Se avete ancora lenticchie avanzate da Capodanno (e non sono ancora inacidite) e non avete proprio il cuore di buttarle via, potete recuperarle con questa semplice ricetta dalla tradizione culinaria de Roma, che veniva consumata tutto l’inverno perché è un ottimo corroborante: la pasta e lenticchie.
Cosa vi occorre: 350 g di lenticchie , 100 g di guanciale, ½ cipolla, 1 costa di sedano, 1 spicchio d’aglio, ½ bicchiere d’olio, 400 g di spaghetti spezzettati, pomodorini spellati e tagliuzzati, sale, pepe, prezzemolo e pecorino grattugiato q.b.
Come si prepara: se non le avete già pronte, mettete a bagno le lenticchie per una notte, quindi lessatele in abbondante acqua salata. In una padella fate dorare la cipolla, il guanciale, il sedano tritato assieme al prezzemolo, alla fine aggiungete i pomodorini e le lenticchie scolate. Fate insaporire e aggiungete acqua sufficiente a far cuocere la pasta, salate e pepate. Quando la pasta sarà cotta, irrorate con un po’ d’olio d’oliva, togliete dal fuoco e servite calda polverizzando con pecorino grattugiato.
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Cosa c’è di meglio di una domenica in montagna, ora che finalmente il freddo ci ha raggiunto e le vette iniziano a essere spruzzate di neve e popolate dagli sciatori? Io non sono un amante delle discese, salterei tutta la parte sportiva della giornata per andare direttamente nei rifugi dove, appena entri, le narici vengono invase dai profumi della cucina genuina e calorica tipica dei paesi freddi.
Ora, gli Altipiani di Arcinazzo sono una località a mille metri sul livello del mare, in quella parte di Ciociaria chiamata Svizzera d`Italia, piuttosto lontano dagli impianti di risalita che, in realtà, in questo territorio non sono un granché. Il migliore dei ristoranti che potete trovare, e che, se una volta ne avete voglia, vi soddisferà anche con il pesce fresco, è La Capannina, che ha cambiato gestione di recente.
Ci accomodiamo nella sala rustica ben riscaldata e ci arriva nel piatto una bruschetta al pomodoro di benvenuto, ottima per chi si siede con una fame da lupi acuita dalle basse temperature esterne. Non possiamo esimerci dalla classica polenta con salsicce e spuntature: una porzione generosa, ma dobbiamo faticare un po` per conquistare il parmigiano da metterci sopra. Qualcuno preferisce gli gnocchetti con porcini e speck (e come dargli torto?), poi dividiamo una grigliata di carne tenerissima e variegata: salsiccia, bistecchina e spuntatura di maiale, petto di pollo, costoletta agnello, in tutto con contorno di funghi porcini arrosto. Concludiamo in bellezza con affogato al caffè e panna cotta al cioccolato. Giudizio complessivo: buono senza pretendere troppo ed economico.
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Una volta Il Cortile passava per essere il miglior ristorante del quartiere e ne aveva ben donde, con tutta quella esperienza alle spalle (esiste da quasi un secolo) importata dalla provincia di Rieti, verace portatrice delle ricette autentiche del mangiare romano, vedi i bucatini all’amatriciana. Oggi l’offerta si è moltiplicata, c’è la crisi (ma i romani a mangiar fuori ci vanno sempre), ma il cortile “che fiorisce ogni anno” mantiene il suo fascino e buone proposte in tavola.
Se ci andate con la bella stagione, non mancate di farvi apparecchiare fuori sulla strada, per godere dell’atmosfera ottocentesca e oziosa di una Monteverde che non vuole abbandonare quel suo che di risorgimentale e non si arrende al tempo che passa. Mentre inspirate a pieni polmoni potreste gustare un antipasto di carpacci di mare o, se preferite non cedere alle delizie del mare (qui il pesce è fresco ogni venerdì) un antipasto misto a buffet: io ho gradito in particolar modo i pomodori ripieni, zucchine e melanzane alla griglia, cipolline, fagioli al fiasco.
Un po’ strano farsi servire delizie della cucina romana più antica da un personale che è quasi completamente straniero, professionalmente impeccabile: così ci annunciano con accento esotico l’arrivo in tavola della minestra broccoli e arzilla e, a seguire, trippa alla romana (da prendere solo il sabato, come da tradizione). Non ci facciamo mancare un abbondante spiedino di alici e una grigliata mista di pesce che di questi tempi fatichiamo a trovare soddisfacente. Ananas per pulire, caffé e grappa per digerire. Conto medio come tutto il resto.
