la Coldiretti, per tutelare gli italiani dalle frodi e dalle sofisticazioni alimentari; fenomeni sempre più frequenti.
Le motivazioni dell’aumento delle frodi vanno cercate nel forte rincaro dei prezzi degli alimenti; infatti è proprio nel mercato degli alimenti a basso costo che il fenomeno si è espanso a macchia d’olio. Vi ricordate lo scandalo dei formaggi sofisticati venuto alla luce questa estate?
Il progetto dei NAS e Coldiretti si propone di creare un filo diretto tra carabinieri e produttori, in modo che si possa lavorare in sinergia, per affrontare il problema nel modo più capillare possibile.
Insomma, speriamo bene!
Consiglio anche una lettura molto interessante sull’argomento: Mi fido di te, di Massimo Carlotto e Francesco Abate; una storia di fantasia, davvero avvincente, che si fonda però su fatti di cronaca realmente accaduti. Rifletteteci quando acquistate qualcosa.
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Da stasera fino a domenica 7 settembre, al Parco Braia del borgo ligure di Crocefieschi, a circa mezz’ora dal centro città l’Oktober Fest arriva prima.
Si terrà infatti la Festa della Birra Hofbräuhaus, organizzata dalla Birreria Hofbräuhaus di Genova, unica in Italia; che quest’anno giunge alla terza edizione. La birra è quella dell’Oktoberfest in anteprima.
L’anno scorso sono state superate le 4.000 presenze e quest’anno stanno arrivando 200 fusti da 30 litri ciascuno. Una quantità che basta a dissetare almeno 6000 persone.
A questa festa non solo si beve, ma si mangia e anche molto bene. Sul piatto cucina tipica bavarese, il catering arriva direttamente da Vipiteno.
Non manca la musica, a tema anche quella: venerdì 5 è previsto il concerto del gruppo SüdTirol AlpenBand, una banda tirolese che canta in Lederhose. Sabato 6 spazio ai dj genovesi di Organisescion Unlimited. Domenica la serata finale con le cover rock dei Bit Nik, dali anni ’70 ad oggi.
Fonte: Mentelocale
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Purtroppo il mese di agosto sta volgendo al termine e con lui sagre e feste.
Però non disperiamoci, quest’ultimo fine settimana del mese (e forse ancora i primi due di settembre) ci regalerà ancora qualche sana scorpacciata di prodotti tipici.
Vediamo quali sono gli eventi più significativi di questo week end.
A Castel del Rio in provincia di Bologna si terrà la Sagra del porcino, una kermesse tutta dedicata ai funghi porcini , che quest’anno pare saranno ottimi viste le abbondanti piogge.
In Liguria invece, a Montoggio in località Tre Fontane, si svolgerà la 25 edizione della Sagra della patata. Quest’anno sono previsti anche alcuni seminari e mostre.
E’ già in corso e durerà fino a domenica 31, ad Arnad, in Valle d’Aosta, la Festa del lardo, in collaborazione con Slow Food.
Domenica, invece, a la Morra nelle Langhe si terrà la 22 edizione della Mangia…Longa, una camminata a “tappe enogastronomiche” di 4 km sulle colline piemontesi. Da non perdere.
Per ulteriori informazioni sulle sagre previste in questo ultimo fine settimana di agosto visitate il sito formorefun. Buon divertimento!
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Nasce la prima ostrica made in Italy: l’Ostrea Edulis, “venuta al mondo” in un allevamento pugliese, sta rapidamente conquistando il mercato ittico internazionale, complice anche la morìa dei mitili di origine francese (l’Italia finora importava dalla Francia il 90% delle ostriche) .
Rispetto al cugino d’oltralpe, il mollusco italiano (è a Manfredonia il più grande allevamento del Mediterraneo che, una volta a regime, ne produrrà diecimila quintali) ha la valva superiore piatta e squamosa e la carne meno grassa e polposa. Il periodo di maturazione andrà da settembre ad aprile e il costo oscillerà fra i 7 e i 14 euro al chilo.
