Frequenti, fin troppo, sono le forme di allergia o intolleranza a latte e latticini nei bambini e nei neonati, ma ora alcuni ricercatori italiani hanno messo a punto una tecnica per prevedere a che età queste manifestazioni possono passare e permettere all’individuo di avere un’alimentazione assolutamente normale.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Annals of Allergy, Asthma & Immunology e si basa sulle reazioni della pelle dei bimbi al cutaneo prick test. Gli esperimenti sono stati condotti attraverso il cosiddetto ‘test da carico’ che prevede la somministrazione al piccolo di dosi di latte in modo da osservare la reazione dell’organismo. In particolare, ad essere osservata, è stata la circonferenza del pomfo apparso come reazione al test: per ogni aumento di un millimetro, aumenterà la probabilità che l’allergia duri più a lungo.
Stando ai risultati raggiunti, il 52,7% dei bambini hanno risolto i loro problemi di allergia entro 23 mesi dalla diagnosi; i casi di maggiore persistenza si presentavano associati ad asma e congestione nasale.
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Quante volte la mamma da piccolini si è raccomandata che bevessimo tutto il latte, così le nostre ossa sarebbero diventate solide e forti? Ebbene, le mamme hanno ragione una volta in più: per la prima volta una ricerca pubblicata sul Journal of pediatrics, fa il punto sul legame tra il latte bevuto da bambini e la forza delle ossa da adolescenti.
Lo studio, effettuato dagli esperti dell’università di Boston, ha seguito 106 bambini dall’età di 5 anni fino all’adolescenza. Ai loro genitori era stato affidato il compito di tenere un minuzioso diario alimentare in cui appuntare tutto ciò che i figli mangiavano o bevevano per un certo numero di giorni l’anno e i risultati hanno mostrato come coloro che avevano consumato più latte presentava un valore più alto di calcio nelle ossa.
Attenzione però: non è soltanto con i latticini che si raggiungono certi benefici, ma con una dieta sana ed equilibrata. Il formaggio, ad esempio, non è consigliabile consumarlo in grandi quantità perché è molto grasso. Anche con la carne, poi, bisogna andarci piano: la Fao e l’Oms consigliano di non superare i 300 grammi di carne rossa a settimana, ma pare che gli italiani, e soprattutto gli adolescenti, ne mangino abitualmente più del doppio.
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Devo ammettere che la ricetta che vi presento oggi può risultare un po’ pesante e sicuramente abbonda in calorie ma se la proponiamo come piatto unico, risulterà non solo deliziosa ma anche conveniente, per via dei costi contenuti degli ingredienti.
Ingredienti per 4 persone: mezzo kg di baccalà già ammollato, 40g di farina, 40g di burro, un quarto di litro di latte, 2 tuorli d’uovo, 8 fette di pancarrè senza crosta e leggermente tostate da ambo i lati, un pizzico di noce moscata, sale e pepe, 2 cucchiai di prezzemolo tritato per la guarnizione.
Preparazione: ponete il baccalà sul tagliere, asciugatelo con un canovaccio, strizzandolo leggermente per eliminare l’eventuale acqua in eccesso; togliete la pelle e le lische e tagliatelo in piccoli pezzi; sciogliete il burro in un tegame, aggiungete la farina e, mescolando ininterrottamente con un cucchiaio di legno, amalgamatevi poco alla volta il latte caldo; lasciate cuocere la salsa a fuoco lento per una decina di minuti; unite poi il baccalà e lasciate cuocere per circa un qurto d’ora, facendolo amalgamare alla salsa; una volta tolto dal fuoco il tegame, aggiungete i tuorli d’uovo sbattuti a parte, pepe, sale e un pizzico di noce moscata; adagiate il baccalà con la crema sulle fette di pancarrè. Abbinate il piatto ad un vino ricco di acidità, che possa sgrassare la bocca dalla tendenza dolce del pesce e del latte. Ad esempio un bel rosato salentino.
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Il sapore di questa zuppa risulterà insolito al nostro palato ma il gusto delicato e magari l’aggiunta di crostini di pane tostato, la renderanno invitante e appetitosa. Inutile dire che è d’obbligo un abbinamento con la medesima birra utilizzata nella ricetta.