Ristorante Il Cortile
Via Alberto Mario, 26
00152 – Roma
Tel 065803433
Foto | Il Cortile
Se state viaggiando sull’Aurelia e all’improvviso vedete una distesa di camion parcheggiati a pochi centimetri l’uno dall’altro in zona alto Lazio, non potete sbagliare: siete arrivati da Brizi a Tarquinia. Meta preferita dei camionisti che si bazzicano da quelle parti, la conferma è data dal fatto che nell’enorme stanzone in stile rustico che costituisce il locale, troverete molti tavoli occupati da una sola persona.
Ma non è tutto oro quello che luccica. Carica di aspettative anche per i racconti entusiastici di molti frequentatori del luogo, seduta nel mio tavolino da due aspettavo il mio turno per le ordinazioni mentre accanto a me sfrecciavano succulente maxiporzioni di fritture miste di calamari e gamberi (che poi ho scoperto essere la specialità del posto) con un profumino da iperventilazione. Ma, ahimé, quando è stato il nostro momento, circa la metà delle portate offerte dal ricco menu di pesce, piuttosto classico, erano finite o comunque non si potevano più preparare. Un errore nella spesa? O nella previsione dei coperti?
Alla fine abbiamo optato per gli gnocchi del marinaio: pomodorini, scampi e frutti di mare. Un primo dai sapori ben calibrati, anche se non troppo abbondante nelle quantità. Deludenti, invece, gli gnocchi al forno, simili alla specialità sorrentina: il pomodoro era volgare passata e pure poco cotta. L’unico gusto avvertito era quello dell’ustione. Buona la caponatina alla siciliana, niente di che la grigliata di pesce, un po’ duro, come se l’avessero preparato tempo prima. Varia, però, la qualità: spiedino di calamari, scampi, cozze, vongole, capesante e pesce bianco. Per concludere, una torta semifreddo con panna e frutti di bosco, buona pur nella sua provenienza industriale. Conto ingiustificatamente alto.
Ristorante Brizi
S.S. Aurelia km 83
Tarquinia (Vt)
Tel 0766841017
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Rosse le insegne all’esterno, rossi gli enormi lampadari che illuminano il complicato intreccio di sale che costituiscono il locale, di rosso dipinte anche le sedie e i tavoli in legno dell’arredo, scarlatti perfino i bicchieri dove versare l’acqua. Il Teatro di Mangiafuoco, ristorante-pizzeria a Trastevere, defilato rispetto ai vicoletti e ai locali superaffollati, si presenta così: con un’atmosfera suggestiva, a metà strada tra l’allegro e l’inquietante.
Attivo da poco più di un anno, ultimo nato in una famiglia di fratelli maggiori già noti nella Capitale, si presenta con una buona cantina e una curata articolazione del menu, che rivisita molte ricette tradizionali conferendo quel tocco di originalità che a volte basta per farsi ricordare, ma la specialità è la carne: argentina, danese e nostrana, ce n’è di tutti i tagli e quindi per tutti i gusti. In via di miglioramento (dalla prima all’ultima volta che ci sono stata) la pizza, bassa e croccante grazie alla complicità di un rovente forno a legna.
Ne avevamo voglia, e così abbiamo optato per una porzione di mozzarelline fritte come antipasto, accompagnato da un misto della casa, in cui spiccano per originalità le zucchine pastellate che nascondono un cuore di formaggio e prosciutto. Freschissimi i fiori di zucca sulla mia pizza bianca; un po’ sciapa invece la rossa con la cipollina. Abbiamo resstito alla gola leggendo la carta dei dessert, che sfrecciavano nelle mani dei camerieri, piatti invitanti e curati nella presentazione. A proposito dei camerieri: il servizio sia al tavolo che a portar via è davvero veloce.
Ristorante Pizzeria Il Teatro di Mangiafuoco
Viale Trastevere, 84/86
00153 - Roma
Tel. 06.5814664
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Cominciamo oggi a proporre qualche ricettina della tradizione pasquale: Pasqua è ancora lontana, ma i dolcetti che sto per insegnarvi, in realtà, si consumano un po’ prima, esattamente a metà Quaresima. Come tutti sanno, infatti, questo è un periodo di sacrifici e rinunce, tra cui quella a consumare dolci. Ma un fioretto a volte è difficile da mantenere alla lettera, così a Roma, anticamente, a metà Quaresima si ’spezzava’ il digiuno dalle leccornie preparando questi biscottini chiamati proprio ‘pazientini’ quaresimali.
Occorrente: 300 g di zucchero bianco in polvere, 6 albumi, 300 g di farina, alcune gocce di caramello, vaniglina q.b.