Benvenuta, dunque, all’ostrica “a km zero”: d’ora in poi organizzare un romantico dopocena a base dell’afrodisiaco mollusco e champagne sarà più semplice. Dall’acqua alla tavola, infatti, queste ostriche ci metteranno poche ore, rispetto ai cinque giorni impiegati finora.
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Se vi dico ‘prodotti tropicali’ cosa vi viene in mente? A me frutta come papaya, mango, avocado, lo stesso, ormai comunissimo, ananas… beh, non tutti la pensano così. Sarà che siamo per vocazione un po’ Europacentristi, ma i big asiatici vorrebbero che il Wto (World Trade Organization) classificasse come ‘esotici’ prodotti come pomodori, riso e patate, in modo da farli circolare liberamente per il mondo senza dover pagare dazi.
Ma l’Italia non ci sta. E per due motivi: innanzitutto perché se ciò accadesse ci troveremmo invasi, anche sul mercato interno, di prodotti provenienti dall’estero a prezzi più contenuti e qualità nettamente inferiore; sia perché, almeno per quanto riguarda i pomodori pachino, perderemmo diversi soldi, dal momento che siamo il primo produttore del Vecchio continente, ma la nostra finora indiscussa supremazia sarebbe messa in crisi da almeno un 20% di prodotto cinese che farebbe il suo ingresso.
Il braccio di ferro fino adesso ha dato questi risultati: fuori dalla lista dei ‘prodotti tropicali’ riso, arance, frutta e zucchero, ma per patate e pomodori (che in origine, ok, venivano dall’America) la partita è ancora aperta. Gli esperti del nostro ministero dell’Agricoltura, inoltre, stanno difendendo con le unghie e con i denti alcune ‘eccellenze’ del made in Italy: dal Chianti al prosciutto di Parma ai formaggi quali pecorino romano, Asiago, Grana Padano, mozzarella di bufala e gorgonzola, varie grappe, il Marsala. Il Wto ha deciso che questi sono intoccabili e inimitabili, alla faccia dei ‘copioni’ che proliferano nel mondo. Una volta tanto…
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Il cous cous o cuscus non è altro che una semola di grano duro lavorata e ridotta in briciole, adatta come accompagnamento per zuppe, verdure stufate, carne o anche pesce. Insomma poco distante dalla, a noi più nota, pastasciutta.
Questo piatto è l’alimento tradizionale di tutto il Nord Africa, al punto che lo si potrebbe definire “piatto nazionale” dei Berberi. Ma in realtà il cuscus unisce davvero tutto il Mediterraneo.
Nella nostra Italia il cuscus viene tradizionalmente cucinato in Sicilia, a Trapani, e in Sardegna, a Carloforte.
Il cuscus Trapanese è una vera delizia. La semola, è “incocciata” (cioè ridotta in cocci, in pezzettini) e poi cotta a vapore in una speciale pentola forata di terracotta smaltata. Il condimento, a differenza di quello magrebino, è un brodetto di pesce misto. Per celebrarlo, a settembre si tiene il cous cous Fest a San Vito lo Capo.
Il cuscus cucinato a Carloforte e a Calasetta invece si chiama Cascà. Questo piatto è una variante del cuscus alle verdure. Il piatto è stato importato da una colonia di genovesi che prima avevano sostato sull’isola di Tabarka, in tunisia.
Continua a leggere: Il cuscus, piatto della tradizione anche in Italia
Pasta, pomodori, frutta e verdura, olio d’oliva: non solo alimenti riconducibili dieta mediterranea (sulla quale è stato detto di tutto), ma addirittura patrimonio culturale immateriale dell’umanità, in conformità con quanto stabilito a Parigi nell’ottobre 2003 dalla XXIII Conferenza generale dell’Unesco.
Battendo così, sull’ennesimo piano, i ‘cugini’ francesi, il Senato ha approvato ieri all’unanimità la mozione per questo prestigioso riconoscimento e il testo è stato presentato dall’ex ministro per le Politiche agricole Paolo De Castro, secondo il quale “l’alimentazione è sempre più un terreno d’incontro, di scambio e di sviluppo decisivo per l’importanza culturale ed economica di ogni singola regione del mondo”.