Ingredienti: un quarto di litro di birra scura, mezzo litro di latte, la scorza di un limone, 2 tuorli d’uovo, un pizzico di cannella, 2 cucchiai di maizena sciolta in poco latte, 5 cucchiaini di zucchero.
Preparazione: scaldate il latte con lo zucchero, la scorza di limone e la cannella; aggiungete la maizena sciolta in poco latte freddo; a parte scaldate la birra e poi unitela al latte; aggiungete infine anche i tuorli sbattuti; lasciate cuocere senza far bollire su fiamma bassa finoa quando la zuppa non abbia assunto una consistenza cremosa.
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La settimana scorsa ho visitato uno splendido agriturismo sul lago di Martignano (RM), il Casale di Martignano. Tra le tantissime attività proposte dall’agriturismo c’è un prodotto che ha destato immediatamente la mia curiosità: il Caciofiore.
In questi ultimi anni diversi produttori hanno ripreso una antica ricetta di Columella, scritta nel suo De re rustica, e stanno producendo un formaggio a caglio vegetale, ricavato dal cardo selvatico.
Il nome Caciofiore deriva appunto dalle sue origini vegetali. L’uso del cardo selvatico al tempo dei romani era una pratica di caseificazione molto diffusa.
Oggi, nella campagna romana, dove il cardo e il carciofo hanno il loro habitat naturale, cinque produttori utilizzano il “fiore” di cardo come caglio e ripropongono pecorini a latte crudo dal sapore antico.
Il prodotto che ne deriva è uno dei formaggi di pecora a latte crudo più caratteristici al mondo. Una crosta giallognola racchiude un cuore di formaggio a pasta morbida, dal sapore intenso, non salato e lievemente amarognolo. L’amaro è dato dal caglio di origine vegetale, composto da un’infusione dei fiori blu violacei del cardo selvatico raccolti in estate e lasciati ad essiccare.
Al momento questo prodotto è un presidio Slow Food e la sua produzione funziona piuttosto bene. Non esiste ancora un disciplinare che ne definisca le caratteristiche, però tutti i produttori si stanno muovendo per ottenerlo.
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Un gruppo di ricercatori dell’università di Zurigo ha presentato al convegno europeo di Reumatologia (Eular) a Parigi un’interessante ricerca secondo la quale bere quattro bicchieri di latte al giorno riduce di almeno il 72% il rischio di fratture.
Il risultato è seguito a test su 930 tra uomini e donne di età compresa fra i 28 e gli 80 anni, tutti in buona salute. Il campione è stato diviso a metà e a una delle due, per ben quattro anni, è stata somministrata ogni giorno una quantità di latte pari a 1200 milligrammi di calcio, circa quattro bicchieri, appunto; la seconda è stata trattata con un placebo.
Al termine del’esperimento c’è stata la constatazione: nei quattro anni, infatti, all’interno del primo gruppo si sono verificati solo quattro casi di frattura; ben 114 all’interno del secondo nello stesso lasso di tempo.
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La Nutella è la crema al gusto di cioccolato per eccellenza. Ottima per fare i dolci, speciale sul pane, presente anche in tante ricette alternative di primi e secondi piatti e insuperabile al cucchiaio per soddisfare le voglie di grandi e piccini. Oltre alla Nutella originale, di nome e di fatto, esistono sul mercato moltissime varianti dal gusto simile. Se volete provare a farla in casa, rendendola ancora più genuina, potete provare con questa ricetta per la Nutella (ingredienti per circa 250gr): 45gr di nocciole tostate e spellate, 30 gr di cacao (contenente il 20% di burro di cacao), 30 gr di cioccolato bianco, 350 ml di latte intero, 65 gr di zucchero, 1 gr di lecitina di soia.
Per la realizzazione basta avere un frullatore e un contenitore per cuocerla sul fuoco, oltre che un vasetto di vetro per conservare la crema il frigorifero. In alternativa potete utilizzare il Bimby, adattando la ricetta ai tempi di questo elettrodomestico. Frullate per qualche minuto le nocciole nel frullatore insieme ad un cucchiaino di zucchero e alla lecitina e continuate a frullarle fino a che non uscirà il loro olio. Aggiungete due cucchiaini di zucchero al cacao e mescolate bene con 50 ml di latte sino a formare una crema molto densa. Aggiungere alla crema di cacao la pasta di nocciole sino ad ottenere un composto omogeneo e fluido, terminate poi con altri 50 ml di latte. A questo punto, mettete sul fuoco i restanti 250 ml di latte insieme allo zucchero, al cioccolato bianco fino al completo scioglimento. Aggiungete la crema di cacao fatta precedentemente, mescolando a fuoco basso. Cuocere e mescolare per circa 40 minuti fino ad ottenere una crema densa. Mettere la crema nel vasetto di vetro e chiudere solo quando si sarà freddata.