Impastate a mano tutti gli ingredienti e fate riposare per un po’ l’impasto dal quale otterrete poi delle palline che schiaccerete un po’ e adagerete in una teglia a riposare in luogo caldo fino al giorno successivo. A questo punto infornatele a temperatura moderata fino a che i biscotti non saranno dorati in superficie e aspettate un paio di giorni prima di mangiarli, in modo che risultino più croccanti. Spesso, anticamente, poiché venivano preparati soprattutto per i bambini, che con maggiori difficoltà mantenevano il digiuno, venivano realizzati con formine che ricalcavano le lettere dell’alfabeto maiuscole.
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Saporito, dolce, dall’aroma inconfondibile, insieme acidulo e delicato: è il sedano bianco di Sperlonga (cittadina del pontino, nel Lazio meridionale) sul quale è stato avviato uno studio da parte dell’Inran, l’istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione in collaborazione con l’Arsial nella fase di richiesta di riconoscimento di Indicazione geografica protetta (Itg) da parte del prodotto.
La coltura di questa pianta è stata ‘importata’ nella regione tra Sperlonga e Fondi a partire dagli anni ’60 e da allora i suoi ‘gambi’ sono stati gustati non solo sulle tavole di Roma e Lazio, ma addirittura in Piemonte (magari si scoprirà che è essenziale per la bagna cauda), dove pare questa varietà sia particolarmente apprezzata. La sua proprietà è di quella di poter essere venduto sia fresco sia lavorato, mentre se immerso nell’acqua a 50 gradi, è capace di rallentare l’imbrunimento.
Il suo utilizzo migliore è crudo in pinzimonio o in accompagnamento al pesce azzurro. Mi viene appetito solo a pensarci!
Non è proprio una notizia per enologi autorevoli o per sommelier navigati, ma per noi comuni mortali può essere interessante…
Martedì 6 novembre nel centro di Roma (Palazzo Rospigliosi) si farà cin cin con il ‘Novello Latino’, il primo vino di stagione locale. Durante la giornata sommelier esperti guideranno il pubblico nelle degustazioni delle 30 etichette regionali che fano capo all’Istituto Vino Novello del Lazio, una delle pochissime regioni italiane ad aver dedicato un organismo a questo prodotto.
A livello locale la produzione delle bottiglie destinate al novello si attesta sulle 364mila unità, con un calo ‘fisiologico’ rispetto al 2006 (da 2 milioni e 316 mila a 1 milione 850mila ettolitri) di circa il 20%, in linea con la diminuzine nazionale.
I viticoltori delle cinque province del Lazio si sono concentrati sui ‘novelli in purezza’, ma interessanti risultano anche i blend con vitigni internazionali e non, dal merlot al sangiovese. Disponibili all’assaggio anche cabernet sauvignon, shiraz, ciliegiolo e cesanese. Da non perdere.
Stanchi di mangiare male e spendere troppo? In vostro, anzi, nostro, aiuto arriva la guida alle ‘Osterie d’Italia’ che oggi sarà presentata alla manifestazione ‘Gusto balsamico’ dal presidente di Slowfood Carlo Petrini e dalla curatrice Paola Gho, insieme al Dizionario gastronomico regionale.
La diciottesima edizione della guida, che giudica i locali secondo i criteri di ambiente, cucina e accoglienza, in sintonia con la filosofia Slowfood, e li premia a suon di chioccioline, esalta ben 14 indirizzi della Regione all’interno del ‘Sussidiario del mangiar bene all’italiana’ tra quelli in cui il conto da pagare resta al di sotto dei 35 euro vini esclusi.
Gli unici due locali a Roma città, se siete curiosi e frequentate la zona, sono ‘L’Osteria del velodromo vecchio’ e la ‘Trattoria Monti’. Ben tre le new entry: ‘Il bersagliere’ a Colonna, ‘La credenza’ a Marino e il ‘Ristorante degli Angeli’ a Magliano Sabina.
Sei bar hanno aderito alla manifestazione “Degustazione del vino”: Azùcar cafè, Bar l’Ottocento, Bar Millennium, Bar Galassia 3000, Bar della Stazione, Bar Wine and Coffee. L’iniziativa si terrà tutti i giovedì e venerdì di questo mese dalle ore 18.00 alle ore 22.00.
I visitatori hanno già degustato ieri e lo potranno fare anche oggi i vini delle migliori cantine laziali. La settimana prossima sarà il momento della Toscana, mentre l’ultima settimana di aprile sarà la volta dei vini dell’Umbria. Il tutto accompagnato da gustosi assaggi gastronomici.