La dieta mediterranea, sempre secondo l’esponente del Pd, è parte integrante dell’identità storica e culturale del Mediterraneo e le produzioni agricole che la caratterizzano rappresentano circa il 40% della produzione agricola europea, con un importo vicino ai 120 miliardi di euro.
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Ho letto su Repubblica di ieri che il 12 e 13 luglio, in occasione del festival Teatro a Corte nell’Agenzia di Pollenzo, sede dell’Università di Scienze Gastronomiche, l’artista francese Dorothèe Selz presenterà la sua opera; che definirei piuttosto particolare.
Una scultura lunga cinquanta metri e tutta da mangiare, a testimonianza del forte rapporto tra cibo e cultura, che passa anche attraverso l’arte contemporanea. L’artista ha scelto i prodotti tipici della regione Piemonte, ospite della kermesse, e le ha organizzate in strutture geometriche multicolori. Lamiere di metallo ricoperte di diversi prodotti, sistemati in maniera tale da poter essere consumate dal pubblico, un po’ come in un buffet.
Un’idea originale, ma neanche troppo. La Selz è infatti ormai da 40 anni esponente della Eat Art, inventata dal suo maestro Daniel Spoerri, che firma il primo Eat Art Dinner nell’ottobre del 1970, a Milano, con opere commestibili firmate dai maestri del Nuovo Realismo, con finalità di critica al sistema consumistico.
L’opera della Selz segue questo filo conduttore, dando anche nuovi stimoli ai visitatori, la scultura infatti si ispira, nella forma all’architettura, e nei contenuti alle arti popolari di tutto il mondo. Un richiamo piuttosto chiaro al messaggio che sta portando avanti Slow Food.
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Dall’estro creativo del Mastro Birraio Billy (Matteo Billia) del neonato microbirrificio artigianale piemontese Birra 1789, nasce Moscatus, specialità birraria al moscato (utilizza mosto di moscato DOCG), chiara, non pastorizzata e maturata in bottiglia con gradazione alcolica 6%.
L’idea è nata dalla voglia di legare il prodotto al territorio e così, due grandi mondi si sono incontrati, quello del vino e quello della birra. Dalla ricerca è nata Moscatus, una birra fresca, beverina, la cui facilità di abbinamenti la rende un prodotto decisamente unico.
In bocca si avvertono profumi di mela, pesca e tè verde, al gusto è dolce, nonostante questo riesce a reggere abbinamenti complessi come i formaggi caprini. Si adatta altrettanto facilmente ad aperitivi e bevute al pub in compagnia.
Fonte | beverfood.com
Gli obiettivi della Fine Chocolate Organization sono quelli di valorizzare il cioccolato italiano di qualità. Questa nuova realtà associativa che riunisce i cioccolatieri italiani, è stata presentata nel mese scorso a Roma e nasce sotto la Confartigianato Alimentazione e l’Istituto Italo Latino Americano (IILA). Oltre a promuovere il cioccolato artigianale nazionale, si cerca di stimolare la creazione di un fronte unito per l’acquisto della materia prima così da avere accesso a un buon ritorno qualità prezzo. Il portale web creato appositamente per l’associazione sarà una vera e propria finestra sul mondo del cioccolato a livello nazionale, come luogo di incontro e di divulgazione di informazioni.
“La Fine Chocolate Organization - ha dichiarato il Presidente dell’Associazione Silvio Bessone - rappresenta una grande opportunità per tutti i cioccolatieri artigiani italiani. Creare un fronte unito per l’approvvigionamento del cacao permetterà di sviluppare una filiera corta del cioccolato, che garantirà una migliore conoscenza delle origini da parte dei cioccolatieri italiani, una maggiore forza contrattuale e significativi vantaggi in termini di qualità e prezzo, ma nel rispetto dei principi etici e sociali che dovrebbero caratterizzare la produzione del Cioccolato Artigianale di Alta Qualità”. “Tra i nostri obiettivi - aggiunge Arcangelo Roncacci, Responsabile di Confartigianato Alimentazione - vi è anche quello di garantire la tracciabilità del prodotto per consentire ai consumatori di operare scelte consapevoli, in piena trasparenza e sicurezza”.
Fonte | INformaCIBO