Il sapore si avvicina molto alla vera Nutella e l’unico inconveniente è quello che si conserva per poco tempo in frigorifero non avendo i conservanti (questo però depone a suo favore!). Se poi volete utilizzare la crema originale o quella fatta in casa ma non avete molte idee, date uno sguardo al sito madre e prendete spunto dalle tante ricette al sapore di Nutella.
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La settimana scorsa vi avevo proposto una tipica ricetta romana: le lumache con salsa di pomodoro.
Sembra però che a Roma questo simpatico animaletto venisse considerato una ghiottoneria già duemila anni fa.
Vediamo che tipo di preparazione suggeriva Apicio:
“Prendi delle chiocciole, puliscile con una spugna e togli la membrana perché possano uscire. Mettile in una pentola col latte e del sale per un giorno, per altri giorni ci metterai solo latte. Quando saranno nutrite in modo che non potranno più entrare nel guscio, friggile nell’olio. Mettile in salsa acida.”
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Sembra di trovarsi tra le pagine di ‘Profumo’, il capolavoro di Süskind, a leggere questa notizia: alcuni ricercatori francesi dell’Université de Bretagne-Sud hanno pubblicato uno studio su Mente&Cervello che illustra come gli odori influenzerebbero i nostri comportamenti.
Ebbene sì: ecco che il profumo di vaniglia porterebbe allo slancio verso gli altri, quello di rosa favorirebbe la lucidità e il limone la concentrazione. Ancora: l’arancio sarebbe un potente antistress, la menta un coadiuvante per gli sportivi, latte e lavanda avrebbero potere rassicurante, soprattutto sui neonati.
La ricerca in realtà riunisce una serie di altri studi e risultati di esperimenti condotti un po’ ovunque, dall’Austria agli Usa, e gli effetti che può avere nel marketing sono evidenti: pensate che già in un supermercato francese è stato provato come la diffusione artificiale di odore di pollo arrosto e di cioccolato abbia inconsciamente diretto i clienti verso i reparti di rosticceria e dolci aumentando proporzionalmente le vendite di questi due prodotti. Pensate noi cosa potremmo ottenere nelle nostre piccole cucine!
Sono ben 12 milioni gli italiani che soffrono d’insonnia, per i quali materasso e cuscino non significano il giusto, meritato riposo, ma solo ore in cui ci si gira su un fianco e poi sull’altro e si diventa sempre più stanchi. Coldiretti ha pensato a tutti loro e ha diffuso un vademecum di consigli alimentari per migliorare quantità e qualità del sonno.
Secondo gli esperti, per dormire bene, la sera a cena bisogna evitare i cibi con sodio in eccesso e privilegiare quelli che contengono l’aminoacido triptofano, che aiuta la sintesi della serotonina, sostanza che agevola il rilassamento. In pratica: sì a pane, pasta, riso e orzo, a verdure come lattuga, zucca, rape, cavoli, radicchio e aglio, a uova bollite e a frutta dolce. Da evitare, invece, scatolame, minestre con dado, salatini, condimenti piccanti a base di pepe, curry e paprika, ma anche a cioccolato, caffè, thè e cacao che contengono caffeina e meglio bandire anche i superalcolici che, se non tolgono il sonno, regalano però un brutto risveglio.
Un vero toccasana (lo vediamo i molti film americani in effetti) sembra sia bere un bicchiere di latte caldo prima di coricarsi: riduce l’acidità gastrica, spesso colpevole dell’insonnia, ma va bene anche il consumo di formaggio fresco e yogurt che diminuiscono il nervosismo. Un dolcetto ricco di carboidrati, infine, può funzionare da potente antistress, e magari, accompagnato da un infuso o una tisana zuccherata con miele, donano relax e conciliano il riposo. Sogni d’oro!